THE BEEKEEPER di David Ayer, 2024

THE BEEKEEPER di David Ayer, 2024

Adam Clay è un tranquillo apicoltore che vive solitario in campagna. Un giorno la vicina, raggirata da gente senza scrupoli che le ha sottratto tutti i risparmi, si suicida. Adam, ex agente di una potente organizzazione chiamata Beekeeper, decide così di mettere in atto un piano di vendetta. Combatterà da solo contro i responsabili della truffa che operano a livello nazionale rubando così milioni di dollari…

 

Per gli amanti del genere revenge, ecco nelle sale un film che è tutto per loro, confezionato dal regista statunitense David Ayer che già nei precedenti film aveva calcato volutamente la mano su scene di violenza e azione. In The Beekeeper si gioca sul doppio significato del termine perché lo stesso può indicare sia un pacifico apicoltore, sia l’agguerrito agente di una organizzazione clandestina utilizzata in soccorso di casi nazionali disperati. Il protagonista (Jason Statham in perfetta forma fisica da Rambo) di fronte alla truffa perpetrata nei confronti dell’anziana vicina, l’unica che si prende veramente cura di lui, non esiterà a ritornare in azione per attuare la sua personale vendetta nei confronti di truffatori, a capo dei quali il rampollo viziato della Presidente in carica. L’uomo sembra inarrestabile e non trova ostacoli che possano interferire sul suo piano che, seppur spietato, è tuttavia a fin di bene. Kurt Wimmer ha curato la sceneggiatura che certamente è di poche pretese ma funziona perfettamente allo scopo. Scene mozzafiato che si susseguono a raffica, sicuramente di grande effetto sul pubblico, dove il protagonista non lascia spazio agli altri attori del cast, tra questi anche Jeremy Irons, ovviamente perfettamente calato nel suo ruolo. Una storia quindi di estrema violenza (negli USA il film è vietato ai minori) dove l’eroe di turno, il taciturno Adam, combatte da solo per far piazza pulita di un sistema corrotto che coinvolge politici di altissimo livello. Un forte quindi in difesa dei deboli, derubati dei loro averi, che si troveranno finalmente difesi e vendicati dalla forza bruta di un beekeeper, un apicoltore appunto, nel nome e nei fatti.

data di pubblicazione:11/01/2024


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ENEA di Pietro Castellitto, 2024

ENEA di Pietro Castellitto, 2024

Enea appartiene ad una famiglia agiata, circondato da amici e parenti della Roma bene. Un poco per noia, un poco per provare qualche emozione più forte di lui, si ritrova insieme all’inseparabile amico Valentino in un giro di droga. Fare gli spacciatori ad alto livello li esporrà a grandi rischi che metteranno in serio pericolo la loro stessa incolumità…

 

Se con I Predatori, suo film di esordio, la critica aveva dimostrato benevolenza nell’accettare le intemperanze di un giovane regista, dandogli persino importanti riconoscimenti come incoraggiamento per le imprese successive, questa volta, in questa seconda prova, si fa un poco fatica ad arginare il tutto. Come si potrebbe definire? Un film pretestuoso e pretenzioso con ancora una volta troppa carne al fuoco? La storia di Enea, il protagonista interpretato dallo stesso Pietro Castellitto, è una figura dai contorni incerti. Inserito nella dolce vita romana, frequentatore di circoli esclusivi e circondato da belle ragazze tra le quali ne sceglie una da sposare. Un ragazzo che insegue qualcosa, ma non si capisce cosa. Se si inserisce nella malavita romana, insieme all’inseparabile amico, apparentemente non sembra che lo faccia per i soldi, ma non si intuisce neanche il motivo che spinge entrambi a prendere delle decisioni così estreme. Un padre psicoanalista (Sergio Castellitto) professionalmente non riuscito, una madre che tenta nella meditazione di estraniarsi dalla propria insoddisfazione, un fratello adolescente e inconcludente. Ci sono tutta una serie di innumerevoli personaggi che ruotano intorno ad una storia dove c’è troppo, ma dove si riesce a focalizzare poco. I dialoghi sono spesso inconsistenti perché non si riesce mai a intuirne il contenuto. Non si sa bene dove andare a parare. Se si tralascia la sceneggiatura, troppo ingarbugliata e per diversi aspetti prevedibile, bisogna dare comunque atto che l’interpretazione sopra le righe del regista risulta comunque coerente con il personaggio che interpreta. Sono infatti le sue azioni grottesche a rendere paradossalmente credibile una figura fuori da qualsiasi schema. Scene tutto sommato ben costruite sullo sfondo di una Roma patinata tra feste e locali trendy, con vaghi rimandi a una “grande bellezza”, dai toni più incandescenti e straripanti di ordinaria follia. Non ci rimane che aspettare la prossima prova, questa volta con esclusione di qualsiasi attenuante…

