THE ECHO CHAMBER di Andrea Pallaoro, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Ava May (Susan Sarandon), è una famosa cantante che manca dalla scena musicale da molti anni. Leo (Luca Marinelli), suo amico e produttore discografico, riesce a convincerla a pubblicare un nuovo disco. Le prove si svolgono nell’appartamento dove l’uomo vive perché afflitto da un perenne dolore alla schiena che non gli dà pace e gli impedisce di uscire di casa.

Per alleviare quel profondo dolore Leo si fa fare dei trattamenti domiciliari da una fisiatra, Anne (Alicia Vikander), che gli fornisce anche degli oppiacei da usare con parsimonia. In quell’appartamento, rifugio dal mondo e nel contempo prigione, tra Anne e Leo nasce una storia sentimentale in cui il dolore fisico dell’uomo e i rimedi farmacologici della donna creano una dinamica di dipendenza affettiva e fisica e di bisogno di controllo mascherato da cura.

In musica “la camera dell’eco” è una stanza progettata come sistema chiuso per rafforzare l’acustica producendo un effetto di riverbero. Pallaoro (Medeas, Hannah, Monica) in questo film, il primo di cui non è anche sceneggiatore, parla delle tracce che ognuno di noi lascia negli altri e negli ambienti che viviamo. E si ha la netta sensazione che nei silenzi, nei chiaroscuri, nelle lunghe inquadrature del portone dell’appartamento di Leo, nel suo dolore fisico si percepisca la presenza di Bertolucci, quel “fantasma da abbracciare” di cui parla Ava a Leo durante le loro sedute musicali. Un ambiente che per bellezza evoca gli interni de L’assedio del 1998. È qui che la vicenda amorosa nasce, prende corpo e muore e poi rinasce, in un circolo senza tempo. Il racconto stesso si accavalla andando avanti e indietro, senza un ordine necessario.

L’incapacità di Leo di lasciarsi andare e vivere liberamente la sua storia d’amore con Anne, genera nella donna il bisogno del controllo mascherato da cura. La donna lo sorveglia ed in sua assenza si intrufola in casa. La dinamica ossessiva che si istaura tra i due è una dipendenza sentimentale al pari di quella da farmaci. Il film richiama alla memoria, seppur con differenze sostanziali, il “né con te né senza di te” di Truffaut, generando la stessa domanda di fondo: cosa accade quando l’amore diventa dipendenza da cui non si riesce a disintossicarsi, né restando né andandosene?

Il regista non ci fornisce risposte e non stupisce che l’ultimo atto, virando bruscamente verso il dramma, abbia diviso la critica a Venezia. Sicuramente però nel complesso ci regala una prova di grande impatto emotivo e visivo coerente con la parabola distruttiva dei due protagonisti. Merito anche di una sceneggiatura preziosa completata da Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi e interpreti eccellenti, tra cui spicca l’interpretazione magistrale di Luca Marinelli.

data di pubblicazione:14/09/2026


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1 commento

  1. Film introspettivo con impronta di Bertolucci che si percepisce negli interni e negli approcci tra i due protagonisti. Il film suggerisce silenzio e vuoto. Lento ma non noioso. Una bella prova d’autore con ottimo cast tra cui spicca Sarandon. Splendida come non mai…

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