UNA STORIA VERA FATTA DI BUGIE dal romanzo di Jennifer Clement

UNA STORIA VERA FATTA DI BUGIE dal romanzo di Jennifer Clement

regia di Yaser Mohamed, con Sabrina Biagioli, Iris Basilicata, Mathilde Serre e Yaser Mohamed

(Teatro di Villa Lazzaroni – Roma, 21/23 febbraio 2025)

Città del Messico, seconda metà dello scorso secolo. In casa degli O’Conner trova accoglienza e lavoro Leonora, una povera ragazza che arriva dalla provincia. Il divario sociale la renderà presto vittima di abuso e sopraffazione. Aura Olivia, la figlia più piccola dei signori, è la testimone innocente del mondo creato dalla scrittrice statunitense cresciuta in Messico Jennifer Clement. Ha debuttato lo spettacolo che porta il titolo del romanzo, firmato da Sabrina Biagioli e Iris Basilicata per Sabris Teatro e la regia di Yaser Mohamed.

Nella società raccontata dalla scrittrice Jennifer Clement il divario che separa il povero dal ricco è abissale. Siamo a Città del Messico e la famiglia O’Conner assume come bambinaia Leonora, una ragazza che viene dal contesto marginale della provincia. Educata a dire sempre di sì e mai a esternare quello che pensa, ha ricevuto un’educazione votata al servizio. Un sapere fatto di rituali che mischiano il sacro con il profano trasmessole direttamente dalla madre.

Per sopravvivere da piccola raccoglieva insieme ai fratelli dei ramoscelli per fabbricare scope. Ma adesso ha un buon lavoro e può mangiare carne più volte a settimana. In casa con lei vivono anche Sofia, la cuoca, e Josefa, la donna delle pulizie che non sa parlare. Leonora si prende cura di Aura, l’ultimogenita della casa attorno alla quale si muove un mondo che una bambina come lei non può ancora comprendere.

Prodotto letterario di incantevole originalità, il romanzo della Clement, uscito nel 2001 – la traduzione italiana è di Paola Brusasco (Instar Libri, 2003) – presenta uno stile di scrittura che fonde brani di prosa e versi poetici, in buona parte ispirati dalla salmodia biblica. Il racconto della vicenda di Leonora in casa degli O’Conner, narrata in terza persona, si alterna alla voce in prima persona di Aura che osserva la vita con gli occhi innocenti di una bambina. L’uso frequente poi delle virgolette basse per il discorso diretto ha favorito sicuramente la scrittura drammaturgica, che non fa mistero di riportare sulla scena brani interi tratti dal libro.

Se per un verso questa decisione ha reso omaggio all’autrice, presente eccezionalmente alla prima, dall’altro ha costretto la scrittura drammaturgica a moderare la libertà creativa e la regia a adeguarsi al racconto risolvendo con stacchi di buio e ripetizioni l’incedere delle scene. Soluzione che però rallenta il ritmo della storia. Dopotutto il tempo della lettura, che offre più spazio per dipanare l’intricato simbolismo di un testo così profondamente poetico come Una storia vera fatta di bugie, non batte la stessa misura di quello imposto da una visione e da un ascolto dalla platea.

Ciò non significa però che lo spettacolo non sia un buon prodotto dal punto di vista visivo e interpretativo. Entrambi gli aspetti hanno saputo cogliere l’essenza del romanzo. La scena di Francesca Fontana, essenziale negli elementi, mostra al centro un grande albero di pompelmo, custode silenzioso del giardino dove si consuma la vicenda. Sul fondale, invece, compare come sospesa in aria una casa di bambole a raffigurare il piccolo mondo raccontato. Come a dire che lo spazio di casa O’Conner è troppo piccolo per l’immensità delle esistenze che lo abitano.

data di pubblicazione:25/02/2025


Il nostro voto:

