SEMPLICE CLIENTE di Alessio De Leonardis, 2025

SEMPLICE CLIENTE di Alessio De Leonardis, 2025

Il docufilm di Alessio De Leonardis non è semplicemente il racconto del famigerato scherzo telefonico della lavatrice, fatto nel 1987, al bidello aquilano Mario Magnotta, è un saggio brillante e profondo, che usa l’epopea involontaria di quel personaggio per raccontare un Italia pre social, ma già prigioniera del meccanismo della viralità. È la storia di un uomo, della sua fragilità e del curioso percorso che da persona qualunque, anzi, da semplice cliente, per usare le sue parole, lo ha trasformato in mito involontario. Quel suo: “no, so’ Magnotta”, è entrato nella cultura pop italiana, decollando ben prima dell’era di Internet e, diventando un vero e proprio tormentone analogico.

Il merito della pellicola è quello di non limitarsi a riproporre la burla come evento comico, ma, usando registrazioni originali, materiali d’archivio e soprattutto le testimonianze degli amici e della figlia Romina, che per la prima volta rompe un silenzio durato anni, è in grado di restituire un ritratto di spessore umano fatto di paure, vergogne, dignità e resilienza. Dietro la comicità involontaria del protagonista infatti, emerge il rovescio della medaglia, ossia il peso di una notorietà non cercata, il trauma riflesso sulla famiglia e la difficoltà di cogliere il disagio intimo di un uomo dietro l’ilarità collettiva. Lasciandoci una domanda scomoda: quanto è costato all’uomo comune Mario il divertimento di una nazione intera?

Tecnicamente l’opera è ben calibrata. Il regista evita l’eccesso di retorica, ricostruendo l’ambiente provinciale e l’epoca in cui questi nastri divennero un fenomeno sotterraneo. Il montaggio gioca con alternanza tra l’irresistibile umorismo degli audio originali e la serietà quasi drammatica delle interviste, creando una tensione che è il vero motore emotivo del film.

In fondo, Semplice Cliente è un omaggio alla resistenza popolare di Magnotta. La sua reazione, seppure esagerata, è stata la più vera e spontanea di un individuo contro quella burocrazia, vera o finta che fosse, che lo voleva inchiodare. Ed è per questo che arriva a tutti, perché ognuno di noi, almeno una volta, avrebbe voluto gridare come lui di fronte all’ingiustizia.

data di pubblicazione:10/12/2025


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VITA PRIVATA di Rebecca Zlotowski, 2025

VITA PRIVATA di Rebecca Zlotowski, 2025

Parigi. J. Foster è una rinomata psichiatra. La routine l’ha resa indifferente. La morte di una paziente (V. Efira) la sconvolge emotivamente e si convince che si tratti di un omicidio. Indagherà con l’aiuto del suo ex marito D. Auteuil…

Presentato fuori concorso a Cannes ’25 Vita Privata ha un Cast stellare: J. Foster ed il top del cinema d’Oltralpe. La Zlotowski prova a giocare con i cliché e a fondere più generi: il Poliziesco, il Thriller Psicanalitico, il Dramma Familiare, l’Analisi Psicologica e la Commedia. È palese il riferimento al W. Allen di Misteriosa morte a Manhattan. Riproporre l’Allen dei tempi migliori si rivela però un obiettivo un po’ troppo ambizioso.

La regista rimescola i vari elementi ma la fusione dei generi non funziona perfettamente, non c’è l’amalgama. Il film pur visualmente accurato non riesce ad essere né palpitante né profondo né divertente e la narrazione si sfilaccia fin dai primi minuti senza mai trovare il giusto equilibrio fra psicodramma, indagine poliziesca e commedia leggera. Oscilla così fra il serio ed il grottesco, fra commedia e polar intimistico.

