da Daniele Poto | Dic 12, 2020
(Teatro Belli in streaming – Roma,10/13 dicembre 2020)
Black comedy della nuova scena inglese. Groviglio a due con l’avvio dei tipici meccanismi di attrazione/repulsione di un sequestro. La presunta oggettività di una percezione è in realtà la deriva della mente malata del protagonista.
La malattia mentale si nasconde sotto spoglie di apparente normalità. E ci appare convincente e quasi seduttivo il protagonista quando nel monologo iniziale sciorina un programma che sembra realistico, un godersi la vita in seguito a una grande vincita alla lotteria. Ma in realtà il denaro evidentemente dà alla testa se sequestra una giovane con donna con l’intento pervicace di farla innamorare. Missione impossibile perché la ragazza è sotto sequestro per un numero di settimane definito dai due dopo una lunga trattativa. E la donna non ha nessuna intenzione di farsi assoggettare, anzi mette in gioco tutte le proprie capacità, anche seduttive , per riuscire a procurarsi un’ora d’aria prima e per scappare poi. Ma il suo persecutore si rivela ancora più duro e dopo qualche tentennamento e qualche errore strategico, dopo aver abdicato a un tentativo di amplesso, si fa sempre più crudele trascinandola in un gioco che avrà conseguenze letali. Il bello e il brutto insieme è che si convincerà che quella conclusione se l’è proprio andata a cercare. Delirio corrosivo nel gioco a due del teatro da camera che questa volta offre anche un minimo di scenografia in una scena quasi completamente riempita dai dialoghi e da qualche uscita dei due protagonisti. Il tasso di determinazione e di accanimento sado ma anche un po’ masochistico cresce con il passare dei minuti e così la tensione in un climax che degenera ma che poi viene tranquillamente metabolizzato dal protagonista. Che un minuto dopo si metterà in caccia di ulteriori giovani pulzelle che possano riempire il suo enorme vuoto sentimentale. Teatro forte, all’altezza dei tempi che viviamo.
data di pubblicazione:12/12/2020
Il nostro voto: 
da Paolo Talone | Dic 8, 2020
(Teatro Belli in streaming – Roma, 4/5 dicembre 2020)
Un “piccolo ulteriore passo” nella ricerca su Tiresia. Il lavoro sul cieco indovino del Citerone continua con un capitolo che interpreta la seconda parte del volume di poesie della rapper, cantante e spoken word performer britannica Kate Tempest: Hold your own, resta te stessa.
Il cammino di Tiresia è lungo e percorre i secoli, passando per molteplici forme e specchiandosi in molteplici volti. Voci di donne e voci di uomini raccontano storie. Il passato è un ricordo, è una foto appesa al muro appena sbiadita. L’immagine è lì, supera il tempo e, come certe cose, dura molto a lungo. Un fiume ininterrotto di visioni poetiche, sgorgate dall’inarrestabile fantasia della giovane Kate Tempest, si somma a quelle della pellicola in super 8 che scorre in parte bruciata alle spalle degli attori. Visioni di strade polverose, spiagge solitarie, giochi di bambini. Tiresia si sdoppia in voce e corpo con Gabriele Portoghese e Giulia Weber. Ci sono sempre, anche quando a turno spariscono nel controluce: Tiresia vive in alternanza la sua vita di donna e di uomo. Talvolta è una fusione indistinta di personalità e di storie. Tiresia è un giovane adolescente, una ragazza alle prime scoperte e alle prime battaglie. L’ambiente sonoro del Collettivo Angelo Mai – canti in stile rebetico presi dalla tradizione greca di inizio ‘900 – testimonia la fatica della crescita. Tiresia è invecchiato e porta sulle spalle il peso della memoria. Da profeta vede ciò che gli altri non riescono a vedere: il mondo intorno così com’è e non come gli altri vorrebbero che fosse. La coerenza di rimanere sé stessi nonostante tutto e continuare a camminare. Restare fedeli a sé stessi e non lasciarsi confondere dalla vergogna perché, in fondo, tutti ci assomigliamo per come amiamo, per il nostro bisogno di amicizia, perché semplicemente abbiamo un’anima.