data di pubblicazione:10/01/2024


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THE MIRACLE CLUB di Thaddeus O’Sullivan, 2024

THE MIRACLE CLUB di Thaddeus O’Sullivan, 2024

Ha un sentore di non spiacevole già visto vintage che nel tritatutto converte molti temi: il perdono, la riappacificazione, un bizzarro impatto con la religione. Il tutto smosso da una proposta di viaggio a Lourdes. E sul cammino di un impossibile miracolo le tensioni si sciolgono e quattro donne ritrovano una via comune di comprensione e perdono.

  

Il carisma delle navigate protagoniste costituisce un buon appeal per un prodotto che non potrà avere grandi esiti al botteghino ma che sulle vocazione di buoni sentimenti, sotto natale, induce a una visione serena seppur priva di punte di qualità. La vecchia Irlanda di una generazione passata con altrettanto navigati eroi (Stephen Rea) e un buon sentore di provincia come miscela di partenza. Si respira anzianità e pregiudizio con una situazione legata a un aborto e a un suicidio, evocati e non descritti, altamente drammatici. Del resto perché perdere l’occasione di godersi la quasi novantenne Maggie Smith, anziana cinematograficamente forse da sempre a cui auguri di avere come spalla un Helen Mirren, unica assente in questo gotha di quarta età. Pellicola garbata, a tratti lieve la cui cartina di tornasole è la speranza del cambiamento. Il finale non è banale. Perché un sommesso miracolo c’è. E si aggiunge ai 62 distillati a Lourdes in una storia più che centenaria. Il rosso bambino irlandese che non pronunciava parola alla fine parla in una scena però in cui non l’ascolta nessuno. Segno che il regista non vuole adire a un happy end troppo banale e scontato. In fondo un prodotto medio del genere fa riflettere anche sull’esistenza di Dio. La frase chiave è quella del religioso che guida la spedizione. Per vivere non bisogna aspettarsi miracoli. Nel nostro destino c’è sempre fatica e dolore.

data di pubblicazione:09/01/2024


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ONE LIFE di James Hawes, 2024

ONE LIFE di James Hawes, 2024

Evita il rischio di un pedissequo buonismo il regista che rievoca l’epopea di Nicholas Winton, operatore di borsa britannico ma soprattutto filantropo che riuscì a salvare dal delirio nazista 669 bambini e/o ragazzi di nazionalità cecoslovacca, in gran parte ebrei, trovando per la loro ospitalità temporanea nel 1939 altrettante famiglie inglesi disposte ad adottarli provvisoriamente, versando una cauzione di 50 sterline, cifra non modesta per l’epoca.

 

Una storia vera che viene fedelmente riprodotta nella forbice temporale 1938/1987 con il doppio ruolo del protagonista, eroe in gioventù, riflessivo anziano nel secondo caso che, quasi mezzo secolo dopo un piccolo miracolo di solidarietà, cerca di trovare un senso a quanto fece con vivo senso di umanità all’altezza della seconda guerra mondiale, tra l’invasione dei Sudeti da parte dei nazisti e la quasi immediata occupazione della Polonia. Intervallo chiave perché blocca l’arrivo in treno del blocco più grande, 250 ragazzi da salvare. Il vero protagonista si è spento a 106 anni, 15 anni dopo la moglie più giovane di 40. Come si può intuire un personaggio da film, giustappunto. Non gronda retorica il film. La rivisitazione del passato trova un punto fermo nella monografica puntata di That’s life, un programma che si annuncia come una carrambata e che invece, contrariamente alle attese, tratta con la stessa delicatezza della pellicola il caso. Così l’anziano Winton inaspettatamente si trova circondato dai ragazzi che ha salvato, ora adulti, e ritrova nel presente il senso del passato. Nonostante la sindrome di Asperger e la condizione di over 85, Hopkins giganteggia ben inserito in un ruolo calibrato e che esalta la sua maturità consumata. Nella ibrida colonna sonora c’è anche il “Così fan tutte” di Mozart, un tocco ulteriore di classe. Non sarà deflagrante al botteghino ma si lascia vedere e fa persino commuovere.

