NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater, 2026

NOUVELLE VAGUE di Richard Linklater, 2026

Parigi 1959. Un gruppo di giovani uniti dalla passione per il Cinema e dall’idea di farlo in modo libero e nuovo. La realizzazione di un capolavoro che ha cambiato il modo di fare Cinema…

Nouvelle Vague è un’immersione spettacolare indietro nel tempo. Siamo nel 2026 ma la vita e la passione è quella del 1959! Linklater ci regala un film vivo, gioioso e spontaneo che ama il Cinema fa amare il Cinema e fa venire voglia di poter fare cinema.

Sullo schermo c’è infatti tutto il gruppo dei critici dei Cahiers du Cinéma ambiziosi, giovani e talentuosi. Parigi è loro così come il futuro è loro. Chabrol, Truffaut, Rohmer hanno già fatto il loro esordio dietro la cinepresa e lui, Godard morde il freno e scalpita. È l’ultimo a seguirli sulla scia del loro successo, e sarà… Fino all’ultimo respiro! Sappiamo come andrà e che nulla sarà più come prima.

Il regista non intende riproporre Godard con le solite ricostruzioni stereotipate, al contrario lo fa rivivere catturando tutta l’audacia e la libertà di quei giorni e l’allegria di momenti creativi ormai entrati nel mito. Linklater filma con lo charme del bianco e nero ed in formato quadrato come si usava. Le riprese sono leggere con la cinepresa in spalla, con Parigi come set a cielo aperto, con una troupe ristretta e con economia di mezzi. Le stesse situazioni, sensazioni, convincimenti, stile e spirito di Godard. Un Nuovo Cinema ove la spontaneità primeggia e… con audacia ed insolenza si fa tutto il contrario di quanto le cinéma de papa aveva codificato e cristallizzato.

Linklater racconta dall’interno, con distacco ma con occhio acuto ed ispirato la magnifica avventura del gruppo di amici che amavano il Cinema e lo volevano libero ed autentico. Ci rende partecipi con humour sottile dei rapporti fra loro, dei retroscena della realizzazione di un capolavoro nonché degli aneddoti che saranno la gioia dei cinefili. Un racconto fatto con grazia, armonia e piacere evidente di condividere un attimo magico e di restituirne le atmosfere. Il film ha ritmo, un montaggio vivace ed una messa in scena precisa ed elegante. Ben curate anche le ambientazioni e l’estetica di quell’epoca felice. Intelligente poi la scelta di giovani e promettenti attori, dei volti nuovi che non recitano i loro modelli ma lo sono realmente. Più veri dei veri senza esserne dei cloni. In particolare Zoey Deutch è splendida e brava come Jean Seberg, identica.

Nouvelle Vague è senza dubbio un ottimo film, ben scritto e magistralmente diretto. Una lettera d’amore ed un omaggio di un grande regista al Cinema ed al Cinema Francese in particolare, fatto con bravura, partecipazione, passione ed anche gratitudine.  Si esce dal film con il cuore più leggero. Miracoli del Cinema!

data di pubblicazione:04/03/2026


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56 GIORNI di Lisa Zwerling – Mini Serie PRIME VIDEO, 2026

56 GIORNI di Lisa Zwerling – Mini Serie PRIME VIDEO, 2026

56 Giorni è senza alcun dubbio una miniserie intrigante e coinvolgente molto ben costruita e ben sostenuta dalle forti alchimie recitative delle due coppie di protagonisti.

Un Thriller Psicologico ben curato, efficace e condito con un pizzico di erotismo che cattura dall’inizio alla fine delle 8 puntate grazie ad una storia d’amore torrida e totalizzante, ad un misterioso omicidio, all’inchiesta poliziesca e soprattutto alle atmosfere enigmatiche ed a personaggi tanto complessi ed ambigui quanto reali ed autentici. Un poliziesco che sa giocare intelligentemente con una tensione costante, apparenze e colpi di scena sempre plausibili.

Tutto ruota attorno ad un incontro casuale fra Oliver (Avan Jogia) e Ciara (Dove Cameron) che si trasforma subito in una attrazione fatale ed esclusiva. Quando dopo 56 giorni nel loro nido d’amore verrà scoperto un cadavere inidentificabile scatterà l’indagine di polizia. Due investigatori tormentati, ognuno con i propri intrighi mentali, due caratteri diversi ma complementari fra loro.

Fin dai primi episodi la linea narrativa è ben chiara: la relazione affettiva ha un’atmosfera affascinante, seduttiva ma ambigua con motivazioni, menzogne, manipolazioni e tensioni che emergono progressivamente con il passare dei giorni. È evidente che su tutto incombe qualcosa di misterioso, intrigante e tossico.