data di pubblicazione:08/12/2020
Il nostro voto: 
da Rossano Giuppa | Dic 8, 2020
La nuova edizione di #TdrOnline del Teatro di Roma accompagnerà il pubblico di utenti-spettatori con un palinsesto settimanale sui canali social (Facebook, YouTube, Instagram e sito web), a partire da lunedì 7 dicembre con la prima puntata del ciclo delle Letture kafkiane, realizzate sul palco dell’Argentina dalla compagnia della Metamorfosi, diretta da Giorgio Barberio Corsetti, che in attesa del debutto fa risuonare in video le parole e le atmosfere dello scrittore boemo. Il cast di interpreti (Roberto Rustioni, Sara Putignano, Anna Chiara Colombo, Giovanni Prosperi, Giulia Trippetta, Dario Caccuri) prosegue il suo ideale dialogo con Kafka, selezionando alcuni testi dai suoi racconti ed entrando nelle vesti degli altri personaggi che ne compongono l’universo narrativo. Le Letture prepareranno il palco per Metamorfosi Cabaret (trasmesso prossimamente in streaming), un ritratto plurale del nostro presente tra cabaret e storie dalla città, che coinvolgerà artisti/e, comici/che, autori e autrici, musicisti/e, rappresentanti delle associazioni e delle realtà culturali e sociali per parlare di crisi, nuova povertà, ma anche di solidarietà, slancio creativo e futuro. In questo percorso si riallaccia il dialogo con le periferie e le generazioni romane, ripartendo dall’esperienza estiva del Cantiere Amleto, condotto da Corsetti e Massimo Sigillò Massara, con la messa online di una clip (13 dicembre) in cui si ripercorre in musica e per immagini la prima tappa dal vivo di questo lungo viaggio iniziato a luglio al Parco Tor Tre Teste.
Per riprendere le fila della programmazione al momento sospesa, si inaugurano da martedì 8 dicembre le giornate dedicate ai talk attraverso le conversazioni video di Corsetti con Alessandro Serra, con cui dialoga sull’immaginario shakespeariano (8 dicembre), e con gli studiosi Emanuele Coccia (15 dicembre) e Francesco Fiorentino (22 dicembre) con i quali rifletterà sui rimandi al presente della Metamorfosi indagando la relazione con l’altro/a, l’alienazione del lavoro, il rapporto tra essere umano e natura; in onda poi l’incontro sulla scrittura di De Sade con il giovane regista dello spettacolo La filosofia del boudoir Fabio Condemi che, in compagnia della scrittrice Veronica Raimo e del critico Attilio Scarpellini, si interroga su come considerare le opere di quegli autori che fanno dello scandalo la propria poetica (29 dicembre).
Al Teatro Torlonia si incontra il collettivo artistico di Sgombro per registrare Sgombro – il podcast, un varietà in tre podcast radiofonici (11, 18 e 26 dicembre), per un discorso tragicomico sul presente di chiusure e isolamento. In ogni episodio Ivan Talarico ci accompagna tra le performance di scrittori, poeti, cantautori, attori, performer, dal linguaggio ironico, intenso e disperato, tra cui Claudio Morici, Davide Grillo, Luisa Merloni, Daniele Parisi, Paola Michelini, Marco Ceccotti del Nano Egidio, Gioia Salvatori, Lucio Leoni, Giovan Bartolo Botta, Andrea Cosentino.
