PRESENCE di Steven Soderbergh, 2025

PRESENCE di Steven Soderbergh, 2025

Rebekah e Chris insieme ai figli Tyler e Chloe si sono da poco trasferiti in una bellissima casa in una zona residenziale. Dopo essersi sistemati, la ragazza inizia a sentirsi osservata da una presenza invisibile che lei stessa attribuisce a Nadia, l’amica recentemente scomparsa. Superato il comprensibile scetticismo iniziale, anche gli altri membri della famiglia si accorgeranno ben presto che qualcosa di soprannaturale aleggia per le stanze…

Dopo Black Bag, di appena pochi mesi fa, arriva nelle sale italiane l’attesissimo Presence, già presentato in anteprima al Sundance Film Festival dello scorso anno. Soderbergh sperimenta per la prima volta in tutto, quindi non solo per la regia ma anche per la fotografia e il montaggio, il genere ghost, manipolandolo però sostanzialmente e creando un’idea cinematografica tutta sua. Sin dalla prima scena, nella casa ancora buia e disabitata, lo spettatore in soggettiva insieme alla “presenza” si trova ad aggirarsi per gli spazi in un ampio piano sequenza. Le inquadrature, volutamente distorte dall’uso continuo del grandangolare, diventano essenziali per avere una visione dell’insieme e cogliere ogni minimo dettaglio scenografico. Geniale poi l’uso di intervalli regolari a schermo nero, funzionali a far riprendere fiato su ciò che si è visto e creare la suspense per la scena successiva. La sceneggiatura, ancora una volta affidata a David Koepp, apparentemente risulta rarefatta per dare spazio agli interventi del soprannaturale ma di fatto affronta temi molto profondi che coinvolgono in varia misura i singoli personaggi. Alla base c’è ancora una volta il tema della crisi all’interno della famiglia e dei rapporti interpersonali rimasti irrisolti. Rebekah (Lucy Liu) è una donna in carriera che non riesce ancora ad inserirsi nelle proprie dinamiche familiari e concentra la propria attenzione solo verso Tyler (Eddy Maday), il figlio sbruffone al quale rivolge le proprie confidenze. Chris (Chris Sullivan), sia nella veste di marito che di padre, deve ancora risolvere i propri problemi personali e soprattutto liberarsi del rapporto devastante con la propria madre. Infine ritroviamo Chloe (Callina Liang) distrutta per la perdita dell’amica del cuore e lei stessa stupita, più che spaventata, dalla sua presenza spirituale. Ed è proprio questa presenza che in fondo è l’unico deus ex machina che interviene per il bene, per proteggere chi più ha bisogno e per punire la malvagità. Al di là delle riprese e del montaggio perfetto, Soderbergh con Presence ha creato un film che riesce a calibrare le singole componenti per coinvolgere lo spettatore in prima persona. Lui stesso diventa così protagonista della scena, sa dove e quando intervenire per evitare il peggio e riportare il giusto equilibrio. In ogni istante si percepisce l’originalità del regista, la sua capacità di creare un’esperienza cinematografica unica e imperdibile.

data di pubblicazione:28/07/2025


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IL MAESTRO E MARGHERITA di Michael Lockshin, 2025

IL MAESTRO E MARGHERITA di Michael Lockshin, 2025

Ivan, giovane poeta, è isolato in manicomio perché ritenuto schizofrenico. Ha dichiarato di aver incontrato casualmente un certo Woland che lo ha intrattenuto su questioni filosofiche e religiose. Il misterioso soggetto afferma l’esistenza di Dio e dello stesso Gesù, avendo personalmente assistito al suo processo e alla sua condanna a morte. Il Maestro, che ha perso il suo nome, è pure lui internato in quanto ritenuto pazzo. Poco prima del debutto, la sua pièce teatrale su Ponzio Pilato, in programma in un famoso teatro di Mosca, viene annullata. I critici letterari sovietici ritengono la sua opera contraria all’ideologia stalinista e una palese apologia di Gesù Cristo…