data di pubblicazione:09/01/2024


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PERFECT DAYS di Wim Wenders, 2024

PERFECT DAYS di Wim Wenders, 2024

Per Hirayana ogni giorno è perfetto. Le sue giornate, in assoluta solitudine, sono scandite da un ritmo di vita che si ripete, giorno dopo giorno, in maniera immutata. La mattina, uscendo da casa, scruta con un sorriso il cielo come per ringraziare per avere ancora un giorno a disposizione o forse ancora per quei piccoli svaghi che si concede dopo il lavoro, e con quello stesso sorriso sceglie quale canzone ascoltare nello stereo del suo van nell’andare a lavoro. Per lui sembra essere importante solo fare bene il suo lavoro, ascoltare della buona musica, gustarsi un tramezzino in un parco, fotografare gli alberi, leggere un buon libro la sera prima di dormire, andare a cenare sempre negli stessi posti dove viene accolto con un occhio di riguardo… 

Dopo qualche anno di assenza, ritorna al grande schermo Wim Wenders, pluripremiato nel corso della sua lunga carriera cinematografica a Venezia, Cannes e in altri innumerevoli festival internazionali. Il regista che, attraverso gli angeli, ci aveva fatto osservare una Berlino allo sbando e spaccata da un muro, come una enorme ferita ancora sanguinante, ci porta ora per le strade di Tokyo. Vediamo una metropoli moderna, dove tutti corrono e dove il tempo sembra essere proiettato in un futuro immaginario che forse non diventerà mai presente. Il protagonista di questa nuova storia sembra rifiutare tutto questo. Hirayama ha forse abbandonato un lusso a cui era abituato, per vivere una vita semplice e modesta, fatta di piccoli gesti che si ripetono nel quotidiano, con una tempistica che lascia spazio alla riflessione. La meticolosità che applica al suo lavoro (pulire i bagni pubblici della città) si riflette anche nei suoi atteggiamenti e nei suoi sogni. Come prendersi amorevolmente cura delle piante in casa, rispettare l’ambiente che lo circonda come atto dovuto non solo verso gli altri, ma soprattutto verso se stesso. Per lui proprio le piccole cose sono importanti e gli danno quella gioia che solo lo star bene dentro può dare, e quella sua vita apparentemente ripetitiva e monotona gli fa apprezzare tutte le variazioni del mondo circostante. Di poche parole, anche con l’esuberante collega Takashi, Hirayama (interpretato dal talentuoso attore giapponese Koji Yakusho che per questo film ha vinto il premio a Cannes per la migliore interpretazione maschile) rimane imperturbabile di fronte a ogni incontro che casualmente gli si prospetta: come la visita inaspettata di una nipote, l’incontro con una sorella che non vedeva da tempo e che vive nel lusso, tutti elementi che lo faranno riflettere su un passato che oramai è passato. Lui riesce a vivere nel qui e ora, senza crearsi i problemi di un domani che forse non verrà. Wenders ritorna ai temi a lui cari, alla riflessione su un mondo pieno di incertezze e di negatività che solo la forza interiore potrà esorcizzare. Una buona musica ascoltata su una vecchia cassetta, un libro acquistato di seconda mano, una foto in bianco e nero scattata alle chiome del suo albero preferito con la sua macchina fotografica analogica per coglierne nel tempo le variazioni: tutte quelle piccole grandi cose del suo universo, fatto di un sorriso sempre riconoscente alla vita e di una sporadica lacrima quasi trattenuta, come per dimenticare qualcosa che a noi spettatori non ci è permesso di sapere.

