L’ESTRANEA di Paolo Strippoli, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

C’è qualcosa di profondamente inquietante nell’idea che l’orrore non abbia bisogno di irrompere da un luogo oscuro, da una casa abbandonata o da un mondo soprannaturale. Può arrivare in una casa elegante, durante un pranzo, dentro una famiglia apparentemente perfetta. Può persino presentarsi con un sorriso, un trench impeccabile e l’aria di chi sa esattamente dove mettere le mani. È da questa crepa nel quotidiano che Paolo Strippoli costruisce L’Estranea, un film che prende i codici dell’horror e del thriller psicologico per trasformarli in una storia sulla famiglia, sull’apparenza e sul prezzo che siamo disposti a pagare per conservare intatta l’immagine che abbiamo di noi stessi.

Al centro c’è Anna, interpretata magistralmente nella sua ambiguità da Jasmine Trinca, madre di una famiglia agiata ed apparentemente felice, la cui esistenza viene sconvolta da un avvenimento drammatico. È nel momento della massima vulnerabilità che compare l’estranea del titolo, che introduce una vena angosciante di umorismo nero. Valeria Bruni Tedeschi, qui forse in una delle sue migliori interpretazioni di sempre, è una presenza insieme seducente e perturbante, capace di assumere la forma di una tentazione molto più sottile di quella tradizionale. Non offre semplicemente una soluzione, ma propone uno scambio. E, come in ogni buon patto faustiano, il problema non è tanto ciò che viene promesso quanto ciò che si è disposti a sacrificare per ottenerlo.

Strippoli racconta così una discesa agli inferi che ha ben poco a che fare con l’inferno. Il vero territorio del film è infatti quello delle relazioni familiari, dove l’amore può confondersi con il possesso, la protezione con il controllo, la cura con la vanità. Anna vuole salvare i propri figli, ma in questo desiderio affiora anche la necessità personale di mantenere intatta una certa idea di famiglia, di successo, di normalità, persino di bellezza. Il film mette quindi in discussione una delle formule più rassicuranti della nostra cultura, ossia che tutto ciò che un genitore fa per un figlio sia automaticamente giustificato dall’amore.

Il risultato è un film inquieto ed inquietante, una fiaba nera e una commedia feroce nello stesso tempo, con immagini e situazioni spinte al limite, che ci parla in maniera diretta delle nostre ossessioni più rispettabili.

data di pubblicazione:07/10/2026


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