LO STRANIERO di François Ozon, 2026

LO STRANIERO di François Ozon, 2026

Seconda versione cinematografica dall’omonimo romanzo di Albert Camus. Dopo il primo adattamento, diretto da Luchino Visconti nel 1967, si cimenta nell’impresa Ozon, presentando la sua trasposizione all’ultima edizione del Festival di Venezia. Da un testo a dir poco enigmatico, sin da subito viene delineata la figura complessa del protagonista…

Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so. Con questo lapidario incipit Albert Camus dà avvio al suo romanzo e così inizia anche il film di François Ozon, oramai ben noto regista francese. Un raro esempio in cui la sceneggiatura si adatta perfettamente al testo originario, lasciando pochi margini all’invenzione. La storia si concentra esclusivamente sul protagonista Meursault, cittadino francese che vive ad Algeri. Impiegato presso un ufficio governativo, vive la sua vita in uno stato di indifferenza verso il mondo, in un grigio conformismo. Il giovane è concentrato su sé stesso e rimane insensibile alla notizia della morte della madre, da tempo abbandonata presso un ospizio. Un giorno, dopo un litigio senza apparente motivo, ucciderà un arabo e così si inizierà contro di lui un processo kafkiano dove verrà riconosciuto colpevole.

In ogni sequenza, in maniera del tutto didascalica, il regista intende delineare la specificità dell’individuo e il vuoto esistenziale che risulta caratterizzare la sua condizione. Una percepibile solitudine in un mondo che risulta sempre più estraneo se non addirittura ostile. Ottima l’interpretazione di Benjamin Voisin, nel ruolo del protagonista, che riesce a concentrare su di sé l’attenzione. Un volto interessante da nouvelle vague, sia per la fotografia sia per la scelta di girare in bianco e nero. Molto indovinata anche l’ambientazione, in una Algeri assopita e rassegnata sotto la dominazione francese, ma che mantiene ancora intatta la sua essenza magrebina. Ozon riesce a confezionare un film di buon livello e molto curato nei dettagli, interpretando appieno il pensiero filosofico di Camus. Lo scrittore vuole fare di Meursault un uomo responsabile delle proprie azioni che non accetta alcun condizionamento esterno, tanto meno quello della religione.

Lo straniero non può certo essere interpretato come un manifesto dell’esistenzialismo, ma sicuramente ne mette in risalto l’aspetto nichilista proprio di quella corrente di pensiero. Il protagonista è un soggetto estraneo che vive tra estranei, incapace di esprimere ogni tipo di affetto e privo di ogni apparente sensibilità. Un film sicuramente interessante, anche se di non facile lettura, con l’unica pecca di essere troppo aderente al romanzo. Lo studio dell’uomo da un punto di vista esclusivamente soggettivista, incapace di percepire la realtà e oppresso da un senso di distacco dal mondo. Un esperimento cinematografico riuscito anche perché porta la firma di un regista di grande e riconosciuto talento cinematografico.

data di pubblicazione:07/04/2026


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MALAVIA di Nunzia De Stefano, 2026

MALAVIA di Nunzia De Stefano, 2026

Secondo film con la regia di Nunzia De Stefano, napoletana doc che ha già collaborato in importanti film diretti da Matteo Garrone. Un attento esame della periferia degradata di Napoli, tra malavita e rispetto dei codici d’onore dove ogni sgarro dovrà essere ripagato a caro prezzo…

La storia drammatica di Sasà, un ragazzo napoletano di tredici anni dotato di un grande talento musicale. Aspira a diventare un rapper famoso per permettere alla giovane madre single una vita più agiata. Con l’aiuto di Yodi, anche lui con la passione per l’hip hop e già un mito nell’ambiente musicale partenopeo, Sasà scrive il suo primo pezzo. Il rap è dedicato alla madre Rusè con la quale ha un rapporto intenso che spesso sfocia in una gelosia possessiva.

Dopo essersi scontrato con la realtà cinica del mondo della musica, disilluso da tutto, cede alla criminalità pur di raggiungere il suo obiettivo. Si troverà coinvolto nello spaccio della droga e si vedrà scoperto dalle autorità, rischiando così di essere obbligato a vivere in una casa-famiglia. Sasà sprofonda così in una forte depressione e soltanto l’intervento di Yodi riuscirà a far breccia nell’animo del ragazzo facendogli ritrovare l’entusiasmo che aveva perduto. La regista affronta un tema molto collaudato che riguarda la situazione dei ragazzi napoletani, tutti con buoni propositi ma spesso coinvolti nella malavita organizzata. Il film quindi ricalca alcuni cliché che, nel bene e nel male, caratterizzano la città e i suoi abitanti. Sembra così rinato un neorealismo che affronta il tema della povertà e delle situazioni estreme. Elemento catalizzatore risulta ancora una volta il sentimento che unisce e che addolcisce qualsiasi questione di malaffare.