THE ORDER di Justin Kurzel, 2025 – Prime Video

THE ORDER di Justin Kurzel, 2025 – Prime Video

Nord Ovest degli Stati Uniti, 1983/84. Un agente dell’FBI (J. Law) indaga su una serie di rapine inquietanti. Dietro questi crimini c’è un gruppo di Suprematisti Bianchi il cui leader (N. Hoult) ha un minaccioso progetto…

Presentato a Venezia ’24 The Order non è un banale BMovie destinato ad abbellire i cataloghi delle piattaforme ma è un discreto thriller accattivante, teso e con sequenze coinvolgenti che, pur senza tante ambizioni, intrattiene il suo pubblico. L’australiano Kurzel resta fedele ai canoni della New Hollywood e filma in modo lineare seguendo i codici del poliziesco classico. Lo fa con un approccio sobrio ma solido, con una messa in scena semplice che senza troppi effetti riesce a catturare ogni attimo di tensione e ad essere coinvolgente. Immerge i suoi spettatori in un’indagine cupa e intrigante, in un clima di tensione crescente, su un complotto che va oltre il semplice banditismo. Il soggetto, pur ispirato a fatti reali, è insolito e meno comune del previsto. Man mano che si procede nel plot ci si ritrova calati nelle atmosfere degli Anni ’80. Il regista è bravo nel ricostruire gli ambienti e le situazioni di quel periodo con una narrazione immersiva che gioca con i magnifici panorami dei luoghi, rimarcandone la bellezza in contrasto con la brutalità umana. Un dualismo che pervade tutto il film. Una divisione netta fra Bene e Male, Giustizia e Criminalità e fra chi lotta per la Democrazia e chi la vuole distruggere. La conduzione lineare del film rende comprensibile l’evoluzione della vicenda. La messa in scena è buona, la fotografia rimarchevole e la colonna sonora esalta i momenti di tensione. Le azioni sono scientemente antispettacolari e old style, in coerenza con gli anni in cui è ambientata la storia. Kurzel si prende i suoi tempi, il ritmo è lento ma non annoia. Sfiora i personaggi senza addentrarsi nelle loro psicologie o nelle motivazioni dei fatti. I due antagonisti Law e Hoult danno una solida performance con una recitazione sobria e contenuta.

In sintesi The Order è un lavoro che non rivoluziona né intende rivoluzionare e non esce dai canoni del Genere, salvo qualche spunto interessante e coinvolgente. L’attenzione è tutta centrata sulla raffigurazione di un’epoca e sulla prestazione attoriale. Un film “normale”, un polar intenso e disincantato che piacerà agli appassionati. Certamente un cinema commerciale ma di buona fattura e convincente quanto basta.

data di pubblicazione:25/02/2025


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ZERO DAY di L.L.Glatter, 2025  – serie Netflix

ZERO DAY di L.L.Glatter, 2025 – serie Netflix

Un improvviso cyber attack crea un blackout totale negli USA e causa migliaia di morti. La Presidente (A. Bassett) richiama l’apprezzato ex Presidente (Robert De Niro). Lo mette a capo di una Commissione con pieni poteri per trovare e colpire ad ogni costo i responsabili…

De Niro is back!

La buona, vecchia paranoia patriottica americana è di ritorno. Si sa, la realtà supera la finzione, la miniserie (6 episodi) disorienta e spaventa perché è facile fare paralleli con l’attualità politica americana. ZERO DAY è un thriller complottista, mozzafiato ed efficace. Girato con eleganza ed un taglio molto classico non è né rivoluzionario né innovativo. Ripropone gli stilemi del Cinema Americano e l’Uomo integro posto di fronte al dilemma se fare o no la cosa giusta. La chiave vincente della sceneggiatura è che il plot viene vissuto e visto attraverso i tormenti e le angosce personali dell’ex Presidente. Lo spettatore vivrà i fatti tramite i suoi occhi, le incertezze, la fragilità e la sua dirittura morale, accentuando così il mistero e la tensione. Al centro c’è un’America sul filo del caos. Una società evoluta ma vulnerabile, fragile a livello di élite e di masse. La libertà, la verità, la fiducia, le manipolazioni dei media, la reputazione individuale e i valori fondanti della democrazia.