Peccato! Eppure l’idea iniziale, seppure non nuova, era interessante: il dietro le quinte di una psichiatra imperturbabile ma tormentata dai suoi fantasmi che perde il controllo di sé e si lancia in un’indagine poliziesca. Un’idea promettente che lasciava spazio a tanti sviluppi ed alla possibilità di utilizzare la bravura della Foster per disegnare il ritratto di una donna moderna presa fra determinazione, fragilità, desideri repressi e ricerca di sé. La Zlotowski ha invece ritenuto di sperimentare un approccio nuovo. Il tentativo non è però molto ben riuscito perché la regista ha puntato troppo, senza averne Capacità e Tempi, sul divertimento facile.

Gli attori fanno quel che possono, la Foster brava come sempre, regge il film ed i suoi duetti con Auteuil ci regalano anche momenti di buona recitazione. Non basta! Il vero punto di caduta è la sceneggiatura. Troppo contorta va a ruota libera e non sviluppa fino in fondo nessuno dei troppi temi proposti. Ben presto logica e coerenza vengono meno. Il ritmo è quindi incostante, manca la tensione ed i dialoghi (incredibile per un film francese) sono talora risibili.

Vita Privata è un film atipico che si perde nella sua originalità. Troppo sperimentale, privo di linearità logica e smarrito in troppe sotto storie e in effetti visivi onirici inutili, non lascia nessun segno incisivo. Da un punto di vista commerciale potrà certo avere anche un suo qualche spazio grazie all’appeal del buon Cast, ma resta ad esser sinceri, un prodotto che troverebbe la sua più giusta collocazione direttamente su una Piattaforma Televisiva.

data di pubblicazione:10/12/2025


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IL RAPIMENTO DI ARABELLA di Carolina Cavalli, 2025

IL RAPIMENTO DI ARABELLA di Carolina Cavalli, 2025

Holly è una donna di 28 anni “convinta di essere la versione sbagliata di sé stessa”. Il suo nome, o meglio come lei si fa chiamare, potrebbe rappresentare simbolicamente chi vorrebbe essere. Holly è fragile perché si sente perennemente stretta in uno stato di solitudine. Vive la sua vita parallelamente a quella reale per non fare i conti con un dolore interiore, forse per una perdita avvenuta quando era bambina o forse semplicemente perché non riesce ad accettare sé stessa.

Un giorno Holly incontra una bambina di sei anni fuori dal locale dove lavora: è sola, magra, ma non sembra persa. La giovane donna si specchia in lei e rivede sé stessa a quell’età. Non si accorge, in questa sua convinzione, che la bambina dice di chiamarsi come lei: per Holly quella coincidenza è un segno. Decide di fare un viaggio in sua compagnia come per ripercorrere la sua vita a cominciare da quei sei anni, alla ricerca di quella versione mancante di sé. Solo qualche giorno dopo scoprirà che la bambina in realtà si chiama Arabella.

Il film di Carolina Cavalli gioca sul concetto di identità alternative e i ruoli di Holly e Arabella sono sovrapponibili. Anche nascondersi dietro un nome non proprio è parte del tema, una sorta di simbolo di chi si vorrebbe essere. Benedetta Porcaroli-Holly ha meritatamente vinto la Coppa Volpi a Venezia per questo ruolo in cui incarna perfettamente una donna che vuole “riscrivere” la propria vita. I paesaggi sono a ragione senza spazio e senza tempo così come surreale è il viaggio delle due protagoniste.

Il rapimento di Arabella affronta lo stato di insoddisfazione che nasce dall’inadeguatezza, in un mondo che ci vuole perfetti e competitivi, in cui essere “normali” non è normale. Non c’è un trauma vero e proprio, come non c’è un rapimento in senso stretto, ma uno stato di disagio continuo. Una generazione “spaesata” in cui anche gli altri personaggi vengono percepiti dallo spettatore come alla ricerca di un appiglio. E tra loro Holly fa il disperato tentativo di riscrivere la propria vita per cancellare quel malessere che non va via.

