PORTOBELLO di Marco Bellocchio – Serie HBO, 2026

PORTOBELLO di Marco Bellocchio – Serie HBO, 2026

Portobello è una miniserie in sei episodi che racconta, attraverso lo sguardo di Marco Bellocchio, uno dei più acuti narratori della nostra storia recente, l’ascesa fulminea e la caduta devastante di Enzo Tortora, in una delle vicende che ha attraversato in maniera più profonda l’Italia degli anni Ottanta, specchio e metafora di un paese sospeso tra spettacolo e giustizia negata.

La vicenda è nota: conduttore amato da milioni di telespettatori, simbolo della televisione popolare in quegli anni, Tortora viene travolto, nel 1983, da un’accusa infamante di associazione camorristica e traffico di stupefacenti, basata su dichiarazioni di collaboratori di giustizia poi rivelatisi inattendibili. Arrestato, processato e addirittura condannato, è infine assolto definitivamente dopo anni di odissea giudiziaria, ma la sua vita ne uscirà irrimediabilmente compromessa.

La storia, scritta dallo stesso Bellocchio con Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore, non indulge nel sensazionalismo. Anzi, la sua forza sta proprio nella cura di ogni tonalità, dal rigore documentario alle scelte poetiche di regia, fino alla compostezza di una narrazione che sottrae il protagonista all’agiografia, restituendoci, al contrario, un uomo distante, a tratti spigoloso, complesso, contraddittorio, con cui non viene immediato entrare in empatia. È proprio questa distanza emotiva a rendere la serie più inquietante ed onesta, perché lo spettatore è costretto ad osservare, a giudicare, ad interrogarsi.

In questo senso l’interpretazione di Fabrizio Gifuni è decisiva, mai imitativa, mai compiacente, non un ritratto stereotipato di una vittima innocente, ma una prova intensa e multilivello, che offre una lente profonda su una figura difficile.

Intorno a lui, un coro di personaggi, dai familiari alle figure chiave del processo, ognuno con la propria densità narrativa, da cui emerge il ritratto collettivo di un’epoca, quella dell’Italia degli anni Ottanta, tra consumismo nascente e violenze criminali, che spesso confonde il giudizio di massa con la verità.

Bellocchio firma una delle sue opere più severe e meno concilianti, una riflessione sulla giustizia e lo sguardo collettivo, che rinuncia alla scorciatoia morale della simpatia, affidandosi invece alla complessità, al disagio ed alla responsabilità dello spettatore.

data di pubblicazione:11/02/2026

 

LA GIOIA di Nicolangelo Gelormini, 2026

LA GIOIA di Nicolangelo Gelormini, 2026

La Gioia di Nicolangelo Gelormini si conquista a mani basse un posto nel cinema d’autore contemporaneo, non tanto per la ricerca formale o per artifici stilistici, quanto per la capacità di trasformare un fatto di cronaca vera in una dissezione poetica e morale dell’animo umano. Presentato in concorso alle Giornate degli Autori a Venezia lo scorso anno, il film si distingue innanzitutto per la sua volontà di sottrarsi allo spettacolo morboso del crimine per addentrarsi, con sguardo lento ed attento, nelle pieghe più intime dei suoi personaggi.

La trama, ispirata al tragico delitto di Gloria Rosboch, l’insegnante piemontese assassinata nel 2016, diventa il motore per una riflessione ampia sul desiderio, sulla fragilità e sulla violenza insita nei rapporti umani. Gelormini, partendo da una sceneggiatura già vincitrice del premio Salinas, poi diventata opera teatrale, costruisce una narrazione che oscilla tra dramma psicologico e tragedia moderna, affidando al personaggio di Gioia (Valeria Golino), il compito di incarnare tutte le tensioni contrastanti del film: solitudine e bisogno d’amore, dedizione e ingenuità, pulsione vitale e abisso. Valeria Golino offre una performance di grande intensità, ma anche Saul Nanni, nel ruolo del suo “antagonista” Alessio non è da meno, compiendo a tutti gli effetti il grande salto da giovane promessa a protagonista di primo livello. Jasmine Trinca, dal canto suo, nel ruolo di Carla, madre di Alessio, ci offre una prova non facile, in equilibrio tra ambiguità e umanità.

