LA FORMULA DI GRÜBLER, drammaturgia e regia di Laura Andreini, interpretato dai detenuti-attori della compagnia del Teatro Libero di Rebibbia

LA FORMULA DI GRÜBLER, drammaturgia e regia di Laura Andreini, interpretato dai detenuti-attori della compagnia del Teatro Libero di Rebibbia

(Teatro Rebibbia Nuovo Complesso – Roma, 5 luglio 2023)

Un’isola, il vento, le onde del mare, le voci e i corpi che abitano una dimensione parallela, la continua e instancabile ricerca di una identità perduta, la fiducia nel cambiamento e nella rinascita.

Venticinque naufraghi, reduci da un’apocalisse senza tempo e senza spazio, convivono su un’isola (s)perduta. Alcuni sono stufi di mangiare solo lenticchie, altri provano un curioso senso di “non familiarità” rispetto al proprio nome, altri ancora non riescono a immaginare un orizzonte che guardi oltre l’angusta realtà dell’isola. Non manca, però, chi, allenando con pazienza e fiducia i suoi “occhi magici”, si riempie lo sguardo di sogni: la fantasia, del resto, riesce a far tutto, persino a materializzare spigole e aragoste nelle casse in cui, chi si accontenta di occhi meramente “tecnici”, sarebbe in grado di scorgere solo una manciata di acciughe smagrite.

Si racconta di una formula segreta, che da tempo immemorabile i “maestri” tramandano alle “staffette” e che si sta tentando di mettere a punto in misteriosi rituali notturni. L’isola è lastricata di pietre e battuta dal vento, ma pare che, dall’alto, lo spettacolo sia diverso e più affascinante. Basta solo trovare il modo di sollevarsi, di volare e di cambiare prospettiva. Magari attraverso la formula di Grübler, capace di definire i gradi di libertà di movimento di un meccanismo nel piano e nello spazio. O, magari, attraverso una formula magica, di cui ciascuno è chiamato a scoprire (a immaginare?) l’incantesimo.

Il 5 luglio 2023, alle ore 16.00, presso il Teatro di Rebibbia Nuovo Complesso, è andato in scena lo spettacolo La Formula di Grübler, scritto e diretto da Laura Andreini e portato magistralmente in scena dai detenuti-attori del Carcere di Rebibbia di Roma. La Formula di Grübler è un inno alla libertà carico di speranza e che, proprio perché interpretato da persone detenute, resta al riparo dal rischio di una retorica sterile e vana, lasciando nello spettatore la sensazione di aver assaporato l’essenza di un teatro “vero”, in cui la sapienza tecnica si fonde con l’autentica emozione.

L’Auditorium del carcere di Rebibbia, in occasione dello spettacolo, ha ospitato un pubblico eterogeneo: persone detenute, rappresentanti delle istituzioni, studenti e docenti del Master “Diritto penitenziario e Costituzione” dell’Università Roma Tre, appassionati di arte.

L’evento è stato realizzato da La Ribalta – Centro Studi “Enrico Maria Salerno”, diretta da Laura Andreini e Fabio Cavalli, impegnata da vent’anni nella realizzazione di eventi artistici e culturali negli istituti penitenziari. Proprio da quest’esperienza nasce il Teatro Libero di Rebibbia: una scommessa divenuta, ormai, una realtà riconosciuta e apprezzata a livello nazionale e internazionale, capace di offrire una possibilità di riscatto a centinaia di persone detenute, ma anche di regalare, ad altrettante persone libere, una preziosa occasione di riflessione e di cambiamento.

Data di pubblicazione: 05/07/2023


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APPELSINPIKEN dal romanzo di Jostein Gaarder, performance teatrale ideata e diretta da Alessia Cristofanilli

APPELSINPIKEN dal romanzo di Jostein Gaarder, performance teatrale ideata e diretta da Alessia Cristofanilli

(Teatro di Documenti – Roma, 30 giugno 2023)

Georg aveva appena quattro anni quando il padre morì. In eredità gli lascia una lettera che il ragazzo leggerà solo molti anni dopo e nella quale è contenuta la sua storia d’amore con ragazza delle arance (Appelsinpiken in norvegese). Ma la lettera contiene anche una domanda: se avresti potuto scegliere, saresti venuto alla vita?

