GOLDEN GLOBE 2026: quasi tutto come previsto

GOLDEN GLOBE 2026: quasi tutto come previsto

Quasi tutto come previsto anche per noi di Accreditati!

Si è aperta la Stagione dei Grandi Premi che avrà il suo culmine il prossimo 16 Marzo con l’assegnazione dei prestigiosissimi OSCAR. Anche il 2025 è stata Un’Ottima Annata per il Cinema e quindi tutto il mondo dello spettacolo aveva occhi, cuore e soprattutto portafogli puntati sulla 83ma edizione dei GOLDEN GLOBE perché consolidati indicatori dei trend e buon viatico verso i successivi Oscar, il vero obiettivo per valenza economica di tutta l’industria cinematografica.

I premi, come si sa, sono conferiti dai poco meno di cento giornalisti della stampa estera dal 2024 iscritti alla Golden Globe Foundation. A differenza degli Oscar votati dai quasi dieci mila membri dell’Academy e centrati con criteri più tradizionalisti e con categorie omnicomprensive solo sul Cinema, i Golden Globe valutano sia Cinema che Televisione e dividono i Premi Principali nei due generi: Drammatico e Commedia.

I Premi hanno confermato le sensazioni della vigilia, le valutazioni degli esperti e l’accoglienza del pubblico. Come previsto nel Genere Commedia domina il gran favorito Una battaglia dopo l’altra di P.T. Anderson con quattro Globe prestigiosi sulle nove candidature. Così pure nel Genere Drammatico si affermano Hamnet di Chloé Zhao e L’Agente Segreto di Kleber Mendonça: entrambi con due Globe significativi ciascuno sulle quattro rispettive nomination.

Meritatissimi i premi alla sensibile ed intensa Jessie Buckley di Hamnet e al bravo Wagner Moura de L’Agente Segreto già premiato anche a Cannes ’25.  Unica vera sorpresa, per così dire, invece che al favoritissimo Di Caprio è stato il riconoscimento, dopo anni di delusioni, al giovane Timothée Chalamet per la sua intensa interpretazione dell’egocentrico, narcisista ed ingestibile campione di tennis da tavolo/ping-pong degli anni’50 in Marty Supreme. Un buon segnale, salvo imprevisti sul rush finale, per la notte del 16 Marzo.

Inaspettato invece, rispetto alla concorrenza delle forti candidature di Sean Penn e Benicio del Toro, il Globe come attore non protagonista al bravo Stellan Skarsgard nel ruolo del regista e “cattivo” padre in Sentimental Value.

La 83ma edizione dei Golden Globe ha così premiato nelle categorie principali:

Miglior Regia                                   :  P. Thomas Anderson  –  Una battaglia dopo l’altra

Migliore Sceneggiatura                    :  P. Thomas Anderson  –  Una battaglia dopo l’altra

Miglior Film   Drammatico              :  Hamnet                                                                        

Miglior Film   Commedia                 :  Una battaglia dopo l’altra 

Miglior Attore  in film Drammatico  :  Wagner Moura          ( L’agente segreto)                                                                       

Miglior Attore  in film Commedia    :  Timothée Chalamet   ( Marty Supreme)                                                                      

Miglior Attrice in film Drammatico  :  Jessie Buckley            ( Hamnet )

Miglior Attrice in film Commedia     :  Rose Byrne                 ( If I had legs I’d Kick you)

Miglior secondo ruolo Maschile        :  Stellan Skarsgard      ( Sentimental Value)

Miglior secondo ruolo Femminile     :  Teyana Taylor             ( Una battaglia dopo l’altra)

Miglior Film in Lingua Straniera      :  L’agente segreto          ( Brasile)

Miglior Performance al Box Office   :  I Peccatori

Migliore Serie Tv Drammatica          :  The Pitt

Migliore Serie Tv Commedia            :  The Studio

data di pubblicazione:12/01/2026

THE RESIDENCE di Paul William Davies, 2026 – Serie NETFLIX

THE RESIDENCE di Paul William Davies, 2026 – Serie NETFLIX

Cordelia Cupp “la miglior detective del mondo” indaga su un crimine nell’ala privata della Casa Bianca. Tutti sono sospettati: il Presidente, i suoi consiglieri, gli ospiti ed il personale. Tutti hanno qualcosa sulla coscienza, tutti mentono…

Un crimine durante una cena di Stato, una detective eccentrica, appassionata di birdwatching e dai metodi poco ortodossi e la dimora del Presidente americano vista sotto una luce inedita: il dietro le quinte del Potere, i piani bassi ed i piani alti.