Decisamente una pellicola originale, curata, che fa riflettere.

data di pubblicazione:10/12/2025


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QUANDO ARRIVA BRISEIDE di Federico Malvaldi

QUANDO ARRIVA BRISEIDE di Federico Malvaldi

con Alice Casagrande, Federico Lombardo, Giacomo Pressi

(Altrove Teatro Studio – Roma, 5/7 dicembre 2025)

Dal 5 al 7 dicembre ha debuttato all’Altrove Teatro Studio, Quando arriva Briseide di Federico Malvaldi, un racconto generazionale che usa il microcosmo chiuso di un ristorante e della sua cucina per raccontare amicizie, amori, criticità e aspettative non solo dei tre personaggi ma di tutta una generazione. Il testo è vincitore del concorso “PaT – Passi Teatrali” per la drammaturgia italiana contemporanea n. ella seconda edizione del 2023.

 

Un piccolo ristorante da gestire e tre ragazzi incapaci di affrontare il proprio presente: Gabriele, il proprietario che cerca di salvare dalla bancarotta quello che è il ristorante di famiglia; Andrea, l’amico di sempre che aspetta che Gabriele prenda coscienza di quanto sia importante per lui; Giulia, incapace di gestire le proprie paure, che arriva a destabilizzare un equilibrio già molto precario. Ognuno a modo suo è bloccato in un presente asfittico e si affida alla speranza di un futuro migliore. Un tempo fatto di attese, sogni infranti e amori complicati.

Un’amicizia morbosa, quella tra Andrea e Gabriele, da sempre condizionante, fatta di tenerezza ma anche di separatezza, sono loro Achille e Patroclo, cosi come Giulia è Briseide, sensuale e intraprendente ma schiava della sua mancanza di autostima. I risultati, nonostante l’impegno dei tre non arrivano e la crisi sembra avere la meglio. E attraverso il vano tentativo di salvare il ristorante, i tre ragazzi provano a sopravvivere modificando gli equilibri e le relazioni, fortemente compromesse da un luogo di lavoro che vive di coordinate tutte sue, in cui la vita appare ingestibile e irreale, proprio perché tutto sembra andare nel verso contrario.

Una struttura scenica scarna ma efficace, una cucina strampalata ma vera e l’odore delle polpette nell’aria sono elementi che conferiscono verità e concretezza al racconto.

Bravi i giovanissimi attori, crudi e presenti, interessante la scrittura acerba e diretta, così come la regia efficace nell’enfatizzare attraverso i tagli di luce e le scelte musicali, i sentimenti travagliati dei tre protagonisti.

data di pubblicazione:09/12/2025


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JAY KELLY di Noah Baumbach, 2025 – NETFLIX

JAY KELLY di Noah Baumbach, 2025 – NETFLIX

Jay Kelly (G. Clooney) è una star hollywoodiana di successo che inizia a sentirsi solo, si interroga sulle scelte fatte e decide di riavvicinarsi alle figlie. Approfittando del fatto che la minore farà un viaggio in treno dalla Francia all’Italia decide di seguirla. Partirà con il suo agente (A. Sandler) e tutto il suo staff. Il viaggio sarà l’occasione per rivivere momenti della sua vita …

Non ci poteva essere attore più perfetto di Clooney per incarnare Jay Kelly. Una realizzazione costruita su misura per lui che trova nel personaggio quel mix di charme e velata ironia che gli sono propri.

Il nuovo film di Baumbach presentato a Venezia ’25 è appena uscito in esclusiva su Netflix. Un film per un intrattenimento distratto giusto per una Piattaforma televisiva.

Al centro un viaggio interiore e nella realtà un viaggio fisico in treno da Parigi a Pienza sulle tracce della figlia, segnato da flashback sulle scelte fatte dall’attore. Una star che ha ottenuto il successo ma si pone domande esistenziali, riflette su di sé e sul Tempo. Il prezzo della popolarità, l’amicizia, i rapporti con le figlie. Uno studio psicologico di un attore e, per traslato, un’analisi delle crisi di identità di una parte della nostra Società.

