COS’É L’AMORE? di Fabien Gorgeart, 2026

COS’É L’AMORE? di Fabien Gorgeart, 2026

Cos’è l’amore secondo Fabien Gorgeart? Sicuramente è generosità, è essere aperti verso gli altri, accettare la diversità di sentimenti che alberga in ognuno di noi. Ma è anche supportarsi nei momenti di difficoltà e non farsi stupide guerre dettate da gelosie e rancori quando ci si separa, perché tante possono essere le forme dell’amore ed è alquanto sorprendente scoprirle.

Marguerite (Laure Calamy) e Fred (Vincent Macaigne) si sposano giovanissimi, con la tipica leggerezza dei vent’anni. Hanno subito una figlia Lea e, come spesso accade a coppie così giovani, dopo pochi anni di matrimonio si separano. Condividono però in maniera civile l’educazione di Lea. Sono passati vent’anni. Marguerite e il nuovo compagno Sofiane sono alle prese con le bizzarrie della loro figlia adolescente Raphaëlle. Fred invece vuole sposare Chloè (Mélanie Thierry), ma lei è molto religiosa e per poterlo fare in chiesa è necessario l’annullamento del precedente matrimonio da parte della Sacra Rota. L’uomo chiede aiuto a Marguerite che accetta di “rimettere le mani” sulle dinamiche del suo rapporto con Fred.

La burocrazia rigida e cavillosa si scontrerà con i sentimenti e il loro diverso modo di manifestarsi. E di quanto questi ultimi, se ben radicati e sinceri, sopravvivano agli scossoni della vita. Marguerite infatti accettando di parlare della natura profonda del suo legame con l’ex marito, scopre con stupore assieme a lui che anche a vent’anni, entrambi, sono stati capaci di dare amore e che questo nel tempo si è solo trasformato ma non cancellato.

In questa collettiva presa di coscienza, in cui vengono coinvolti tutti i membri di questa famiglia allargata, le tortuosità di una pratica burocratica non riescono a mettere in crisi né i nuovi equilibri né ciò che gli ex coniugi da giovani avevano inconsciamente costruito.

Laure Calamy e Vincent Macaigne sono bravissimi, la loro complicità fa da supporto all’intero cast ben amalgamato e coeso in ogni singolo ruolo. Cos’è l’amore? è ovviamente una commedia su quello che è il nuovo concetto di famiglia allargata, non convenzionale e, in maniera divertente, fornisce risposte all’interrogativo che compone il titolo. Un inno intelligente ed ironico sulle varie forme d’amore, ridefinendone il concetto in maniera più ampia quando i ruoli cambiano ma il sentimento resta.

data di pubblicazione:07/07/2026


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IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 di David Frankel, 2026

IL DIAVOLO VESTE PRADA 2 di David Frankel, 2026

New York oggi. Miranda Priestly cerca di salvare Runway in un mondo dominato dai social: servono nuove idee, nuovi linguaggi, nuovi contenuti. Andy Sachs, mentre sta per ricevere un premio per il suo ventennale lavoro da giornalista, viene licenziata insieme a tutti i suoi colleghi con una email senza troppe spiegazioni. Le due donne, per uno strano scherzo del destino, tornano a lavorare insieme ma con dinamiche diverse rispetto al passato.

Assistendo alla proiezione de Il diavolo veste Prada 2 ci si chiede se sia giusto creare un sequel al passo con i tempi, andando a “manipolare” nell’immaginario collettivo quella favola graffiante e iconica che ci aveva tanto appassionati. Sparisce l’alchimia nata dalla contrapposizione tra la cattiva Miranda e l’ingenua Andy del 2006, i ruoli si mescolano, la patina glamour si affievolisce e diventa tutto un po’ nostalgico. Forse è questo il prezzo da pagare nell’essere realistici e attuali: mostrare un mondo diverso e meno scintillante? Di sicuro ne Il diavolo veste Prada 2 la parola magica è: cambiamento.

Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci riprendono i loro ruoli ma con sostanziali differenze. Miranda è alle prese con il declino delle riviste cartacee e lo scontro con il digitale. Andy continua a mantenere un profilo basso pur essendo diventata una professionista nel suo campo. Entrambe subiscono la trasformazione dei settori della moda e dell’editoria. Nigel ha perso brillantezza accentuando quel suo “rimanere nell’ombra di Miranda”, mentre Emily è divenuta una potente dirigente nel mondo della moda. Le loro storie si intrecciano ancora, i personaggi si riconoscono nelle battute e nei gesti, ma intorno a loro c’è un mondo molto diverso che riesce a mettere il bavaglio anche alla perfida Miranda, addomesticandola. Il film ha il pregio di valorizzare l’intelligenza di ciascun personaggio particolarmente attraverso i dialoghi che li mettono a confronto con il passato e con i radicali cambiamenti del presente. Miranda in primis deve reinventarsi, ha perso il suo graffio ma il suo sguardo tagliente è lo stesso di un tempo, come a dimostrarci che lei è sempre lì, nonostante tutto. Andy non è più la “bambina” degli esordi, ha costruito la sua carriera conoscendo sia il mondo reale sia quello della moda: rispetta ciò che rappresenta Miranda ma non è più intimidita da lei. Tutti gli altri fanno da supporto al loro nuovo modo di interagire.

