da Antonio Jacolina | Giu 20, 2026
Diciamolo subito Fuze è un inaspettato gioiellino, una gran bella sorpresa in una programmazione ormai estiva. Un buon poliziesco, un Thriller gradevole, interessante, ben scritto, ben diretto e ben interpretato. Un Film di Rapina dal ritmo incalzante, fantasioso, conciso e coinvolgente.
Sembra quasi di essere in un film di Guy Ritchie dei tempi d’oro! David Mackenzie regista britannico apprezzato veterano del cinema d’azione ci offre questa volta un film più mainstream del suo solito evitando però con cura gli approcci iperspettacolari propri dei blockbuster americani. Il geniale spunto narrativo è l’operazione di disinnesco in un cantiere edile di Londra di una bomba inesplosa della Seconda Guerra Mondiale, il conseguente sgombero dell’intero quartiere ed il contemporaneo “colpo” di un gruppo di scassinatori nel caveau di una vicina banca. Tutto organizzato apposta?
Un avvio molto intrigante e ricco di tensione per un noir nervoso, serio ed originale dal ritmo incalzante tutto in crescendo che riserva poi parecchi colpi di scena fino ad un ottimo e coerente finale. Siamo ben oltre i soliti Heist Movie. Un lavoro efficace dal sapore un po’ polizieschi anni ‘70 e ’80 che consente di ritrovare il puro piacere di farsi coinvolgere in una vicenda spettacolare in cui il dopo rapina, tutto sul filo del gioco delle parti, cattura letteralmente lo spettatore in una corsa contro il tempo tenendolo con il fiato sospeso in una suspense credibile, continua e crescente.
Fuze è senza dubbio da vedere e godere con molto piacere. La trama è molto creativa, la messa in scena ben curata, la regia ha un’ottima padronanza della realizzazione fin nei dettagli ed il montaggio è rapido ed efficace. Il tutto concentrato in soli 97 minuti. Cosa ormai assai rara di questi tempi. Il cast poi è di alto livello con tre protagonisti che sembrano tutti immedesimarsi con piacere nei loro personaggi: Aaron Taylor-Johnson, Theo James (possibili futuri James Bond) e Sam Worthington.
Fuze è quindi senza alcun dubbio un lavoro ben riuscito, gradevole che soddisfa tutte le attese e risponde alle aspettative dello spettatore casuale e sicuramente a quelle degli appassionati del Genere cui apporta nuova linfa vitale. Una bella sorpresa, un film ingegnoso, ben filmato, ben raccontato e ben recitato. Anche questo è buon Cinema non solo divertimento.
data di pubblicazione:20/06/2026
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da Antonio Jacolina | Giu 18, 2026
Anche ai Francesi…”non tutte le ciambelle vengono con il buco”! Era meglio domani, presentato in anteprima ad aprile in occasione del Festival del Nuovo Cinema Francese e, non a caso, distribuito in sala solo ora ad inizio Estate, è una commedia molto leggera e popolare. Scientemente voluta come tale dagli autori e così costruita per piacere a tutti, all’atto pratico scontenta invece un po’ tutti perché risulta un film di non elevata raffinatezza, sottigliezza e originalità.
Il viaggio nel Tempo, pur se non originale è un ottimo filone cinematografico che può ben ispirare gli sceneggiatori, se bravi.
Lo spunto narrativo di Era meglio domani è assai semplice: una coppia normalissima di un paesino della Francia profonda, tradizionale e patriarcale del 1958 si ritrova per caso catapultata nella Francia caotica del 2025.
Per la sua opera prima la Millereau prova a sfruttare tutte le possibili opportunità di un confronto fra gli Anni ‘50 ed i giorni nostri. Insieme agli sceneggiatori cerca quindi di regalarci una commedia tanto assurda quanto potenzialmente comica che flirta con ben più illustri precedenti provando a fondere realtà ed irrealtà e ad accennare anche a temi non banali di attualità. L’emancipazione femminile, i nuovi valori sociali e sessuali, le innovazioni tecnologiche e la presa in giro di un certo maschilismo di provincia. La sceneggiatura alla lunga risulta però piuttosto debole. La regista per alimentare i toni della commedia prova a costruire una narrazione tutta giocata sugli equivoci ma tende ad abusarne troppo. Lo humour raffinato latita ed i toni si fanno presto farseschi a scapito della tensione narrativa generale. Il breve avvio nel 1958 è interessante e gradevole ma ben presto quando siamo nel 2025, il ritmo rallenta e perde efficacia. È evidente che il filo conduttore non riesce a trasmettere molta tensione. Si scivola quindi nella riproposizione di situazioni simili, prevedibili o poco divertenti. Una sequenza di cliché, di gag, di stereotipi e battute poco sottili. La recitazione è sopra i toni e talora quasi caricaturale.