 

 

È andata in scena lo scorso venerdì 30 giugno in doppia replica, davanti a un totale di sessanta fortunati spettatori, la performance di teatro immersivo Appelsipiken. Chi era pronto a entrare per la replica serale ha visto uscire con il sorriso gli spettatori della recita del pomeriggio. È il segnale che misura la buona riuscita di un progetto. Lo spettacolo, basato sull’omonimo romanzo dell’autore norvegese Jostein Gaarder, è l’ultima creazione della talentuosa autrice e regista Alessia Cristofanilli insieme ai ragazzi che hanno partecipato a L’Atelier – Spazio aperto di ricerca teatrale. Il racconto della storia è frammentato in un percorso di sette tappe che si snoda all’interno del dedalo di spazi del Teatro di Documenti di Testaccio. Progettato e realizzato da Luciano Damiani alla fine degli anni ’80 e diretto da Carla Ceravolo dal 2007 (anno della scomparsa dello scenografo e regista di fama internazionale), il teatro di Documenti è infatti il luogo unico e ideale per dare vita a questo lavoro, con le sue sale, i corridoi, le scale e le botole che mettono in comunicazione più livelli scenici. Lo spazio impone una convivenza tra la scena, gli spettatori e gli attori, chiamati ad agire e a reagire tra loro attraverso un atto di completa fiducia. Lo spettatore, inghiottito da una piccola porta e condotto nel mondo di ricordi di Georg, è chiamato a essere parte attiva del racconto. Deve prendere delle decisioni, compiere delle scelte attingendo al suo bagaglio di memorie, ai suoi più intimi ricordi e lasciare così che la storia proceda nel suo svolgimento. L’esperienza, che sarebbe stata resa più fluida se le indicazioni del passaggio tra una tappa e l’altra fossero state inserite nel testo drammaturgico, è sia individuale che collettiva a cui ognuno è chiamato contribuire nel suo piccolo. La vita, ci dice il padre di Georg nella lettera, è come una caramella alla vaniglia: possiamo scegliere di mangiarla o lasciarla incartata. A noi la scelta di consumarla fino alla fine, con le sue trappole e le sue gioie, oppure no.

Alessia Cristofanilli piega sapientemente lo spazio alla sua immaginazione e da questo ne è certamente ispirata, arrivando a toccare punti di commovente poesia. Ne deriva una sensazione di libertà e di possibilità creativa che altrove sarebbe quasi impossibile raggiungere. Alla sua creazione ha partecipato anche il gruppo di attori non professionisti protagonista sulla scena. Seri e impegnati nell’esperimento Luca Argenta, Brunella Bonetti, Daniela Cavarra, Giulio Condogni, Maria Chiara Guarino e Giulia Zaccardelli, sono stati doppiamente messi alla prova non solo per aver recitato davanti a un pubblico, ma tra e con il pubblico, privati della difesa della quarta parete. A loro il nostro applauso per essere stati capaci di coinvolgerci e farci apprezzare la storia che ci hanno raccontato.

data di pubblicazione:03/07/2023


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ANIMALI SELVATICI di Cristian Mungiu, 2023

ANIMALI SELVATICI di Cristian Mungiu, 2023

Animali selvatici gli uomini e le bestie. I primi che si affannano a criminalizzare lavoratori srilankesi venuti a colmare la crisi di manodopera in un panificio, ferini i secondi di una natura apparentemente ostile in Transilvania con orsi maiali, cani, volpi, pecore. Un film, d’arte universale con molte ambizioni e qualche piccolo giro a vuoto.

 

 

Sceneggiato da una storia vera la crisi irrompe in un piccolo comune montano della Romania dove scoppiano tensioni che definiremo sovraniste tra le irrequiete minoranze ungherese e tedesche. Nel mirino un’altra minoranza. Il regista è bravo a far sbalzare fuori la contraddizione. Poveri contro poveri, minoranza contro minoranza. Ma il prodotto è pieno di tante altre cose. Una tormentata storia d’amore all’ombra di un matrimonio non riuscito, l’afasia improvvisa di un bambino che non spiccica più parola, traumatizzato da una visione che si rivelerà terribilmente profetica (il nonno impiccatosi all’albero). C’è tanta Romania nella storia ma anche tanto mondo perché l’universo migrante procura scomodità e espulsioni, scatena intolleranza. Governare tanta materia in oltre due ore di proiezione è impresa improba ma Mungiu, premiato a Cannes, ha la disinvoltura per tentarla. L’altra evidente contraddizione sta nella pioggia di soldi piovuta dall’Unione Europea, una fonte che ha rilanciato la Romania ad alti livelli produttivi, che si scontra con la volontà di mantenere le tradizioni locali. La chiesa cattolica appare conservatrice e neanche il sindaco riesce a spostare gli equilibri. La tensione si scatena violenta con attentati in una sorta di improvvisato vertice tipo Ku Klux Klan. Il finale è enigmatico aperto a possibili diverse letture forse con un eccesso di ambiguità evitabile. Il titolo italiano è funzionale e decisamente più godibile dell’originario R.M.N che allude alla risonanza magnetica. C’è coraggio del distributore nel debuttare sugli schermi italiani a partire dal 6 luglio per un film che merita di essere visto e commentato.

