ADIEU BRIGITTE

ADIEU BRIGITTE

Brigitte Bardot, “la” Bardot, BB ci ha lasciati. Aveva 91 anni!

Il Tempo cancella prima la memoria, poi le persone una riflessione poetica che suggerisce come i ricordi svaniscano gradualmente lasciando lo spazio poi alla scomparsa fisica delle persone. Tuttavia qualcuno che ha lasciato un’impronta particolare rimane ancora in sospeso nelle nostre menti.

È il caso di Brigitte Bardot. Una leggenda, un’icona inimitabile. Per i francesi e gli europei degli anni ‘50/‘70 è stata molto più di quel che è stata Marilyn Monroe per gli americani. Anche Brigitte è rimasta in un angolo dell’immaginario collettivo.

Oltre che attrice e cantante BB è stata soprattutto l’immagine iconica di una donna libera ed anticonformista che trascende Tempi e Luoghi. Una donna giovane e bella, di una Bellezza particolare, sognata, desiderata, invidiata ed idolatrata non solo dagli uomini ma anche dalle donne che l’hanno amata, e imitata nello stile, nei comportamenti e nella spontaneità. A posteriori si può certo dire che la Bardot ha influenzato in modo inimmaginabile la Società della sua Epoca. Ha rovesciato i codici di un Passato che non passava. Era non solo una bellezza fisica ma rappresentava la gioia di vivere, la libertà di essere ciò che si è e si vuole essere. Trasgressiva e libera dalle ipocrisie perbeniste è stata un modello di emancipazione femminile che affascinava e veniva imitato.

Nata da famiglia più che abbiente, inizia giovanissima come modella per la rivista Elle. Debutta nel cinema ad appena 17 anni nel 1952 nel film Le Trou Normand. Incontra sul set il suo primo amore e pigmalione: Roger Vadim che poi nel 1956 le offre il ruolo di protagonista in Et Dieu… créa la femme.

Un successo incredibile di critica, pubblico e cassetta. Il suo ruolo di ragazza spontanea e fatale travolge i limiti morali di un’Epoca in cui la nudità e la sensualità erano spesso censurate. Un successo mondiale che la lancia nella carriera artistica facendone subito un’icona. Lavorerà ininterrottamente con i partner più famosi. I grandi registi se la litigheranno. Una filmografia di soli 56 film. Molti commerciali, diversi di successo con scene rimaste nell’immaginario, non pochi di Culto: La Verità di Clouzot (1960); Il Disprezzo di Godard (1963); Viva Maria di Malle (1965); Shalakò di Dmytrik (1968); Le Pistolere di Jaque (1971).

Dal 1968 sotto le ali di Serge Gainsbourg sarà anche un’apprezzabile cantante con al suo attivo circa 70 canzoni. La Fama però con la sua immensa pressione la travolge, e nel 1973 a soli 39 anni decide di lasciare le scene senza rimpianti e si ritirerà in Costa Azzurra per consacrarsi alla causa della protezione degli animali cui dedicherà risorse, energie e vita.

Una carriera di attrice ricca di successi ma volutamente assai corta il cui percorso artistico e recitativo è stato ancor più apprezzato e valutato dalla Critica in questi anni.

MERCI BRIGITTE!

data di pubblicazione:28/12/2025

FATHER MOTHER SISTER BROTHER di Jim Jarmusch, 2025

FATHER MOTHER SISTER BROTHER di Jim Jarmusch, 2025

Nord Est degli Stati Uniti, un padre vive solo in campagna e aspetta i figli. Dublino, una madre scrittrice affermata attende la visita annuale delle figlie per un tè. Parigi, sorella e fratello si ritrovano per vuotare l’appartamento dei genitori morti in un incidente …

La Famiglia non la si scegliequesta verità tanto brutale quanto banale è il fil rouge tematico di Father Mother Sister Brother Leone d’oro a Venezia ‘25.

