Due interpreti eccezionali per due ruoli eccezionali in un film dalla sceneggiatura brillante e dalla regia dinamica ed incisiva. Un racconto ironico, impietoso e commovente. Una Black Comedy che marcia sicura verso i prossimi Oscar!
Con Wild Horse Nine lo sceneggiatore e regista McDonagh si conferma come uno degli autori più interessanti nello scenario cinematografico. Sulla scia di In Bruges e de Gli Spiriti dell’Isola torna ad affrontare i temi a lui cari. Amicizia consolidata e contrastata fra uomini disillusi dalla vita. Rapporti articolati fra complicità e tolleranza. Confronto con la propria coscienza fra cinismo, rimorsi tardivi, malinconia e senso della fine.
Non siamo più nella cittadina delle Fiandre né nell’isolotto vicino all’Irlanda ma in un’isola sperduta nel Pacifico: l’Isola di Pasqua.
È il 1973, la vigilia del Golpe cileno. Una coppia di operativi della CIA, amici da tempo, si reca nell’isola per riposarsi e per ben altri motivi. Il più anziano è un po’ fuori di testa, malato terminale, morfinomane e con un principio di Alzheimer sta lavorando alle sue memorie. Il più giovane lo accompagna come amico ma anche come sorvegliante. L’isola con la sua dimensione quasi metafisica e fuori dal Tempo, disseminata di Moai e attraversata da mandrie di cavalli si trasforma in uno splendido terzo protagonista. Un microcosmo che fa da specchio ai sentimenti e porta i due Antieroi a riflettere ed a confrontarsi con i propri tormenti personali.
McDonagh ama il tragico insito in ogni uomo ma controlla con mano ferma le storie, i personaggi e gli attori ed evita di scivolare nel mélo. Dopo i minuti introduttivi il film prende il suo ritmo ed il regista gioca abilmente con le piccole e le grandi storie, il cinismo politico americano, i generi e le emozioni. Un vero fuoco d’artificio: dialoghi pungenti, battute ciniche, satira politica, manipolazioni, colpi di scena, rimorsi e grande bravura recitativa. Un’atmosfera di crescente paranoia, nostalgia e malinconia. Quasi un bilancio sulla Vita che finisce. Una ricetta consolidata e di successo che però si affina di film in film e che centra nuovamente il bersaglio.
L’Autore disegna i suoi personaggi con precisione, si giostra fra registri narrativi diversi e fa convivere Humour e Malinconia. Una regia asciutta, elegante e rigorosa con un ritmo incalzante. I dialoghi sono rifiniti ed autentici. Vero cuore pulsante del film sono John Malkovich e Sam Rockwell. Il primo ha vinto la Coppa Volpi a Venezia ’26 ma il Premio sarebbe dovuto andare ad entrambi tanto sono bravi giocando all’unisono fra pause, sguardi e variazioni di tono. Li supportano caratteristi di valore come Steve Buscemi e Tom Waits.
Wild Horse Nine è un film altamente autoriale, divertente e malinconico che ci fa riflettere dietro al velo di cinismo sulla Realtà, sull’Amicizia e sui paradossi della Vita. Una Tragicommedia ricca di black humour, sostenuta dal talento del regista e da due interpreti che entreranno nelle nomination per i prossimi Oscar.
data di pubblicazione.04/11/2026
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