SUPERGIRL di Craig Gillespie, 2026

(Immagine tratta da cartella stampa)

Con Supergirl il nuovo universo DC sembra inseguire un paradosso: costruire il futuro tornando alla fragilità. Milly Alcock, centro gravitazionale indiscusso del film, ci restituisce un personaggio lontano dalla figura solare e rassicurante della tradizione, dando un volto e una temperatura emotiva ad una figura che, per decenni, è rimasta all’ombra del cugino più celebre.

Kara è una ragazza ferita, irrequieta, spesso riluttante a indossare il ruolo dell’eroina. In questo senso la pellicola, ispirata alla graphic novel Supergirl: Woman of Tomorrow, tenta di trasformare il racconto supereroistico in un viaggio di formazione, quasi un romanzo picaresco disseminato nello spazio. La protagonista attraversa pianeti e incontri come una viaggiatrice malinconica, più interessata a sopravvivere al proprio passato che a salvare il mondo. Ci si interroga quasi sul significato stesso di eroismo in un’epoca di stanchezza supereroistica.

Il film ha una dimensione in qualche modo western, nella quale il tema della vendetta e quello della perdita assumono un peso maggiore rispetto alle convenzioni del cinecomic. La giovane Ruthye diventa così il contrappunto morale di Kara e quando il film rimane vicino a questa relazione, riesce a trovare una voce personale e persino una certa grazia.

Craig Gillespie dirige con un gusto visivo che alterna atmosfere cupe a suggestioni pop, in alcuni momenti quasi punk. La fotografia e le ambientazioni aliene sono tra gli aspetti più riusciti dell’opera. I pianeti attraversati da Kara non sono soltanto scenari spettacolari, ma luoghi che riflettono il suo stato d’animo e accentuano il senso di isolamento che accompagna il personaggio per tutto il racconto. Forse, però, proprio questa discontinuità narrativa è il limite del film. Le sequenze d’azione digitali, i richiami all’universo condiviso e alcuni personaggi secondari, finiscono per appesantire una storia che aveva trovato la propria identità nella vulnerabilità della protagonista. Anche Lobo, interpretato da Jason Momoa, è un elemento a tratti eccessivamente caricaturale, oltre che marginale.

In generale, comunque, Supergirl, seppur senza particolari picchi, riesce a intrattenere, regalandoci una figura meno monumentale e più umana, primo passo, forse, per un nuovo corso DC.

data di pubblicazione:25/06/2026


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