La vera colonna portante è Lui, De Niro! In piena forma, maestoso, dolente e magistrale in un ruolo costruito su misura. Carismatico, filmato quasi costantemente in primo piano come per proiettare sugli spettatori i meandri dei suoi demoni interni, i suoi conflitti sulla Verità e le sue scelte. Lo circonda uno stuolo di talenti. Tutti recitano bene, De Niro invece incarna con naturalezza il personaggio. La regia enfatizza il senso di urgenza e combina azione e riflessione in un montaggio serrato. Ciò non di meno, ma questo è il pregio e il limite della serialità, dopo un primo episodio incalzante l’intrigo ci mette del tempo a trovare il giusto ritmo. Il 3° e il 4° episodio si perdono in sottostorie che stemperano la tensione. Solo nelle ultime due puntate la Verità inizia ad intravvedersi ed allora ritmo e tensione risalgono ai livelli di eccellenza e tengono lo spettatore legato alla poltrona. Ridotto a taglio e durata cinematografica sarebbe stato un ottimo film! ZERO DAY è però una Serie e, in quanto tale, va apprezzata per eleganza, suspense, solidità dell’intrigo e casting più che prestigioso. Un lavoro che va al di là del semplice thriller. Un grande De Niro che fa la differenza e da solo ne giustificherebbe la visione. Gli amanti del Genere ne saranno conquistati.

data di pubblicazione:24/02/2025

ORSO D’ORO al film norvegese DREAMS (Sex, Love) di Dag Johan Haugerud

ORSO D’ORO al film norvegese DREAMS (Sex, Love) di Dag Johan Haugerud

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

Berlino, 13/23 Febbraio 2025

Si conclude questa 75esima edizione della Berlinale, la prima con la direzione artistica di Tricia Tuttle. La Giuria Internazionale, presieduta da Todd Haynes, non ha sorpreso nell’aggiudicare i premi. Si può sicuramente affermare che all’inizio sia il pubblico che la critica non avevano apprezzato molto la scelta dei film in concorso. Gli ultimi giorni hanno visto, fortunatamente, una inversione di tendenza e sono stati presentati film di un certo spessore. La Berlinale sa infatti premiare tutto ciò che riguarda posizioni di rottura e di diversità in senso lato. Il film premiato con l’Orso d’Oro centra in pieno queste tematiche. La storia di una ragazza sedicenne che si innamora per la prima volta e si lascia trasportare in queste sue emozioni che desidera custodire per sempre. Trascrive quindi ogni pensiero e ogni ricordo in un diario vero e proprio intimo. Quando la nonna e poi la madre per caso leggeranno quelle pagine, si troveranno spiazzate e confuse. Non certamente perché le attenzioni di Johanne siano rivolte a una donna, e precisamente alla sua insegnante di francese. Un film che sicuramente piacerà anche al pubblico italiano che avrà presto modo di apprezzarlo perché in distribuzione in Italia dal 6 marzo.

Ecco di seguito la lista degli Orsi d’Argento assegnati.

Premio Speciale della Giuria a O último azul di Gabriel Mascaro

 

Premio della Giuria a El mensaje di Iván Fund

 

Premio per la Miglior Regia a Living the Land di Huo Meng

 

Premio per la Miglior Interpretazione (ruolo principale) a Rose Byrne in If I Had Legs I’d Kick You

 

Premio per la Miglior Interpretazione (ruolo secondario) a Andrew Scott in Blue Moon

 

Premio per la Miglior Sceneggiatura a Radu Jude per Kontinental ‘25

 

Premio per la Creatività generale a La Tour de Glace di Lucile Hadžihalilović

Ci consola il fatto che l’Italia non ha avuto alcun premio, visto che neanche ha partecipato!

