DAL CUORE ALLE MANI: DOLCE & GABBANA

DAL CUORE ALLE MANI: DOLCE & GABBANA

Dopo aver incantato il pubblico a Milano e a Parigi, la mostra Dal Cuore alle Mani – Dolce & Gabbana è finalmente arrivata a Roma.

Non aspettatevi però la convenzionale vetrina di preziosi ed eleganti abiti di una Casa di Moda che celebra i suoi 40 anni di attività e di successi in tutto il mondo. Come suggerisce il titolo, infatti, ciò che veramente è messo in mostra e sottolineato è lo straordinario e unico processo creativo e realizzativo che caratterizza l’arte e la maestria della produzione dei due celebri stilisti.

Dal Cuore da cui scaturiscono le idee, alle Mani che sono lo strumento attraverso cui le idee prendono forma, l’esposizione celebra infatti l’incontro fra genialità e talento, tra l’emozione dell’ispirazione artistica e l’eccellenza della sartorialità italiana.

Gli abiti sono presentati in uno spazio espositivo di ca. 1500 metri quadri. Un percorso immersivo che si snoda attraverso quattordici sale, ognuna caratterizzata da uno straordinario allestimento a tema accompagnato dal variare del sottofondo musicale. Si passa così senza soluzione di continuità dalla sala dedicata al vetro veneziano a quella che celebra “Il Gattopardo” di Visconti. Dal rigore fiammeggiante dei mosaici delle basiliche bizantine all’opulenza del barocco siciliano e ai colori del folklore isolano. Dal tributo allo sfarzo dell’Opera Lirica alle atmosfere del Cinema neorealista e così via… Un’immersione nell’universo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e nello stesso tempo la loro appassionata dichiarazione d’amore alla Cultura italiana nelle sue infinite forme e sfaccettature.

Gli abiti e gli oggetti esposti vanno al di là della semplice definizione di “bello” o di “indossabile”. Superando lo stupore che trasmettono, vanno guardati con occhi diversi perché ognuno rappresenta un unicum, un viaggio estetico, vissuto con un approccio originale ed insolito, a volte irriverente, certamente rivoluzionario.

Come ha scritto Giuseppe Tornatore che ha seguito i due stilisti nel lavoro quotidiano per realizzare il documentario proiettato “Sembra di essere nel mondo delle favole ma siamo solo nel santuario di due artisti visionari e geniali che riescono nella non facile opera di dedicare ogni vigore al loro compito, in un sentimento di assoluta e incondizionata dedizione”.

In sintesi: una Mostra tutta da ammirare, godere e non perdere!

Dal Cuore alle Mani: Dolce & Gabbana – Roma, Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale dal 14 Maggio al 13 Agosto 2025.

data di pubblicazione:22/05/2025

LIBRE di Mélanie Laurent, 2025 – PRIME VIDEO

LIBRE di Mélanie Laurent, 2025 – PRIME VIDEO

Francia, inizi anni’80. Sulak (L. Bravo) insieme alla compagna e ad un amico, senza mai far ricorso alla violenza rapina supermercati e poi gioiellerie di ogni tipo. Suo obiettivo è rubare ai ricchi per motivi personali e politici. Si apre una serie avventurosa di furti, inseguimenti e rocambolesche fughe ed evasioni …

 

Anche le ciambelle francesi possono uscire senza il buco!

La Laurent è un’artista talentuosa e poliedrica. Attrice, cantante, sceneggiatrice è anche passata dietro la cinepresa ormai da qualche anno. Libre, il suo ottavo lungometraggio, è centrato sui personaggi della cronaca poliziesco-giudiziaria. Un biopic molto romanzato ispirato alle vicende di un fuorilegge noto in Francia per le sue geniali rapine, per i gesti spettacolari e per le evasioni. Tutto senza mai un atto di violenza fisica ma solo agendo con scaltrezza ed ingegnosità.

Elegante, carismatico e con un volto d’angelo Sulak è un moderno Arsenio Lupin, un Robin Hood dalle mani pulite. Per la sua cattura si è mobilitato anche il capo della Criminale. Un poliziotto all’antica rispettoso dei codici d’onore e dell’avversario. Il film della Laurent rende omaggio all’umanità, all’intelligenza strafottente del rapinatore. Ai suoi sentimenti per la Libertà, per l’Amore e per l’Amicizia.