A dicembre (12, 13, 19 e 20) prende vita il primo affaccio della programmazione per le nuove generazioni, a cura di Fabrizio Pallara, che trasforma il palco di Torlonia in un’officina dell’arte abitata da artiste e artisti e dal pubblico che seguirà da casa Fatti a mano, un laboratorio di scultura in cui verrà sperimentata in streaming la costruzione di oggetti a distanza, valorizzando la manualità per animare la relazione con lo schermo attraverso un risultato tangibile, e che avrà per tema l’oggetto artistico come dono. L’attenzione ai piccoli e alle famiglie continua all’Argentina con il consueto appuntamento natalizio del Laboratorio Teatrale Integrato Piero Gabrielli, che augura buone feste con le Letture sotto l’albero interpretate dagli attori della Piccola Compagnia alla scoperta di fiabe e filastrocche di Gianni Rodari (24 dicembre).
Tra dicembre e gennaio #TdRonline prosegue al Teatro Valle, che diventa un palcoscenico di lavoro come tutti gli altri, trasformandosi in uno studio di registrazione in cui settanta artisti registreranno dieci radiodrammi tra scienza e fantascienza (di prossima programmazione): testi classici e letteratura contemporanea italiana e internazionale proposti, fra gli altri, da Silvia Gallerano e Paola Rota, Manuela Cherubini, lacasadargilla/Lisa Ferlazzo Natoli, Roberto Rustioni, Michelangelo Dalisi e Francesco Villano, Flavio Francucci, e accompagnati da contenuti scientifici introdotti da esperti, giornalisti e scienziati.
Anche gli spazi del Teatro India, già impegnati dalle residenze degli artisti, riprendono a intessere le trame di ascolto di Radio India, ora in una fase di studio e di indagine, e on air dal 28 dicembre al 3 gennaio 2021. Questo momento iniziale di ricerca prevede alcuni appuntamenti pubblici, il primo sarà il 5 dicembre, giorno in cui Radio India parteciperà alla giornata di lavoro di Rete Critica 2020 come invitata e vincitrice del premio dell’edizione di quest’anno; sempre il 5 dicembre (ore 18) Radio India ospiterà un palinsesto curato insieme al festival Atlas of Transitions – WE THE PEOPLE organizzato da ERT – Emilia Romagna Teatro e curato da Piersandra Di Matteo: una serie di assemblaggi di suoni, tessiture vocali, pillole narrative rubate alle performance, scambi di patrimoni sonori e frammenti fonetici che si concluderà con una conversazione tra la curatrice Piersandra Di Matteo e la redazione di Radio India.
data di pubblicazione:08/12/2020
da Daniele Poto | Dic 4, 2020
Un simpatico divertissement da gustare profilo per profilo. Un anti-Bignami della filosofia moderna in sala romanesca con vere fissazioni sul tifo Roma&lazio e sull’attrazione per le donne. Linguaggio da suburra ma con un retrogusto alto, filtrato nitrato di cultura assorbita. Così in questo Gotha di personalità intinte nel mainstream contemporaneo sfilano tra gli altri Karl Marx, Hegel, Schopenhauer, Leibniz, riveduti e correttivi corrosivamente con lo spirito irriverente e a volte pesante in una rilettura caustica e. Poco più di cento pagine da delibare senza eccessi per evitare di rincorrere una certa monotonia nella sfilata del Pantheon. Il rispetto si limita a una frase che riassume il filosofo in questione, il resto è pura indulgenza al più sfrenato trash. Un agile volumetto che è un po’ figlio dello spirito del tempo, ricorrere agli eccessi per significare. Qualcuno si scandalizzerà per l’uso disinvolto della parolaccia e di espressioni che un tempo sarebbero state etichettate come “oscene” ma che ormai fanno parte del lessico contemporaneo. Nonostante la grevità è un testo che ha richiesto cura e preparazione con un substrato non indifferente di know how per cimentarsi nel profilo di pensatori piuttosto lontani dall’attualità o scarsamente rivalutati (basti pensare a Plotino). Uno spiritaccio romano che può anche essere apprezzato fuori dai contorni del Raccordo Anulare perché la comprensibilità del gergo è volutamente alla portata di tutti. E quando meno te lo aspetti l’autore piazza la battuta che ti stende. Chi vuole approfondire potrà ricorrere a face book dove Armeni gestisce un pagina dal titolo analogo, condendo insieme la passione per la filosofia e l’appeal come influencer romanesco. Così si spiega come un libro (e il suo plot) possa anche essere frutto per partogenesi di una diffusa popolarità.
data di pubblicazione:04/12/2020
da Paolo Talone | Dic 3, 2020
(Teatro Belli in streaming – Roma, 1/3 dicembre 2020)
Un taxi parcheggiato in città in piena notte. Un uomo e i suoi due figli colti nello sforzo di recuperare un rapporto troppo a lungo trascurato. La tempesta di una famiglia tipicamente irlandese attraverso la penna di Padraic Walsh.