La regia di Gelormini sceglie di mostrare piuttosto che spiegare, indugiando sui gesti quotidiani, sui dettagli degli ambienti, sugli sguardi che si fissano e si evitano. La colonna sonora dialoga con tutta la narrazione, in particolare, l’uso di Reality, di Richard Sanderson, produce uno scarto violento tra immaginario e realtà. La canzone che più, per definizione, rimanda all’amore adolescenziale puro, diventa qui la colonna sonora del fraintendimento. Quando la canzone risuona, ciò che emerge non è la dolcezza, ma la distanza irreparabile tra desiderio e mondo reale, scelta crudele e lucidissima, con cui la pellicola si mostra in tutta la sua durezza morale.

La Gioia è un’opera che resta dentro, che destabilizza, spingendo lo spettatore ad interrogarsi sulla natura oscura del desiderio e sulle contraddizioni dell’amore, che può essere tanto salvezza quanto rovina.

data di pubblicazione:11/02/2026


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GOAT di Tyree Dillihay, 2026

GOAT di Tyree Dillihay, 2026

Il film racconta la storia di Will Harris, una giovane capretta antropomorfa con un cuore grande e sogni ancora più grandi. L’obiettivo del protagonista, infatti, è giocare a roarball, una versione immaginaria ad alto impatto fisico della pallacanestro, e dimostrare che anche “i piccoli” possono riuscirci, nonostante i pregiudizi dei compagni di squadra più grandi e feroci.

La pellicola si pone a metà tra la fiaba sportiva da underdog ed il film di animazione pop contemporaneo, con un messaggio centrale chiaramente rivolto all’inclusività, che insiste sull’essere accettati per quello che si è, piuttosto che conformarsi agli standard altrui. Questo elemento, seppure non innovativo sulla carta, è trattato, però, in maniera piuttosto originale. Le squadre vanno, infatti, anche oltre l’identità di genere, mescolando animali di diverse razze e sesso, proprio come condizione di partenza. E questo è un elemento narrativo non banale e progressivo, rispetto a molti altri film animati del genere, un approccio che evita il messaggio pedagogico e inserisce l’idea di equità come qualcosa di naturale e già acquisito, quasi ovvio, soprattutto per un pubblico giovane.

Anche lo stile grafico e visivo non è banale, con texture e linee visivamente audaci e d’impatto, ispirate a modelli comic book, che enfatizzano la dinamica delle azioni in campo e conferiscono un’estetica di grande qualità. La macchina da presa animata segue traiettorie improbabili, accelera e rallenta, si piega alle regole del gioco più che a quelle del realismo, avvicinandosi più a un’esperienza sensoriale che a una cronaca sportiva tradizionale.

In generale siamo davanti a un prodotto brillante e coinvolgente per famiglie e giovani spettatori, che però, non ha la forza di lasciare un’impronta duratura, soprattutto perché ricade spesso nelle cliché più consolidate, dalle sequenze di allenamento, agli ostacoli prevedibili, passando per battute un po’ già sentite.

Quindi certamente le ambizioni sono alte ed il risultato è ben confezionato, capace di divertire senza troppo fronzoli narrativi, visivamente apprezzabile e tematicamente imperniato su valori di perseveranza ed accoglienza, ma di certo non si può parlare di un film rivoluzionario.

data di pubblicazione:11/02/2026


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AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI di Eros Puglielli, 2026

AGATA CHRISTIAN – DELITTO SULLE NEVI di Eros Puglielli, 2026

Agata Christian- Delitto sulle Nevi è l’ultimo tentativo italiano di coniugare l’impianto del giallo classico con il linguaggio frizzante della commedia, un Knives Out all’italiana, che gioca apertamente con i topoi del genere e con l’iconografia del giallo isolato in un luogo chiuso. Il film ha un cast corale eterogeneo, in cui Christian de Sica fa da capofila, nei panni di un investigatore irriverente, accompagnato da caratteristi e volti noti dell’intrattenimento nostrano.

Nel cuore narrativo c’è Christian Agata (Christian de Sica appunto), che si autodefinisce “il miglior criminologo d’Europa”, invitato nel sontuoso castello di una ricca famiglia dell’industria ludica per un evento promozionale. L’ambiente innevato della Valle d’Aosta, tra Gressoney e Cervinia, diventa subito cornice ideale per un omicidio: il patriarca Carlo Gulmar viene trovato morto in circostanze bizzarre, e il detective deve dipanare una matassa di sospetti, segreti familiari e dinamiche umane.