Il film è gradevole, esteticamente perfetto, con un ritmo più riflessivo, con un montaggio meno veloce che riflette come l’industria della moda e dell’editoria abbiano perso centralità e velocità rispetto al passato. In questa scelta più adulta e melanconica, costruita in sottrazione sacrificando a tratti ritmo, ironia e tensione, l’unico elemento coerente che sicuramente non deluderà il pubblico è la Moda: puro spettacolo visivo per questa nuova favola elegante ma inevitabilmente più spenta a vent’anni dal suo esordio.

data di pubblicazione:29/04/2026


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…CHE DIO PERDONA A TUTTI di Pif, 2026

…CHE DIO PERDONA A TUTTI di Pif, 2026

É davvero possibile vivere seguendo alla lettera i precetti cristiani? E tutti coloro che si professano cattolici si comportano realmente in modo moralmente impeccabile, aiutando gli altri senza secondi fini e dicendo sempre la verità?

Arturo (Pif) è un agente immobiliare della Trinacria Real Estate di Palermo. L’abilità dimostrata sul lavoro fa dimenticare al suo responsabile Tommaso (Francesco Scianna) quanto sia scarso come portiere nelle partite di calcetto aziendale. Per esse come per molte altre cose Arturo non nutre alcun interesse, mentre ha una autentica passione per i dolci siciliani, da vero cultore della materia. Un giorno conosce Flora (Giusy Buscemi), figlia di un noto pasticcere palermitano: la donna sta cercando un locale dove aprire la sua pasticceria. Flora è bella, sensuale, intelligente, allegra e, ovviamente, esperta di dolci. Tra i due è subito amore! Arturo, pur avendo ricevuto una educazione cattolica, è agnostico mentre Flora una credente convinta. Fra i due si crea una frattura dopo i numerosi e goffi tentativi di Arturo nel mostrarsi un fervente cattolico. E una sera per consolarsi Arturo ingurgita 35 sciù alla ricotta e gli “appare” il Papa che gli parla seduto su una poltrona del salotto. Quell’apparizione, nata da un picco glicemico, lascerà un segno nelle future azioni quotidiane di Arturo. E, di quell’incontro inverosimile, rimarrà una edizione tascabile del Vangelo sul tavolino del suo salone…

… Che Dio perdona a tutti è un film sull’incoerenza, su come spesso solo a parole si è convinti di seguire i dettami della fede, professandosi cattolici e comportandosi ipocritamente. Diliberto e Astori, da veri equilibristi, firmano a quattro mani soggetto e sceneggiatura del film, tratto dall’omonimo romanzo di Pif del 2018. E il collante tra i due, per loro stessa ammissione, è la ricotta, che forse non è solo quella goduriosa che troviamo nei cannoli, negli sciù e nelle cassatine.  Il film è divertente ma non irriverente. Ironico, intelligente ma anche leggero. Mai superficiale per la serietà con cui viene affrontato il tema della fede, e fa riflettere.

L’incontro reale che Pif ebbe con Papa Francesco prima di scrivere il libro fu di ispirazione per la stesura dello stesso. E oggi nella sceneggiatura del film le battute che il Papa pronuncia sono stralci di dichiarazioni autentiche raccolte dall’autore nei loro successivi incontri. Il cast di attori, tutti bravissimi, è bilanciato e a fuoco, anche nei camei. E uno di questi non passerà inosservato. Si ride, ci si commuove e si pensa durante la visione di questo film, che riesce a analizzare nel profondo un modo superficiale di vivere il credo religioso. Ed anche se Pif rispetto al libro riscrive il finale, sicuramente non ha cambiato ciò che i tre puntini di sospensione significano…al pubblico scoprirlo!

data di pubblicazione:01/04/2026


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GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica, 2026

GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica, 2026

1960. Durante una festa organizzata nella magica cornice di un’isola bella e selvaggia Elio (Filippo Timi), uomo potentissimo e ricchissimo nonché padrone di casa, incontra Elena (Jasmine Trinca), moglie bella e annoiata, disposta a tutto pur di uscire dal grigiore della sua vita coniugale.