Ma, dicevamo, la ciambella questa volta è proprio uscita senza buco!

Non ci troviamo infatti nel solito meccanismo in cui tutto è perfettamente equilibrato per ritmo e per sottigliezza di linguaggio cinematografico. La sensazione che fin dall’inizio resta addosso allo spettatore è che il film, a tratti, giri su se stesso con una tendenza a dilungarsi in frammenti insignificanti nello sviluppo creativo. La sceneggiatura è infatti debole e scontata. Il film non trova il suo giusto ritmo e perde man mano tono ed incisività. Le alchimie attoriali non funzionano bene. Alcune sequenze sono troppo insistite. Un film d’azione e tensione in cui c’è invece poca azione e la tensione non monta mai. Libre, anche se presentato alla Festa del Cinema di Roma 2024, è solo un prodotto di genere, convenzionale e privo di particolare originalità. Un normale film commerciale destinato ad offrire solo un’occasione di svago. Un prodotto nato essenzialmente per una visione non cinematografica e per un pubblico non troppo esigente. Peccato!

data di pubblicazione:15/05/2025


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FLIGHT RISK di Mel Gibson, 2025

FLIGHT RISK di Mel Gibson, 2025

La US Marshal Madolyn (M. Dockery) arresta un contabile della Mafia nonché informatore fuggito in un angolo dell’Alaska. Deve riportarlo al più presto ad Anchorage perché testimoni contro i suoi boss. Noleggia un Cessna, ma il pilota (M. Wahlberg) si rivela un killer psicopatico e sessuomane…

Mel Gibson, condannato all’ostracismo, rientra dalla “porta di servizio”! A quasi dieci anni dalla sua ultima regia, il talentuoso e controverso attore e regista torna dietro la cinepresa. Lo fa con un prodotto di serie B vagamente ironico che riprende scientemente tutti gli archetipi dei Thriller per ottenere almeno un sorriso di condiscendenza. Un piccolo film di basso costo il cui soggetto sembra essere stato ritrovato in un cassetto Anni ’80. Un’opportunità per Gibson di rifarsi un’immagine in vista forse di progetti più ambiziosi. Un esercizio di stile low profile che non dia adito a polemiche. La concezione del film è lineare come la sua scrittura. Nessuna sorpresa, tutto è prevedibile ma ciò non di meno l’insieme la cui suspense si basa su un dispositivo tanto semplice quanto sconcertante non risulta né sgradevole né noioso.

Tre personaggi nello spazio esiguo di un aereo in volo sulle montagne del remoto Alaska. Un thriller in alta quota in un contesto claustrofobico e precario che diviene teatro di inganni e di una lotta senza quartiere fra una poliziotta ed un killer paranoico. Sulla carta una buona idea. E su questo dispositivo narrativo il regista prova a costruire una storia che cerca di fondere il Thriller ed il Buddy Movie.

Dalla carta alla realtà le cose sono però ben diverse. Non aspettatevi quindi risultati particolari che credo non fossero previsti da nessuno. Flight Risk è ed intendeva essere solo un film commerciale. Purtroppo la sceneggiatura è sfilacciata ed incoerente, i dialoghi banali ed imperfetti, il Plot stesso alla lunga diventa inverosimile e gli effetti speciali sono molto limitati. Gli interpreti fanno quel che possono e Wahlberg, nel ruolo insolito del killer, sembra andare a ruota libera concedendosi degli eccessi fuori tono. Merito di Gibson aver evitato la catastrofe. Contiene il film in soli 90 minuti, riesce a padroneggiare come può la vicenda e a darle un ritmo. La sua regia restituisce un po’ di sostanza ad una storia traballante. Certo il suo film non vola alto ma sta in aria e non precipita. Flight Risk è quindi un thriller minimalista che pur nei suoi tanti limiti e nelle sue poche pretese riesce ad essere in fondo in fondo simpatico con quel profumo sbiadito di anni ’80. Un film appena discreto che potrà intrattenere gli appassionati del genere, i nostalgici ed i fan del regista australiano.

data di pubblicazione:11/05/2025


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70° DAVID di DONATELLO: I Vincitori

70° DAVID di DONATELLO: I Vincitori

Si sa, nel bene e nel male l’Italia non è l’America! È un’assoluta certezza soprattutto poi nel mondo del Cinema! E così mentre a Hollywood per gli Oscar un outsider come Anora può sperare e anche riuscire a battere nel rush finale i suoi concorrenti plurinominati e forse anche più meritevoli, a Roma una cosa del genere è ancora prematura ma forse si intravvedono dei cambiamenti.

