LE FANTOM DE L’OPERA (L’AMORE IMMORTALE) di Alexandre Castagnetti, 2026

(Immagine-ufficiale-Festa-Cinema-Roma-2026-Foto-di-Sergio-Strizzi)

(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)

Ci sono storie che sopravvivono a tutte le epoche perché custodiscono paure e desideri universali. Il Fantasma dell’Opera, nato dalla fantasia di Gaston Leroux nel 1910, che ha come fulcro l’essere amati oltre ogni limite, è una di queste. Con L’amore Immortale (Le Fantome de l’Opéra), Alexandre Castagnetti ne propone una rilettura contemporanea, che sposta il baricentro dall’orrore gotico al sentimento, trasformando un mito oscuro in una storia d’amore soprannaturale.

Al centro c’è Anastasia, giovane ballerina interpretata da Deva Cassel, che conquista un posto nel corpo di ballo dell’Opera Garnier di Parigi. Il suo ingresso in questo universo non è soltanto un inizio di carriera, ma è l’accesso a un mondo regolato dalla disciplina, dalla competizione e dall’ossessione per la perfezione. Qui, durante le prove di L’Orpheus, opera avvolta da una fama sinistra, la ragazza incontra Ernest, un misterioso pianista legato al segreto del fantasma.

Deva Cassel, figlia d’arte, qui alla sua prima vera prova da protagonista, ha una bellezza magnetica e il film un’indubbia seduzione visiva. Il regista sfrutta al massimo l’impatto architetturale dell’Opéra e Deva si muove con grazia in questo limbo estetico. Tuttavia la sensazione di fondo è che ci sia un’eccessiva patinatura. Forse nel tentativo di parlare alle nuove generazioni, il testo, rispetto all’originale, pecca di forza e la suspense cede il passo ai luoghi comuni del dramma romantico contemporaneo. Il fantasma perde buona parte della sua carica spaventosa per trasformarsi nell’archetipo del bello e maledetto, a uso e consumo di un certo tipo di pubblico. E la relazione tra Anastasia ed Ernest fatica a raggiungere quella profondità emotiva che dovrebbe renderla irresistibile.

L’Amore Immortale resta così un’operazione affascinante nelle intenzioni, perfettamente confezionata per appagare l’occhio, ma che non riesce a trasformarsi in autentico coinvolgimento. Dove ci si aspetterebbe il brivido dell’ignoto e la vertigine dell’ossessione, rimane soprattutto una favola di maniera, magari affascinante, ma troppo timorosa di mostrare la vera mostruosità del cuore.

data di pubblicazione:18/10/2026







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