Sulla carta una bella idea che dà un tocco di originalità ad un lavoro che si inserisce nel già ricco filone dei film sul divismo. La pellicola ha un approccio classico con il sentore quasi teatrale dei film hollywoodiani degli anni’40. L’inizio, sia pur lento a decollare, sembra mantenere la giusta centratura sul tema principale ma dal viaggio in treno in poi il film inizia a vacillare. La vicenda scivola in eventi artificiosi, inverosimili e pieni di cliché con personaggi improbabili. In breve la narrazione ed il ritmo si perdono, diventano ineguali ed incerti. Ci si smarrisce fra satira dello star-system e colore locale che supera i più banali stereotipi sui francesi e gli italiani. La sceneggiatura si rivela molto debole quasi un collage di varie scene incoerenti per contenuti e toni.

Peccato! Jay Kelly aveva buone premesse e nobili intenzioni ma non riesce nel suo intento e si ferma solo alla superficie. Un prodotto a tratti interessante ma ineguale, più malinconico che drammatico, nostalgico ma poco coinvolgente. Quel che salva il film è solo il buon cast e soprattutto il duo Clooney e Sandler in perfetta sintonia di ritmo e qualità recitativa. Sandler ruba spesso la scena ad un Clooney più gigione che mai.

Jay Kelly non è dunque il grande Baumbach che ci si aspettava. Di sicuro un’opera minore, imperfetta e discontinua che può essere considerata poco più che discreta solo per il cast e i rari momenti di grazia.

data di pubblicazione:08/12/2025


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BRUNELLO, IL VISIONARIO GARBATO di Giuseppe Tornatore, 2025

BRUNELLO, IL VISIONARIO GARBATO di Giuseppe Tornatore, 2025

Un ritratto a tutto tondo dell’uomo, e dell’uomo di impresa, che è Brunello Cucinelli, da umile ragazzo cresciuto nella campagna umbra, a fondatore di un impero mondiale, sempre animato da una visione che coniuga estetica, dignità del lavoro e umanesimo. Giuseppe Tornatore torna alla forma del documentario, dopo il successo di Ennio, per raccontare una figura che incarna un’idea di eccellenza italiana altrettanto distintiva.

Non si tratta, però, di un semplice documentario cronachistico, né di un biopic enfatico. Tornatore sceglie una strada ibrida, fatta di ricostruzioni narrative, immagini d’archivio, interviste e momenti di fiction, con tre interpreti che incarnano Cucinelli nelle varie fasi della vita. A questo si aggiunge un elemento metacinematografico e quasi allegorico, la metafora della partita a carte con un “misterioso antagonista”, che fa da leit motiv per tutta la durata del film, scandendo i capitoli della vita di Cucinelli.

Il montaggio, sostenuto da una colonna sonora curata da Nicola Piovani, accompagna le transizioni con misura, senza fare cadere l’operazione nel melodramma o nella retorica facile. La fotografia è sontuosa, con riprese aeree e campi lunghi che esaltano la luce e la quiete dei paesaggi umbri, in particolare Solomeo, non più borgo, ma vero e proprio set ideologico. La mise en scene trasforma i luoghi dell’infanzia e dell’attività in spazi quasi sacrali, specchio della “filosofia della bellezza” di Cucinelli.

Il fil rouge non è il successo economico, quanto l’evoluzione di un ethos, da contadino a imprenditore globale, Cucinelli si adopera per far convivere lavoro, bellezza, dignità e responsabilità sociale. La pellicola non nasconde l’intento di omaggiare un pensatore prima dell’imprenditore, citando con naturalezza figure come Marco Aurelio e Kant. Le testimonianze di persone vicine e personalità internazionali, da Oprah Winfrey a Patrick Dempsey, contribuiscono a dare spessore al personaggio. E forse è proprio in questa celebrazione che troviamo l’unico limite dell’operazione, l’assenza di un vero contraddittorio o di zone d’ombra che rende il ritratto a tratti troppo levigato.