Un arrivederci quindi al prossimo anno da parte della Redazione di Accreditati, qui a Berlino per seguire la Berlinale.

data di pubblicazione:22/02/2025

THE THING WITH FEATHERS di Dylan Southern

THE THING WITH FEATHERS di Dylan Southern

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

 Berlino, 13 – 23 Febbraio 2025

Un uomo ha perso improvvisamente la moglie. Rimasto solo con i suoi bambini dovrà iniziare a gestire insieme a loro una nuova vita e soprattutto cercare di elaborare il lutto. Non sarà un’impresa facile soprattutto per la presenza in casa di un qualcosa con le fattezze di un corvo parlante. L’uccello sembra scaturire dai disegni che l’uomo stesso elabora per i suoi fumetti e che ora assume caratteristiche antropomorfe…

Chiude bene questa ultima edizione della Berlinale con un film del regista inglese Dylan Southern, già presentato al Sundance Film Festival a gennaio di quest’anno. Liberamente tratto dal romanzo di Max Porter, il film abbraccia vari generi ma principalmente si tratta di una trasposizione gotica di un dramma psicologico. Si sa che l’elaborazione del lutto non è certamente una passeggiata e che i soggetti che lo devono affrontare sono spesso travolti da sentimenti contrastanti. La vita in famiglia deve andare avanti e tra mille difficoltà si cerca di tornare alla normalità ma a questo punto niente rientra nel normale. La casa è invasa da una strana entità, frutto della fantasia ma anche presenza concreta che ossessiona e induce alla follia. Un ottimo Benedict Cumberbatch che sa bene interpretare l’uomo visionario e instabile che non sa rassegnarsi alla cupa esistenza che il destino gli ha imposto. Una sofferenza ben espressa dal protagonista che passa velocemente dalla realtà all’immaginazione riuscendo ad interloquire con i propri disegni. Un copione che sarebbe facilmente caduto nel ridicolo ma che il regista, e insieme sceneggiatore, sa invece portare avanti in maniera intelligente e intrigante. Con sorprendenti effetti speciali si riesce a creare un corvo parlante, nero e petulante che fa paura ma del quale si cerca la compagnia. Da essere spregevole alla fine assumerà atteggiamenti compassionevoli e protettivi anche nei confronti dei bambini. Ogni mezzo a questo punto è lecito e accettabile se riesce a calmare l’ansia e il dolore del protagonista per la perdita subita. Il regista ricorda che la scomparsa di una persona cara può portare alla pazzia ma con il tempo tutto si trasforma in un bel ricordo. Un film veramente affascinante la cui riuscita è soprattutto da attribuire alla presenza in scena di Cumberbatch, un marchio e una garanzia. Presentato nella Sezione Berlinale Special Gala.

data di pubblicazione:21/02/2025








IL CAPPOTTO DI JANIS di Alain Teuillè

IL CAPPOTTO DI JANIS di Alain Teuillè

con Rocio Munoz Morales e Pietro Longhi, regia di Enrico Maria Lamanna

(Teatro Manzoni – Roma, 20 febbraio/9 marzo 2025)

Sembra prosaico l’incontro tra uno scrittore in carrozzella e un’avvenente simil badante spagnola. Routine? Niente affatto, La missione che le viene affidata non è propriamente domestica ma la riconverte nel ruolo di spia. Deve scoprire il mistero dell’interruzione del rapporto dell’uomo con Chloe. Ed ogni mezzo è buono per farlo.

