Riaffrontare un capolavoro della letteratura e della cinematografia è un’operazione che comporta sempre un margine di rischio elevato, sospesa com’è tra la necessità di rinnovamento e la trappola del confronto impietoso. La nuova trasposizione di Ragione e Sentimento, firmata da Giorgia Oakley e scritta da Diana Reid, raccoglie questa sfida con un approccio fresco, slegandosi dall’impostazione museale per restituire una dinamica generazionale vibrante e attuale.
La forza principale dell’opera risiede in particolare nella scelta di ridefinire le coordinate emotive del rapporto tra le sorelle Dashwood, unite dall’attualissimo concetto di sorellanza. L’Elinor incarnata da Daisy Edgar–Jones è il vero perno magnetico del racconto, una figura tratteggiata con garbo ed eleganza, capace di essere autentica senza cadere nelle trappole del melodramma. Al suo fianco, la Marianne di Esmé Creed-Miles, porta una passione febbrile e viscerale. La regia sceglie intelligentemente di non trattare Elinor come la sorella inflessibile destinata ad impartire una lezione alla minore, bensì di puntare su una simbiosi affettiva, in cui le due visioni del mondo si compenetrano a vicenda.
In questa struttura si inserisce un impianto visivo di indubbia bellezza. La fotografia di Arnaud Potier gestisce gli spazi ed i paesaggi come specchio delle tensioni sociali ed economiche che attanagliano la famiglia dopo la perdita del patrimonio paterno.
Il cast di supporto, che vede figure del calibro di Caitrìona Balfe nei panni della madre e Fiona Shaw in quelli dell’invadente Mrs. Jennings, garantisce spessore e tempi drammatici calibrati.
Però, a fronte di tanta maestria formale, lungo le sue oltre due ore di durata, il film sembra costantemente in bilico tra il desiderio di offrire una rilettura moderna del classico e il timore di staccarsi dal solco della tradizione in costume. Ciononostante, l’adattamento si dimostra un’opera stimolante, dotata di interpretazioni di livello e di una fattura tecnica impeccabile. Si tratta di un film che riesce a fare respirare il testo di Jane Austen con occhi contemporanei, ma che, a mio avviso, non riesce ad emozionare come la più celebre ed immortale trasposizione del 1995 di Ang Lee.
data di pubblicazione:21/10/2026
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