Impresa non certamente facile affrontata con destrezza dal regista americano, di origini russe, Michael Lockshin per il film tratto dell’omonimo romanzo di Bulgakov. Letteralmente acclamato in Russia e energicamente osteggiato, per ovvi motivi, dal regime di Putin, Lockshin è riuscito a catturare appieno l’essenza del racconto creando un clima unico e avvincente, un mondo di magia e mistero dove lo stesso spettatore si trova catapultato. La storia segue le vicende rocambolesche del Maestro, che ha scritto un’opera su Ponzio Pilato, e della sua giovane amante Margherita, anche lei coinvolta in una serie di avventure che hanno del soprannaturale. In un’atmosfera rarefatta e suggestiva, ambientata a Mosca negli anni ’30, in pieno fervore per l’ascesa del regime comunista, si muovono vari personaggi. Tra questi Woland (August Diehl), un enigmatico professore tedesco che di fatto è la personificazione di satana, e il suo entourage dove fa bella mostra di sé Behemoth, un gatto parlante. Il Maestro (Evgenij C’igardovič) ne diventa complice rifugiandosi in un mondo immaginario dove la stessa realtà è messa in discussione travolgendo anche il suo intenso rapporto con l’affascinante Margherita (Julija Snigir). Tra i due si instaurerà una storia d’amore alquanto tormentata in quanto la donna è sposata con un uomo molto ricco del quale non può liberarsi. Ottima interpretazione dell’attrice e modella russa che ha saputo rendere credibile un personaggio con una grande sofferenza interiore ma anche capace di diventare musa ispiratrice del nuovo romanzo del Maestro. Il film riesce bene a suggestionare la fantasia dello spettatore soprattutto nella prima parte mentre verso il finale si perde in eccessive lungaggini. Dopo il suicidio, Margherita incontra satana diventando lei stessa la regina delle tenebre che dirige un ballo demoniaco del quale faranno parte molte anime malvagie dell’inferno. Il Maestro e Margherita lascia intravedere, in maniera più o meno palese, l’assurdità di un regime e della sua contorta ideologia, chiaro riferimento a tutte ciò a cui stiamo assistendo quotidianamente. Occasione unica per riflettere sulla natura dell’arte e della creatività in generale che oggi trovano opposizione in molte società. Un film che sicuramente non deluderà tutti i fanatici del romanzo di Bulgakov e che appassionerà anche tutti coloro che non lo hanno letto, coinvolgendoli in un’esperienza cinematografica unica e avvincente.

data di pubblicazione:15/07/2025


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GIUSTO testo e regia di Rosario Lisma con Rosario Lisma

GIUSTO testo e regia di Rosario Lisma con Rosario Lisma

(Teatro Biondo d’estate – Complesso Monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, Palermo, 27/28 Giugno 2025)

Giusto è nato su una minuscola isola popolata esclusivamente da uccelli che hanno scelto proprio quello scoglio impervio per nascere e per morire. Lui si chiama così per un malinteso con l’ufficiale dell’anagrafe. Abita a Milano, lavora in un ente pubblico e condivide casa con una donna che non incontra mai. Con loro vive anche Salvatore, un calabrone che cerca invano una via di fuga dalla sua situazione claustrofobica. Giusto si sente sempre fuori posto in un mondo di ingiusti che approfittano della sua natura docile e della sua disponibilità verso tutti…

