(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Lettonia, Unione Sovietica, 1964. Ulya è una ragazza straordinaria, nel senso che non è ordinaria, visto che è alta più di due metri. Lavora nella fattoria di famiglia e preferisce stare in mezzo agli animali facendo lavori pesanti, più adatti ad un uomo. Non ama confondersi con le altre ragazze che la guardano con soggezione proprio per il suo carattere schivo e soprattutto per la sua mole gigantesca…
Ultima prova del regista lettone Viesturs Kairišs, presentato al Festival di Cannes nella Sezione Un Certain Regard e ora alla Festa del Cinema di Roma. Con Ulya torna al rigore espressivo del bianco e nero per raccontare le origini e poi il trionfo di Ulyana Semjonova, leggendaria campionessa di basket. Recentemente morta all’età di 73 anni, ha ispirato l’attore Kārlis Arnolds Avots che l’ha voluta lui stesso interpretare dopo aver messo mano anche alla sceneggiatura. La ragazza con la sua straordinaria statura attira l’attenzione degli allenatori sportivi del regime sovietico che vedono subito la possibilità di farne una icona sportiva.
Ulya viene strappata dalla sua vita normale per essere allontanata dalla famiglia, costretta a destreggiarsi con un pallone contro la propria reale volontà. Il film mette sapientemente in risalto il lacerante conflitto interiore della ragazza e il dramma della sua identità negata. Lo sport diventa così una gabbia, un dovere politico e sociale che approfitta della diversità fisica della protagonista. L’ascesa sportiva, che la porterà a diventare una campionessa olimpionica, è trattata dal regista con uno stile molto sobrio. Cerca di accentuare la solitudine di una giovane donna che lotta per trovare un posto nel mondo che non sia solo quello stabilito dagli altri.
Ulya non è solo il biopic di un’atleta, ma diventa una riflessione profonda proprio sui limiti del corpo. Rappresenta anche la nostalgia delle proprie radici capace di dare dignità alla fragilità. La fotografia gelida di Kairišs inquadra paesaggi innevati dove sembra che la vita sia scomparsa o inaridita in un deserto di ghiaccio. Questa desolazione visiva rispecchia fedelmente l’animo della ragazza, incapace di relazionarsi con la spensieratezza delle sue coetanee. Un film grigio ma non cupo, difficile ma non negativo, destinato a un pubblico particolare che ama andare in profondità nei sentimenti. Si potrà così cogliere la bellezza anche in un’anima che soffre un disagio inesprimibile.
data di pubblicazione:22/10/2026







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