Brunello il visionario garbato è un racconto delicato, con una regia ineccepibile, un’opera elegante e sentita, un’esperienza visiva e sonora di grande impatto, che merita di essere vista non solo come racconto biografico, ma come saggio cinematografico su un’utopia realizzata.

data di pubblicazione.06/12/2025


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IN CASA CON CLAUDE 2.0 di René-Daniel Dubois

IN CASA CON CLAUDE 2.0 di René-Daniel Dubois

Adattamento e regia di Giuseppe Bucci – con Matteo Santorum ed Enrico Sortino

(Teatro Belli – Roma, 4/7 dicembre 2025)

Da parecchie ore Yves è tenuto sotto torchio da un commissario di polizia. Il ragazzo si è auto accusato dell’omicidio del giovane Claude. Con l’interrogatorio si sta in tutti i modi cercando di capire le dinamiche del delitto e soprattutto il perché di questo terribile gesto. All’inizio Yves si rifiuta di collaborare mentre poi, pian piano, svela le vere motivazioni e i tratti della sua vita tra emarginazione e pregiudizi…

 

Una serata molto particolare al Teatro Belli dove Giuseppe Bucci ha presentato una rivisitazione, riveduta e corretta, di una pièce teatrale scritta del canadese René-Daniel Dubois. Estrapolando la storia dal suo contesto iniziale, ambientata negli anni Sessanta, il regista riporta i fatti ai giorni nostri. Ha così volutamente rimarcato come le problematiche di genere di una volta mutatis mutandis sono rimaste, con le dovute eccezioni, anche nella società di oggi. Al centro della scena troviamo Yves, giovane escort gay, che fa fatica a riconoscere il vero amore, forse perché non ne ha mai ricevuto uno. Come direbbe De André lui l’amore non lo fa per noia né per professione, ma solo per passione. Come spesso accade, alla fine si sopprime ciò che veramente si ama, e così Yves uccide Claude, suo amante, nel momento supremo del piacere. Il serrato interrogatorio dell’ispettore di polizia nei confronti del giovane si trasforma in un gioco pericoloso per entrambi. Il ragazzo prenderà coscienza di sé e dell’universo ai cui appartiene per scelta ma che paradossalmente rifiuta di farlo proprio. Il poliziotto, con le carte in regola per sbandierare la sua eterosessualità, si troverà ad accettare un coinvolgimento emotivo decisamente compromettente. Questo basti a dimostrare come le famose convergenze parallele, sessualmente parlando, di fatto esistono e sono praticabili quotidianamente. Più che tracce di palese omofobia, la storia rivela quanto l’ipocrisia generalizzata possa creare disagio e sofferenza. Alla fine sembra che ognuno dei due abbia sufficienti elementi per prendere coscienza di ciò che in fondo dà un inconfessato piacere. Bucci, non alla sua prima esperienza nel raccontare qualcosa di sdrucciolevole, in questo suo ultimo lavoro di regia mostra grande abilità nel presentare una tematica attuale. Ancor oggi la questione risulta oggetto di profonde battaglie sociali o meglio di genere. Sulla scena specchi sghimbesci, forse per evitare che ognuno dei due protagonisti veda la propria faccia e la sottostante realtà per quello che veramente è. Buona la recitazione di Matteo Santorum e di Enrico Sortino, sicuramente piena di pathos e di grande effetto. Purtroppo il monologo finale di Yves è risultato in platea meno incisivo del dovuto per l’acustica carente. Una produzione Giuseppe Bucci per Teatro Segreto.

data di pubblicazione:06/12/2025


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IL FRIGO di Copi con Eva Robin’s

IL FRIGO di Copi con Eva Robin’s

(OFF-OFF Theatre – Roma, 28 – 30 novembre 2025)

Dal 28 al 30 novembre Eva Robin’s ha presentato sul palco dell’OFF/OFF Theatre Il Frigo di Copi, diretto da Andrea Adriatico. Lo spettacolo, che celebra i vent’anni dalla sua prima messa in scena, vede Eva Robin’s come protagonista assoluta in un monologo intricato e intrigante, tra sessualità indefinita, violenze e solitudine, in un crescendo tragicomico che riflette l’ironia cinica e la lettura critica dell’autore franco-argentino. 