Il frame iniziale che inquadra le poltrone vuote della sala del Belli sembra un chiaro omaggio al teatro come gesto sociale. Un segno efficace di attesa e di speranza, quella di tornare presto a condividere l’esperienza dello spettacolo dal vivo. La chitarra di Daniele Greco suona una melodia bagnata e malinconica e quando si accendono le luci sul palco si vedono altre sedie. Sono i sedili del van di Brian (Marco Cavalcoli), un tassista al turno di notte parcheggiato da qualche parte a Dublino in attesa di prendere l’ultima corsa. La notte sembra essere pensierosa e le luci della città – dei fari teatrali di morbida luce alogena messi a vista sulla scena – scaldano appena la sua preoccupazione. In macchina salgono Rey (Gianmarco Saurino) e Dara (Mauro Lamanna), due dei suoi dieci figli avuti con una donna che lo ha cacciato di casa. Sanno nulla o poco del padre, mentre lui crede di sapere abbastanza di loro. A dirla tutta neanche i due fratelli si conoscono bene e così, spenta l’euforia iniziale di una bevuta di troppo, prende vita uno scontro fra i tre. Una tempesta di improvvise dichiarazioni e scoperte si scatena nell’incontro notturno, un dialogo serrato detto con una leggera inflessione dialettale che rende tutto più naturale e vicino. Il van è il confessionale dove si ammettono colpe e si lanciano accuse, si raccontano e si riannodano pezzi di verità, dove ci si mette a nudo come in uno spogliatoio: il conflitto è generazionale e tutto al maschile. Essere seduti uno dietro l’altro, nello spazio dell’autoveicolo, implica darsi le spalle e non affrontarsi a viso aperto. La verità si racconta stando seduti scomodi, perché la verità stessa è scomoda da raccontare. Eppure, a nessuno viene in mente di uscire dall’auto parcheggiata. Il tentativo ultimo è quello di cercare di ricostruire un’armonia familiare andata in frantumi troppe volte, ma la vita chiama e cerca altrove le sue soluzioni. Così i sedili rimangono di nuovo vuoti, in attesa che qualcuno un giorno torni ad occuparli, magari stavolta seduto uno di fianco all’altro.
data di pubblicazione:03/12/2020
Il nostro voto: 
da Daniele Poto | Nov 30, 2020
(Teatro Belli – Roma in streaming 26/29 novembre 2020)
Il principio di indeterminazione quantistica applicato a teatro e non per la prima volta. Scena spartana con la convenzione degli “scuri” a scandire tempo e situazioni. Antidoto contro la statica la magmatica brillantezza dei dialoghi.