La realizzazione è molto classica e lineare. L’intrigo è chiaro, cattura e si costruisce per gradi con il procedere delle rivelazioni. Funziona molto bene, è plausibile così come i successivi colpi di scena e resta avvincente fino al finale. Un finale imprevedibile, ben gestito e credibile grazie alla coerenza e qualità della scrittura. Una narrazione sempre comprensibile anche se giocata su due linee temporali che si alternano: presente e passato. L’indagine complessa ed i 56 giorni della relazione amorosa.

Una serie ben filmata, supportata da interpretazioni solide e apprezzabili di talenti attoriali emergenti. I suoi difetti sono quelli ormai tipici della serialità, un paio di episodi e qualche falsa pista di troppo, un estetismo un po’ forzato e troppo patinato. Peccati veniali rispetto al prevalere della qualità dell’insieme.

Nel complesso 56 Giorni è senza dubbio un Thriller Psicologico girato con cura, con una sceneggiatura interessante, un Plot intrigante che gioca intelligentemente con le paranoie, le percezioni e le emozioni degli spettatori e punta consapevolmente a provocarli con le contraddizioni della sua storia. Una storia torbida che affascina, che si fa sceglier e guardare con piacere e tiene con il fiato sospeso fino alla fine.

data di pubblicazione:04/03/2026

AGNÈS VARDA – qui e là tra Parigi e Roma

AGNÈS VARDA – qui e là tra Parigi e Roma

(Villa Medici fino al 25.05.2026)

Per chi la ama o per chi è solo curioso un’opportunità per scoprire una Parigi insolita. Una Parigi minore, in bianco e nero così come appariva negli anni ’45/’60 non ancora segnati dal grande turismo. Edifici anneriti dal tempo e con le cicatrici dell’incuria. Luoghi, anche i più iconici, ancora abitati da una piccola umanità, un popolo minuto dignitosamente povero e dai mille mestieri. Dove tutto ciò? All’Accademia di Francia a Villa Medici. Un’immersione nella Parigi del secondo dopoguerra e più in particolare nell’Atelier ove Agnès Varda ha vissuto, creato e sperimentato le sue opere artistiche e cinematografiche per più di 70 anni.

Un omaggio alla geniale artista e cineasta francese scomparsa nel 2019. Una Mostra realizzata con la collaborazione della Cinémathèque Française e dedicata all’opera fotografica di un’artista prolifica e singolare.

Dietro alla cineasta c’è stata infatti una fotografa. Una fotografa creativa con un proprio sguardo venato di umorismo e singolarità che le ha consentito di immortalare le strade e gli abitanti della città in modo anticonvenzionale. Un approccio che le ha dato subito notorietà e le basi per alimentare il suo talento e passare poi al cinema con il successo folgorante del suo esordio nel 1962 con Cléo de 5 à 7. La Mostra punta essenzialmente a mettere in dialogo le due Varda, la fotografa e la cineasta.

Lo fa con un insieme di foto, manifesti, oggetti personali, stampe originali, estratti dei suoi film e fotografie di scena. Un percorso che parte dai suoi primi esordi come giovane fotografa e dal suo atelier laboratorio e cuore pulsante del suo universo. Un’esposizione della sua evoluzione artistica-professionale articolata in 9 capitoli espositivi.

I primi ritratti fotografici, i paesaggi parigini con tratti ancora surrealisti. Gli anni in cui le si iniziano ad aprire le porte del grande mondo artistico. La fase della messa in scena delle sue foto, i primi film ed il definitivo successo cinematografico con uno stile vicino alla Nouvelle Vague ed un approccio fra l’intimo ed il politico. La sua scoperta dell’Italia, Venezia e poi Roma. Infine di nuovo Parigi osservata fra lungometraggi e corti sotto più punti di vista: come documentario, pubblicità o finzione.

Una retrospettiva interessante e documentata che sottolinea la forte interconnessione per la regista francese fra fotografia e cinema. Quasi un naturale sviluppo. Un percorso che unisce da sempre le due espressioni visive. Un intreccio armonico, in equilibrio costante fra umorismo e straniamento, fra leggerezza e profondità, che più di ogni altra caratteristica definisce un’artista dell’immagine come è stata, appunto, la Varda.

data di pubblicazione:1/03/2026

FRANCOFILM FESTIVAL – XVI Edizione (5/13 marzo 2026)

FRANCOFILM FESTIVAL – XVI Edizione (5/13 marzo 2026)

Come da tradizione in concomitanza con la Giornata Internazionale della Francofonia, torna a Roma per la XVI Edizione il FRANCOFILM FESTIVAL 2026. Sede dell’evento sarà come ogni anno la sala cinematografica dell’Institut Français Centre Saint-Louis.

Scopo dell’iniziativa, il cui slogan “Il Cinema cresce quando viaggia!” ben ne riassume lo spirito, è quello di fare da vetrina. Un’opportunità per conoscere e apprezzare, promuovere e diffondere la Cinematografia di Francia e Belgio. Soprattutto le produzioni e gli autori di quei Paesi che utilizzano come lingua veicolare il Francese ma hanno molte meno opportunità di distribuzione. In questo senso l’evento, più che una semplice rassegna cinematografica, è un’operazione di grande valore divulgativo. Oltre a essere espressione di partecipazione e adesione ai valori rappresentati dalla lingua e dalla cultura francese.

