(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Giuseppe Daniele, alias Pino, non ha avuto certamente un’infanzia felice, né l’amore della famiglia e, in particolare, di quel tipaccio del padre. Parte da questo assunto l’ennesimo biopic su un protagonista della scena musicale, narrata da Nicola Prosatore, regista (Piano piano, 2022) e sceneggiatore televisivo.
Il limite di questi prodotti, peraltro, il più delle volte, dignitosi o almeno gradevoli, sta nel fatto che sembra di averli già visti tutti, indipendentemente dal fatto che si tratti di Elvis, di Johnny Cash, di Dylan o, nella fattispecie, di Pino Daniele. Mutatis mutandis, infatti, il canovaccio presenta il personaggio, prima bambino, poi giovincello, ovviamente appassionato di musica, con un padre o una famiglia che lo ostacola nelle proprie vocazioni fino all’immancabile clamoroso successo. Spesso c’è di mezzo la tossicodipendenza da alcol o droghe – questa volta ci viene risparmiata – la gavetta, i manager burocrati, l’amore per una o più donne e la meritata consacrazione. Nel film di Prosatore c’è quasi tutto. Ma, per fortuna, anche qualcosa di diverso. Lo sforzo del regista, nell’occasione, è quello di non concentrarsi unicamente sul protagonista, scegliendo, invece, di dare spazio anche ad altri personaggi. Quindi, il primo amore nonché moglie Dorina (Mariasole Pollio, misurata nel ruolo), l’abbietto padre (Giovanni Ludeno, bravo e sgradevole quanto basta), i primi compagni della band, riuscendo a confezionare uno spettacolo comunque dignitoso e variegato.
La parte da leone, sia chiaro, la fa il protagonista Massimiliano Caiazzo, assai somigliante con l’artista napoletano e capace di riprodurre molte delle sue hit, interpretandole in modo originale e mai puramente imitativo. Lo ricorda molto nel fisico e senza avere la dolcezza dell’esile, particolare voce dell’autore di Je so pazzo o Na Tazzulella e’ Caffè non mortifica i suoi brani più celebri. Non è un docufilm, quindi non ci racconta la vita intera del musicista, ma sceglie di fermarsi al grande evento di Piazza Plebiscito a Napoli, concerto gratuito con 200 mila spettatori, regalato il 19 settembre del 1981, dopo il terribile terremoto che colpì Campania e Basilicata. Pur con i limiti del genere, va dato atto a Nicola Prosatore e ai co- sceneggiatori, Edoardo Puma e Carlo Salsa, di aver confezionato un affresco mediamente credibile di uno stralcio di vita dell’amato cantautore napoletano, certamente evitando, in parte di farne un “santino”. Inutile dire che senza la colonna sonora Je So Pazzo non sarebbe stato la medesima cosa. Al di là della considerazione che l’uomo Daniele sia stato personaggio controverso è parimenti vero che ha segnato la storia della c.d. canzone d’autore italiana con delle indimenticabili “evergreen”, rappresentando un’originale fusione fra la canzone napoletana e il blues di derivazione americana. Nel film le sue canzoni più belle e famose, ci sono tutte. Pur con qualche riserva, il prodotto confezionato dal regista può dirsi un esperimento abbastanza riuscito e gli applausi del pubblico a fine proiezione confermano questa sensazione.
data di pubblicazione:15/10/2026







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