Teatro da camera con la fascinazione di un duetto sentimentale. Prima c’è lei, vivacissimo personaggio e feconda attrice, di fronte a lui, timido introiettato, irrisolto. Lei apre la fortezza di lui che si apre e si svela. Con la sua solitudine, le sua passioni (la musica) il suo fastidio di fronte al mondo. Lei prima si produce in una serie di bugie che lui supera e assorbe. Ma l’eterno femmino, la curiosità per la prima donna incontrata dopo lungo tempo fa breccia e sfonda. Poteva essere il nulla di un primo incontro, diventa una storia in tanti quadri, passando anche per il letto e il tentativo di lei di ritrovare il figlio con cui si è spezzato il legame, a un passo da New York. Lui, non più riottoso, la segue e le consegna il suo avvenire. La conclusione dell’happy end può distrarre ma è il percorso che è importante. Perché suadente, dialettico, convincente. Dunque con un po’ di logica si può risalire al titolo, che è il cognome di un fisico importante, sempre più spesso citato a teatro, il fissatore dell’idea che è possibile misurare con precisione sia la velocità della particella subatomica che la sua posizione. Ma non contemporaneamente. Spettacolo con cinque anni di vita che trova il battesimo italiano e un’inconsueta prima online e non dal vivo nella brillante rassegna di Trend che continua a scodellare interessanti e attualissimi autori britannici, alcuni dei quali autentici rivelazione nel vuoto della stagione teatrale italiana. Un’iniezione e un tentativo di riscossa nel fermo biologico imposto dalla pandemia. Antonio Salines mette a disposizione del testo tutta la propria esperienza con una recitazione da contropiede.
data di pubblicazione:30/11/2020
Il nostro voto: 
da Antonio Jacolina | Nov 27, 2020
Dopo Case di Vetro ed Il Regno delle Ombre, rispettivamente il 13° ed il 14° della serie delle inchieste dell’Ispettore Armand Gamache, Einaudi prosegue con la sua operazione editoriale volta a far affermare anche in Italia un’autrice da ben 6 milioni di copie, apprezzata e premiata in Canada e nei paesi anglofoni. Ecco quindi in libreria il suo ultimissimo libro, il 15° della serie. La “rincorsa” insolita e schizofrenica che partendo solo dagli ultimi tre romanzi, ha costretto i lettori italiani in dinamiche e situazioni in cui spesso si fatica a ricostruire le psicologie e le evoluzioni maturate nel tempo sia dei personaggi sia dei fatti narrati, privi come si è degli antefatti che l’autrice ha invece delineato di romanzo in romanzo nel corso dell’intera serie, si è conclusa!
Siamo finalmente arrivati all’”oggi” dell’Ispettore! Chissà se è scattato l’innamoramento fra il pubblico ed il protagonista?
Gamache è infatti un personaggio insolito. Come abbiamo già scritto è un uomo sui 60 anni, vecchio stampo anche se moderno, colto, attento ed attuale. Una forza tranquilla la cui bonomia è segnata da ben nascoste linee di tenebre che ne fanno un personaggio, scettico ma sensibile al tempo stesso, che più che l’azione segue la logica e che più che le armi preferisce usare la mente. Un uomo pieno di dubbi, di umanità e di umiltà, apparentemente freddo ma anche empatico, capace di far squadra con i suoi collaboratori. Questo è il suo fascino contraddittorio, può piacere oppure no!
Le sue inchieste sono sempre lontanissime dai polizieschi attuali che sono invece ritmati dal succedersi incessante di azione e colpi di scena, al contrario quel che prevale sono le psicologie dei vari personaggi, le emozioni, le suggestioni e le riflessioni esistenziali.
Questa nuova inchiesta è un polar di violenza coniugale, di situazioni climatiche e di situazioni personali e professionali difficili. Come al solito l’autrice utilizza elementi della realtà del suo Canada per definire la sua storia. Sotto la duplice pressione di esondazioni che incombono minacciose su tutto il Québec a causa del disgelo e di una tempesta mediatica volta a screditarlo professionalmente, il nostro Ispettore affronta il caso di una giovane donna in cinta che è scomparsa. Gamache non può impedirsi di identificarsi nel dramma di un padre che non ha saputo difendere la propria figlia da un marito violento ed alcolizzato. Al centro del racconto, come sempre, non è solo l’indagine ma anche l’idilliaco villaggio di Tre Pini e la vita stessa dei suoi abitanti, un pacifico microcosmo ove trovare rifugio nella cerchia di amici, in contrasto con il duro e violento mondo esterno, con la certezza di riuscire comunque a ristabilire l’ordine delle cose e a far giustizia … almeno … per qualche breve attimo.