Peccato! Il risultato non è del tutto all’altezza dei propositi e dà la sensazione di un lavoro che avrebbe necessitato di un po’ più di ambizione nella scrittura e nella realizzazione.
Era meglio domani poteva essere una di quelle belle piccole commedie popolari francesi di buoni sentimenti, garbata e spiritosa che giocava sulle tradizioni obsolete. Non riesce invece ad andare oltre un divertimento superficiale né a trasmettere molte emozioni o spunti di riflessione. Una commedia discreta, adatta per le calure estive e di cui poi ci si dimentica subito. Alla regista andrà offerta una prova d’appello.
data di pubblicazione:18/06/2026
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da Antonio Jacolina | Giu 4, 2026
A Roma apre un nuovo cinema! Un evento da festeggiare assolutamente!
Negli ultimi quindici anni Roma ha perso oltre il 70% dei suoi cinema. Nel 2010 erano ancora attive 147 sale. Nel 2025 (dati Cinetel) ne erano sopravvissute solo 44! Molto peggio di quanto avvenuto nel resto del nostro Paese che nello stesso arco di tempo è passato da complessivi 2713 cinema in attività a soli 1099 con una perdita di quasi il 60%. Una escalation negativa impressionante con gravi risvolti industriali, sociali e culturali soprattutto se ci si confronta con altri paesi europei.
Un evento quindi da celebrare doppiamente perché il nuovo cinema è in pieno centro storico (via dei Santi Apostoli) e perché è, in effetti, la rinascita di una sala storica. Il vecchio cinema Odescalchi poi dal 1961 Majestic. Erede del “Teatrino Odescalchi” realizzato nel 1914 nelle scuderie del palazzo dei principi Odescalchi fu ristrutturato come cinema nel 1932. Più volte rimodernato era una delle sale più eleganti, attrezzate e frequentate grazie anche all’ottima programmazione. La crisi del settore non risparmiò nessuno e fu costretto a chiudere alla fine degli anni ’80. Un caro estinto che è sopravvissuto senza troppo snaturarsi ai successivi diversi utilizzi e che oggi riesce a tornare a nuova vita. Uno spazio storico restituito ai romani.
La rinata struttura si chiamerà FCE (First Class Entertainment) MAJESTIC e coglie, come già segnalavamo nel 2024 Cinema di Parigi: Pathé Palace il nuovo cinema di Renzo Piano, quello che è ormai il nuovo trend di successo europeo nel settore. L’apertura di Sale Boutique, sale di lusso dotate di ogni comfort e supporto tecnologico ove valga la pena andare per godersi in pieno la Magia del Cinema in una total immersion audiovisuale e riviverne il mix di emozioni, piaceri e passioni. Luoghi eleganti, attrattivi, selettivi e tecnologicamente all’avanguardia ideali per i cinefili esigenti e per gli amanti dello spettacolo tout court.
L’FCE MAJESTIC è dunque un cinema dal volto nuovo all’insegna dell’eleganza e della tecnologia. Un ambiente in un contesto piacevole ove si potrà sostare fra divanetti accoglienti, per un drink, attendere l’inizio delle proiezioni o fermarsi dopo lo spettacolo. Uno spazio che accoglie ed accompagna lo spettatore prima, durante e dopo il film. Due sale da 42 e 33 posti con grandi schermi da 18 metri, proiettori 4K Laser e sistema audio Dolby Atmos. Molto più di un nuovo cinema, quasi un Club esclusivo aperto dalle 12 alle 24. Un centro polivalente anche per incontri, dibattiti ed eventi. Inoltre, novità assoluta in Italia, oltre alla normale programmazione lo spettatore potrà anche scegliere on demand dei film da farsi proiettare in sala. Il biglietto costerà 25 Euro ma comprende oltre alla proiezione anche un drink ed uno snack.
Una modalità di fruizione dell’andare al cinema del tutto nuova e rivoluzionaria. Un salotto da condividere fra appassionati. La poltrona di casa, la tv o gli altri device non potranno certo reggere il confronto con una proposta articolata ed attraente di questo livello. Così si riporta la gente al cinema!
data di pubblicazione:04/06/2026
da Antonio Jacolina | Mag 24, 2026
La Grande Buffe est terminée! Ben 125 pellicole (scelte fra le 2541 proposte da 141 paesi) sono state presentate, proiettate e riproiettate nel complesso di questo 79° Festival e delle sue tante sezioni. Collaterali sì ma tutte altrettanto prestigiose per l’attrattività futura dei film.