Come prevedibile la partita finale per il più prestigioso dei Premi del Cinema Italiano destinato ai film usciti nel 2024, il 70° DAVID di DONATELLO si è quindi tutta concentrata fra: Berlinguer-La Grande Ambizione e Parthenope (15 candidature entrambe) e: L’Arte della Gioia e Vermiglio (14 candidature entrambe). Diciamolo subito, il grande sconfitto è stato Parthenope. L’opera personalissima di Sorrentino, nonostante il successo commerciale ottenuto sia in Italia che all’estero è rimasta senza riconoscimenti, letteralmente a mani vuote. A Berlinguer- La grande ambizione non è andata poi molto meglio ma per lo meno ha visto premiato E. Germano come miglior protagonista ed ha ottenuto un riconoscimento per il miglior montaggio.

Il vero significativo vincitore è stato Vermiglio (già Leone d’argento a Venezia 2024) di Maura Delpero che ha collezionato ben sette statuette prestigiose. Miglior Film e soprattutto il David per la regia per la prima volta assegnato ad una donna, miglior sceneggiatura originale, miglior casting ed altri tre premi tecnici. L’Arte della Gioia (3 statuette) ha invece visto premiate le sue attrici Tecla Insolia miglior protagonista e Valeria Bruni Tedeschi miglior non protagonista e la sceneggiatura non originale.

Un’edizione che si è poi mostrata ancor più attenta al contributo artistico e professionale femminile con la vera bella sorpresa: il riconoscimento ad un’altra regista donna. Il David per la miglior regia esordiente alla giovane Margherita Vicario per la sua interessante opera prima Gloria!

L’Accademia ha infine riconosciuto il David alla Carriera al regista Pupi Avati, e i David Speciali a Ornella Muti e a Timothée Chalamet e il David dello Spettatore al grande escluso dalle candidature: Diamanti di Ozpetek.

Dunque qualcosa si muove! Per il Cinema Italiano il 2024 è stato infatti un anno in cui si sono manifestati segni evidenti che qualcosa sta finalmente e concretamente cambiando e che si aprono nuovi spazi realizzativi e diversi approcci narrativi ed artistici.  Un anno che ha visto affermarsi una significativa e qualificata presenza femminile. Un anno di forte ripresa del piacere di fare Cinema e soprattutto, da parte del pubblico di tornare in sala a vedere film italiani. Una conferma che il coraggio di rischiare, unito al talento, alla qualità delle storie e a nuove idee ed approcci artistici sono apprezzati e che sono premianti rispetto alla stagnazione omologante e conformista degli ultimi anni.

Quindi, una volta tanto, i membri dell’Accademia del Cinema Italiano hanno votato non più con lo sguardo nostalgico verso un glorioso Passato ma invece con un occhio ottimista e fiducioso verso il Futuro.

 

Di seguito riportiamo i “Vincitori” per le principali categorie:

Miglior FILM:

 

Vermiglio;

Berlinguer- La grande ambizione;

Il Tempo che ci vuole;

L’Arte della gioia;

Parthenope.

 

Miglior REGIA:

Maura Delpero       per: Vermiglio

Andrea Segre                 per: Berlinguer-La grande ambizione;

Francesca Comencini    per: Il tempo che ci vuole;

Valeria Golino               per: L’arte della gioia;

Paolo Sorrentino           per: Parthenope.

 

Miglior ATTRICE PROTAGONISTA:

Tecla Insolia             per: L’Arte della gioia

Barbara Ronchi                      per: Familia;

Romana Maggiore Vergano   per: Il tempo che ci vuole;

Celeste Dalla Porta                 per: Parthenope;

Martina Scrinzi                       per: Vermiglio.

 

Miglior ATTORE PROTAGONISTA:

Elio Germano         per: Berlinguer- La grande ambizione

Francesco Gheghi        per: Familia;

Fabrizio Gifuni            per il tempo che ci vuole;

Silvio Orlando             per: Parthenope;

Tommaso Ragno         per: Vermiglio.