Il Frigo è uno dei testi teatrali più noti di Copi, pseudonimo di Raúl Damonte Botana, importante scrittore, fumettista e autore teatrale, nel quale si ritrovano concentrati temi e ossessioni dell’autore che pone al centro del racconto la solitudine di una donna chiusa in casa, che inganna le sue fobie e le sue angosce immaginando personaggi a ripetizione che la vengano a trovare.

Eva Robin’s è l’unica interprete in scena, in continua metamorfosi ed alla continua ricerca di sé, seduta su una sedia ergonomica rossa sistemata su un lato della scena mentre un frigorifero, l’altro protagonista della pièce, è posizionato sul lato sopposto.

Il frigorifero è lo stravagante regalo di compleanno della mamma della protagonista. Un campanello suona a ripetizione: insieme al telefono, è l’unico contatto con l’esterno. Annuncia il presentarsi dei nuovi personaggi: la cameriera, l’autista che violenterà la donna dietro le quinte, la psichiatra che è una bambola gonfiabile, la mamma stilosa, il cane. Le telefonate sono seguite da scontri verbali e incontri non previsti, con l’alternarsi continuo di personaggi presenti in carne ed ossa ed interpretati dalla straordinaria Eva Robin’s, fobie e fantasmi che affollano la vita della donna.

L’identità della protagonista è frammentata in tante sotto identità; sembrano appartenere tutte al genere umano, fino a quando spunta un topo di pezza di cui Eva Robin’s si innamora e con il quale instaura un dialogo surreale che la trascina verso la fine.

Il Frigo è uno spettacolo godibilissimo, divertente e sofisticato, grazie anche all’abilità dell’attrice di dare forma e identità all’idea di travestimento sottesa nel testo, senza perdere mai quella vena grottesca e surreale che è l’anima della pièce. Il frigorifero è l’unico rifugio dove sistemarsi e dove ritrovare unitarietà rispetto a tutte le parti di sé disgregatesi in quell’appartamento.

data di pubblicazione: 3/12/2025


Il nostro voto:

HOSTAGE di Matt Charman, 2025 NETFLIX

HOSTAGE di Matt Charman, 2025 NETFLIX

In un Futuro Prossimo Venturo le donne sono al Potere. La Premier Britannica e la Presidente Francese si incontrano a Londra per far fronte a difficili situazioni sociali e politiche nei rispettivi Paesi. Entrambe ricattate da un vasto complotto dovranno scegliere tra affermazione politica e vita privata…

Hostage è una Mini Serie franco-inglese in cinque episodi. Un Thriller Politico che dovrebbe iscriversi nella tradizione tutta britannica sul Genere ove adrenalina e cospirazione vanno di pari passo. Charman poi è uno sceneggiatore esperto di film di spionaggio. Cosa aspettarsi quindi da questa Serie che a prima vista sembra promettere grandi cose ed essere di buona fattura? Tutto dipende dall’approccio dello spettatore. Se spettatore pop corn potrà essere soddisfatto, se più esigente inizieranno le perplessità.

Lo stile narrativo è evidentemente costruito per la fruizione seriale: un susseguirsi incessante di eventi per mantenere sempre viva l’attenzione dello spettatore e ancorarlo di episodio in episodio. Un format che induce ad una visione compulsiva da colpo di scena a colpo di scena al di là della credibilità logica stressando oltre ogni limite la Sospensione dell’Incredulità.