Rosario Lisma, siciliano doc, scrive e interpreta un testo che ha il sapore del grottesco ma che, nello stesso tempo, induce a una profonda riflessione sulla vita di oggi. Il protagonista è una figura mediocre per la società in cui viviamo, unico e solo in un mondo dove impera il principio di auto referenzialità. Come un personaggio kafkiano, Giusto vive nell’ombra della sua stessa esistenza, circondato da gente senza scrupoli che mira esclusivamente ad affermare il proprio ego ipertrofico. I suoi colleghi scaricano su di lui le proprie frustrazioni, convinti di poter vivere a scapito degli altri perché si sentono superiori e quindi degni di ammirazione. L’unico soggetto che è disposto ad ascoltarlo e consigliarlo per il meglio sarebbe il calabrone con il quale condivide casa. Per la verità anche lui non se la passa proprio bene. La sua tenacia lo spinge a disegnare enormi finestre sui muri della sua stanza per poi tentare di attraversarle. Solo lui incoraggia Giusto a perseverare nella realizzazione del suo unico desiderio. Un desiderio al momento irrealizzabile che consiste nel poter baciare almeno una volta Sofia Gigliola, detta la Balena per le sue più che generose forme. Lei è la figlia del suo capo, temutissimo da tutto il personale che manifesta nei suoi confronti fedeltà e sudditanza. In questo sentito monologo, pieno di battute amare ma anche sagaci, Lisma dimostra una notevole bravura e disinvoltura recitativa. La scena è praticamente vuota come vuota è l’atmosfera che circonda il protagonista. Un’attenta analisi sulla natura del proprio essere e di come poter apparire, a rischio di snaturare l’essenza delle cose. L’illusione di poter controllare ogni situazione per porre sé stessi al centro di un universo che si sfalda giorno per giorno e non lascia speranza di redenzione. Lo spettacolo, prodotto dalla Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, è presentato nel grandioso portico rinascimentale del chiostro seicentesco del convento dei padri Francescani, oggi sede della Galleria d’Arte Moderna di Palermo. Ottima location dove il teatro incontra la Città e la Città incontra sé stessa attraverso l’arte.

data di pubblicazione:28/06/2025


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LISISTRATA di Aristofane, 2025

LISISTRATA di Aristofane, 2025

Regia di Serena Sinigaglia, scene di Maria Spazzi, costumi di Gianluca Sbicca, coreografie di Alessio Maria Romano, musiche di Filippo del Corno, disegno luci di Alessandro Verazzi.

(Teatro Greco – Siracusa, 13/27 Giugno 2025)

Lisistrata, ovvero colei che scioglie gli eserciti, convince le donne di Atene, Sparta, Beozia e Corinto a unirsi a lei in un atto di ribellione molto particolare. Gli uomini sono perennemente impegnati nelle guerre e hanno poco tempo da dedicare alle rispettive famiglie. Dopo aver occupato l’acropoli ed essersi impossessate della cassa dello stato, le ribelli iniziano lo sciopero del sesso che durerà fintanto che i loro mariti non smetteranno di combattere. L’astinenza avrà i suoi effetti e, dopo varie vicissitudini, si arriverà alla pace. Raggiunto lo scopo, le donne potranno finalmente tornare alle proprie attività coniugali…

Proprio dentro la cornice del parco archeologico di Siracusa, si ripete anche quest’anno l’appuntamento con le rappresentazioni classiche sotto l’egida dell’INDA, Istituto Nazionale Dramma Antico. In questa 60° stagione, accanto alle tragedie, si è pensato di portare sulla scena una commedia divertente di Aristofane. Pur presentando situazioni comiche, non si tralascia di affrontare il tema serio della violenza e quello dell’emancipazione della donna. Il celebre commediografo greco affronta la guerra con un atto di ribellione che si concretizza attraverso un vero e proprio manifesto femminista contro gli uomini, sempre impegnati in una guerra senza fine. Lisistrata prende così possesso della scena progettata per enfatizzare la determinazione delle donne che, sia pur poco convinte del sacrificio che le attende, tuttavia si uniscono per raggiungere l’obiettivo della pace. La regista ha dimostrato grande abilità nel dirigere un cast eterogeneo con Lella Costa nella parte principale della rivoltosa ateniese, una donna forte che sa anche riflettere sui valori della vita e della morte. Le allieve e gli allievi dell’Accademia d’Arte del Dramma Antico hanno poi contribuito perfettamente a creare uno spettacolo molto divertente, con passione e convinzione hanno infatti messo in evidenza la lotta per la giustizia. La commedia non ha mai perso di vista il messaggio più che attuale che sta alla base della storia, pur mantenendo un ritmo veloce e nello stesso tempo ironico. Lisistrata parla di guerra ma soprattutto di amore, un amore forte e leggero nello stesso tempo. Un messaggio che Aristofane ci tramanda da secoli e che la regista pone fuori dal tempo definito, alternando l’antico e il contemporaneo senza soluzione di continuità. Tra il pubblico qualche delusione. La traduzione e il riadattamento del testo da parte di Nicola Cadoni è sembrato uscire forzatamente dagli schemi classici per approdare a un linguaggio a tratti eccessivo e sopra i canoni della convenzionalità.