Jarmusch regista di culto del Cinema Indie americano affronta il tema delle relazioni familiari e il difficile rapporto fra figli adulti e genitori. Lo fa riproponendo il suo approccio stilistico e narrativo con un film articolato su tre storie indipendenti fra loro e ambientate in luoghi diversi. Tre variazioni sullo stesso tema che segnano il ritorno del regista al concetto di episodio quale frammento di vita quotidiana denso di significati per fornire un ritratto autentico della condizione umana prima che l’attimo svanisca nello scorrere del tempo.

Con la sua regia netta, diretta e minimalista, sul filo di uno humour surreale non privo di sarcasmo il cineasta affronta ciò che resta dei rapporti genitori figli una volta che questi sono divenuti adulti, vivono le loro vite e si rendono conto che non conoscono i propri genitori e non hanno più grandi cose da dirsi. Non dobbiamo attenderci colpi di scena o svolte drammatiche. Tutto è contenuto, misurato e poco appariscente. Il comico e il tragico sono nascosti nei non detti, nei silenzi imbarazzati che celano molto più di un conflitto verbale. Il regista avanza per tocchi leggeri disseminando qui e là piccoli segnali. Tutto si gioca nei dettagli di ogni singola storia: esitazioni, simulazioni, sguardi e tempi morti. Lo spettatore osserva ciò che avviene e come avviene, coglie le difficoltà relazionali e non può non riflettere su ciò che è divenuta oggi la Famiglia.

Jarmusch è bravo nel rendere cinematograficamente l’imbarazzo con silenzi protratti, dialoghi scarni ed inquadrature fisse restituendoci la distanza emotiva che si crea in molte famiglie. Il suo è un cinema che rifiuta l’azione per privilegiare la poesia del quotidiano. La forma, il particolare, i piccoli personaggi, l’ascolto e la riflessione. Pur attraversato a tratti da sottili momenti di malinconia osserva i ritratti intimi che ci dipinge ma non esprime giudizi.

A supporto del suo film il regista ha riunito un cast di tutto rilievo – Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps – che farà da giusto richiamo commerciale.

Father Mother Sister Brother è un film che merita di essere apprezzato. Un altro bel modo di fare cinema. Un film delicato, interessante ed intelligente che va visto con attenzione.

data di pubblicazione:18/12/2025


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AVATAR: FUOCO e CENERE di James Cameron, 2025

AVATAR: FUOCO e CENERE di James Cameron, 2025

Addolorata per la perdita del primogenito nel conflitto fra Na’vi ed umani e lacerata nella diversa elaborazione del dolore la famiglia Sully reagirà cercando l’azione e nuovi alleati. Si imbatteranno nella tribù bellicosa ed ostile del Popolo delle Ceneri…

Il Cinema è anche divertimento, fantasia e spettacolo, e Avatar: Fuoco e Cenere è uno spettacolo visivo stupefacente ed ineguagliabile! Manderà in visibilio i fan della Saga e lascerà ammirati gli appassionati di Cinema!

Cameron ha segnato la Storia del Cinema con il suo Universo visualmente inedito e sorprendente che fonde immaginario ed innovazione tecnologica al massimo della fascinazione e della competenza. Dopo i successi del 2009 e del 2022 il regista torna ad ammaliare il pubblico.

Siamo ancora su Pandora, un mondo che è un insieme interconnesso con il Popolo blu dei Na’vi. Un Universo immaginario che si appoggia ad archetipi potenti: lo straniero avido, gli equilibri minacciati, la lotta per la terra, rimando esplicito all’eterno film western caro agli americani da sempre, al colonialismo, alla lotta dei nativi contro l’avidità dei nuovi arrivati. Questa volta incontriamo però il lato oscuro di Pandora: un clan guerriero e crudele che vive in un territorio aspro e vulcanico. L’Universo narrativo di Cameron si è modificato: la vicenda è vista con l’ottica delle nuove generazioni, è meno idealista e più concreta con una emotività diversa. Dalla pacifica passività si passa alla reazione. Pandora non è più perfetta, il Bene ed il Male sono universali. Il manicheismo iniziale viene meno e gli subentra un contesto con le sue zone grigie in cui confliggono violenza e lotte fra le tribù.