Al centro c’è una riflessione sulla Politica, le scelte, i compromessi, le ambiguità che questa comporta. Una lotta per il Potere, due Leader ma anche due donne determinate sottoposte, proprio perché donne, al dilemma se far prevalere gli interessi del proprio Paese o quello della propria famiglia. Gli interessi generali o i propri affetti?

I colpi di scena si susseguono senza sosta. L’intrigo, il complotto dei ricattatori si fa sempre più complicato ma… ma i temi in gioco sono troppi ed il Plot va oltre i limiti della logica e della verosimiglianza anche per questo specifico Genere. Peccato! Un’idea intrigante ed interessante ma doveva essere meglio costruita e gestita senza perdersi per strada.

La storia infatti inizia come un Thriller molto teso sulla liberazione degli ostaggi con significativi risvolti e suspense ma poi scivola in un Whodunnit Politico con sottotemi devianti da Soap Opera. Lo scenario si rivela debole e la sceneggiatura superficiale con incoerenze irrealistiche e poco credibili. L’intrigo stesso diviene difficile da prendere sul serio. Tutto è fin troppo prevedibile ed esagerato nei toni. Le due protagoniste Suranne Jones e Julie Delpy sono brave ma il cast di supporto è privo di profondità.

Alla fine HOSTAGE risulta essere solo una Mini Serie a tratti efficace ma che nell’insieme pena però a convincere. Uno spettacolo che può essere visto. Visto e dimenticato subito dopo.

data di pubblicazione: 3/12/2025

ETERNITY di David Freyne, 2025

ETERNITY di David Freyne, 2025

Il punto di partenza di Eternity è tanto semplice quanto carico di potenziale emotivo: dopo la morte, la protagonista, Joan Cutler (Elizabeth Olsen), si ritrova in un limbo burocraticamente organizzato, simile a un gigantesco convention center, dove le anime devono scegliere il loro aldilà., tra una miriade di eccentriche offerte, da spiagge per sempre, a infine feste anni ’70. A complicare la scelta due uomini l’attendono, il marito Larry (Miles Teller) con cui ha vissuto tutta la vita adulta, e il suo primo amore Luke (Callum Turner), morto giovane in guerra e in attesa di riunirsi a lei da 67 anni.

Questa struttura, un triangolo amoroso in chiave metafisica, è molto intrigante perché fonde la commedia romantica con la riflessione esistenziale. Cos’è l’amore? È la passione intensa del primo incontro o il rapporto costruito su anni di convivenza e memoria condivisa?

Le interpretazioni degli attori sono delicate, umane, credibili. La Olsen porta sullo schermo la confusione e l’angoscia di Joan con autentica naturalezza. Teller e Turner interpretano rispettivamente la stabilità del marito e la passione malinconica del giovane amore con estrema sensibilità.

La spiccata vena umoristica, che alleggerisce questioni profonde come amore, memoria e morte, pone il film a metà tra dramma, ma mai esasperato, e commedia, ma mai banale. E questo equilibrio è la sua arma più riuscita. Certamente, però, chi si dovesse aspettare profonde meditazioni sulla vita ultraterrena, sull’identità o sul significato della vita, rimarrebbe deluso, perché la pellicola resta sempre su un terreno leggero, romantico e rassicurante, cadendo forse, a volte, anche in cliché.

In generale, quindi, Eternity non è un capolavoro alto, né ha la pretesa di cambiare radicalmente il genere, ma è comunque godibile, ben costruito, delicato e spesso commovente. Un esperimento riuscito, in larga parte, anche grazie alla cura visiva, alle performance discrete e al tono capace di miscelare tenerezza e ironia. Una pellicola che non pretende troppo e proprio per questo conquista, facendo sorridere e piangere, e rimanendo sempre sorprendentemente umana, anche mentre parla di ciò che viene dopo l’ultima pagina della vita.

data di pubblicazione: 3/12/2025


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