Due settimane di gioiosa, eterogenea ed isterica follia collettiva che ha messo in passerella tutta Cannes. Star internazionali, red carpet, starlette, chi fotografa, chi cerca di essere fotografato e con loro e fra di loro chi vive nella città, i cinefili, i ben 40.000 accreditati stampa e quelli che lavorano perché l’imponente organizzazione funzioni. Tutti lungo la Croisette, une grande Kermesse, in cui spettacolo e quotidianità si fondono e si imitano. Il grande circo chiude! Una macchina industriale perfetta che funziona e continua proficuamente a unire Arte e Mercato. Un evento culturale ed industriale in cui, in parallelo al glamour della montée des marches, delle première e delle varie mise, batte concretamente un po’ in disparte e meno appariscente il vero polmone pulsante di tutto l’Universo Cinematografico: Il Marché du Film. Il grande Mercato Internazionale. Qui girano i soldi veri e si tirano le fila del gioco. Si vendono, si comprano, si distribuiscono i film, si finanziano e si producono quelli da fare e si decide dove, quando e come farli poi viaggiare nel mondo. Ecco perché Cannes resta ancora insuperabilmente il Festival più ambito e prestigioso della Settima Arte a livello mondiale.
Come anticipato in sede di presentazione, quest’anno la manifestazione è stata fortemente segnata dall’assenza del Cinema Statunitense. Hollywood ha snobbato Cannes in parte per una serie di avvenimenti che hanno ritardato alcuni progetti, in parte per un cambio di strategie commerciali delle Major che sembrano puntare più sui Blockbuster d’Autore da lanciare subito in sala evitando gli esiti incerti o le critiche dei Festival. L’assenza americana, fatti salvi i due “piccoli” film indipendenti di Ira Sachs e James Gray, ha però consentito di mettere in maggior evidenza altre cinematografie e meglio apprezzare, scoprire o lanciare a livello internazionale autori emergenti o nuovi talenti di altri paesi. Il livello di questo 79° Festival non è stato entusiasmante ma in ogni caso più che buono. Non sono emersi quei film che mandano in contemporaneo visibilio Critica e Pubblico, fanno gridare a furor di popolo al Capolavoro o animano un dibattito fra opposte fazioni. Un livello medio alto che ha reso più difficile che mai intuire in che senso potrà votare la Giuria. Mai come quest’anno non si fanno pronostici e regna l’incertezza. Critica e Pubblico convengono solo su una ampia rosa di papabili al Palmarès. Ma le Giurie sono imprevedibili! I pronostici sono sempre scritti sull’acqua…
E del tutto imprevedibile è stato il verdetto della composita Giuria presieduta dal regista di No Other Choice il sudcoreano Park Chan-wook. Evidente segno di discordanze di valutazioni, risolte con una serie di decisioni discutibili e tanti, troppi ex aequo riduttivi e non sempre corretti. Decisioni che hanno mostrato una particolare sensibilità a valori e temi politico-sociali di accettazione e solidarietà. Motivazioni giuste ma scelte che però si lasciano dietro una scia di insoddisfazioni, polemiche e parecchi delusi.
La Palma d’Oro è quindi andata a Fjord del regista rumeno Cristian Mungiu già premiato nel 2007 con il suo film d’esordio e che entra così nel ristrettissimo gruppo di registi che hanno vinto due volte a Cannes. Un film di discreta forza espressiva sullo scontro di culture fra una coppia di immigrati fortemente religiosi ed i loro 5 figli che affrontano le difficoltà di accettazione ed inclusione nella apparentemente aperta, tollerante, empatica e laica società norvegese.
