LA CENA DELLE SPIE di Janus Metz – Prime Video 2022

LA CENA DELLE SPIE di Janus Metz – Prime Video 2022

Vienna 2012, terroristi mediorientali dirottano un aereo e ne prendono in ostaggio tutti i passeggeri. La sezione della CIA operante presso l’Ambasciata Americana non riesce a gestire correttamente la vicenda e ad evitare la strage. La coppia di agenti americani Henry (Chris Pine) e Celia (Thandie Newton), pur amandosi, non riesce a reggere all’impatto del dramma e si lasciano. Celia scompare. Dieci anni dopo, nuove informazioni inducono a pensare che all’interno della stessa CIA a Vienna ci fosse una talpa. Lo stesso Henry è incaricato di indagare per scoprire chi era stato l’informatore …

 

 

Dimenticatevi i bei tempi di Ian Fleming o di John le Carré i cui libri allorchè portati sugli schermi, pur se se ne conosceva la trama, continuavano ad affascinare, coinvolgere ed intrigare gli spettatori grazie all’ottima resa cinematografica delle sceneggiature, alla qualità degli attori, ai ritmi, all’abilità dei montaggi e soprattutto delle regie!

La Cena delle Spie è un modesto adattamento cinematografico del romanzo omonimo ed è l’opera seconda del modesto regista danese di Borg/ McEnroe (2017). Lo stile, il tipo di riprese, la luce, le atmosfere iniziali sembrano voler preannunciare un thriller di spionaggio come quelli degli anni d’oro del Genere … ahinoi, in realtà nulla di più lontano! La messa in scena è molto convenzionale ma manca comunque qualcosa, quel qualcosa che riesce a coinvolgere veramente lo spettatore. Mancano totalmente la suspense, la tensione drammatica, la profondità e l’intensità dei fatti narrati, dell’intreccio e dei personaggi. Ogni sviluppo è prevedibile, il finale è scontato, opache e poco empatiche le interpretazioni.

Lo spunto letterario poteva pur essere buono e forse mani più salde e capaci avrebbero potuto sviluppare la storia e l’idea del senso di colpa con risultati migliori. La narrazione delude proprio da un punto di vista filmico, registico, narrativo e tecnico priva come è di ritmo, azione ed emozioni, poco sostenuta poi da una sceneggiatura dal giusto respiro cinematografico. La vicenda è appesantita da troppe deviazioni, troppi personaggi che hanno l’unico effetto di confondere lo spettatore e spezzare i tempi della narrazione. Ne risulta un film ove si mescolano stereotipi del genere spionistico con elementi melodrammatici, il tutto infarcito di flash back eccessivi, in una totale assenza, come dicevamo, di azione e tensione emotiva. Purtroppo un prodotto che appare artefatto, poco credibile, a tratti banale e troppo spesso scontato per chi apprezza il buon Cinema ed il Genere.

Chris Pine è bello e prova ad atteggiarsi come Pierce Brosnan, ma sia lui che la Newton privi di adeguata direzione e non sostenuti da uno script adeguato sono incerti, poco incisivi e poco credibili. Peccato poi veder coinvolto e sottoutilizzato un attore del calibro di Jonathan Pryce.

La Cena delle Spie è dunque, ahinoi, un prodotto con pochi pregi e molti difetti che come il junk food eviterei di assaggiare per doverlo poi gettar via nel cestino, un “video movie” usa e getta che nemmeno la necessaria pausa post prandiale dopo le abbondanti tavolate pasquali può giustificare!

data di pubblicazione:19/04/2022


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HOTEL LUTETIA di Pierre Assouline – ed. Portaparole, 2022

HOTEL LUTETIA di Pierre Assouline – ed. Portaparole, 2022

Ritornando a curiosare fra i libri di nicchia abbiamo trovato il bel libro di Pierre Assouline, giornalista, storiografo ed autore letterario molto noto oltr’Alpe e ben apprezzato anche in Italia.