Il regista esplora temi nuovi: i conflitti interiori, la perdita, la vendetta, l’odio, i lati oscuri dei conflitti, la ricerca dell’identità e la Fede. Ne risulta quindi un film più complesso, più cupo e violento sia emozionalmente che psicologicamente. Si moltiplicano le scene di combattimenti feroci. Una brutalità accresciuta che contrasta con la precedente immagine di un Eden pacifico.

Cameron ci restituisce questo suo Universo in un affresco di oltre tre ore che coinvolgono e non stancano mai. Un’epopea grandiosa che impressiona per la ricchezza dei paesaggi e per la fantasia creativa delle creature che lo abitano. Immagini mozzafiato. Prodezze tecniche inimmaginabili. Un uso sempre più raffinato del Motion Capture, dell’HFR e del 3D. Un’azione coinvolgente ed immersiva in un’altra realtà.

Ovviamente ci sono anche dei difetti di sceneggiatura, ripetizioni e troppe vicende ma questo terzo episodio va letto solo come una transizione che prelude ad una svolta narrativa più audace prevista nei prossimi capitoli della Saga.

Avatar: Fuoco e Cenere è comunque un film da non perdere tecnicamente e scenicamente perfetto. Le debolezze sono compensate da una qualità visuale inimmaginabile, poesia visiva. Un lavoro di cui sentiremo riparlare in sede di Oscar.

data di pubblicazione:16/12/2025


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VITA PRIVATA di Rebecca Zlotowski, 2025

VITA PRIVATA di Rebecca Zlotowski, 2025

Parigi. J. Foster è una rinomata psichiatra. La routine l’ha resa indifferente. La morte di una paziente (V. Efira) la sconvolge emotivamente e si convince che si tratti di un omicidio. Indagherà con l’aiuto del suo ex marito D. Auteuil…

Presentato fuori concorso a Cannes ’25 Vita Privata ha un Cast stellare: J. Foster ed il top del cinema d’Oltralpe. La Zlotowski prova a giocare con i cliché e a fondere più generi: il Poliziesco, il Thriller Psicanalitico, il Dramma Familiare, l’Analisi Psicologica e la Commedia. È palese il riferimento al W. Allen di Misteriosa morte a Manhattan. Riproporre l’Allen dei tempi migliori si rivela però un obiettivo un po’ troppo ambizioso.

La regista rimescola i vari elementi ma la fusione dei generi non funziona perfettamente, non c’è l’amalgama. Il film pur visualmente accurato non riesce ad essere né palpitante né profondo né divertente e la narrazione si sfilaccia fin dai primi minuti senza mai trovare il giusto equilibrio fra psicodramma, indagine poliziesca e commedia leggera. Oscilla così fra il serio ed il grottesco, fra commedia e polar intimistico.

Peccato! Eppure l’idea iniziale, seppure non nuova, era interessante: il dietro le quinte di una psichiatra imperturbabile ma tormentata dai suoi fantasmi che perde il controllo di sé e si lancia in un’indagine poliziesca. Un’idea promettente che lasciava spazio a tanti sviluppi ed alla possibilità di utilizzare la bravura della Foster per disegnare il ritratto di una donna moderna presa fra determinazione, fragilità, desideri repressi e ricerca di sé. La Zlotowski ha invece ritenuto di sperimentare un approccio nuovo. Il tentativo non è però molto ben riuscito perché la regista ha puntato troppo, senza averne Capacità e Tempi, sul divertimento facile.

