Nell’anno 10mila e qualcosa, il duca Leto Atreides riceve dall’imperatore l’incarico di governare un pianeta difficile ma strategicamente fondamentale per l’Imperium ( fornisce, infatti, una spezia/droga vitale per la sopravvivenza e per tante altre cose…) Leto, casca coscientemente nel “trappolone” e si reca nell’inquietante e poco accogliente pianeta con compagna e figlio Paul, speranzoso di trovare negli abitanti, alleati alla sua causa. Ma nel sottosuolo ci sono i “vermoni” e tutto si complica.

Ci sono diversi modi di approcciare la fantascienza, in generale, e un film, come, il Dune di Villeneuve, in particolare. In modo dissacrante (possibile che nell’anno 10mila non abbiano i cellulari e si vestano come nel Medioevo?) o più convenzionale (nel robusto libro di Frank Herbert c’è tutto: un cupo futuro, l’imperialismo, l’ecologia, il buddismo zen, figure messianiche).

Se nell’introdurre la trama ho ironizzato, questo non significa che la pellicola sia di bassa lega, ha, invece, una sua valenza, non tanto nella narrazione degli eventi che il bravo Villeneuve ha, fortunatamente, semplificato, quanto nel come il regista abbia saputo organizzare (con dollari e tecnologia) e rendere visivamente accattivante le “solite” guerre stellari. Villeneuve ha già dato prova di conoscere il mestiere: Arrival e Blade Runner 2049, sono frecce importanti al suo arco e ne hanno fatto uno dei migliori registi di fantascienza fra i contemporanei. Quest’ultimo, Dune, preceduto 40 anni prima dal confuso film di David Lynch zeppo divermoni” e Risiko e dal tentativo abortito di Jodorowski (visibile nel documentario di Frank Pavich del 2013), ha ben altro spessore e rappresenta il primo capitolo di una saga che nelle mani di Villeneuve è “tanta roba”, per dirla coi “giovani”. In dettaglio, gli elementi che rendono la pellicola non marginale sono parecchi: attori del calibro di Timothèe Chalamet, Zendaya, Oscar Isac, Josh Brolin, Javier Bardem , Rebecca Ferguson che sanno il fatto loro e rendono credibili i loro rispettivi personaggi senza strafare. Gli effetti speciali? Per fortuna niente a che vedere con gli esasperati modelli Marvel: nello specifico, sono credibili e non posticci (tranne forse gli ornitotteri Atreides) e persino dei “vermoni” se ne fa un uso discreto. Non mancano poi scenografie e costumi fascinosi, una fotografia eccellente (Greig Fraser), musiche calzanti e poderose (Hans Zimmer) e tanti riferimenti a realtà più attuali che lascio all’intuito e alle diverse sensibilità degli spettatori, aspettando, naturalmente, il secondo capitolo!

data di pubblicazione:19/09/2021


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