Assouline con Hotel Lutetia uscito in Francia nel 2005 ed edito da noi solo nel 2017, mette in mostra tutto il suo talento narrativo di giornalista, biografo e storico. Difatti, con una notevole erudizione, frutto evidente di un profondo lavoro di ricostruzione d’archivio e di ricerche, senza mai scadere nel noioso o pedante, dimostra di saper ben miscelare ed amalgamare in modo fluido e gradevole la realtà storica con il piacere della fiction.

Ancora una volta la piccola storia incontra la Grande Storia grazie alla capacità dell’autore di creare con il suo stile letterario inconfondibile un microcosmo, un universo a sé: l’Hotel Lutetia, ove sfruttando tutte le possibili cifre della finzione il lettore è portato a fare un viaggio nel tempo ed in un luogo: in un periodo ricompreso fra il 1938 ed il 1945. Un’Epoca tra le più drammatiche nella storia dell’Umanità.

Le vicende vengono viste e vissute dietro le quinte del palcoscenico, vale a dire dietro le porte vetrate del Lutetia. L’unico Grand Hotel posto sulla rive gauche di Parigi. Fuori c’è l’Europa, la Francia, Parigi, l’Umanità. L’io narrante, il coprotagonista oltre all’Hotel stesso, è Edouard Kiefer, un uomo discreto, solitario e riservato. Di origini alsaziane ha fatto il poliziotto a Parigi ed ora è il responsabile della sicurezza del Lutetia (ove vive) e dei suoi clienti. Una persona attenta, abituata ad analizzare a fondo la realtà e le persone, che, dal suo “osservatorio” ci descrive con tono pacato una Società che va verso il dramma totale. Kiefer è uno di quegli eroi modesti e pudichi, è profondamente umano e non è né rassegnato né impegnato. Tramite i suoi occhi e le sue riflessioni, l’autore con mano salda e prosa asciutta ci fa rivivere le vicende di quegli anni. L’atmosfera ancora gioiosa e serena di prima della Guerra quando la clientela dell’Hotel è fatta di artisti, poeti, politici, nobili e ricchi habitué. Il periodo dell’umiliazione, del terrore e delle delazioni quando, sconfitta la Francia nel 1940, il Lutetia diverrà per 4 lunghi anni la sede dei Servizi Segreti della Wehrmacht, tutt’attorno spoliazioni, retate, arresti, torture, antisemitismo e collaborazionismo. Infine, liberata Parigi, quasi catarticamente nel 1945, l’albergo diviene centro di raccolta delle migliaia di prigionieri, di deportati e di sopravvissuti di ritorno dai campi di prigionia e di sterminio.

Alcuni momenti non vanno raccontati ma solo letti tanto sono toccanti. Testimonianza storica e racconto divengono tutt’uno!

Assouline sa dare vita ai suoi personaggi ed al mondo che li circonda sia nella parte romanzata che nella parte storiobiografica. Ha indubbiamente una bella penna, una scrittura raffinata ed elegante, sa ben cesellare le parole ed è un piacere leggerlo. Il suo stile è chiaro ed il tono è giustamente sobrio, il ritmo narrativo poi segue correttamente l’evolversi degli eventi storici. Hotel Lutetia è dunque un bel libro: una biografia/ un romanzo/ una ricerca storica molto interessante che si legge con passione e velocemente. Un libro che dalla hall di un Grand Hotel ci porta piano, piano, senza mai uscire fuori dalle sue porte, dritti, dritti nella Grande Storia.

