da Antonio Iraci | Feb 6, 2025
Drammaturgia e regia di Liv Ferracchiati, con Liv Ferracchiati e Alice Raffaelli
(Teatro India – Roma, 5/9 febbraio 2025)
Durante il soggiorno all’Hotel des Bains sul Lido di Venezia, il famoso scrittore Gustav von Aschenbach incontra per la prima volta lo sguardo di Tadzio. L’uomo rimane letteralmente folgorato dalla bellezza del giovane che, ai suoi occhi, è paragonabile a una scultura greca. Da quel momento inizierà tra i due un intenso dialogo tra sguardi…
Liv Ferracchiatti rielabora, con una sua propria e libera interpretazione, quanto Thomas Mann riusciva a interpretare, anche lui liberamente, sul concetto di bellezza. Un concetto così puro, di per sé, da sfuggire a qualsiasi definizione. Nel suo romanzo, dal quale poi Visconti ne ricavò un memorabile film, l’autore identificò quest’immagine astratta nel giovane Tadzio. Una bellezza classica, una perfezione assoluta paragonabile a quella di un dio della mitologia greca. Una drammaturgia essenziale con una voce fuori campo che induce a focalizzare l’attenzione su un canestro di fragole, rosse di passione ma messaggere di morte. Ecco che le parole vengono utilizzate per dimostrarne la loro inutilità. Un dialogo fatto di due monologhi, dove le parole stesse sembrano rimbalzare senza soluzione di continuità. Una telecamera sulla scena che si sposta sulla figura inconsistente di un satiro danzante, tutto in maniera discreta per coglierne ogni possibile movimento. Una passione amorosa verso un soggetto fluido, forse un’attrazione reciproca alimentata da un continuo scambio di sguardi, filtrati dall’occhio della cinepresa. Sentimenti vissuti intensamente che saranno una vera e propria ossessione per entrambi i soggetti in scena. Se nella prima parte si era condotti per mano da una voce suadente esterna ai fatti, nella seconda il monologo diventa parola concreta. Il morso avventato ad una fragola, perfino acerba, segnerà la cacciata da un paradiso terrestre e l’avvio inesorabile verso la morte. Una morte che riscatterà tutto, che travolgerà ogni cosa ma che non toccherà la bellezza platonica di Tadzio, né la sua giovinezza. Aschenbach, oramai morente, vedrà sciogliersi il proprio belletto e con esso la figura, in dissolvenza, del giovane. La regista, sulla scena con Alice Raffaelli, riesce brevemente a fare avvicinare lo spettatore alla passione che attraverso lo sguardo può travolgere o addirittura annientare.
Una produzione Spoleto Festival dei Due Mondi, Marche Teatro, TSU Teatro Stabile dell’Umbria, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, in collaborazione con Fondazione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
data di pubblicazione:06/02/2025
Il nostro voto: 
da Antonio Iraci | Feb 5, 2025
Lavorare per l’eternità. Uomini e dèi nella Roma dei Cesari: religione, giustizia, destino
(Teatro di Roma – Teatro Nazionale – Roma,19 gennaio/30 marzo 2025)
Si è appena concluso il primo ciclo di tre incontri, sui sette in totale programmati la domenica mattina presso il Teatro Argentina. A conferma dell’ottima accoglienza da parte del pubblico romano, quest’anno si è così giunti all’undicesima edizione. Come al solito verranno affrontati principalmente temi riguardanti la Roma imperiale, ma anche argomenti più recenti che riguardano la nostra millenaria cultura. In tal senso l’Italia è il Paese che detiene il maggior numero di siti Unesco, patrimoni dell’umanità. Questi appuntamenti domenicali sono introdotti da Massimiliano Ghilardi, archeologo e Direttore dell’Istituto Nazionale di Studi Romani. Accanto a lui ci saranno stabilmente Claudio Strinati, Soprintendente per il Polo Museale Romano e Andreas M. Steiner, Direttore responsabile delle riviste Archeo e Medioevo. Già in questi tre primi appuntamenti il pubblico è stato piacevolmente intrattenuto da illustri storici e studiosi d’arte antica. Tutti hanno saputo rispettare diligentemente il tempo assegnato e segnato da un’inesorabile clessidra posta in bella vista sul palco. Accanto a Maurizio Bettini e Giovannella Cresci, emeriti studiosi, la scrittrice Annarosa Mattei nel primo incontro si è soffermata sulla figura di Cristina di Svezia. Mitica sovrana che dopo la conversione al cattolicesimo si stabilì definitivamente a Roma dove, occupandosi di arte, fondò nel 1690 l’Accademia dell’Arcadia. L’appuntamento successivo ha visto l’intervento di illustri professori quali Giovanni Brizzi, Paolo Carafa e Monica Centanni che ha intrattenuto sulla propaganda politica nel periodo augusteo. Il 2 febbraio è stata la volta in cui sono intervenuti Alessandro D’Alessio, Direttore del parco archeologico di Ostia antica, nonché la professoressa Francesca Rohr. Quest’ultima ha parlato delle strategie politiche di Augusto volte ad accogliere e educare i figli dei suoi nemici. Apprezzato l’intervento della scrittrice Dacia Maraini che ha parlato di due donne di carattere e del loro martirio per aver strenuamente difeso le proprie idee. Luce sull’archeologia è un ottimo pretesto per parlare di arte e di temi di grande interesse che riguardano il nostro illustre passato. Con il contributo di grandi studiosi, mediante un linguaggio verbale e visivo di facile accesso, la manifestazione ha oramai definitivamente conquistato l’attenzione della folta platea.
