BEASTS di Tyler Atkins, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Nell’universo narrativo dei drammi sportivi dedicati alle arti marziali miste (MMA), esiste una linea sottilissima tra l’omaggio sincero ai classici del genere e la pura accumulazione di cliché. Beast, del regista australiano Tyler Atkins, firmato nella sceneggiatura anche da Russel Crowe, si posiziona esattamente su questo crinale, con tutta la prevedibilità di una formula ampiamente collaudata.

La vicenda ruota attorno alla figura di Patton James, interpretato con un’intensa, stoica e partecipe fisicità da Daniel Mac Pherson. Patton è un ex campione di MMA, la cui carriera è stata bruscamente spezzata da un guaio con la giustizia. Dieci anni dopo, lo ritroviamo in condizioni economiche precarie, insieme a una moglie devota e impeccabile, pronta ad affrontare l’arrivo di un secondo figlio. La molla che lo spinge ad indossare di nuovo i guantoni non è solo la necessità finanziaria, ma anche una questione di rivalità personale unita a un dramma familiare. Il suo storico nemico, l’attuale campione Xavier Grau (Bren Foster), ha infatti brutalizzato sul ring il suo instabile fratello minore, trasformando la sfida finale in un atto di vendetta e redenzione. Russel Crowe, nel ruolo del burbero ma carismatico ex allenatore, dal canto suo, offre momenti di sincera presenza scenica, che elevano il valore complessivo dell’operazione.

Tuttavia il film rivela evidenti criticità proprio laddove tenta di stratificare la narrazione. Le sottotrame non godono del tempo o dello spessore necessari per sviluppare un’effettiva risonanza emotiva. Il legame conflittuale tra i fratelli soffre di assenza di alchimia, rendendo gli snodi drammatici artificiali o repentini. Il corpo finale, proprio per ricadere negli archetipi ben noti, perde credibilità rispetto alla costruzione iniziale.

In definitiva, la pellicola di Atkins si configura come una classica parabola di risalita, incapace di inventare nuovi linguaggi, ma abile nello sfruttare la carica cinetica dello scontro arena/ vita, con scene di combattimento realistiche e cruente. Un’opera che si accetta per quello che è, un melodramma sportivo viscerale, con una struttura narrativa tradizionale, che comunque mantiene la promessa di tenere in tensione per buona parte del film.

data di pubblicazione:30/09/2026


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