 

Miglior ATTRICE NON PROTAGONISTA:

Valeria Bruni Tedeschi   per: L’Arte della gioia

Geppi Cucciari                     per: Diamanti;

Tecla Insolia                        per: Familia;

Jasmine Trinca                    per: L’Arte della gioia;

Luisa Ranieri                       per: Parthenope.

 

Miglior ATTORE NON PROTAGONISTA:

Francesco di Leva         per: Familia

Roberto Citran                   per: Berlinguer- La grande illusione;

Guido Caprino                   per: L’Arte della gioia;

Pierfrancesco Favino         per: Napoli- New York;

Peppe Lanzetta                  per: Parthenope.

 

Miglior ESORDIO ALLA REGIA:

Margherita Vicario    per: Gloria!

Edgardo Pistone            per: Ciao Bambino;

Loris Lai                       per: I bambini di Gaza;

Gianluca Santoni          per: Io e il secco;

Neri Marcorè                per: Zamora.

 

Miglior SCENEGGIATURA ORIGINALE:

Vermiglio.

Berlinguer- La grande ambizione;

El Paraiso;

Gloria!

Il tempo che ci vuole;

Parthenope;

 

Miglior FILM INTERNAZIONALE:

Anora

Conclave;

Giurato N°2- Juror 2;

La zona di interesse;

Perfect days.

data di pubblicazione:09/05/2025

HOLLAND di Mimi Cave, 2025 – Prime Video

HOLLAND di Mimi Cave, 2025 – Prime Video

Inizio anni 2000. Holland è un’idilliaca cittadina del Michigan legata alle proprie origini olandesi. Nancy (N. Kidman) insegnante e casalinga, nel vuoto emotivo del suo quotidiano inizia a dubitare del marito (M. Macfadyen). Con l’aiuto interessato di un collega scoprirà che la realtà è ben diversa.

Nella massa di film anonimi ed insulsi offerti dalle piattaforme, Holland attrae subito per il suo cast interessante. Diciamolo subito, è un film che si lascia guardare e svolge il suo compito essenziale di intrattenere. Una confezione attraente arricchita da belle riprese e da un’ottima fotografia. Una bella scatola colorata ma ahinoi vuota dentro. Solo buon look e poca sostanza!

La regista punta il dito sull’ambiguità e l’ipocrisia della provincia americana. Un’apparente serenità in cui nulla è come appare. Un tema abbondantemente trattato sul grande schermo. La cineasta lo affronta sotto forma di Thriller. Nelle intenzioni un thriller psicologico teso ad evocare il torbido dietro le facciate, ad analizzare le coscienze ed il progressivo scivolamento del quotidiano verso l’ambiguità e l’horror, in un crescendo di tensione. Sulla carta di sicuro un approccio interessante ed allettante. Un mix di noir, di black comedy, di dramma familiare e di horror. Però l’operazione di fondere più generi non funziona perfettamente. Il film infatti non è così profondo da scavare nelle coscienze, non così ironico e graffiante da poter essere una commedia o una satira di costume, non così teso da essere un thriller, né così duro da essere un horror.

L’intrigo lineare e tradizionale, perde subito di tensione e risulta meccanico e prevedibile. Il ritmo è ineguale, molto lento salvo un’accelerazione brutale per il finale aperto. Questo squilibrio narrativo unito ad una scrittura frammentata nuoce alla fluidità dell’opera. Peccato! perché la regista ha un buon senso estetico, la sua messa in scena è interessante, le riprese sono ben costruite. Il ricco potenziale narrativo resta però inespresso schiacciato proprio dalla mediocrità della sceneggiatura. Tutto è solo accennato, non sviluppato e privo dell’intensità necessaria a sostenere la suspense. Il Cast fa quel che può ed anche di più, la Kidman recita con intensità oscillando con mestiere collaudato fra fragilità e determinazione ma anche lei si trova compressa dalla superficialità dello script.

Holland è quindi solo un discreto film di mero intrattenimento televisivo. Assolutamente nulla più! Un telefilm che si ferma alla superficie ed alle intenzioni e che deluderà gli amanti della Suspense vera, delle narrazioni ben padroneggiate e dei personaggi complessi.

data di pubblicazione:30/04/2025


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