Attraverso molti quadri con cambi di luce e due tempi racconto per accumulo in attesa dell’ovvia sorpresa finale. Non tutto è come appare. Dunque una vicenda sentimentale che può essere ascoltata e vista come un giallo. Senza qui ovviamente raccontare l’imprevedibile finale.  Scontro a due che diventa quasi un’occasione seducente tra l’uomo e la donna, separati nella realtà da quaranta anni di professione ma, sulla scena, da plausibile venti anni. Morales spagnoleggia a proprio agio ma quando nel pezzo conclusivo si libera dell’inflessione iberica è al suo meglio nel momento più intenso dello spettacolo. Avvampa l’attrice con la propria sensualità e la capacità di stregare lo scrittore che da parte sua rivela tutta la propria fragilità. Longhi è pacato e a tratti soccombente nonostante che, almeno formalmente, sia il datore di lavoro dell’intraprendente collaboratrice familiare. E nel senso che capirà chi vedrà lo spettacolo si salva la vita perché ha qualcosa di importante da farsi perdonare. Tutto esaurito per la prima folla plaudente con presenze intergenerazionali e lunga prosecuzione in scena, inusuale per i teatri italiani:  quasi venti giorni. Il risvolto positivo è nel segno dello scioglimento del giallo e delle vicende esistenziali dei due protagonisti, ben caratterizzati. La seconda donna, solo evocata, è una presenza ammiccante e subliminale.

data di pubblicazione:21/02/2025


Il nostro voto:

EL DIABLO FUMA di Ernesto Martínez Bucio

EL DIABLO FUMA di Ernesto Martínez Bucio

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

Berlino, 13/23 Febbraio 2025

Elsa, Tomás, Marisol, Victor e Vanessa vivono in casa della nonna dopo che i genitori li hanno abbandonati al loro destino. Per necessità hanno imparato ad essere indipendenti visto che in casa l’anziana donna invece di prendersi cura di loro, si lascia andare alle proprie visioni. Si vive barricati in casa, non si può giocare neanche in giardino perché il diavolo può arrivare da un momento all’altro…

Il regista messicano Ernesto Martínez Bucio al suo esordio alla Berlinale con un lungometraggio che di lungo ha pure il titolo. La traduzione letterale sarebbe “il diavolo fuma e conserva i fiammiferi bruciati nella stessa scatola”. Una scelta bizzarra per un film che segue le imprese di cinque fratelli affidati a una nonna affetta da pura schizofrenia. I ragazzi conducono una vita normale tra giochi e impegni di casa, noncuranti dell’infermità di cui soffre la donna, ossessionata dall’imminente visita del diavolo. Un diavolo che tutto sommato non fa poi così tanta paura, anzi un’entità buona a cui rivolgersi in preghiera per ottenere il ritorno dei genitori. Il film mostra la normalità della vita condotta dai ragazzi ognuno impegnato con attività casalinghe, maturi per la loro età e responsabili delle proprie azioni. Traspare però in ogni momento il desiderio di rivedere i genitori che li hanno abbandonati per motivi che non gli è dato sapere. Un film che sa analizzare il quotidiano, l’elaborazione di una perdita importante da parte dei ragazzi e la speranza costante di un ritorno alla normalità. All’arrivo dei servizi sociali, che dovranno decidere del loro destino, i fratelli si coalizzeranno per fornire risposte convincenti e evitare ciò che invece sarà inevitabile. Intanto la televisione trasmette incessantemente notiziari sull’imminente visita del papa e consiglia la prevenzione da possibili contagi da colera. Un mondo che non riguarda i ragazzi che hanno oramai imparato a barricarsi dentro casa e a evitare ogni contatto esterno. El Diablo fuma è reale e visionario nello stesso tempo e sa affrontare il problema della solitudine, dell’abbandono e dell’autodifesa. Tutti attori non professionisti che sanno bene interpretare la loro parte, semplice ma proprio per questo impegnativa. Il film concorre nella Sezione Prospettive come miglior opera prima.

data di pubblicazione:20/02/2025








YUNAN di Ameer Fakher Eldin

YUNAN di Ameer Fakher Eldin

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

Berlino, 13 – 23 Febbraio 2025

Munir è uno scrittore arabo esiliato in Germania. L’unico contatto che gli rimane con il suo paese è attraverso le telefonate con la madre che soffre di demenza e pertanto neanche lo riconosce. A seguito di frequenti attacchi di panico, su suggerimento del suo medico, si allontana da Amburgo per una breve vacanza su un’isola sperduta al nord. In verità porta con sé una pistola per porre fine alla sua vita. L’incontro con la donna che lo ospita nella sua guest house, cambierà radicalmente il suo destino…