data di pubblicazione:06/04/2022

IL DOTTOR BERGELON di Georges Simenon – ed. Biblioteca Adelphi 2022

IL DOTTOR BERGELON di Georges Simenon – ed. Biblioteca Adelphi 2022

Per singolare coincidenza, quasi a volersi scusare con i cultori di Simenon della “colpa” di aver recentemente dato alle stampe una raccolta di raccontini: Il capanno di Flipke che più che appunti di un grande scrittore sono da considerarsi invece solo veri e propri Scarti d’Autore o Avanzi di Cassetto, la casa editrice Adelphi si riscatta pubblicando ora un bel libro del nostro scrittore belga. Un libro già apparso in Italia nel 1964 nella celebre collana della Medusa. Questa volta si tratta di un vero Roman Dur o Roman Roman come amava definirli l’Autore stesso. Un vero romanzo scritto nel 1939, appartenente quindi, per periodo ed ispirazione, proprio alla stagione più creativa dello scrittore, quella che ha dato i migliori frutti letterari Il periodo in cui Simenon definisce magistralmente, libro dopo libro, il suo universo. Un mondo in cui ogni lettore poteva e può ancora identificarsi in una galleria di personaggi autentici, senza tempo e quindi universali. Poco importa che siano francesi, cittadini, paesani o come questa volta, piccoli professionisti di provincia, su tutti grava, ieri come oggi, il Destino da cui non si può sfuggire!

Bergelon è un piccolo medico di quartiere in una cittadina di provincia. Coglie al volo l’allettante offerta di un suo collega più fortunato di intascare l’intero onorario previsto per la degenza del primo paziente che farà ricoverare nella clinica di lusso gestita dal collega e poi di dividersi metà e metà gli introiti dei successivi. Il mediocre Bergelon fa ricoverare una sua paziente prossima al parto. Purtroppo per colpa del collega che era ubriaco durante l’intervento, sia la puerpera che il neonato muoiono. Il giovane vedovo, venuto a conoscenza della realtà dei fatti, decide di vendicarsi su Bergelon per il cattivo consiglio. Il “dottorino” si sente responsabile e… fugge. Fugge senza una vera meta, fino ad Anversa… fugge dal rimorso della morte che ha causato… fugge dal marito assetato di vendetta… fugge soprattutto da una vita, la sua, segnata dalla mediocrità e dal fallimento professionale… fugge dalla sua famiglia… fugge per provare a cambiare vita, per sfuggire al Destino, o… almeno provarci! Ma … il “dottorino” apprenderà che nulla si può fare e che arriva sempre il momento in cui si devono pagare le proprie colpe! Apprenderà altresì che alcune punizioni sono ben peggiori della morte!!

Più che un noir Il Dottor Bergelon è un dramma psicologico, un racconto diretto ed oggettivo, scritto in modo magistrale con la solita bella prosa scorrevole, asciutta ed essenziale. Al centro di tutto è la provincia francese, eguale però a tutte le province quale che sia la loro latitudine o l’epoca. Un mondo fatto di aspirazioni frustrate e di mediocrità, un mondo sempre sospeso fra il sogno ed il bisogno di un cambiamento con le connesse illusioni e poi le amare rassegnazioni. Simenon ne riproduce i contesti esistenziali, le persone, i loro pensieri e le atmosfere con tocchi realistici e naturalistici. Da profondo conoscitore della natura umana, al di là dei fatti narrati, i suoi veri protagonisti sono gli animi e le coscienze dei vari personaggi. Coscienze che Simenon svela progressivamente con la sola forza della sua capacità analitica. Il romanzo delinea infatti una duplice analisi psicologica: da una parte quella di Bergelon sconvolto dalla presa d’atto della propria meschina esistenza e dello squallore di tutto il suo ambiente, dall’altra quella del giovane vedovo cui il dramma subìto innesca la constatazione del proprio fallimento esistenziale. Due crisi umane frutto della propria superficialità e fragile essenza.

