YELLOW LETTERS di Ilker Çatak, 2026

(Foto privata particolare locandina)

Nato a Berlino, ma di puro sangue levantino, il quarantenne Ilker Çatak, firma la regia di un film dalla doppia faccia. L’idea non è certo ambivalente, anzi tutt’altro. Da un lato affronta le dinamiche di una normale famiglia borghese di Ankara. Derya è una attrice teatrale di successo, Aziz è un drammaturgo e docente universitario, entrambi impegnati con le intemperanze adolescenziali della figlia Ezgi. Di contro il regista imbastisce una storia in cui emerge con chiarezza il rigore turco attuale e la repressione culturale imposta dal regime…

Çatak, in pochissimi anni, è diventato un nome di punta tra i più apprezzati nel panorama cinematografico internazionale. Nel 2024 con La sala professori ha rappresentato la Germania agli Oscar per il miglior film in lingua straniera, entrando nella famosa cinquina dei finalisti. Con Yellow Letters ha vinto l’Orso d’oro alla Berlinale di quest’anno. In entrambi il regista affronta temi delicati in cui prevale il proprio impegno sociale e politico. In particolare, in quest’ultimo film ambientato in una Turchia dei giorni nostri, emergono i problemi legati alle manifestazioni d’insofferenza contro uno stato assolutista. Le benché minime tracce di una pallida democrazia sono pressocché minacciate da un regime che non ammette oppositori.

I protagonisti della storia, Derya e Aziz (Özgü Namal e Tansu Biçer) sono del tutto inconsapevoli delle conseguenze della loro pièce teatrale. Rappresentata con successo, ha infatti scatenato l’ira della censura e addirittura portato al loro licenziamento in tronco. Queste spiacevoli e disarmanti notizie vengono recapitate tramite buste gialle, da cui il titolo piuttosto colorito. Çatak, probabilmente perché impossibilitato a girare in Turchia, fa diventare Berlino Ankara e Amburgo Istambul, quasi a contrapporre idealmente due città completamente agli antipodi. Antitesi tra democrazia e dittatura. La famiglia dovrà lasciare la sua città e trasferirsi a Istambul, per rifarsi una vita nuova in attesa di riprendere quella vecchia.

In Yellow Letters le tensioni all’interno della coppia si ripercuotono sulle dinamiche familiari soprattutto nei confronti della figlia tredicenne Ezgi (Leyla Smyrna Cabas). La ragazza attraversa una crisi esistenziale tipica della sua età. Un film che osserva contemporaneamente il mondo esteriore e interiore dei singoli personaggi, il loro impegno culturale e politico ma anche la loro fragilità intima. Uno sguardo attento di chi guarda da lontano le problematiche del suo paese d’origine traendone le debite considerazioni. Una regia sensibile che sicuramente lascia il segno, che affronta i problemi del quotidiano e dei disagi imposti da un regime autoritario e senza scrupoli. Ben meritato il riconoscimento alla Berlinale 2026, un riconoscimento che non va solo al regista ma all’intero cast e alla fotografia curata da Judith Kaufmann.

data di pubblicazione:10/06/2026


Scopri con un click il nostro voto:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.



Altri post di Antonio Iraci:


Ricerca per Autore:



Share This