Il film di Puglielli si fonda su un equilibrio tra commedia farsesca e intrigo investigativo, a vantaggio però della battuta e del gioco di coppia comica tra il detective cinico ed il brigadiere ingenuo, interpretato da Lillo Petrolo. Questo non è necessariamente un difetto, ma chiarisce l’intento del film di privilegiare la leggerezza rispetto alla costruzione di un puzzle giallo rigoroso.

Il resto del cast, da Maccio Capatonda a Paolo Calabresi, da Chiara Francini ad Alice Pagani, è diligente e aderisce al registro richiesto. La presenza del rapper Tony Effe, al suo primo impegno cinematografico significativo, aggiunge poi un ulteriore elemento di novità allo schieramento, dimostrando come il film tenti di dialogare con pubblici diversi.

In definitiva Agata Christian non reinventerà il cinema italiano, ma rappresenta un tentativo interessante di esplorare un filone da noi poco praticato: la commedia gialla moderna, quell’impianto da Invito a Cena con Delitto che all’estero è già stato ampiamente cavalcato. È un film che funziona certamente più come intrattenimento e gioco meta-cinematografico, che come giallo da risolvere, con un punto di forza che è l’alchimia del cast, e che, se viene accolto con lo spirito giusto, può benissimo trasformarsi in un piccolo cult di stagione, soprattutto per gli amanti del genere.

data di pubblicazione:04/02/2026


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PERCHE’ NON CANTI PIU’ – TRIBUTO A GABRIELLA FERRI di Pino Strabioli

PERCHE’ NON CANTI PIU’ – TRIBUTO A GABRIELLA FERRI di Pino Strabioli

(Teatro de’ Servi – Roma, 29/1 -1/2 2026)

Perché Non Canti Più è uno di quegli spettacoli che, col passare degli anni, smette di essere semplicemente un omaggio e diventa una presenza stabile, quasi necessaria, nel panorama teatrale e musicale italiano. In scena da oltre dieci anni, il tributo a Gabriella Ferri ideato e diretto da Pino Strabioli e interpretato da Syria, ha attraversato stagioni, teatri e pubblici diversi, senza perdere forza, anzi raffinando il proprio equilibrio tra racconto, musica e memoria.

Non si tratta di un’operazione nostalgica né di un’imitazione, Strabioli costruisce una drammaturgia leggera ma precisa, fatta di parole, immagini evocate e musica, che ci restituisce tutta la complessità di Gabriella Ferri. La figura che emerge è quella di un’artista viscerale, attraversata da una felicità incontenibile ed allo stesso tempo da una malinconia profonda, capace di incarnare Roma e insieme di sfuggirle, di essere popolare senza mai diventare facile.

Syria affronta questo materiale con intelligenza e con misura, scegliendo la strada più difficile, quella di non sovrapporsi a Gabriella ma di dialogare con lei. La sua voce, diversa per timbro ed impostazione, non cerca la replica ma l’interpretazione, ed è proprio in questo spazio che nasce l’emozione più autentica.

Le canzoni, da quelle più celebri a quelle meno frequentate, vengono attraversate con rispetto, ma anche con libertà, restituendo tutta la modernità di un repertorio che parla di amore, rabbia, abbandono e dolore, con una verità disarmante.

Lo spettacolo è intenso, intimo, e la regia di Strabioli, fedele alla sua cifra elegante e mai invadente, accompagna il racconto senza sovrastarlo, lasciando spazio alla parola e alle note ed evitando ogni enfasi superflua. Anche l’apparato scenico, volutamente sobrio, contribuisce a creare un luogo della memoria che non è museale, ma vivo, attraversabile. Perché non canti più funziona perché non pretende di spiegare Gabriella Ferri, né di risolverne le contraddizioni, ma le accoglie e le consegna al pubblico così come sono, lasciando che siano le canzoni e le parole a fare il resto.

Si tratta di uno spettacolo, in definitiva, che è in grado di parlare a generazioni diverse, a chi Gabriella l’ha amata e a chi l’ha scoperta in teatro, dimostrando che il vero tributo non è la celebrazione, ma la capacità di tenere alta una voce e di farla risuonare ancora senza tradirla.

data di pubblicazione:31/01/2026


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