Lo stile è scorrevole, la Penny lavora con mano lieve ed è capace, pur in un mix in cui le emozioni e le riflessioni prevalgono sull’azione, di mantenere costante la tensione narrativa fino alla fine, i suoi personaggi sono pieni di umanità e reali, con qualche sprazzo di humour per dare respiro al lettore. Tutto bene, ma … ma manca qualche cosa alla narrazione, come se la scrittrice applicasse di nuovo una ricetta vincente ed ampiamente collaudata senza aggiungervi un pizzico di novità, di originalità e di piccante che avrebbe potuto rendere più gradito l’impasto.
Certo dopo 15 volumi è ben difficile evitare di fare surf sull’onda dei propri successi precedenti e si procede quindi nella continuità, al solito “ritmo di … valzer lento” e con qualche elemento esistenziale su cui si può, volendolo, anche riflettere.
data di pubblicazione:27/11/2020
da Daniele Poto | Nov 23, 2020
Auto fiction particolare. Un racconto insieme vero e apocrifo. Interno laziale anni ’70. Incubazione di molte cose dalla parti di Roma Nord, del campo di Tor di Quinto, dell’eroico scudetto biancoceleste. Canaglie simpatiche i giocatori di quella squadra ma anche grandi irregolari, sparatori per diporto, divisi in due fieri partiti, liberi di picchiarsi nelle amichevoli del fine settimana. Un brevissimo ciclo legato al nome di Tommaso Maestrelli, paziente mediatore di trame, ricuciture di manifeste tensioni. Tutto è destinato a comporsi e poi e rompersi nel giro di due stagioni sullo sfondo di un’Italia inquieta, afflitta da terrorismo e dalla vicende personali (la sparizione della figlia) della voce narrante, un fotografo molto addentro alle cose laziali. Succederà che Chinaglia emigrerà in America, che Re Cecconi verrà ucciso da un gioielliere spaventato, che Maestrelli morirà di tumore dopo aver disperatamente cercato di evitare la rottura del giocattolo provocata anche dalla gestione del suo successore, il malcapitato Corsini. Romanzo di sport? Tutt’altro o meglio non solo e già la pubblicazione della Sellerio dice molto. La scrittura di Carotenuto è insieme agile e profonda e ci mostra la vera fotografia di uno spogliatoio calcistico in un’Italia ruspante. Ma c’è anche un magistrale affresco di giornalismo, quando la rivalità tra i giornali della sera capitolina era spasmodica e sono pochi a ricordarsi che ne esistevano ben tre… la Lazio in questo contesto era una Santabarbara sempre pronta a esplodere. E difatti quando la tensione erutta il bel capitolo finisce. Sono passati quasi cinquanta anni. Il campo “Maestrelli” è solo un ricordo. Ora c’è il presidente Lotito, l’eremo di Formello, il calcio industriale dai mille debiti. E dunque un romanzo e un’epopea del genere sarebbe difficile scriverla e raccontarla visto che gli addetti ai lavori sono chiusi nel loro separatissimo harem. Il protagonista invece gioca a carte con Maestrelli e conosce tutti i segreti di famiglia. Una famiglia quelal laziale di simpatici “parenti serpenti”.
data di pubblicazione:23/11/2020
da Paolo Talone | Nov 21, 2020
(Teatro Belli in streaming – Roma, 19/22 novembre 2020)
Roger è un maschio bianco americano di 54 anni. Ha tanti fallimenti alle spalle come lavoratore, marito, padre e come uomo in generale. Abbagliato da un sedicente leader del Movimento per la Difesa dei Diritti degli Uomini, sembra trovare la soluzione alle sue frustrazioni, ma la vita continua a sorprenderlo.