data di pubblicazione:25/06/2023


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STAGIONE 2023-2024 del Teatro Parioli – RIDERE,PENSARE, EMOZIONARSI

STAGIONE 2023-2024 del Teatro Parioli – RIDERE,PENSARE, EMOZIONARSI

Dopo una prima stagione di coraggiosa riapertura, dopo la scommessa vinta della seconda, la terza stagione del Teatro Parioli sarà quella del consolidamento. Presentando spettacoli d’intrattenimento e di grande valore culturale volti a far sorridere, piangere, riflettere o divertire, l’intento della terza stagione è quello di stringere un legame ancora più forte con il pubblico. L’eclettismo degli spettacoli caratterizza da sempre il cartellone, con interpreti e regie di alto livello che assicurano un’esperienza teatrale indimenticabile. Il Teatro Parioli è tornato in scena, più forte che mai e con l’obiettivo di continuare a crescere e a regalare emozioni al suo pubblico. Presto in vendita la nuova stagione.

Piero Maccarinelli, il direttore artistico in un’ora e mezzo di agile maratona ieri ha presentato tutti gli spettacoli della stagione 2023-2024, densa e all’altezza del prestigio del Teatro che fu di Maurizio Costanzo e di Luigi De Filippo. C’erano quasi tutti i protagonisti della scena in platea, pronti a offrire un piccolo flash di esibizione. Il Teatro Parioli spicca per un grande impegno nelle produzioni, spesso in combinato disposto con altre volenterose strutture. Impossibile riassumere in poche ore la portata dell’impegno. Basti dire che come presenze attoriali garantito l’apporto di Cesare Bocci, Enzo De Caro, Massimiliano Bruno, Lucrezia Lante della Rovere. Franco Branciaroli, Gianfelice Imparato. Prevista anche una rassegna per bambini, spettacoli in funzione della valorizzazione degli allievi dell’Accademia d’arte drammatica il ritorno della fortunata serie dei processi che mettono alla sbarra protagonisti dell’attualità. Svolgimento processuale senza complessi visto che l’anno scorso si è discusso della problematica figura di Angela Merkel. Il triplice slogan del Teatro Parioli è “ridere, pensare ed emozionarsi”,. Gli spettacoli assemblati in cartellone vanno proprio letti in direzione di queste compresenze psicologhe. Ci sarà spazio anche per la stand up comedy, assecondando le richiesta del pubblico più giovane. Rilanciato anche il funzionale Bistrò che sarà meta di più ristretti eventi culturali pre-spettacolo. In definitiva una proposta mirata a 360° nell’intento di fidelizzare un pubblico che si è accostato al teatro con rinnovato entusiasmo dopo anni di Covid e di incertezza e che ha agilmente superato le perplessità per il cambio di proprietà.

data di pubblicazione:21/06/2023

MADAMA BUTTERFLY di Giacomo Puccini, messa in scena di Àlex Ollé, direzione di Roberto Abbado – Teatro dell’Opera di Roma

MADAMA BUTTERFLY di Giacomo Puccini, messa in scena di Àlex Ollé, direzione di Roberto Abbado – Teatro dell’Opera di Roma

(Teatro dell’Opera – Roma, 16-25 giugno 2023)

L’Opera di Roma propone, dal 16 al 25 giugno 2023, la Madama Butterfly di Giacomo Puccini, con la messa in scena di Àlex Ollé de La Fura dels Baus.

Sul podio Roberto Abbado, che si confronta per la prima volta con il sogno e la tragedia di Cio-cio-san.