Malavia ha Mattia Francesco Cozzolino, Daniela De Vita e Junior Rodriguez come attori principali, tutti non professionisti che hanno recitato bene la loro parte. Se da un lato le riprese riescono perfettamente a cogliere l’essenza dei fatti, tuttavia la sceneggiatura pecca di superficialità. Si ripetono le solite dinamiche che non riescono più a impressionare lo spettatore. Napoli oramai si identifica con la sua periferia dove degrado e corruzione sembrano dominare esclusivamente la scena. Un film quindi che ha del vero, ma che non dice nulla di nuovo usando un linguaggio espressivo già visto. L’interpretazione verace dei giovani attori è fuori discussione ma non è sufficiente a modificare l’esito finale del film. Sembra piuttosto una ripetizione di formule già note più che una vera originalità cinematografica. La regista dimostra di avere delle potenzialità ma sembra frenata da una sceneggiatura che non sfrutta le sue capacità e sicuramente penalizza la sua creatività. Il film è stato presentato in anteprima all’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.

data di pubblicazione:02/04/2026


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CHOPIN, NOTTURNO A PARIGI di Michal Kwieciński, 2026

CHOPIN, NOTTURNO A PARIGI di Michal Kwieciński, 2026

Nel 1831, all’età di 21 anni, Frédéric Chopin lascia la famiglia a Varsavia e si trasferisce definitivamente a Parigi. Ormai pianista e compositore di indiscusso successo, gode il favore di tutta l’aristocrazia francese e persino della corte reale. Le sue sonate per pianoforte, che caratterizzano per eccellenza lo stile romantico, definiscono la sua musica come unica nel suo genere. Tormentato da una grave forma di tubercolosi, riuscì comunque a vivere una vita di divertimenti legandosi poi, per molti anni, con la scrittrice George Sand…

Per gli amanti della musica classica e, in particolare, della musica del grande Chopin questo film risulterà a dir poco sorprendente. Originale è infatti la maniera con la quale il regista e sceneggiatore polacco Kwieciński racconta degli ultimi anni di vita del suo connazionale. Il compositore, celebre per i suoi notturni e per le mazurche dal sapore squisitamente popolare, morì giovane di tubercolosi, malattia al tempo incurabile. Ecco che il regista pone l’accento su due fattori fondamentali che accompagnano l’intera narrazione. Il rapporto costante di Chopin con la morte e quello con la musica, per lui unica ragione di vita e di gratificazione personale. Chopin sa dissimulare bene la sua pena e la musica gli dà la forza necessaria per vivere e godere dei privilegi che Parigi può offrirgli.

Il regista vuole così dimostrare come l’anima del compositore sia stata contesa dalla Morte e dalla Musica, senza che nessuna delle due abbai mai ceduto. L’interpretazione dell’attore polacco Erik Kulm è sorprendente. Si identifica perfettamente con il personaggio riuscendo ad esprimere una vena ironica ma malinconica, un carattere libertino ma anche delicato, a tratti persino femmineo. Tutti elementi che trovano perfetto riscontro nelle sue stesse composizioni. Il film, curato in ogni minimo dettaglio è quindi il ritratto autentico di un uomo ammirato dagli uomini e adorato dalle donne. Lui stesso consapevole che la cosa più importante della sua vita è la musica. Anche i più appassionati melomani impareranno molto da questo film.

Nonostante Chopin, come altri compositori, sia stato influenzato dalla musica del suo tempo, tuttavia il linguaggio compositivo adottato viene considerato come unico e insuperabile. Ecco perché Chopin, notturno a Parigi è alla fine un’sperienza coinvolgente che unisce una rigorosa ambientazione storica a un’ottima informazione musicale, accessibile a tutti. Uno Chopin inedito che mostra di sé un’eleganza e una ricercatezza estrema accompagnate da una spregiudicata voglia di vivere in ogni possibile istante. Una riflessione profonda sul senso della vita stessa quando si intreccia con la presenza costante della morte. Un rimbalzare continuo tra musica e mondanità sullo sfondo di una Parigi in piena rivoluzione e trasformazione sociale.

data di pubblicazione.25/02/2026


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WHISTLE – IL RICHIAMO DELLA MORTE di Corin Hardy, 2026

WHISTLE – IL RICHIAMO DELLA MORTE di Corin Hardy, 2026

Chrys, angosciata dai sensi di colpa per la tragica morte del padre, si trasferisce in una nuova città a casa del cugino Rel. Entrambi frequentano lo stesso istituto essendo coetanei. Il primo giorno di scuola la ragazza trova nel suo armadietto uno strano oggetto. Si tratta di un antico fischietto azteco che se usato evoca la morte di coloro che ne hanno udito il suono. Durante una festa tra compagni, qualcuno per sfida commette l’errore di suonarlo senza sapere che così ha deliberato la fine di tutti i presenti…  

Corin Hardy sembra si sia specializzato nei film horror soprattutto dopo il successo di The Nun, film del 2018, spin-off appartenente alla saga The Conjuring. Le vicende riguardano un gruppo di liceali alle prese con un oggetto misterioso di cui sconoscono all’inizio gli effetti distruttivi. Si nota un plot per diversi aspetti scontato e in verità utilizzato in decine di film dello stesso genere. Ci si chiede allora quale sia il vero motivo che abbia spinto il regista a realizzarlo. Sicuramente l’idea di dimostrare quanto sia fragile la nuova generazione degli adolescenti di oggi, con le loro dipendenze e le loro irrisolutezze. Nel film troviamo infatti un gruppo di compagni di scuola che vivono nel quotidiano i propri conflitti.