Il Dottor Bergelon è un romanzo che risponde in pieno alla giusta fama che merita Simenon! Molto più di un giallo o di un noir! E’ una vera opera narrativa, un romanzo che si divora fino alla fine pur con una crescente sensazione di turbamento e di inquietudine, proprio come Simenon voleva che dovesse essere leggendo della Realtà.

data di pubblicazione:30/03/2022

OSCAR 2022

OSCAR 2022

Dicevamo che è dopo le nomination che si delinea lo scenario reale per il vero rush finale e che è solo allora che il gioco si fa veramente duro e … può anche capitare allora che la pulce vinca sui grandi favoriti … Tutto come previsto! Nulla come previsto! Si sa che i voti dell’Academy spesso non tengono conto né delle graduatorie di merito formulate dalla Critica Internazionale né degli apprezzamenti del Pubblico nelle sale cinematografiche. Mai però come questa volta le valutazioni tecniche, razionali od emotive, le illusioni o le aspettative del cuore sono state così disattese. Questa 94ma edizione degli Oscar attenta alla necessità dell’Industria Cinematografica di recuperare consensi di pubblico dopo i devastanti effetti della Pandemia si è difatti, più che mai, appiattita sul politically correct dando un contentino a tutte le sensibilità.

Quindi … più che un premiare la qualità è stato un voler premiare le opportunità!

Ecco allora che Miglior Film risulta CODA di Sian Heder, piccolo film indipendente che è solo il remake americano del fortunatissimo film francese del 2014 La famiglia Bélier. Un film delicato che tocca i sentimenti, un feeling good movie … Il solo riproporre con sensibilità la storia della giovane ragazza che aspira a cantare e della sua famiglia sordomuta può però far vincere anche l’Oscar per Migliore Attore Non Protagonista e quello per la Migliore Sceneggiatura Non Originale! Addirittura tre Oscar! Troppa grazia! Rivedetevi l’originale francese!

Delle sue 12 nomination, quello che era il vero grande preferito, il western anomalo e psicologico di Jane Campion: Il Potere del Cane si aggiudica solo il premio per la Migliore Regia, mentre lo spettacolare Dune con ben 10 nomination altrettanto qualificanti si merita invece solo 6 “Premi Minori”, premi prettamente tecnici. L’accreditatissimo, tenero ed autoriale Belfast di Branagh con 7 candidature si prende la sola statuetta per la Migliore Sceneggiatura Originale e … il grande sconfitto, lo Spielberg del bel remake di West Side Story con 7 candidature anche lui, porta a casa solo quella per la Migliore Attrice Non Protagonista.

Il resto delle candidature? Il resto è silenzio! Ma allora che senso hanno le nomination?

Le nuove regole hanno generato un eccesso di candidature, un’inflazione di nomination che può probabilmente tornar molto buona per promuovere la distribuzione di più film nelle sale ma di certo non giova nella definizione della pari qualità della rosa finale e poi dei premiati.

Jessica Chastain ha meritatamente ottenuto il premio come Miglior Attrice per la sua esuberante ma buona interpretazione de Gli occhi di Tammy Faye e così anche Will Smith quello di Migliore Attore per il volitivo padre delle sorelle Williams ne Una Famiglia Vincente.

Quanto poi al Miglior film Straniero, purtroppo per il Cinema Italiano, il film di Sorrentino non ce l’ha fatta, e … senza l’aiuto della mano di Dio, l’Oscar è stato assegnato al profondo e sensibile film giapponese Drive my Car, di sicuro il più favorito che, d’altra parte, concorreva anche per la Migliore Regia ed il Miglior Film.

Le altre presenze italiane per i costumi di Cyrano e per il piccolo film d’animazione Luca non hanno avuto la giusta fortuna.

Oscar 2022, un’edizione da non ricordare fra le migliori. Con dei film premiati che non verranno di certo ricordati o che non hanno assolutamente meriti superiori agli altri concorrenti. Verrebbe da farsi qualche domanda provocatoria, ma limitiamoci solo a segnalare: che con L’Oscar a Jane Campion sono arrivate a ben tre le registe donna premiate; che non c’è stato il previsto trionfo di Netflix; che a 60 anni di distanza West Side Story porta a vincere lo stesso ruolo di attrice non protagonista, e che CODA a fine Gennaio non era stato giudicato idoneo per uscire in sala ma solo in DVD!!