data di pubblicazione:08/01/2023


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TRE CALZONI FORTUNATI

TRE CALZONI FORTUNATI

di Eduardo Scarpetta con Fabio Gravina, regia di Fabio Gravina

(Teatro Prati – Roma, 8 dicembre 2023/28 gennaio 2024)

Seconda tappa della stagione “scarpettiana” nella boiserie del teatro vocato alla farsa napoletana. Notate la lunga programmazione in sala, mai pari a nessun altro precedente nella stagione teatrale romana 2023-2024. Pubblico di fedelissimi a sancire una continuità che si protrae imperterrita da 25 anni. Ovvio che lo Scarpetta del caso sia il patron Fabio Gravina che tiene i fili di una compagnia affiatata e rodata, in azione per due ore e dieci minuti e tre tempi senza perdere mai la tensione comica.

Spettacolo leggero ma di fedele e trasparente lettura. Con un punctum irresistibile, la difficile lettura di un messaggio ammiccante al famoso sketch di Totò e Peppino (ma l’originale è quello di Scarpetta!). Trama complicatissima ma a tratti abbandonata per derive efficaci del racconto, a tratti irresistibili. E tutto pianamente convoglia verso il lieto fine. I tre calzoni fortunati portano in dote gioielli, soldi e la materia prima per un ricatto che scioglierà l’intreccio permettendo le giuste nozze ai due promessi sposi. In mezzi tratti d’ignoranza pappagonica, un dialetto napoletano virato a Portici. Il personaggio di Felice Sciosciammocca va bene per tutte le stagioni con empatia recitativa con gli scopatori, alias spazzini. Si rispecchia con simpatia la miseria di un popolo napoletano bonario che spesso trova nella solidarietà lo spinto per uscire da una condizione di estrema difficoltà. La battuta non risolve i problemi di fame ma le risorse di una buona sorte provvidenziale verrà incontro con felici soluzioni agli imbarazzi dei protagonisti. Si ride con leggerezza e a tratti senza ritegno. Senza punti deboli in scena, anzi con il valore aggiunto di scenografie e costumi funzionali, figli di una tradizione consolidata.

data di pubblicazione:05/01/2024


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WONDER: WHITE BIRD di Marc Forster, 2024

WONDER: WHITE BIRD di Marc Forster, 2024

Julian, già espulso dalla scuola per atti di bullismo verso un compagno, si trova un giorno a casa da solo con nonna Sara che vive a Parigi. L’anziana donna cercherà di raccontare al nipote della sua infanzia e di come, da ebrea, sia riuscita a sfuggire alle persecuzioni da parte dei nazisti che avevano occupato la Francia. A salvarla era stato un bambino affetto da poliomielite e deriso dai compagni per la sua disabilità. Una storia triste che farà riflettere il ragazzo e lo porterà ad avere più rispetto verso gli altri…

  

Marc Forster, talentuoso regista tedesco formatosi presso l’Università di Cinematografia di New York, ha firmato e diretto film di grande successo ottenendo persino una candidatura agli Oscar per L’ombra della vita e una nomination per Neverland. Wonder: White Bird è il sequel di Wonder, di Stephen Chbosky, film del 2017 che ebbe un enorme successo ed era basato sull’omonima graphic novel di R.J. Palacio. Marc Forster riprende la storia di Julian, un adolescente viziato che ama bullizzare i compagni più deboli. Anche nella nuova scuola, dopo essere stato espulso dalla precedente per il suo comportamento, il ragazzo fa fatica ad inserirsi mostrandosi altezzoso e scostante anche nei confronti di coloro che invece gli si rivolgono con gentilezza e attenzione. Il racconto che nonna Sara farà della sua infanzia, delle difficoltà subite durante l’occupazione nazista nel paese francese dove viveva con i genitori, farà (forse) ravvedere il giovane che cercherà ora di essere più prudente nel relazionarsi con gli altri compagni a scuola. L’anziana donna cercherà di mitigare la drammaticità della storia addolcendola con elementi di fantasia, trovata questa che rende in parte più leggera la tragedia da lei stessa vissuta e subita. La giovane Sara, salvata da un suo compagno di scuola e dalla sua famiglia, imparerà presto a sopravvivere durante l’occupazione fantasticando con il suo quaderno e con le sue matite colorate, immaginando di viaggiare in mondi a lei sconosciuti, aiutata dall’amore della sua nuova famiglia. Una favola quindi ben raccontata da nonna Sara, interpretata dal Premio Oscar Helen Mirren, che se da un lato può sembrare sdolcinata e fuori posto rispetto alla cornice in cui viene inserita, di contro invece ha il vantaggio di essere didascalica e funzionale al messaggio trasversale che vuole lanciare ai giovani di oggi. Come viene garbatamente detto nel film di Forster: il mondo della realtà ha i suoi limiti, mentre quello dell’immaginazione non conosce confini. Un film tutto sommato ben riuscito, senza grandi pretese ma che riesce a farsi seguire con interesse facendoci scoprire cose nuove o forse dimenticate su ciò che ha significato la storia di quegli anni.