Gli attori fanno quel che possono, la Foster brava come sempre, regge il film ed i suoi duetti con Auteuil ci regalano anche momenti di buona recitazione. Non basta! Il vero punto di caduta è la sceneggiatura. Troppo contorta va a ruota libera e non sviluppa fino in fondo nessuno dei troppi temi proposti. Ben presto logica e coerenza vengono meno. Il ritmo è quindi incostante, manca la tensione ed i dialoghi (incredibile per un film francese) sono talora risibili.

Vita Privata è un film atipico che si perde nella sua originalità. Troppo sperimentale, privo di linearità logica e smarrito in troppe sotto storie e in effetti visivi onirici inutili, non lascia nessun segno incisivo. Da un punto di vista commerciale potrà certo avere anche un suo qualche spazio grazie all’appeal del buon Cast, ma resta ad esser sinceri, un prodotto che troverebbe la sua più giusta collocazione direttamente su una Piattaforma Televisiva.

data di pubblicazione:10/12/2025


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JAY KELLY di Noah Baumbach, 2025 – NETFLIX

JAY KELLY di Noah Baumbach, 2025 – NETFLIX

Jay Kelly (G. Clooney) è una star hollywoodiana di successo che inizia a sentirsi solo, si interroga sulle scelte fatte e decide di riavvicinarsi alle figlie. Approfittando del fatto che la minore farà un viaggio in treno dalla Francia all’Italia decide di seguirla. Partirà con il suo agente (A. Sandler) e tutto il suo staff. Il viaggio sarà l’occasione per rivivere momenti della sua vita …

Non ci poteva essere attore più perfetto di Clooney per incarnare Jay Kelly. Una realizzazione costruita su misura per lui che trova nel personaggio quel mix di charme e velata ironia che gli sono propri.

Il nuovo film di Baumbach presentato a Venezia ’25 è appena uscito in esclusiva su Netflix. Un film per un intrattenimento distratto giusto per una Piattaforma televisiva.

Al centro un viaggio interiore e nella realtà un viaggio fisico in treno da Parigi a Pienza sulle tracce della figlia, segnato da flashback sulle scelte fatte dall’attore. Una star che ha ottenuto il successo ma si pone domande esistenziali, riflette su di sé e sul Tempo. Il prezzo della popolarità, l’amicizia, i rapporti con le figlie. Uno studio psicologico di un attore e, per traslato, un’analisi delle crisi di identità di una parte della nostra Società.

Sulla carta una bella idea che dà un tocco di originalità ad un lavoro che si inserisce nel già ricco filone dei film sul divismo. La pellicola ha un approccio classico con il sentore quasi teatrale dei film hollywoodiani degli anni’40. L’inizio, sia pur lento a decollare, sembra mantenere la giusta centratura sul tema principale ma dal viaggio in treno in poi il film inizia a vacillare. La vicenda scivola in eventi artificiosi, inverosimili e pieni di cliché con personaggi improbabili. In breve la narrazione ed il ritmo si perdono, diventano ineguali ed incerti. Ci si smarrisce fra satira dello star-system e colore locale che supera i più banali stereotipi sui francesi e gli italiani. La sceneggiatura si rivela molto debole quasi un collage di varie scene incoerenti per contenuti e toni.

Peccato! Jay Kelly aveva buone premesse e nobili intenzioni ma non riesce nel suo intento e si ferma solo alla superficie. Un prodotto a tratti interessante ma ineguale, più malinconico che drammatico, nostalgico ma poco coinvolgente. Quel che salva il film è solo il buon cast e soprattutto il duo Clooney e Sandler in perfetta sintonia di ritmo e qualità recitativa. Sandler ruba spesso la scena ad un Clooney più gigione che mai.

Jay Kelly non è dunque il grande Baumbach che ci si aspettava. Di sicuro un’opera minore, imperfetta e discontinua che può essere considerata poco più che discreta solo per il cast e i rari momenti di grazia.

data di pubblicazione:08/12/2025


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