data di pubblicazione:05/02/2025
da Antonio Iraci | Feb 3, 2025
(Berlino, 13/23 Febbraio 2025)
Mancano oramai pochi giorni dall’inizio della Berlinale, kermesse cinematografica internazionale che in questa sua 75esima edizione presenta novità di grande rilievo, sia per quanto riguarda la vasta scelta dei film in concorso, sia per quanto riguarda il cambio della direzione artistica. Al posto di Carlo Chatrian, direttore per quattro anni, ci sarà l’inglese Tricia Tuttle, forte di una lunga esperienza nel cinema e nei festival cinematografici internazionali. Negli anni ha saputo affrontare le sfide della digitalizzazione e ha dimostrato chiarezza e nuove prospettive per una gestione moderna e dinamica della Berlinale. Come di consueto le varie Sezioni collaterali presenteranno una scelta variegata di film che si aggiungeranno a quelli per l’assegnazione dell’Orso d’Oro. Di seguito la lista completa dei film in concorso:
Ari di Léonor Serraille – Francia/Belgio 2025 Prima mondiale
Blue Moon di Richard Linklater – USA/Irlanda 2025 Prima mondiale
La cache (The Safe House) di Lionel Baier – Svizzera/Lussemburgo/Francia 2025 Prima mondiale
Dreams di Michel Franco – Messico 2025 Prima mondiale
Drømmer (Dreams – Sex Love) di Dag Johan Haugerud – Norvegia 2024 Prima internazionale
What Does That Nature Say to You di Hong Sangsoo – Corea del Sud 2025 Prima mondiale
Hot Milk di Rebecca Lenkiewicz – Regno Unito 2025 Prima mondiale
If I Had Legs I’d Kick You. di Mary Bronstein – USA 2024 Prima internazionale
Kontinental ’25. di Radu Jude – Romania 2025 Prima mondiale
El mensaje (The Message) di Iván Fund – Spagna 2025 Prima mondiale
Mother’s Baby di Johanna Moder – Austria/Svizzera/Germania 2025 Prima mondiale
O último azul (The Blue Trail) di Gabriel Mascaro – Brasile/Messico/Cile 2025 Prima mondiale
Reflet dans un diamant mort di Hélène Cattet – Belgio/Lussemburgo/Italia 2025 Prima mondiale
Sheng xi zhi di (Living the Land) di Huo Meng – Cina 2025 Prima mondiale
Strichka chasu di Kateryna Gornostai – Ucraina/Lussemburgo/Paesi Bassi 2025 Prima mondiale
La Tour de Glace di Lucile Hadžihalilović – Francia/Germania 2025 Prima mondiale
Was Marielle weiß di Frédéric Hambalek – Germania 2025 Prima mondiale
Xiang fei de nv hai (Girls on Wire). di Vivian Qu – Cina 2025 Prima mondiale
Yunan di Ameer Fakher Eldin – Germania/Canada/Italia/Palestina/Qatar/Giordania/Arabia 2025
Il Festival verrà inaugurato giorno 13 con il lungometraggio Das Licht di Tom Tykwer, presentato fuori concorso.
A presiedere quest’anno la Giuria Internazionale sarà Todd Haynes, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Accanto a lui avremo Nabil Ayouch, regista e sceneggiatore francese di origini marocchine; Bina Daigeler, costumista tedesca attiva nel cinema spagnolo e di Hollywood; Fan Bingbing, attrice, cantante e produttrice cinematografica cinese; Rodrigo Moreno, attore, regista e sceneggiatore argentino; Amy Nicholson, critica cinematografica americana; Maria Haynes, attrice, regista e sceneggiatrice tedesca.
La Berlinale quest’anno assegnerà all’attrice scozzese Tilda Swinton l’Orso d’Oro alla Carriera per la varietà delle opere interpretate e per essere diventata un’icona del cinema moderno. Spiace rilevare l’assenza del cinema italiano al Festival di Berlino 2025. Inspiegabile!