Il resto del Palmarès è:
Grand Prix della Giuria a: Minotaur (che avrebbe invece ben meritato la Palma d’oro) del regista russo in esilio Andrey Zvyagintsev. Riprendendo l’essenziale di un film di Chabrol del 1969 (La femme infidèle) rappresenta attraverso la storia di una coppia in crisi e la forma di un Thriller la realtà attuale della Russia di Putin. Una società corrotta, priva di regole, piena di contraddizioni ed abusi di potere a tutti i livelli che genera mostri cui tutto viene sacrificato a danno dei più deboli;
Premio Migliore Regia: ex aequo al polacco Pawel Pawlikowski per l’apprezzatissimo Fatherland e ai due spagnoli Javier Calvo e Javier Ambrossi per La bola negra. Il primo avrebbe a giudizio unanime meritato molto, molto di più. Un film formalmente ineccepibile ispirato ad un evento reale. Il ritorno in patria dall’esilio di Thomas Mann nel 1945 in una Germania distrutta, spunto per una riflessione lucida e coinvolgente sull’identità europea e sulle responsabilità morali degli intellettuali. Il secondo centrato sulle vicende di tre omosessuali nella Spagna franchista e in quella attuale fra repressione, desiderio e memoria;
Premio Migliore Attrice: ex aequo alla francese Virginie Efira ed alla giapponese Tao Okamoto bravissime nel loro duetto costante nel vibrante e struggente Soudain di Ryusuke Hamaguchi. Altro film molto apprezzato che avrebbe senza dubbio meritato direttamente come film un premio maggiore;
Premio Migliore Attore: ex aequo agli sconosciuti Emmanuel Macchia e Valentin Campagne coprotagonisti di Coward un film su due soldati fra loro innamorati nel mezzo della prima guerra mondiale in Belgio;
Premio Migliore Sceneggiatura a: Notre Salut del giovane francese Emanuel Marre. Un delicato affresco della banalità delle scelte ipocrite ed opportunistiche nella Francia collaborazionista e nel Governo di Vichy.
Premio della Giuria: inspiegabilmente a The dreamed adventure della tedesca Valeska Grisebach sulle vicende di una archeologa bulgara in una sperduta cittadina ai confini fra Bulgaria e Turchia fra malavita locale e storie postcomuniste in terre sperdute e di frontiera;
Palme d’oro alla Carriera a: Barbra Streisand ed a Peter Jackson il regista della saga de Il Signore degli Anelli e poi, a generale sorpresa anche a John Travolta.
Fra i non premiati, ma degni di attenzione, segnaliamo:
El ser querido di Sorogoyen con un bravissimo Javier Bardem; Moulin di Làszlò Nemes; Histoires parallèles di Asghar Farhadi; L’inconnue di Arthur Harari ed infine e soprattutto per chi lo ama ed adora Amarga Navidad di Almodovar.
E il Cinema Italiano? Purtroppo siamo rimasti a guardare forse per nostre incapacità relazionali o per i limiti dei nostri prodotti. Girano però insistenti tante vocine che anticipano che il prossimo anno alcuni nostri autori molto apprezzati in Francia saranno “selezionati” con anche buone chance di premi… Speriamo!
Ancora una volta una grande abbuffata di film, forse troppi. Ma Cannes si conferma uno spazio internazionale culturale e simbolico in cui il Cinema coglie l’aria dei tempi e si apre al dialogo con le nuove cinematografie. Al di là dei casi individuali, la presenza di diversi prodotti di qualità, le conferme di autori già conosciuti e l’emergere di nuovi talenti e nuove cinematografie confermano che il Cinema è ancora vitale… Vive le Cinéma!
data di pubblicazione:24/05/2026
da Antonio Jacolina | Mag 7, 2026
È la prima volta da decenni che l’Italia è assente contemporaneamente dalle più prestigiose Vetrine Internazionali o dai Premi che contano realmente e che sono poi il più concreto volano di diffusione e di ritorno economico. Nessuna nomination per gli Oscar. Nessun titolo selezionato per Berlino. Ancora peggio poi a Cannes. Non è certo un bel momento per la nostra Industria Cinematografica!
Le cause sono più che note. È una vera crisi strutturale legata a molteplici fattori, ivi comprese le difficoltà al sostegno pubblico, che incidono ormai tutti sulla produzione e realizzazione di progetti autoriali di qualità o potenzialità internazionale. In realtà vengono prodotti troppi film! I volumi eccessivi rendono difficile gestire i passaggi in sala rispetto ai gusti del pubblico e agli interessi della distribuzione. Il tutto a danno dei nuovi autori e delle nuove proposte, schiacciate fra i soliti noti e le solite storie. Mancano quindi le opportunità e si fatica a realizzare un ricambio generazionale e a far emergere nuovi autori e valorizzare nuove idee e nuovi volti.
Pur in questo clima, il rituale dell’autocelebrazione non può che andare avanti… e il nostro Cinema torna a premiare sé stesso con i David di Donatello. Riesce però a farlo con un pizzico di coraggio. Questa volta infatti l’outsider è riuscito a battere i suoi più che qualificati concorrenti.