Dal 5 al 13 Marzo saranno presentati anche film provenienti dai 17 Paesi membri della Francofonia: Armenia, Bulgaria, Canada/Québec, Cipro, Costa d’Avorio, Haiti, Lussemburgo, Marocco, Romania, Senegal, Serbia, Svizzera, Tunisia, Ucraina e Uruguay.

I film in concorso sono 19 e al termine del Festival verranno conferiti tre Premi: il Premio della Giuria (da parte di professionisti del mondo del cinema); il Premio Sapienza (da parte di dieci studenti del Master di Cinema dell’Università romana) e il Premio del Pubblico (sulla base dei voti dopo ogni proiezione).

Il 5 Marzo nella serata speciale di apertura verrà proiettato fuori concorso in anteprima italiana il film belga On vous croit già presentato con successo a Berlino 2025. Tra gli altri film in gara segnaliamo i due già recensiti positivamente da Accreditati: Giovani Madri dei fratelli Dardenne (9 Marzo) e in particolare Nino. Sarà infatti il film di Paoline Loques, visto alla Festa di Roma 2025, a chiudere il 13 Marzo la serata d’onore per la consegna dei Premi. Alle proiezioni e agli incontri con i registi si affiancheranno anche cinque meeting tematici moderati dalla critica cinematografica Claudia Cataldi.

Il programma dei film e delle altre attività è disponibile sul sito. L’accesso alle proiezioni (in V. O. con sottotitoli in italiano) è gratuito e senza prenotazione fino ad esaurimento dei posti.

data di pubblicazione.28/02/2026

IL MAGO DEL CREMLINO di Olivier Assayas, 2026

IL MAGO DEL CREMLINO di Olivier Assayas, 2026

Un film autoriale di qualità che funziona, vivo ed essenziale. Un tuffo nel cuore dei segreti e misteri del Potere Russo. Un viaggio fra storia e finzione, tra verità e falsità sull’ascesa al Potere Assoluto di uno sconosciuto: Putin! Un’immersione totale dietro le quinte dell’autoritarismo.

Assayas è un Maestro di Cinema. Un Autore eclettico ma dallo sguardo sempre acuto. Dal 1986 cambia registro ad ogni nuovo film. Dalla commedia romantica di Il Gioco delle Coppie al film di spionaggio di Wasp Network e ora al Thriller Politico con Il Mago del Cremlino.

Ispirato al best seller di Da Empoli e cosceneggiato con Emmanuel Carrère il film presentato anche a Venezia 2025 ci offre un’immagine di un momento storico, della Russia e di un uomo che arriva a personificare ogni potere in sé stesso. Un’analisi, da un’ottica insolita, della complicità del Potere con l’ambiguità. Un racconto tutto dall’interno, da parte di uno degli artefici del processo di costruzione del consenso e della manipolazione della verità. Siamo negli anni ’90, l’Unione Sovietica si sfalda nel caos. Un giovane intraprendente (Paul Dano) si fa strada, artista, produttore televisivo e infine Spin Doctor di un ex funzionario del KGB: Putin (Jude Law), il futuro Nuovo Zar.

Un mix di verità e fiction con forti riferimenti a personaggi reali. Un ritratto del cinismo e dei compromessi necessari per conquistare il vertice e restarci. La costruzione di una dittatura. Assayas non ha pregiudizi ideologici, non giudica Putin. Osserva con sguardo neutro il modo con cui il suo potere prende forma, cresce e diventa sistema e poi regime proprio con gli occhi del suo mago, di quel consigliere ombra capace di trasformare la realtà in mito.

Una narrazione tutta in flash back e con voix off. Un racconto a ritroso certo non facile a filmare ma che cattura. Un thriller politico forse un po’ convenzionale ma efficace grazie ad una sceneggiatura eccellente, a inquadrature particolari, dialoghi ben cesellati e ad una regia asciutta che riesce a dare al tutto i giusti ritmi. Un film corale che si avvale di un buon Cast. Jude Law è più vero dell’originale, affascinante e inquietante, Paul Dano altrettanto bravo regge il film dall’inizio alla fine. Stonano un po’ l’eccesso di flash back e le troppe scene di dialoghi che rasentano la verbosità. Peccati veniali, non stiamo parlando certo di un film d’azione. Semmai al film manca invece quel quid, quel soffio che lo avrebbe potuto far eccellere e che ci si poteva attendere da Assayas.

Ciò non di meno, nel complesso Il Mago del Cremlino resta pur sempre un film autoriale di qualità. Ambizioso, interessante e accattivante. Un film buono che funziona e si lascia vedere con piacere come meditazione sul Potere.

data di pubblicazione:23/02/2026


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