data di pubblicazione:03/02/2025
da Antonio Iraci | Gen 30, 2025
Úrsula Iguarán e José Arcadio Buendía, nonostante i funesti presagi che avrebbero colpito la loro discendenza, decidono comunque di sposarsi. Insieme ad altri, desiderosi di trovare una nuova sistemazione e costruire un nuovo futuro, si mettono in marcia affrontando pericoli di ogni sorta. Finalmente trovano il posto giusto nella Colombia caraibica dove fonderanno una città libera che chiameranno Macondo. Negli anni si assisterà all’ascesa e al declino della dinastia dei Buendía e con essa lo sviluppo di una civiltà sospesa tra l’immaginifico e l’esoterico…
Quando Gabriel García Márquez pubblicò nel 1967 il romanzo Cent’anni di solitudine, nessuno avrebbe previsto che sarebbe diventato una pietra miliare della letteratura del Novecento. L’autore infatti introdusse per la prima volta uno stile tutto proprio che fu successivamente coniato come realismo magico. La vastità del racconto sulla famiglia di José Arcadio Buendía, legate alla città immaginaria chiamata Macondo, negli anni rendeva pressoché impossibile realizzarne una versione cinematografica. Nella fantasia dell’autore il periodo narrato, dalla fondazione della città al suo totale declino, abbraccia un secolo. In quegli anni nascerà una civiltà i cui albori saranno introdotti dalla mitica figura di Melquíades, uno sciamano che insegnerà ad Arcadio i misteri dell’alchimia. Superfluo adesso parlare ulteriormente delle vicende dei protagonisti, quanto piuttosto soffermarsi sul lavoro immane svolto per portare al pubblico le immagini di questa lunga sagra. Una storia che inizia proprio con il famoso incipit del romanzo. “Di fronte al plotone di esecuzione, il colonello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato del pomeriggio quando suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio”. Rimasto in gestazione per diversi anni, Cent’anni di solitudine finalmente approda sulla piattaforma Netflix sotto forma di serie tv. Enorme il lavoro dei registi che si sono impegnati a ricreare e trasmettere l’universo surreale creato dallo scrittore colombiano. Per una maggiore veridicità della storia è stato scelto un cast composto solo in parte da attori professionali. Tra questi Marco González e Susanna Morales rispettivamente nei ruoli principali di José Arcadio e di Úrsula. L’adattamento televisivo ha visto infatti impegnati centinaia di attori e comparse nonché maestranze locali per realizzare al meglio la ricostruzione storica della mitica citta colombiana. Il risultato è stato eccezionale per trasmettere quelle emozioni e quelle sensazioni per i quali i registi e la produzione intera si sono seriamente impegnati. Assolutamente da non perdere.
data di pubblicazione:30/01/2025
da Antonio Iraci | Gen 29, 2025
Rubens Paiva vive con la moglie Eunice e i cinque figli a Rio de Janeiro, in una villetta proprio di fronte alla spiaggia. Prima della dittatura militare era un deputato laburista mentre ora lavora come libero professionista. Un giorno viene prelevato da agenti del regime, senza alcuna spiegazione, lasciando la famiglia nella più cupa disperazione. Non farà più ritorno a casa…
Walter Salles è un regista brasiliano che si è già fatto conoscere dal pubblico italiano per I diari della motocicletta. Film del 2004 ispirato agli appunti di viaggio del mitico “Che” Guevara. Questo suo ultimo lungometraggio era stato presentato in concorso al Festival di Venezia dove è stato premiato per la migliore sceneggiatura. Recentemente ha ottenuto un Golden Globe e ben tre nomination agli Oscar 2025. Il film si basa sul libro biografico scritto da Marcelo Paiva che racconta del padre, vittima anche lui come tanti desaparecidos della dittatura militare. Rubens Paiva (Selton Mello), pur essendo stato esautorato dalla vita politica, in quanto deputato di sinistra, riesce ancora a tenere contatti clandestini con la resistenza. Il regista, che peraltro da giovane aveva conosciuto personalmente i ragazzi Paiva, dopo diversi anni mette mano a un suo progetto a cui teneva tantissimo. Per lui questa storia, oltre a essere divulgativa per ricordare il terrore del passato, serve come monito per via dall’attuale orientamento politico del suo Paese. Un giorno Rubens viene prelevato da casa e di lui si perderanno le tracce. La moglie Eunice rimasta sola dovrà reinventarsi una nuova vita e lasciata Rio, si trasferirà a San Paolo, dove diventerà un valido avvocato. A ricoprire questo ruolo drammatico è stata chiamata l’attrice e scrittrice brasiliana Fernanda Torres, molto conosciuta in Brasile. Con Io sono ancora qui si è da poco aggiudicata un Golden Globe e una nomination ai prossimi Oscar come miglior attrice protagonista. Sarebbe riduttivo definire il film come semplice documento politico di denuncia. Il regista entra nel dramma familiare analizzando la reazione dei figli e della vedova che per necessità portò da sola il peso dell’intera tragedia. Eunice è il ritratto di una donna coraggiosa che seppe affermare la propria ribellione per riscattare la memoria del marito scomparso nel nulla. Una sofferenza durata tutta una vita e per la quale non si è mai arresa anche perché supportata dalla solidarietà dei propri cari. Un film che già fa parlare molto di sé e che con molte probabilità vincerà almeno un Oscar. Sarebbe decisamente meritato.
data di pubblicazione:29/01/2025
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