LA MIA FAMIGLIA A TAIPEI di Shih-Ching Tsou, 2025

(Poster ufficiale da cartella stampa)

Shu-fen, madre single della piccola I-Jing e della ventenne I-Ann, dopo molti anni torna a Taipei dove vive la sua famiglia di origine. Nel tentativo di garantirsi un reddito sufficiente a sanare i suoi debiti Shu-fen decide di prendere in affitto un chiosco alimentare nel mercato notturno della città. Mentre le sorelle e la madre, quest’ultima implicata in traffici strani, si rifiutano di aiutarla.

Anche I-Ann cerca di guadagnare qualcosa per contribuire al ménage familiare facendo lavoretti part-time, non proprio “regolari”, piuttosto che affiancare sua madre al mercato. Inoltre è sempre rabbiosa e non si comprende perché abbia abbandonato gli studi pur essendo molto brava. In questo clima familiare triste e litigioso, l’unica ad essere contenta è la piccola I-Jing. Vivace e intelligente, la bambina è affascinata dalle luci della città e dalle bancarelle del mercato: per lei Taipei è il paese dei balocchi! Ma il nonno non perde occasione per riprenderla: I-Jing è mancina e, secondo una vecchia credenza popolare, la sinistra è considerata “la mano del diavolo”. Il divieto ad usare la sinistra spingerà la bambina a fare cose “sbagliate” proprio con quella mano “impura”.

Esce in questi giorni nelle sale La mia famiglia a Taipei, opera prima della regista taiwanese Shih-Ching Tsou. Vincitore del Premio Diffusione alla Settimana della Critica di Cannes e del Premio Miglior Film nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, la pellicola è stata selezionata per rappresentare Taiwan agli Oscar 2026. La regista concentra la storia sulla forza di tre generazioni di donne (nonna, madre e figlia) mentre le figure maschili, tranne in un solo caso, sono secondarie e molto negative. La narrazione affronta particolari intimi e toccanti, in bilico tra modernità e rispetto di vecchie tradizioni, in cui le figura femminili, seppur autonome e autosufficienti, hanno spesso ancora bisogno del consenso maschile per avere una loro dignità. Sarà lo sguardo curioso di una bambina di cinque anni a spalancare agli adulti uno scenario nuovo e inesplorato, come per lei lo sono i rumori e le luci delle bancarelle di Taipei.

È emblematico che il titolo originale del film sia Left-Handed Girl. L’uso di quella mano sinistra infatti rappresenta un atto di ribellione inconsapevole a un mondo patriarcale. Un mondo in cui una ragazza madre non è degna di potersi sposare, mentre un uomo maturo può chiudere gli occhi sui traffici illeciti della moglie ma non sul fatto che la sua nipotina sia mancina. Delicato, lieve ma profondo, il film restituisce allo spettatore un realismo pulsante soprattutto nelle scene di vita notturna del mercato e lo sorprende con un epilogo niente affatto scontato.

data di pubblicazione:20/12/2025


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