ROBIN HOOD – IL PREZZO DEL SANGUE di Michael Sarnoski, 2026

(Particolare locandina ufficiale da cartella stampa)

Anno Domini 1247. Nella brumosa campagna inglese e lontano da Sherwood, che lo aveva visto eroe leggendario, Robin Hood si aggira silenzioso. La sua figura ancora vigorosa, nonostante il peso degli anni, rispecchia il grigio dei luoghi circostanti. Figura come quella di un animale che sa di essere braccato e che vuole mimetizzarsi per trovare una via di salvezza. Questa è l’immagine che il regista americano Sarnoski affida a Hugh Jackman, un’immagine inconsueta, lontana dai canoni classici costruiti intorno al personaggio…

La storia insegna che l’uomo, da sempre, ha bisogno di inventarsi miti, di costruire leggende che servano da esempio per stimolare le buone azioni. Robin Hood è stato così tramandato e ora questo film dimostra che forse non era proprio vero quello che si diceva di lui. Prossimo alla fine, il sanguinario ribelle confessa a sé stesso le sue colpe. Il racconto costruito su di lui è totalmente falso e frutto dell’immaginazione della gente comune, bisognosa di creare un’immagine che possa riscattarla dalle angherie. Lo spettatore rimane sorpreso dal dover ribaltare le proprie convinzioni per scoprire che l’eroe riconosciuto da tutti non è un eroe. Un uomo tormentato che deve far bene i conti con la propria coscienza e con il proprio fallimento. Robin Hood ammette di aver ucciso non solo uomini rivali, ma anche donne e bambini solo per il gusto della violenza, senza un vero perché.

Ferito a morte viene portato da uno dei suoi vecchi compagni di scorribande in un monastero gestito da una giovane e misteriosa badessa (Jodie Comer). La donna si prenderà cura di lui e lo riporterà pian piano in vita. All’uomo, oramai segnato dal tempo e dalle cicatrici, non rimane altro che lasciarsi andare alla propria catarsi, al pentimento per il peso dei propri crimini. Un ravvedimento che sia pur tardivo lo potrà redimere e lo porterà a diventare più umano e più sensibile verso gli altri e la natura. Interpretazione grandiosa quella di Hugh Jackman che ha saputo bene interpretare la figura di un uomo ancora possente e combattivo. Tuttavia anche cosciente di aver ancora poco tempo a disposizione per fare qualcosa che riscatti la sua figura e il suo passato.

Sarnoski interpreta bene le situazioni e soprattutto mostra coraggio nel voler sfatare un mito leggendario per riportarlo ad una storia dai contorni incerti. Del resto il cinema è anche ricostruzione di fatti: vive della libertà di reinterpretare miti e leggende, trasformandoli in immagini capaci di parlare al presente. Allontanarsi dalla storia o dal mito non significa necessariamente tradirli. Spesso è proprio in quella distanza che un bravo regista trova lo spazio per creare un immaginario nuovo, più evocativo e sorprendente. Questo è il suggerimento per poter apprezzare appieno il nuovo, sorprendente Robin Hood. Da tener ben presente che questa rilettura del mito da parte del giovane regista è pur sempre uno straordinario atto creativo.

data di pubblicazione:11/08/2026


Scopri con un click il nostro voto:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.



Altri post di Antonio Iraci:


Ricerca per Autore:



Share This