Ventisette anni dopo Garage Olimpo, il regista e sceneggiatore italo-cileno Marco Bechis torna a scavare nelle ferite mai rimarginate della dittatura argentina degli anni Settanta. Il film, presentato in concorso all’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si configura come l’ideale e doloroso seguito di un discorso sospeso. Bechis fa solo un breve accenno agli spazi asfissianti in cui venivano rinchiusi gli oppositori al regime. Si concentra piuttosto su un sopravvissuto e sulla sua testimonianza in un’aula del Tribunale di Buenos Aires, trent’anni dopo…
Nella storia troviamo la figura tormentata di Mariano Guerra, medico torinese, che durante gli anni della dittatura si trovava a militare clandestinamente proprio in Argentina. Il giovane venne sequestrato e rinchiuso nel famigerato Garage Olimpo dove fu sottoposto a violenze di ogni genere. Il Mariano di oggi è una persona angosciata che deve affrontare la sua tragedia e soprattutto superare il rimorso morale che lo affligge. Trent’anni prima era riuscito a salvare la propria pelle dopo due anni e quattro mesi di prigionia, arrivando a vendere ai carnefici i nomi di alcuni compagni. La sua ferita più profonda è stata quella di essere stato costretto a collaborare da studente in medicina con l’équipe medica di quel lager.
Proprio nel 2008 il protagonista viene convocato a Buenos Aires per testimoniare contro i suoi aguzzini, pretesto per riaprire delle ferite mai rimarginate. Un’ occasione per resettare un trauma psicologico, oltre che fisico, che ha condizionato da sempre la sua coscienza umana. A dare un corpo e un’anima a questa figura martoriata da un passato così ingombrante troviamo un Adriano Giannini di una bravura disarmante. Capace da solo di reggere sulle proprie spalle il peso drammatico di una performance eccezionale, fatta di silenzi e di sguardi carichi di angoscia. Marco Bechis, che lo ha scelto, dimostra una straordinaria sensibilità civile e poetica nel riportare alla memoria i drammatici eventi del 1976, di cui lui stesso fu vittima.
L’ottima riuscita del film riguarda l’interpretazione di Giannini che impersona un individuo lacerato dai rimorsi, dalla sete di vendetta e da un desiderio di giustizia. Tale groviglio emotivo lo accompagnerà sino alla deposizione finale in cui il protagonista troverà la forza di guadare finalmente in faccia la sua realtà. I due Mariano, quello segnato dal tempo e quello cristallizzato nel trauma della dittatura, si guardano finalmente negli occhi a viso aperto, in un commovente ricongiungimento con la propria identità.
data di pubblicazione:21/09/2026
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