Sale anche quest’anno sul palco di Trend Marco M. Casazza con un monologo – Angry Alan della scrittrice Penelope Skinner – di cui oltre all’interpretazione cura anche la traduzione e la regia. Il tono è quello di una lunga confessione/testimonianza: Roger è un uomo di mezza età che fa i conti con molti fallimenti. La moglie lo ha lasciato portando con sé i figli, mentre il lavoro che svolge è un rimpiazzo alla vecchia occupazione dalla quale è stato licenziato. Inadeguato e oppresso da un senso di fallimento, si imbatte in un momento di noia nel sito di “Angry Alan” grazie a cui comprende che gli uomini sono intrinsecamente buoni, tutti dalla A alla Z, e che sono vittime di una sapiente e articolata cospirazione gino-centrica di matrice femminista. Scegliere di prendere la pillola blu vuol dire dare retta a questa propaganda macchinatrice, mentre la rossa ti apre gli occhi e ti fa vedere le cose come sono: le donne comandano il mondo. È in questo assurdo ma divertente ribaltamento di prospettiva maschista che Roger trova conforto e giustificazione alla sua insicurezza. Poco importa allora che sopra la camicia da uomo d’affari indossi una trasandata felpa da ragazzo. L’uomo non deve per forza essere eroe, capo indiscusso della famiglia che deve mantenere economicamente, ma è libero di poter esprimere i propri sentimenti e fare guerra all’ipocrisia della donna moderna, che mentre diffonde false statistiche sugli stupri e chiede parità, al cinema va a vedere 50 sfumature di grigio. Provocatorio e a tratti orticante, questo testo riporta alla mente molte questioni attuali – viene da pensare al tramonto del maschio bianco trumpista o alla battaglia per l’approvazione anche al Senato della legge Zan – e Casazza lo porta in scena con coinvolgente entusiasmo e bravura. Non è facile per un attore immaginare una platea che non c’è, eppure nei suoi occhi si legge la concentrazione di parlare al pubblico che si nasconde dietro lo schermo. Il finale – tutto da vedere – riscatta Roger e ce lo restituisce come un personaggio in fondo positivo e piacevole: non importa vincere come uomini o donne, l’importante è essere capaci di porsi in ascolto di ciò che la vita ci propone, soprattutto quando non la si può rinchiudere in formule e slogan di effetto.
data di pubblicazione:21/11/2020
Il nostro voto: 
da Daniele Poto | Nov 19, 2020
(Teatro Vascello- Roma, 17/22 novembre 2020)
Dentro il cuore del mito attraverso la scrittura di Ovidio e le figure mitiche di Penelope, Arianna, Canace, Medea, Ispile come metafora di una condizione femminile sofferente e claudicante verso una difficile omologazione nella parità di genere).
Prova umane di resistenza teatrale in uno dei due teatri che svolge ancora attività professionale e per di più a titolo gratuito. Onore al merito di Manuela Kustermann e dei suoi collaboratori che accendono la speranza del teatro con meno di un’ora di intensa performance in streaming. Nell’esperienza che abbiamo vissuto 55 collegamenti accesi nelle case italiane, segno di una fede che non barcolla anche di fronte alla temperie della pandemia. Non si tratta di uno spettacolo facile che racchiude il pathos con punte di assoluta intensa emozione. Tecnicamente l’evento presenta un vantaggio: ci si può collegare da tutta Italia e presumibilmente davanti a un video c’è più di una persona, forse addirittura aggregati familiari. La Kustermann drammatizza Ovidio, ne umanizza i miti e offre la voce a un universo femminile che si fa intensa riflessione e trasformazione con l’accompagnamento musicale ad hoc. Un tappeto sonoro che ben si sposa ai testi nella direzione di una consapevolezza estetica profonda, nell’ansia di un cambiamento necessario. Il superamento degli schemi è metafisica pura dove il dato del passato non è secolarizzato ma riscattato in chiave presente con chiari accenni anche a possibilità future. Una scelta coraggiosa e tutt’altro che commerciale. Lirismo puro con margini onirici per il valore aggiunto di parole, poesia e note. Un viaggio esperienziale meritorio ed appagante. Una scelta ben ricompensata da un pubblico che si profonde non in applausi ma in inevitabili positivi commenti muti in chat.
data di pubblicazione:19/11/2020
Il nostro voto: 
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