THE ODYSSEY di Christopher Nolan, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Dopo avere piegato lo spazio-tempo e raccontato le ossessioni umane attraverso la fisica, Christopher Nolan ha raggiunto con l’Odissea il culmine logico e monumentale di tutta la sua filmografia, trovando nel poema omerico l’archetipo definitivo del suo cinema: il viaggio di un uomo che vuole tornare a casa e ritrovare sé stesso. Ulisse, interpretato da un eccezionale Matt Damon è, in fin dei conti, il prototipo di tutti grandi protagonisti nolaniani. Come il Cobb di Inception attraversa i livelli del subconscio per riabbracciare i figli o il Cooper di Interstellar solca le galassie oltre l’orizzonte degli eventi, il re di Itaca affronta l’ignoto spinto dall’ossessione del ritorno.

La perfetta aderenza al testo, che all’inizio potrebbe sembrare un limite, è, in realtà, la chiave del capolavoro. L’occhio del regista ci restituisce la perfezione di un’opera senza tempo che grazie al suo occhio si rivela essere di un’attualità imbarazzante. Il film affronta da vicino anche il concetto di disturbo da stress post traumatico. L’Ulisse di Matt Damon non è un eroe senza macchia, è un veterano piegato dai sensi di colpa per gli errori commessi a Troia. La vera tempesta che lo allontana da Itaca non è solo quella scatenata dall’ira di Poseidone, ma la tenebra che si porta nel cuore.

Il cast corale è incredibile, dalla Penelope di Anne Hathaway, una regina non in attesa ma dotata di una straordinaria forza intellettuale e diplomatica, alle divinità Atena e Calypso, interpretate da Zendaya e Charlize Theron, personificazioni della coscienza, del dovere e della tentazione terrena, passando per Elena di Troia (Lupita Nyong’o), protagonista di un momento potentissimo in cui rivendica la propria identità, ricordando che la guerra è stata combattuta in suo nome, ma non per colpa sua.

Dal punto di vista tecnico l’Odissea è potentissimo ed incredibilmente immersivo. È il primo lungometraggio interamente girato con cineprese IMAX a pellicola 70mm. I guerrieri chiusi nel ventre del cavallo durante la presa di troia ed il canto delle sirene diventano così esperienze sensoriali quasi tangibili, mentre la vastità del mare si fonde con il vuoto esistenziale del protagonista.

Non è solo un trionfo visivo, ma una riflessione profonda su cosa significhi perdersi e ritrovarsi, che dimostra come i miti di tremila anni fa parlino ancora direttamente alle nostre ferite più moderne.

data di pubblicazione:16/07/2026


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5 Commenti

  1. Purtroppo sono d’ accordo con Elisabetta e con chi ( vedi Pontiggia o Augias) ha trovato il film inutilmente ‘ Hollywoodiano “, quindi ascrivibile al cinema ineccepibile sul piano spettacolare, ma privo di poesia e pathos. Non serviva Nolan cui sono legato per altre notevoli prestazioni bastava un buon regista di blockbuster… in definitiva tutti abbiamo risposto al quasi comandamento consumistico di vedere in qualsiasi formato Odissea, ma a parlare di capolavoro starei attento.La versione che ne fece Rai con prefazione di Ungaretti,pur con evidenti limiti di budget fu certamente più coinvolgente.Anche la pellicola di Uberto Pasolini vista nel ’24 alla festa del cinema di Roma fu di migliore impatto.Naturalmente . Odissea di Nolan batterá ogni record al botteghino, ma per dirla con Guccini noni lego alla schiera degli entusiasti facili …e trovo il film una vera ” americanata”.Fermo restando l’Oscar per la migliore sceneggiatura a ..
    Omero!

  2. Sono uscito dalla visione di questa ODISSEA nè deluso nè esaltato ma convinto che il film di Nolan, il suo Blockbuster, è un grande spettacolo fortemente autoriale.
    Un Kolossal sontuoso realizzato da un Autore geniale, capace come pochi di coniugare spettacolo, ambizione e grande, grandissimo Cinema.

  3. Un film che sottolinea l’importanza della pace,s’interroga sulla brutalità della guerra e ci regala un eroe che s’interroga sulla difficoltà di tornare a casa per il senso di colpa che lo schiaccia.
    La colpa e la responsabilità sono categorie che appartengono alla civiltà ,ebraico-cristiana e , forse ,meno al mondo greco che si rappresentava solo attraverso la bellezza e l’armonia

  4. Secondo me la critica si sta lasciando trasportare in elucubrazioni fuori tema. Nolan si prende varie licenze poetiche che lo allontanano dal poema omerico. Ma la sua visione è legittima e quindi merita rispetto. Un film di grande valore che rende palese il dramma di oggi come quello di ieri. Le formule sono le stesse e non vengono toccare dall’evidenza. Godiamoci il film per quello che è e non per quello che avremmo voluto immaginarci.

  5. Un gran film, certamente “da non perdere”, coinvolgente, mai noioso (le tre ore scivolano via senza cali di tensione), visivamente perfetto.

    Però, secondo me, al di là delle incongruenze “veniali”il film non riesce a far percepire davvero il dolore, la sofferenza, il senso di colpa, la nostalgia di cui Ulisse parla in continuazione.
    Appunto: ne parla ma non la esprime.
    Colpa du Nolan? O di Matt Damon?

    In sintesi, un film bellissimo (la scena del cavallo è splendida) che manca del giusto Pathos. Che invece è “il cuore” del poema omerico.

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