data di pubblicazione:28/03/2022

LEONARDO – IL CAPOLAVORO PERDUTO di Andreas Koefoed, 2022

LEONARDO – IL CAPOLAVORO PERDUTO di Andreas Koefoed, 2022

Il lato oscuro del Mondo dell’Arte! Il “dietro le quinte” dell’incredibile storia del Salvator mundi: un quadro di Leonardo, oppure attribuibile a Leonardo, o alla sua Scuola, o una copia o, magari, un falso! Tutto e niente! Un’avventura che parte da New Orleans nel 2005 ove viene acquistato per poco più di 1000 dollari fino ad essere poi rivenduto da Christie’s nel 2017 a ben 450 milioni di dollari. Da allora è nuovamente scomparso nel nulla: forse nelle mani di un principe arabo, che, forse è l’erede al trono Saudita …

 

Presentato con positivi giudizi all’ultima Festa del Cinema di Roma, arriva finalmente sugli schermi cinematografici una storia che, se fosse stata inventata da uno sceneggiatore, potrebbe apparire eccessiva ed assurda, ma che, invece, racconta una vicenda tratta direttamente dalla realtà. Una storia che è un mix di dubbi ed intrighi che coinvolgono personaggi inverosimili: cacciatori d’opere d’arte, falsari, mercanti, restauratori, direttori di grandi musei, critici ed esperti, media internazionali, finanzieri, oligarchi russi e poi la politica internazionale. Giochi di Potere, geopolitica post petrolifera, orientamento delle masse e gli Arabi. Colpi di scena, doppi e tripli giochi, l’FBI ed anche la CIA.

Un affascinante ed insolito documentario girato dal danese Koefoed come fosse un vero film: un vero heist thriller movie che, al di là delle vicende narrate, vuole anche denunciare il cinismo di un potere che per i propri fini si avvale, ancora una volta, persino del bello, dell’arte, e della storia della nostra civiltà. Il film è un racconto vivo e coinvolgente che, come un lungo filo, parte da New Orleans e si snoda per New York, la National Gallery di Londra, passa per Parigi, Ginevra, di nuovo al Louvre, poi le più prestigiose Case d’Asta per perdersi infine … di nuovo nel buio … forse in un bunker, in un “porto franco”, forse in … un mare di dune di sabbia.

Il ritmo narrativo usato dal regista è sempre incalzante, vivace, incisivo, mai tedioso o eccessivo. Riesce a tener viva la curiosità e il dubbio con continui colpi di scena narrativi, combinando sapientemente interviste, belle riprese originali e filmati d’epoca. Così facendo, l’autore esamina tutti i possibili punti di vista svelando le sfaccettature del mistero o della truffa. Il viaggio del Leonardo perduto subito dopo essere stato “ritrovato” diviene così un’interessante, emozionante odissea fra arte, commercio, mistificazione, avidità, finanza, speculazione e politica.

La fondatezza o meno dell’attribuzione, i misteriosi movimenti di denaro, sono misteri, dubbi affascinanti già di per se. Se poi si trovano combinati tra loro in un contesto ambiguo, attraversando una storia lunga 15 anni (dopo ben 600 anni di silenzio e buio assoluto), è evidente quanta abbondanza di materiale ci sia per dare spazio alle fantasie più fervide ed all’affascinazione filmica. Ne risulta, infatti, una buona realizzazione cinematografica, accattivante, ricca di suspense, interessante e coraggiosa, che combina intelligentemente ironia, sarcasmo e serietà. Una storia che coinvolge gli intervistati (liberi di essere se stessi) e gli spettatori (anche i più informati dei fatti).

Perché, alla fine, le persone credono perché hanno bisogno di credere che qualcosa sia vera! Il fatto he poi non lo sia, in fondo, non ha più alcuna importanza. L’evento diviene un Mito perché serve sempre un Mito!

data di pubblicazione: 25/03/2022


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