Trionfa più che meritatamente in questa edizione Le Città di Pianura (16 candidature) di Francesco Sossai che colleziona ben 8 premi. I più prestigiosi: Miglior Film, Migliore Regia, Migliore Sceneggiatura Originale e migliore Attore Protagonista e altri premi tecnici. Presentato con apprezzamenti a Cannes 2025 nella Sezione Un Certain Regard il film del quasi esordiente Sossai era stato poi ben accolto dal pubblico quando uscito in sala (2 Mln di incassi). Merita più che giustamente i riconoscimenti avuti per la sua qualità, il coraggio e la particolare originalità, il suo realismo e l’ironia surreale. Meriterebbe ora anche una migliore distribuzione!
Ancora una volta il grande sconfitto è Paolo Sorrentino con La Grazia (14 candidature) che nonostante il successo riportato in sala è rimasto letteralmente a mani vuote. Non molto meglio è andata al pur meritevole Le Assaggiatrici (13 candidature) che per lo meno ha ottenuto il riconoscimento del David Giovani e quello per la Migliore Sceneggiatura Non Originale e un altro premio tecnico. Apprezzato è stato l’esordio nel cinema del regista d’opera Damiano Michieletto con Primavera che ha ottenuto 4 David tecnici. Più che meritatamente all’ottimo Una Battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson è stato assegnato il David per il Miglior Film Internazionale
L’Accademia ha poi riconosciuto il David alla Carriera al regista Gianni Amelio, il David dello Spettatore a Buen Camino di Checco Zalone ed il David Speciale ad Ornella Muti.
Il David per la migliore regia esordiente è andato nuovamente ad una regista donna: la giovane Margherita Spampinato per la sua interessante opera prima Gioia Mia, a sottolineare ancora una volta il crescente e qualificato contributo artistico e professionale femminile.
Dunque qualcosa si muove e cambia? Speriamo! L’auspicio è che siano segnali veri e sinceri verso un’apertura a nuovi autori e a nuovi approcci narrativi ed artistici. Una sottolineatura che il coraggio di rischiare, unito al talento, alla qualità delle storie e a nuove idee possano essere apprezzati e divenire premianti rispetto alla stagnazione omologante e conformista degli ultimi anni e al predominio dei soliti noti e delle solite storie.
Di seguito riportiamo i Vincitori per le principali categorie:
Miglior FILM:
Le Città di Pianura
Cinque Secondi;
Fuori;
La Grazia;
Le Assaggiatrici.
Miglior REGIA:
Francesco Sossai per: Le Città di Pianura
Mario Martone per: Fuori;
Gabriele Mainetti per: La Città Proibita;
Paolo Sorrentino per: La Grazia;
Silvio Soldini per: Le Assaggiatrici;
Miglior ATTRICE PROTAGONISTA:
Aurora Quattrocchi per: Gioia Mia
Valeria Bruni Tedeschi per: Duse;
Barbara Ronchi per: Elisa;
Valeria Golino per: Fuori;
Anna Ferzetti per: La Grazia;
Tecla Insolia per: Primavera.
Miglior ATTORE PROTAGONISTA:
Sergio Romano per: Le Città di Pianura
Valerio Mastandrea per: Cinque Secondi;
Claudio Santamaria per: Il Nibbio;
Toni Servillo per: La Grazia;
Pierpaolo Capovilla per: Le Città di Pianura;
Miglior ATTRICE NON PROTAGONISTA:
Matilda De Angelis per: Fuori
Valeria Golino per: Breve Storia d’Amore;
Valeria Bruni Tedeschi per: Cinque Secondi;
Barbara Ronchi per: Diva Futura;
Milvia Marigliano per: La Grazia;
Silvia D’Amico per: Tre Ciotole.
Miglior ATTORE NON PROTAGONISTA:
Lino Musella per: Nonostante
Francesco Gheghi per: Quaranta Secondi;
Vinicio Marchioni per: Ammazzare stanca-Autobiografia di un assassino;
Fausto Russo Alesi per: Duse;
Roberto Citran per: Le Città di Pianura;
Andrea Pennacchi per: Le Città di Pianura;
Miglior ESORDIO ALLA REGIA:
Margherita Spampinato per: Gioia mia;
Ludovica Rampaldi per: Brave Storia d’Amore
Greta Scarano per: Vita da grandi;
Alissa Jung per: Paternal Leave;
Alberto Palmierieri per: Tienimi Presente.
Miglior SCENEGGIATURA ORIGINALE:
Le Città di Pianura
Cinque Secondi;
Duse;
Gioia mia;
La Grazia.
Miglior FILM INTERNAZIONALE:
Una battaglia dopo l’altra
Io sono ancora qui;
La voce di Hind Rajab;
The Brutalist;
Un semplice incidente.
data di pubblicazione:07/05/2026
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