Ameer Fakher Eldin, regista di origini siriane, presenta alla Berlinale il suo ultimo film Yunan dove ancora una volta affronta le tematiche a lui care. Oramai tedesco per naturalizzazione, non abbandona le problematiche legate all’esilio forzato che riguarda il mondo arabo in generale e la ricerca di una propria identità. Munir, interpretato dall’attore libanese Georges Khabbaz, mostra una palese insoddisfazione per la sua vita, inevitabilmente lontana dalla sua casa e dai suoi affetti. Nella sua mente riecheggiano i racconti della madre, racconti che non si stancava mai di ascoltare e che ora si ripetono come un mantra. Lui stesso lavora di immaginazione e si ritrova testimone di una coppia di pastori che vivono isolati e che non riescono a comunicare. L’uomo ignora le attenzioni della moglie perché, seguendo la storia narrata, non può comunicare non avendo una bocca, un naso e persino neanche le orecchie. Ovviamente tutta una metafora che Munir fa sua per descrivere lo stato d’animo di un uomo isolato nel nulla e privato di qualsivoglia manifestazione d’amore. Quando oramai sembra tutto perduto, lo scrittore incontrerà la solidarietà di Valeska (Hanna Schygulla) un’anziana donna che vive con il figlio. Con la sua semplicità e con le piccole attenzioni gli darà una nuova speranza. Nel film il regista parla di un ritorno al luogo d’origine ma in effetti, nel suo caso, si tratta di attraversare un confine simbolico. Una nostalgia quindi per una patria che vive solo nella sua immaginazione e sulla quale ha riversato tutte le sue fantasie. Un film fatto di sentimenti delicati, di una lotta senza fine per un futuro e un rammarico per ciò che si è lasciato nel passato. In cerca di un posto fuori da ogni civiltà, il regista ha scelto di girare diverse scene nella campagna pugliese, che sembrava evocargli paesaggi biblici. Un film che meriterebbe l’Orso d’Oro. Vedremo tra qualche giorno come andrà a finire. Verrà distribuito in Italia dalla Fandango.

data di pubblicazione:19/02/2025








IL SEME DEL FICO SACRO di Mohammad Rasoulof, 2025

IL SEME DEL FICO SACRO di Mohammad Rasoulof, 2025

Teheran. Dopo anni di attesa Iman viene nominato giudice istruttore al Tribunale Rivoluzionario. L’incarico porterà benefici a tutta la famiglia. Dovrà però subire le indicazioni politiche e firmare condanne a morte. Scoppiano le proteste giovanili in tutto il Paese e scatta la repressione. La dura realtà entra anche nel suo nucleo familiare. Aumentano i contrasti, le paure…

Il seme del fico sacro Premio Speciale a Cannes ’24, è un ottimo film. Tra i migliori dell’anno! Un lavoro di fattura classica, altamente lirico in cui privato e pubblico si incrociano drammaticamente. Ottimo per la sua forza intrinseca, per l’intensità e l’energia narrativa che non si diluiscono nonostante la durata di quasi tre ore. Un’opera rigorosa sul processo di disumanizzazione che sospetti e violenza incombente producono sugli affetti familiari, sui singoli e sulle masse. Il film è scritto e diretto con mano ferma ed interpretato da un trio di attrici eccezionali. Stilisticamente attraversa tutti i generi per evidenziare le tante contraddizioni dell’Iran di oggi. È cronaca familiare, dipinto sociale, film politico, road movie, poliziesco, thriller, denuncia e grande poema di dolore.

