IL PRIGIONIERO di Alejandro Amenabar, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Ne Il Prigioniero, Alejandro Amenabar si confronta con il personaggio di Miguel de Cervantes, figura centrale della cultura occidentale, scegliendo però una strada meno convenzionale rispetto al classico biopic, e concentrandosi sui cinque anni trascorsi dallo scrittore in prigionia ad Algeri, dopo la cattura da parte dei corsari ottomani nel 1575. Da questo episodio storico, Amenabar ricava un racconto che parla di libertà, identità e potere della cultura, immaginando come l’esperienza della prigionia possa avere contribuito a formare l’autore che in seguito avrebbe scritto il Don Chisciotte.

L’aspetto più interessante è che Cervantes non viene presentato solo come un uomo che cerca di fuggire, ma come qualcuno che resiste grazie alla forza dell’immaginazione. Le storie diventano un rifugio, una consolazione, un mezzo per mantenere viva la speranza tra i prigionieri. Come in una pagina de Le Mille e una Notte, Miguel allontana la morte e conquista tempo con i suoi racconti al Signore di Algeri.

Julio Pena sostiene gran parte del racconto con un’interpretazione intensa e misurata. Il suo Cervantes è un giovane uomo vulnerabile ma determinato, che cresce attraverso le relazioni con gli altri prigionieri ed i carcerieri. Accanto a lui Alessandro Borghi offre l’ennesima prova di grande presenza scenica nei panni di Hasan, un personaggio sfaccettato che dà profondità al confronto tra mondi e culture differenti. Il rapporto tra i due è uno dei principali motori drammatici della vicenda.

Dal punto di vista visivo, il regista ci restituisce un’Algeri fedele alla storia ma suggestiva, sospesa tra brutalità e fascinazione, crocevia di lingue, religioni e tradizioni diverse. La fotografia valorizza sia la concretezza degli ambienti quanto le aperture verso la dimensione immaginaria, al pari della regia, in equilibrio perfetto tra spettacolo ed introspezione.

L’ambizione culturale del progetto, che mette al centro il potere universale della narrazione, capace di preservare la dignità umana quando ogni altra forma di libertà è stata negata, rende il film molto originale e potente, anche se su alcuni temi, compreso l’amore omosessuale, rimane prudente, preferendo l’eleganza della messinscena alla piena forza emotiva del racconto.

data di pubblicazione:09/06/2026


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