I due divengono la sera stessa amanti e di lì a poco si sposeranno, ottenendo l’annullamento rapido di entrambi i matrimoni da parte della Sacra Rota. Il gioco erotico tra i novelli coniugi fatto di possesso, depravazione e desiderio ossessivo, si articola tra alti e bassi sino agli anni 70. Ma dietro la facciata di spensieratezza si nascondono stati d’animo e dinamiche di ben altra natura: l’isola incantevole da “splendida facciata” diverrà una gabbia dorata che porterà la coppia verso un tragico epilogo.

Il film di Andrea De Sica è liberamente ispirato al delitto avvenuto a Roma il 30 agosto del 1970 nell’abitazione del marchese Camillo Casati Stampa di Soncino che uccise la moglie Anna Fallarino ed il suo giovane amante. Presentato in autunno alla 20ª Festa del Cinema di Roma Gli occhi degli altri è tutt’altro che una ricostruzione giudiziaria. In realtà il caso delittuoso serve solo da spunto per parlare di possesso, violenza, ossessione, voyeurismo attraverso una storia decisamente anomala e unica nel suo genere che si inserisce bene in quel contesto storico. Il tema principale è la degenerazione di una relazione, al di là delle modalità in cui essa avvenga, che scatena un atto delittuoso. Gli interpreti sono entrambi bravissimi e “coraggiosi” nell’affrontare temi di trasgressione sessuale con tanta naturalezza. L’ambientazione isolata, il clima cupo e melodrammatico, il mare in tempesta ed il faro, la penombra delle scene, aggiungono fascino all’intera vicenda. E non manca un omaggio al nonno sulle note di Parlami d’amore Mariù.

Tuttavia, nonostante la mente corra al tema del femminicidio come epilogo di un sentimento di possesso, la vicenda ed il clima descritti nel film non inducono chi scrive a particolari riflessioni in tal senso. Inoltre la cronaca più recente ha portato a galla temi legati al delitto che spengono l’interesse sui giochi erotici dei coniugi Casati-Stampa, per accederne altri non meno “scabrosi”. Decisamente al pubblico va il giudizio finale.

data di pubblicazione:20/03/2026


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LADY NAZCA- La signora delle linee di Damien Dorsaz, 2026

LADY NAZCA- La signora delle linee di Damien Dorsaz, 2026

Nel deserto di Nazca, dove il clima estremamente secco ha conservato tutto per oltre 2000 anni, una matematica tedesca passò quarant’anni della sua vita armata di scopa e binocolo per difendere dei disegni visibili solo dal cielo.

Negli anni ’30 Maria Reiche (Devrim Lingnau) si trasferisce da Dresda, sua città natale, a Lima dove inizia ad insegnare matematica in una scuola. Durante una festa organizzata dalla sua coinquilina Amy (Olivia Ross), conosce un archeologo francese (Guillaume Gallienne). Questi, in cambio di traduzioni dal tedesco di appunti molto importanti per le sue ricerche, la porta con sé durante gli scavi nel deserto di Nazca. É il 1936 quando Maria nel seguire la spedizione si imbatte in enormi figure e linee che solcano quello sconfinato terreno di sassi. Gli archeologi non prestano ad esse particolare attenzione, ma lei si. Una nuova ed inaspettata vocazione comincia ad albergare nel suo animo, che la legherà indissolubilmente a quella antica civiltà scomparsa intorno al 600 d.C., 800 anni prima della nascita degli Inca. Maria da matematica comincia a studiare il metodo con cui gli antichi Nazca riuscirono a disegnare figure di dimensioni gigantesche senza vederle dall’alto. Applica la sua formazione scientifica per arrivare a scoprire il significato di quelle incredibili forme. Per quarant’anni si dedicherà allo studio e alla protezione di quei simboli vivendo in una piccola capanna nel deserto.

Oggi le Nazca Lines sono uno dei più grandi enigmi archeologici del mondo e dal 1994 sono patrimonio mondiale UNESCO. Maria Reiche, detta la guardiana del deserto, morì a 95 anni in Perù dove è considerata un’eroina nazionale. Il film riesce a rendere affascinante la storia delle linee di Nazca sia per chi le conosce già sia per chi le scopre per la prima volta. Ma è decisamente interessante scoprire come in un’epoca in cui l’Europa poneva le basi ideologiche per prepararsi alla devastazione di un secondo conflitto mondiale, in Perù c’era una giovane tedesca che si preoccupava di preservare ai posteri il lascito di una civiltà millenaria. Dobbiamo a lei e alla sua caparbietà la scoperta del più grande e antico calendario astronomico del mondo.

Lady Nazca- La signora delle linee ha il pregio di narrare la storia di una eroina quasi sconosciuta, che si è battuta per tutta la vita contro la cancellazione della memoria. E seppur la struttura del biopic di Damien Dorsaz sia semplice e senza guizzi particolari, riesce comunque a raccontare l’ossessione scientifica di questa donna regalandoci inquadrature paesaggistiche mozzafiato.

data di pubblicazione:15/03/2026


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