Loro malgrado si troveranno uniti ad affrontare la morte che li fagociterà uno alla volta dopo essere stata evocata. Nella realtà l’oggetto misterioso esiste veramente e si tratta di un feticcio azteco utilizzato nei riti tribali per accompagnare le anime nell’aldilà. In questo intreccio alquanto complicato ci sarà spazio per evidenziare tensioni e gelosie, conflitti e coalizioni. Persino una piccola lovestory tra la protagonista Chrys (Dafne Keen) e la sua compagna Ellie (Sophie Nélisse). Il tutto condito dai soliti effetti speciali che accompagnano la comparsa della morte attraverso eventi sempre più catastrofici e sanguinari. Si ricalca quindi uno schema già noto che riguarda un gruppo di perseguitati che cercheranno in tutti i modi di rimanere in vita.

Secondo Hardy il terrore della morte è un’espediente per dimostrare quanto siano vulnerabili i giovani di oggi e quanto gli sia difficile affrontare la vita. Un film pretenzioso che di fatto non riesce in pieno a trasmettere un reale messaggio e che lascerà tiepidi gli amanti dell’horror. In conclusione risulta che il regista questa volta non abbia colpito nel segno, realizzando un film piatto e poco originale. Nel complesso tutto risulta deludente e lascia lo spettatore con un senso di “già visto”, senza alcun impatto emotivo. Positive le recensioni negli Stati Uniti, tuttavia resta da vedere come il film verrà accolto dal pubblico italiano e se riuscirà a catturarne l’attenzione.

data di pubblicazione:18/02/2026


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ORGASMO – Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso di Niccolò Fettarappa, 2026

ORGASMO – Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso di Niccolò Fettarappa, 2026

Regia di Niccolò Fettarappa, con Gianni D’Addario, Niccolò Fettarappa, Lorenzo Guerrieri, Rebecca Sisti. Una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Agidi, Sardegna Teatro

(Teatro India – Roma, 3/15 febbraio 2026)

Una coppia in crisi si trova blindata in camera e deve affrontare i problemi legati al lavoro e alla sopravvivenza. Fuori la società è invasa da orsi che invadono gli spazi e cercano di risvegliare le pulsioni sessuali sempre più affievolite degli umani. Intanto la Commissione Europea ha stabilito che nel settembre del 2030 ci sarà l’ultimo orgasmo. Il sesso verrà abolito e ci si dovrà dedicare solo ed esclusivamente al lavoro e alla produttività…

Non manca certo di originalità il testo di cui è autore, regista e interprete Niccolò Fettarappa (Roma,1996). Non solo come scrittore, ma soprattutto per i suoi vari lavori teatrali ha già ottenuto numerosi riconoscimenti. Orgasmo, in questi giorni in scena al Teatro India, si presenta da subito con un preciso atteggiamento provocatorio, ironico e persino irriverente. Dialoghi surreali e quasi demenziali accompagnano questa satira rivolta alla società di oggi che richiede agli individui un sempre maggiore impegno lavorativo, ossessivo e disumanizzante. Tutto ciò sta portando all’abbattimento di ogni pulsione erotica. Persino le istituzioni europee sanciscono che si dovrà, in un futuro oramai prossimo, interrompere ogni attività sessuale per dedicarsi esclusivamente a una maggiore produttività.

Tra esilaranti gag lo spettatore viene stimolato a prendere coscienza di quanto stia realmente accadendo in questo mondo dove l’impensabile diventa realtà quotidiana. Un telefono ogni tanto squilla. Dall’altra parte è Ursula che ricorda le disposizioni impartite riguardo al lavoro che dovrà essere al primo posto nella vita dei singoli cittadini. La società di oggi richiede prestazioni sempre più efficienti, una maggiore concentrazione che porta però ad uno stress emotivo senza ritorno. Tutto ciò a discapito della vita interiore personale e della sfera sessuale che rimane frustrata e annientata. Fettarappa conferma con questo suo ultimo lavoro l’intenzione di far prendere coscienza dei pericoli verso cui andiamo incontro.

Ogni individuo è soggetto a regole prive di ogni logica che risultano così invasive della propria sfera personale. Dietro un atteggiamento spregiudicato, il regista affronta invece con coraggio tematiche profonde e universali, rivelando la sua vera essenza. Il numeroso pubblico in sala ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo e partecipazione riconoscendo la sua serietà e nello stesso tempo originalità. Gli attori, accompagnati da una lanterna, vanno alla ricerca di qualcuno che dal cimitero del sesso abbai voglia di ritrovare la gioia di vivere. Nasce così la speranza che si possa riprendere possesso del proprio corpo e dei piaceri che ne possono derivare.