data di pubblicazione:20/06/2025


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MILAREPA di Louis Nero, 2025

MILAREPA di Louis Nero, 2025

La vita tranquilla di Mila viene improvvisamente sconvolta dalla perdita del padre, morto in un agguato. Gli zii privano la famiglia dell’eredità costringendo la giovane, con la sorella Peta e la madre Daka, a vivere in uno stato di schiavitù e assoluta povertà. Mila si lascia convincere a travestirsi da ragazzo in modo da poter frequentare la scuola di Yungutun, apprendere i segreti della magia nera e attuare una spietata vendetta. Dopo aver procurato morte e sofferenza ai suoi parenti, si rende conto della malvagità del suo operato e decide di espiare la propria colpa…

Louis Nero è un regista e sceneggiatore italiano i cui film sono stati distribuiti con successo in tutto il mondo. Con Milarepa, ispirandosi sicuramente alla storia dell’omonimo celebre maestro del Buddismo tibetano, esorta lo spettatore a fermarsi e a meditare su quello che accade dentro di sé. Un viaggio quindi introspettivo, un rito iniziatico verso la presa di coscienza dell’esistenza dell’anima e del suo rapporto con il mondo esteriore e materiale. Il regista sceglie il paesaggio brullo e desertico della Sardegna per raccontare di un mondo industriale oramai imploso. Di esso rimangono solo tracce di strutture arrugginite, di auto sepolte e divorate dalla sabbia che ha preso ora il sopravvento. Gli uomini, sopravvissuti al disastro ambientale, non si identificano più per provenienza o razza ma vivono in simbiosi, cercando di riappropriarsi di una propria individualità in un contesto arcaico. Dopo le varie calamità e i fallimenti reiterati dalla società, l’uomo sente ora il bisogno di riconciliarsi con la natura e con sè stesso per ritrovare un nuovo equilibrio. La macchina da presa si sofferma sul volto di Mila (Isabelle Allen) per cogliere i turbamenti interiori di una ragazza che vede morire il proprio padre e che si vede improvvisamente povera e schiava al servizio di parenti senza scrupoli. Nonostante per indole mite, ubbidisce alla madre che vuole vendetta verso coloro che l’hanno privata prima del marito e poi di tutto ciò che era suo. La ragazza diventa quindi il simbolo di un riscatto, il riappropriarsi di quello che le è stato tolto anche a costo di perdere la propria natura di giovane donna con le pulsioni proprie di una giovane donna. Il regista ha creato un piccolo capolavoro riuscendo abilmente a fondere la tradizione del mondo occidentale, con le ultime tracce che ne rimangono, con la saggezza interiore della cultura orientale. Milarepa è un percorso quindi per ritrovare ciò che si è perso, in uno scenario apocalittico accompagnato da musiche popolari sarde che si intrecciano con i suoni tibetani ancestrali. Un cast molto curato dove troviamo accanto alla giovane protagonista anche F. Murray Abraham, Harvey Keitel, Franco Nero, Angela Molina, Iazua Larios e tanti altri ancora. Alla presentazione Louis Nero ha affermato: “Cercavo volti che raccontassero la propria storia, che vivessero il proprio personaggio prima di interpretarlo, che portassero sullo schermo una parte viva di sé…”.

data di pubblicazione:18/06/2025


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