Un ambiente chiuso insolito ed una situazione intrigante. Un cadavere, 132 stanze e 157 sospetti potenziali. Tensione, colpi di scena, ribaltamenti delle situazioni. Questo ci offre Netflix con The Residence la nuova serie di 8 episodi di ca. 50 minuti ciascuno.

Un elegante black humour che gioca con l’assurdo, momenti esilaranti, dialoghi pungenti e risvolti coinvolgenti. Una detective enigmatica, flemmatica ma brillante e perspicace. La Casa Bianca ed i suoi meandri ove prosperano a tutti i piani inimicizie e personaggi singolari.

Una fiction poliziesca dai toni tipici della commedia. Un giallo alla Agatha Christie, un Cluedo, un Whodunnit assurdo e caustico. Un genere Evergreen che coinvolge l’intuito degli spettatori in un gioco a tratti intellettuale.

The Residence ha le chiavi per un divertimento perfettamente oleato. La narrazione è infatti facilitata da un’ottima scrittura, da una messa in scena curata, vivace e attenta ai dettagli con dialoghi pungenti. Tecnicamente poi è impreziosita da una cinepresa che gioca con gli spettatori in lunghe carrellate e angolature particolari negli ambienti della Residenza. Splendido il lavoro di montaggio che dà ritmo ed energia ad un incisivo alternarsi delle scene. Una Serie quindi ben confezionata su una storia valida, supportata da un cast di classe. Uzo Aduba la detective è irresistibile; Giancarlo Esposito la vittima è ottimo. Li circonda una miriade di attori e caratteristi uno più bravo dell’altro. Da segnalare poi l’autoironico cameo di Kylie Minogue.

Non tutto però è perfetto, purtroppo la durata della Serie è eccessiva. Superato l’effetto novità si sente il peso della ripetitività delle situazioni. Il Format su 8 episodi risulta infatti troppo lungo e le tante digressioni danno la sensazione di voler allungare il brodo. Alla fine il puzzle bello e intrigante risulta avere troppi pezzi.

Pur con queste note negative The Residence resta una commedia poliziesca di qualità, originale, con un intrigo credibile, coinvolgente e ben strutturata che sa destreggiarsi nelle sue varie linee narrative. Contenuta in meno episodi poteva essere un colpo di fulmine. Gli appassionati del Genere saranno comunque contenti.

data di pubblicazione:09/01/2026

NORIMBERGA di James Vanderbilt, 2026

NORIMBERGA di James Vanderbilt, 2026

Norimberga 1946. Rami Malek psichiatra dell’Esercito Americano deve valutare lo stato psichico dei gerarchi nazisti che saranno processati per crimini contro l’Umanità. Si troverà coinvolto in un confronto psicologico con Goering (Russel Crowe) e rischierà di essere manipolato…

Ottimo sceneggiatore e regista altalenante Vanderbilt torna con Norimberga.Un dramma giudiziario-psicologico solido ed intrigante sorretto da un cast di qualità e soprattutto da un Crowe gigantesco e magnetico.