Lo spettacolo costituisce anche il debutto europeo del soprano Eleonora Buratto, reduce dal successo del Metropolitan di New York. Nelle altre date (17, 20, 22, 25) è Maria Teresa Leva a prestare la voce all’eroina pucciniana, su un palco che ospita, tra gli altri, Dmytro Popov e Luciano Ganci (17, 22, 25) nel ruolo di Pinkerton, Anna Maria Chiuri come Suzuki e Roberto Frontali e Giovanni Meoni (17, 22, 25) nelle vesti di Sharpless. L’orchestra e il coro, diretto da Ciro Visco, sono del Teatro dell’Opera di Roma. Lo spettacolo, in lingua originale, prevede sopratitoli in italiano e in inglese.

La messa in scena di Ollé cerca di tenere insieme tradizione e innovazione. Le atmosfere sono quelle di un tempo, ma i costumi sono tanto contemporanei che Cio-cio-san, nel secondo atto, compare in scena esibendo con orgoglio dei jeans e una maglietta raffigurante la bandiera americana. Le scene di Alfons Flores conferiscono profondità e dinamicità alla scena, proiettata in mondo in continua costruzione-demolizione, segnata da una speculazione edilizia che arricchisce pochi a detrimento di molti. La brama di potere di Pinkerton, come spiega Ollé nelle note di regia già in occasione della stagione estiva di Caracalla del 2015, diventa il ”simbolo di uno tsunami neoliberista, ultima conseguenza del feroce colonialismo, capace di distruggere ogni cosa”.

Alla “sperimentazione” di Àlex Ollé fa da contraltare la direzione di Roberto Abbado, che, in particolare, sceglie ripristinare la forma originaria del 1904, data della prima rappresentazione a Milano, dell’Interludio notturno aperto dal “Coro a bocca chiusa”.

Dopo la prima, prevista per venerdì 16 giugno alle 20, ci saranno le repliche saranno di sabato 17 (ore 18), domenica 18 (ore 16.30), martedì 20 (ore 20), mercoledì 21 (ore 20), giovedì 22 (ore 20), sabato 24 (ore 18), domenica 25 (ore 16.30).

Un’occasione da non perdere, impreziosita dalla cornice impeccabile dell’Opera di Roma.

data di pubblicazione: 21/06/023


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DUE MATRIMONI ALLA VOLTA di Philippe Lacheau, 2023

DUE MATRIMONI ALLA VOLTA di Philippe Lacheau, 2023

Immaginate un Blake Edwards immerso nel mondo del digitale e delle continue sorprese fornite dagli effetti speciali. Un ininterrotto repertorio di gag dal ritmo incalzante per una storia che si segue volentieri e senza troppe prese. Seque ldel film “Alibi.com” (cast omologo) che necessita di un piccolo prologo iniziale. Slapstick cucite con una cura registica impeccabile.

 

Le peripezie del protagonista lo portano a celebrare due matrimoni con la stessa unità di tempo e di luogo. Luogo della cerimonia ville confinanti. Ma un matrimonio è vero con genitori finti, al contrario l’altro è finto con genitori veri. Perché i due, padre e madre, sono rispettivamente un truffatore incallito e una pornostar che nonostante l’età continua a praticare il genere. Dunque persone impresentabili agli occhi della rispettabile famiglia della sposa. Personaggi caricaturali ma scelti con cura e azione a tutto spiano. È un miracolo della natura Arielle Dombasle che recita come bambolina porno a dispetto dei settanta anni di età. E i due protagonisti principali, i fidanzati irrequieti, sono attori dalla faccia sveglia, simpatica e accattivante, assistiti da caratteristi azzeccati e in parte. Assistere questa pellicola è come entrare in un turbine, in una galleria del vento di ininterrotte azioni. Ma il regista/protagonista alla fine è bravo a riannodare i fili concludendo l’happy end con una sorpresa dolce/amara in linea con la continua ricerca di spiazzamento della sceneggiatura. In conclusione un film commedia dal ritmo americano ma con un gusto tipicamente europeo e un assoluta cura di particolari e dialoghi. Dovrebbe aver successo al botteghino anche se nell’aura estiva, nonostante il benefit del biglietto ridotto a 3,50, rischia di passare piuttosto inosservato anche in ragione di un titolo non proprio centratissimo. Cento minuti di evasione e pure intelligente e, a tratti, anche sofisticata. Film per grandi e piccini con ritmo frenetico.

data di pubblicazione:20/06/2023


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CAMPIONI di Bobby Farrelly, 2023

CAMPIONI di Bobby Farrelly, 2023

Il basket dopo il calcio è lo sport più compulsato alla cinematografia americana anche se in questo caso ci si basa su un precedente spagnolo del 2018 (nel cinema nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si imita). La storia ha una sceneggiatura solida che oscilla tra il dramma e la commedia mantenendo un giusto equilibrio.