Al centro di questo lento fluire narrativo c’è la famiglia del giudice, facile metafora di una parte per il tutto. Cuore pulsante sono invece tre donne, la madre che mantiene l’equilibrio domestico e le due figlie una universitaria e l’altra adolescente. Al compiacimento per la promozione del capo famiglia subentra presto la presa di coscienza dei condizionamenti che comporterà il doversi conformare alle regole volute dal Potere. Questa presa d’atto, la contemporanea esplosione delle proteste giovanili, la violenta repressione e la cruda realtà che entra in casa tramite i social media delle ragazze innescano un crescendo di tensione. La pressione aumenta fino all’implosione quando scompare la pistola di servizio del padre. Tutto precipita! Paura, sospetti, interrogatori e paranoia.

Il film, con una messa in scena degna dei migliori film d’azione americani, cambia all’improvviso dimensione, ritmo e stile. Si trasforma da studio psicologico in un thriller schizoide con un padre divenuto orco che sequestra le sue donne, le incarcera, le insegue… Un crescendo in cui il regista lancia il suo messaggio politico di speranza sull’intelligenza e le infinite risorse delle giovani iraniane.

Il seme del fico sacro è un’opera che con il suo stile, i suoi tempi, le sue immagini affascina lo spettatore, lo cattura per lasciarlo con il fiato mozzato nel superbo finale. Uno splendido lavoro d’Autore i cui echi ci risuoneranno dentro a lungo. Merita l’Oscar!

data di pubblicazione:19/02/2025


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BLUE MOON di Richard Linklater

BLUE MOON di Richard Linklater

(75 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE)

Berlino, 13/ 23 Febbraio 2025

La sera del 31 marzo 1943 Lorenz Hart, mitico autore dei testi di canzoni americane indimenticabili, si trova nel ristorante Sardi’s di Manhattan. Nel locale si festeggerà il trionfo di Richard Rodgers per il musical Oklahoma! che ha scritto questa volta con Hammerstein senza coinvolgere lo stesso Hart. Nonostante Rodgers colga l’occasione per proporre all’amico una nuova collaborazione, Lorenz quella sera ha la netta sensazione che la sua creatività stia volgendo al termine…

In una Berlinale che ha sinora presentato film di basso livello, almeno nella media e tranne qualche eccezione, arriva Blue Moon diretto da Richard Linklater. Film di cui si è sentito parlare da molto tempo e che ha visto per anni l’impegno non solo del regista ma anche di Hawke. Lo stesso attore che poi sarà scelto come protagonista assoluto della scena. Interpreterà infatti Larry Hart, paroliere e librettista americano che in coppia con Richard Rodgers aveva scritto canzoni indimenticabili quali per l’appunto Blue Moon. Nel film Hawke rimane sulla scena praticamente per tutta la durata del film per parlare di sé e non solo. Tra un drink e un sigaro Hart, oramai ubriaco, è in attesa che arrivino tutti gli invitati per festeggiare il musical del suo ex partner. Si intrattiene prima con il barman (Bobby Cannavale) e poi con altri personaggi che sono lì per caso. Lunghe dissertazioni, una valanga di parole da dove emerge il dramma di un uomo non realizzato e che deve nascondere al mondo la sua omosessualità. Con l’arrivo degli ospiti e di Rodgers (Andrew Scott), Lorenz non risparmia gli elogi all’amico con il quale ha cementato una lunga e proficua collaborazione. In fondo alle parole emerge però una certa amarezza per non poter condividere quel trionfo, e per la percezione che qualcosa lo stia per abbandonare. L’incontro con l’affascinante Elizabeth (Margaret Qualley), di cui finge di essere innamorato, porterà calore in quella atmosfera chiassosa e cupa che lo circonda. Un cast eccezionale quindi accompagna la recitazione, sicuramente da premio Oscar, di Hawke che va avanti senza soluzione di continuità. Una mega produzione firmata Sony Pictures Classics per un film che farà parlare molto e che non sarà apprezzato solo dai cultori dei musical. Un pubblico entusiasta, soddisfatto per un lavoro che avrà sicuramente un grande successo. A breve anche nelle sale italiane.

data di pubblicazione:18/02/2025