Ben consapevole di non potersi certo confrontare con Vincitori e Vinti, capolavoro di Kramer del 1961, il regista centra il suo lavoro essenzialmente sui preliminari del Processo di Norimberga. Così, più che il dibattito giudiziario il vero cuore narrativo del film diviene il confronto fra il medico e Goering. Un incontro, un gioco seduttivo, una tensione dialettica costante per cercare di avere una risposta a domande fondamentali. Dove si nascondono il Male, la Follia, la banalità del Male stesso? La natura umana è poi in grado di comprendere le conseguenze delle decisioni? Al contempo si pone in evidenza anche il peso morale e psicologico assunto dallo psichiatra e la sua difficoltà a portare a termine l’incarico in un impari confronto con il carisma narcisistico- manipolatorio del principale accusato. Una relazione falsamente empatica ma in realtà tossica. Un confronto tanto intrigante intellettualmente quanto cinematograficamente a rischio di essere eccessivo. La bravura di Crowe consente però al regista di evitare i pericoli e, anzi, di avviare un gioco interessante di possibili rispecchiamenti del fascino seduttivo del Potere e del Male anche nella nostra attualità.

Il film si muove con ritmo e tensione continua in una struttura compositiva molto solida che fa tanto Cinema Hollywoodiano d’altri tempi. Un lavoro curato, ricostruzioni perfette, fotografia e colori che restituiscono le atmosfere dell’epoca. La messa in scena privilegia le schermaglie verbali. Un’opera tecnicamente strutturata e con tratti di ottimo cinema. Eppure, anche se soddisfatti, si ha come la sensazione di aver assistito ad un film che resta come trattenuto, interessante e con ottime intuizioni che potevano sovvertire gli schemi del Genere ma che non osa spingere fino in fondo e che preferisce limitarsi a fare solo buon spettacolo.

Sul piano recitativo, Crowe domina le scene, è carismatico, vanesio, ambiguo, sempre in modo credibile e sfumato. Una performance eccezionale che eclissa un Malek forse non adatto per il ruolo. Michael Shannon è come sempre eccellente.

Norimberga è in ogni caso un film riuscito per forma e sostanza che si lascia seguire con attenzione fino alla fine. Non è un caso che al box office natalizio sia saldamente al terzo posto per incassi e spettatori.

data di pubblicazione:05/01/2026


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ADIEU BRIGITTE

ADIEU BRIGITTE

Brigitte Bardot, “la” Bardot, BB ci ha lasciati. Aveva 91 anni!

Il Tempo cancella prima la memoria, poi le persone una riflessione poetica che suggerisce come i ricordi svaniscano gradualmente lasciando lo spazio poi alla scomparsa fisica delle persone. Tuttavia qualcuno che ha lasciato un’impronta particolare rimane ancora in sospeso nelle nostre menti.

È il caso di Brigitte Bardot. Una leggenda, un’icona inimitabile. Per i francesi e gli europei degli anni ‘50/‘70 è stata molto più di quel che è stata Marilyn Monroe per gli americani. Anche Brigitte è rimasta in un angolo dell’immaginario collettivo.

Oltre che attrice e cantante BB è stata soprattutto l’immagine iconica di una donna libera ed anticonformista che trascende Tempi e Luoghi. Una donna giovane e bella, di una Bellezza particolare, sognata, desiderata, invidiata ed idolatrata non solo dagli uomini ma anche dalle donne che l’hanno amata, e imitata nello stile, nei comportamenti e nella spontaneità. A posteriori si può certo dire che la Bardot ha influenzato in modo inimmaginabile la Società della sua Epoca. Ha rovesciato i codici di un Passato che non passava. Era non solo una bellezza fisica ma rappresentava la gioia di vivere, la libertà di essere ciò che si è e si vuole essere. Trasgressiva e libera dalle ipocrisie perbeniste è stata un modello di emancipazione femminile che affascinava e veniva imitato.

Nata da famiglia più che abbiente, inizia giovanissima come modella per la rivista Elle. Debutta nel cinema ad appena 17 anni nel 1952 nel film Le Trou Normand. Incontra sul set il suo primo amore e pigmalione: Roger Vadim che poi nel 1956 le offre il ruolo di protagonista in Et Dieu… créa la femme.

