(21ª FESTA del CINEMA di ROMA 2026)
Tanto magistralmente diretto quanto potente nelle domande che pone. Tra dramma familiare e procedimento giudiziario il lavoro di Mongiu è una riflessione scomoda ed inquietante. Un film kafkiano, bello, asciutto, complesso e politico che confonde le nostre certezze ed alimenta i dubbi.
Palma d’Oro a Cannes’26 Mongiu si conferma come uno dei migliori registi ed acuti osservatori del malessere sociale contemporaneo. Cambiano i luoghi e le latitudini ma il suo Cinema è sempre lo stesso! Con Fjord il regista romeno ripropone infatti i temi tipici della sua filmografia: il conflitto fra tradizione e progresso, tra coscienza e realtà, tra valori ideali e ragione.
Lo fa osservando con sguardo freddo il destino di una famiglia rispetto ad un Sistema che dovrebbe invece tutelare i giovani. Lei è norvegese, lui è romeno. Sono appena arrivati dalla Romania per vivere e lavorare in una piccola cittadina in un remoto fiordo della Norvegia. Membri di una congregazione evangelica tradizionalista educano i loro 5 figli secondo principi educativi e religiosi molto rigidi. L’inserimento sociale sembra procedere bene pur con delle diversità comportamentali. La casuale scoperta di alcuni lividi sul corpo della figlia maggiore mette però in moto una sequenza di eventi. L’autorità di tutela dei minori procede all’immediato allontanamento dei figli ed avvia la procedura contro i due genitori per i loro sistemi educativi.
Da qui in poi il film cambia natura e lo studio dei comportamenti lascia il posto ad una indagine poliziesca, ad una evoluzione in un Court Room Drama in cui la burocrazia ottusa prevale sugli aspetti umani. I figli quasi scompaiono dal racconto cinematografico lasciando al centro della narrazione le istituzioni norvegesi ed i genitori che lottano per riaverli.
Questo è il nocciolo del film, la vera denuncia politica. Al di là dei presunti “maltrattamenti” si mette a fuoco un conflitto fra due culture europee. Fra una famiglia religiosa e tradizionalista e la società norvegese laica, accogliente e protettiva. La vera questione è divenuta sapere se i genitori sapranno allevare i figli secondo le regole locali cui ci si deve conformare. Così facendo Mongiu evidenzia quanto la xenofobia possa insinuarsi anche nelle migliori intenzioni. Anche una Società progressista nel momento che impone i propri valori diviene di fatto ella stessa pericolosa. Il regista non chiede allo spettatore di prendere posizione e non dà nessuna risposta. Così facendo Fjord acquisisce forza e diviene interessante. I due punti di vista si contrappongono. Nessuno dei due è però totalmente innocente. Quale è la frontiera fra i diversi valori culturali? Quale il confine fra maltrattamenti e modelli educativi tradizionali? Lo spettatore è lasciato libero di confrontarsi con le proprie certezze ed i propri dubbi.
Il cast tutto, contribuisce alla riuscita del film. I due protagonisti sono bravi e recitano con un registro sobrio, fatto di sfumature. L’estetica generale sublima e duetta con il paesaggio nordico innevato e con notturni nebbiosi in una splendida bicromia nei toni fra il bianco ed il blu.
Fjord è un grande momento di Cinema. Un temibile candidato per i prossimi Oscar. Un film affascinante ed inquietante ottimamente scritto e diretto da un Autore di grande talento.
data di pubblicazione:19/10/2026






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