data di pubblicazione:03/01/2024


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FOGLIE AL VENTO di Aki Kaurismäki, 2023

FOGLIE AL VENTO di Aki Kaurismäki, 2023

Ansa e Holappa conducono una vita in totale solitudine, in una Helsinki anonima piena di ingiustizie e sfruttamento. Lui è diventato alcolizzato per esorcizzare una forma di depressione cronica; ma quando il destino li metterà l’uno di fronte all’altra, entrambi inizieranno a intravedere una possibilità, sia pur remota, di intrecciare un rapporto, forse solo di amicizia, forse anche d’amore. Le circostanze faranno in modo di allontanarli, ma alla fine si ritroveranno per iniziare un percorso insieme…

 

Aki Kaurismäki, ben noto regista finlandese che ha ottenuto per questo film il Premio della Giuria all’ultima edizione del Festival di Cannes, segue un suo percorso cinematografico all’insegna del totale minimalismo. In patria il film è stato accolto molto favorevolmente dal pubblico, ma all’estero la pellicola si è aggiudicata diverse nomination nei più importanti festival internazionali. Kaurismäki è di suo di poche parole, con un carattere schivo e impenetrabile, esattamente come i personaggi della maggior parte dei suoi film. Anche in Foglie al vento i due protagonisti Ansa e Holappa non comunicano molto, sono per natura ermetici nell’esprimersi, ma nello stesso tempo dimostrano carattere quando si accorgono di essere sfruttati sul lavoro. Si ritrovano in una società senza scrupoli, volta al conseguimento di una ricchezza all’insegna del capitalismo più bieco. L’atmosfera è pesante, mentre la radio diffonde continuamente notizie devastanti sull’offensiva russa in Ucraina. Tutto è predisposto per avviare i due verso un tunnel buio senza via d’uscita. E come il caso li ha fatti conoscere, così sembra prendersi gioco delle loro vite e li separa senza lasciare loro il tempo di scambiarsi i nomi, precludendo ogni possibilità di rincontrarsi. Questo eccessivo nichilismo che traspare nelle persone sotto forma di trascuratezza, appesantisce l’atmosfera già dai toni piuttosto cupi, come le foglie morte trasportate dal vento. Il regista trova spazio per omaggiare il cinema di una volta facendo apparire spesso sullo sfondo locandine di vari film di successo che con buona approssimazione riconosciamo, seppur indicati nell’incomprensibile idioma finlandese. Un film di nicchia, quasi poetico, che tra silenzi e pochi dialoghi riesce comunque a trasmettere un filo di speranza con un linguaggio essenziale, tipico di alcuni paesi nordeuropei, fatto di malinconia e di vuoto esistenziale spesso affogato nell’alcol.

data di pubblicazione:28/12/2023


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TAXI A DUE PIAZZE di Ray Cooney

TAXI A DUE PIAZZE di Ray Cooney

versione italiana di Gianluca Ramazzotti, con Barbara D’Urso, Rosalia Porcaro, Franco Oppini, Giampaolo Gambi, Barbara Terrinoni, Antonio Rampino, Nico Di Crescenzo, regia di Chiara Noschese

(Teatro Il Parioli – Roma, 26 dicembre 2023/7 gennaio 2024)

Un testo di successo rimodellato per riapparire 15 anni dopo in versione femminile. Prima per l’intervento del creatore Cooney, poi per una versione tutta romana, ambientata a Prati, opera di Gianluca Ramazzotti. De resto le donne non possono guidare il taxi e proporsi come bigame?

