Francesco Guccini (Modena,14 giugno 1940-Pavana 6 agosto 2026) se n’è andato. Fra i più grandi cantautori italiani di sempre, ma, in realtà artista a tutto tondo, Francesco, il Maestrone, come si faceva chiamare affettuosamente da amici e fan, si è spento nel posto che più amava, il suo Mulino di Pàvana. Negli ultimi anni, quando una rara forma di maculopatia lo aveva già colpito, privandolo del piacere di leggere, non disdegnava ricevere giornalisti, amici, ma anche semplici ammiratori. Per tutti, non potendo più cantare- il suo indimenticabile vocione, si era notevolmente affievolito- aveva racconti, aneddoti, tanta disponibilità e magari un bicchiere di vino. Guccini ha vissuto molte vite ed è stato tante cose. Cronista, giornalista, professore, scrittore, fumettista, enigmista, attore, ma, soprattutto, ci ha regalato album di grande spessore con canzoni che, a pieno titolo, sono diventate evergreen per intere generazioni. Nei primi anni ’60 si fa conoscere come autore per cantanti pop (Caselli, Cinquetti) ma il vero inizio col botto, si ha con Auschwitz, prestata agli amici dell’Equipe84 che la portano al successo. Altri brani li regala ai Nomadi: Noi non ci Saremo, E dall’amore che nasce l’uomo, Dio è Morto (censurata dalla Rai ma non da Radio Vaticana), tutte canzoni considerate scomode in anni decisamente conformisti, ma che lo fanno presto diventare un paladino della sinistra giovanile. Con l’album Folk Beat nr.1 esordisce come cantante oltre che autore. In realtà il disco non sfonda, ma di lì a poco sfornerà una trentina di album, alcuni dei quali indimenticabili, a cominciare da Due Anni Dopo a L’Isola non Trovata fra i suoi capolavori, da Radici a Stanze di Vita Quotidiana, da Via Paolo Fabbri 43 (il suo reale domicilio a Bologna) ad Amerigo, da Parnassius a L’ultima Thule, ultimo definitivo album in studio del 2013. All’interno di questi album autentiche perle, per molti colonna sonora generazionale, rimandi a situazioni politiche (Piazza Alimonda, il brano sulla Baraldini o su Che Guevara), amore tout court (Vedi Cara, Incontro, Autogrill), conflitti interpersonali (Quattro Stracci), anarchia (La Locomotiva), città amate (Bologna, Venezia). Certamente pochi gli episodi trascurabili, ma in assoluto un campionario di canzoni, autentiche, capaci di far riflettere o soltanto sognare. Tocca dire per brevità che Francesco Guccini, uomo colto e curioso ha scritto libri, non facili (Cronache epafaniche dell’89), gialli sull’appennino tosco-emiliano insieme al sodale Loriano Macchiavelli, cito a memoria, Romanzo di Santi e Delinquenti e tanto altro. Seppure in tono minore, ma qui va ricordato, è stato anche attore nei Giorni Cantati di Paolo Pietrangeli, in Musica per Vecchi Animali tratto da un romanzo di Stefano Benni, in Radio Freccia, esordio registico di Ligabue.
Impossibile in poche righe condensare quanto Francesco è stato capace di produrre specie se si pensa che l’uomo si definiva pigro, non aveva la patente e considerava il mestiere di cantautore un ripiego rispetto al sogno di fare lo scrittore. Per tutti Guccini, come forse il solo Dylan, aveva un grande dono, sapeva raccontare e non poterlo più ascoltare dal vivo è certo il rammarico più grande che ci lascia. Un grande artista mai andato fuori tempo!
data di pubblicazione:07/08/2026





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