(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Nel 2003 Kasia Smutniak raggiunge la regione del Mustang insieme al suo compagno Pietro Taricone. Con loro c’è una piccola videocamera, destinata a diventare molto di più di un archivio di ricordi. Le immagini di quel viaggio, ritrovate a distanza di anni dalla figlia Sophie, che sarà anche la voce narrante del film, restituiscono la spontaneità di un amore, la leggerezza di due giovani che scoprono il mondo e l’imprevedibilità di un futuro ancora tutto da immaginare. Sette anni dopo, la morte di Taricone spezza la continuità di quella storia, ma non cancella ciò che i due avevano immaginato di fare.
Nel 2016 nasce, infatti, una scuola a Ghami, per offrire ai bambini della regione la possibilità di studiare senza dovere lasciare le proprie famiglie. È qui che il film trova il suo centro più interessante, nel passaggio dal ricordo all’azione, dall’intimità di un dolore alla possibilità di trasformarlo in qualcosa che appartenga anche ad altri. Non una consolazione confezionata per il pubblico, ma un tentativo concreto di dare continuità a ciò che la morte ha interrotto.
Il nucleo emotivo più intenso e commovente del documentario è inevitabilmente quello legato alla presenza di Taricone. Eppure la Smutniak non ne fa uno strumento per strappare facilmente una lacrima. Le immagini che lo riguardano sono poche e calibrate, sebbene la sua figura attraversi il film da parte a parte, ma nella loro disarmante naturalezza, ne restituiscono la vitalità, rendendo ancora più dolorosa la consapevolezza dell’assenza.
Il Mustang, con i suoi paesaggi minerali, le montagne austere e i villaggi sospesi tra isolamento e cambiamento, non fa semplicemente da sfondo a questa vicenda. È una presenza che modifica lo sguardo, suggerendo un rapporto con il tempo e la felicità diverso da quello a cui siamo abituati, pur con la modernità che avanza e le comunità che mutano. La bellezza, insomma, non mette al riparo dalla realtà e dalle sue contraddizioni.
Mustang vuole racchiudere tanti livelli – il legame privato, l’impegno sociale, l’impatto del progresso su una cultura millenaria – e talvolta si rischia la dispersione. In alcuni passaggi la priorità all’autoritratto personale mette in secondo piano le voci della comunità locale, ma proprio in questo cortocircuito tra sincerità assoluta ed imperfezione, il film trova la sua cifra più autentica, regalandoci un’opera viva e toccante.
data di pubblicazione:20/10/2026





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