L’one man show che fu Dorelli dovrebbe diventare one woman show sotto l’egida di Barbara D’Urso. E l’impegno davvero non manca per rinverdire il successo che fu. La mattatrice è puntellata da chi sa far ridere perché quando apre la bocca la Porcaro la risata è certamente in agguato. Commedia degli equivoci e dei doppi (anche sensi) a cui va concesso ovviamente un alto tasso di arbitrarietà e di glamour soprattutto nella partitura dei due mariti a cui tocca di subire ogni tipo di spiegazione prima dello scioglimento finale che riconcilia tutte le contraddizioni, le ricerche dell’autorità di polizia, gli affannosi inseguimenti. Due case due mariti, un’infinità di verità per la protagonista il cui strumento di lavoro, un taxi giallo, campeggia come pittoresca icona fuori dal teatro. Scelta inevitabile per capodanno e per chi vuol essere lieto senza farsi troppe domande sull’impegno. Autentico divertissement, quasi per famiglie e senza maliziosi ammiccanti erotici. Ci sono passati Panelli, Quattrini e Brochard in quasi quaranta anni di sviluppi dalla prima mondiale. Una funzionale scenografia fa da spettatrice ai metaforici tripli salti mortali di una tassista che ovviamente non vediamo mai lavorare ma che si è divisa i turni per sottoporsi a un’estenuante turn over bi-matrimoniale nella divisione logistica tra due case a specchio L’altra mano esperta dietro le quinte è quella della regista Chiara Noschese che rivedremo volentieri come attrice e performer.

data di pubblicazione:28/12/2023


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IL COMPLEANNO di Harold Pinter

IL COMPLEANNO di Harold Pinter

con Maddalena Crippa, Alessandro Averone, Gianluigi Fogacci, Fernando Maraghini, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno, regia di Peter Stein, traduzione di Alessandra Serra, scene Ferdinand Woegerbauer, luci AndreaViolato

(Teatro dell’Unione di Viterbo, 22 dicembre 2023, poi in tournèe in tutta Italia)

Una efficace ripresa di un Pinter “giovane”, fortemente influenzato a 27 anni da insolite atmosfere kafkiane. La ricetta base di un teatro funzionale: un quieto avvio e poi improvvise deflagrazioni, strappi di un racconto inconsueto e un po’ ipnotico. Quale sarà il terribile segreto del deraciné ospite di due ingenui pensionandi?

Il combinato disposto Crippa/Stein è oltremodo stuzzicante per un Pinter ancora non al meglio della propria produzione. Si snodano due tempi di disomogenea durata per l’aggrovigliata matassa della trama. I due ospiti, che piombano e turbano la quiete di una dimora inglese vicino al mare, quale turbativa verranno a portare? Una festa di compleanno, all’insaputa del festeggiato, si rivela una notte di tregenda dipana misteri oltre che complice di una violenza sessuale. Non si può facilmente sceverare il bene dal male, l’apparente sanità mentale dalla pazzia. Nel mood anglosassone una festa è soprattutto prendersi una solenne ciucca. E nell’alcool vengono fuori insieme verità e peggiori istinti in una sorta di sabba o resa dei conti. Il senso della minaccia, del regolamento dei conti con un oscuro e mai rivelato passato è immanente. Domina l’oscurità, il sottotesto non detto. Il perdente deve fare i conti con una giustizia ioneschiana. Perché nulla è chiarito, tutto sfuma nell’indistinto. Al gioco deve partecipare lo spettatore con le sue risposte, sfruttando i sottintesi e gli ammiccamenti del testo in un versione molto rigorosa. La Crippa è double face, passando una stazzonata casalinga a una charmante lady ancora capace di irretire i soggetti maschili. Sei attori assortiti in un’efficace empatia attoriale di gruppo. L’atmosfera fuori dal tempo ci fa dimenticare che la piece risale al 1958.

data di pubblicazione:24/12/2023


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