Un successo incredibile di critica, pubblico e cassetta. Il suo ruolo di ragazza spontanea e fatale travolge i limiti morali di un’Epoca in cui la nudità e la sensualità erano spesso censurate. Un successo mondiale che la lancia nella carriera artistica facendone subito un’icona. Lavorerà ininterrottamente con i partner più famosi. I grandi registi se la litigheranno. Una filmografia di soli 56 film. Molti commerciali, diversi di successo con scene rimaste nell’immaginario, non pochi di Culto: La Verità di Clouzot (1960); Il Disprezzo di Godard (1963); Viva Maria di Malle (1965); Shalakò di Dmytrik (1968); Le Pistolere di Jaque (1971).

Dal 1968 sotto le ali di Serge Gainsbourg sarà anche un’apprezzabile cantante con al suo attivo circa 70 canzoni. La Fama però con la sua immensa pressione la travolge, e nel 1973 a soli 39 anni decide di lasciare le scene senza rimpianti e si ritirerà in Costa Azzurra per consacrarsi alla causa della protezione degli animali cui dedicherà risorse, energie e vita.

Una carriera di attrice ricca di successi ma volutamente assai corta il cui percorso artistico e recitativo è stato ancor più apprezzato e valutato dalla Critica in questi anni.

MERCI BRIGITTE!

data di pubblicazione:28/12/2025

FATHER MOTHER SISTER BROTHER di Jim Jarmusch, 2025

FATHER MOTHER SISTER BROTHER di Jim Jarmusch, 2025

Nord Est degli Stati Uniti, un padre vive solo in campagna e aspetta i figli. Dublino, una madre scrittrice affermata attende la visita annuale delle figlie per un tè. Parigi, sorella e fratello si ritrovano per vuotare l’appartamento dei genitori morti in un incidente …

La Famiglia non la si scegliequesta verità tanto brutale quanto banale è il fil rouge tematico di Father Mother Sister Brother Leone d’oro a Venezia ‘25.

Jarmusch regista di culto del Cinema Indie americano affronta il tema delle relazioni familiari e il difficile rapporto fra figli adulti e genitori. Lo fa riproponendo il suo approccio stilistico e narrativo con un film articolato su tre storie indipendenti fra loro e ambientate in luoghi diversi. Tre variazioni sullo stesso tema che segnano il ritorno del regista al concetto di episodio quale frammento di vita quotidiana denso di significati per fornire un ritratto autentico della condizione umana prima che l’attimo svanisca nello scorrere del tempo.

Con la sua regia netta, diretta e minimalista, sul filo di uno humour surreale non privo di sarcasmo il cineasta affronta ciò che resta dei rapporti genitori figli una volta che questi sono divenuti adulti, vivono le loro vite e si rendono conto che non conoscono i propri genitori e non hanno più grandi cose da dirsi. Non dobbiamo attenderci colpi di scena o svolte drammatiche. Tutto è contenuto, misurato e poco appariscente. Il comico e il tragico sono nascosti nei non detti, nei silenzi imbarazzati che celano molto più di un conflitto verbale. Il regista avanza per tocchi leggeri disseminando qui e là piccoli segnali. Tutto si gioca nei dettagli di ogni singola storia: esitazioni, simulazioni, sguardi e tempi morti. Lo spettatore osserva ciò che avviene e come avviene, coglie le difficoltà relazionali e non può non riflettere su ciò che è divenuta oggi la Famiglia.

Jarmusch è bravo nel rendere cinematograficamente l’imbarazzo con silenzi protratti, dialoghi scarni ed inquadrature fisse restituendoci la distanza emotiva che si crea in molte famiglie. Il suo è un cinema che rifiuta l’azione per privilegiare la poesia del quotidiano. La forma, il particolare, i piccoli personaggi, l’ascolto e la riflessione. Pur attraversato a tratti da sottili momenti di malinconia osserva i ritratti intimi che ci dipinge ma non esprime giudizi.

A supporto del suo film il regista ha riunito un cast di tutto rilievo – Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps – che farà da giusto richiamo commerciale.

Father Mother Sister Brother è un film che merita di essere apprezzato. Un altro bel modo di fare cinema. Un film delicato, interessante ed intelligente che va visto con attenzione.

data di pubblicazione:18/12/2025


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