 

Non ha nulla di ironico il titolo che pure allude a una squadra composta da giocatori con disabilità intellettive. Affidati a un uomo che ha qualcosa da farsi perdonare dalla società, un intenso Harrelson, attore rotto a tutti i ruoli. Dunque la sfida è una rivincita per il coach che prima pensa a un incarico di routine ma poi si rende conto che sta cementando qualcosa di unico e diverso per le qualità specifiche dei propri. I ragazzi che allena hanno qualcosa da insegnargli e possono andare molto più lontano di quanto pensava quando aveva assunto l’incarico. Le interazioni tra il singolo e la squadra superano ogni considerazione sul basket e sugli handicap innestando un efficace circuito emozionale. Lontani dal mito dei Los Angeles Lakers ma immersi nella propria realtà di tutti i giorni. Così quel tecnico che aveva parlato di “ritardati” al momento del conferimento dell’incarico, si ricrede e rivive un immaginabile rigenerazione (dejavu al cinema) grazie alla spinta dei suoi nuovi amministrati. Il Marakovich dello schermo mutua il cognome di uno dei giocatori più famosi del pianeta NBA, Pete Maravich, ma senza alcuna connessione logica/imitativa. Film di sentimenti, a volte facile, di sensibilità di genere, che racconta la provincia americana. Lo schema del riscatto e del profilo basso è tutt’altro che nuovo ma la trattazione è dignitosa e, a tratti, convincente. Immaginabile un successo al botteghino in patria, meno pronosticabile nella più selettiva Europa.

data di pubblicazione:08/06/2023


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DENTI DA SQUALO di Davide Gentile, 2023

DENTI DA SQUALO di Davide Gentile, 2023

Il film racconta la storia di Walter (Lorenzo Menichelli) e dell’estate più incredibile della sua vita. La scuola è finita e Walter ha appena perso suo padre Antonio (Claudio Santamaria). Vive con la madre Rita (Virginia Raffaele) in un quartiere popolare di Roma e, improvvisamente, la sua esistenza si ritrova sospesa in una sorta di limbo, in bilico tra un mondo ancora infantile e quello dell’adulto che vorrebbe essere.

 

I produttori sono gli stessi di Lo Chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out (entrambe le pellicole per la regia di Gabriele Mainetti), precursori di questo nuovo filone di cinema italiano dalle tinte noir e dall’ambizione internazionale, lontano dal solito clichet dei film italiani basati sulla famiglia.

Tutto gira intorno a un “luogo non luogo”, in cui il piccolo Walter incappa, affascinante e misterioso e che cattura la sua attenzione: una villa abbandonata con una gigantesca e torbida piscina, con un altro adolescente, Carlo (Stefano Rosci), che se ne è autoproclamato custode.

Inizierà così un viaggio di vera e propria formazione, segnato dalla presenza di uno squalo, simbolo di potere all’interno della piscina, ma anche da un’amicizia formativa nel segno della libertà, da ricordi e presenze che prendono vita e da una dimensione fanciullesca da recuperare.

Il risultato è una fiaba drammatica, cruda, ma anche avventurosa, spericolata, a tratti divertente, perfetta metafora di un’infanzia interrotta da un trauma familiare, con tutti i relativi problemi che portano ad un’adolescenza che si affaccia prepotente.

C’è sì un ragazzino che vuole crescere in fretta ma che capisce anche di dover fare pace con il proprio passato, riavvicinandosi alla madre e risolvendo il conflitto con la figura paterna, in tutto quello che può definirsi come un “trovare il proprio posto nel mondo”, proiettandosi in una dimensione di scoperte e di nuove consapevolezze.

Menzione speciale meritano gli effetti visivi che rendono lo squalo realistico e d’impatto.

data di pubblicazione:07/06/2023


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RAPITO di Marco Bellocchio, 2023

RAPITO di Marco Bellocchio, 2023

Nel 1858, anno in cui inizia l’incredibile storia di Edgardo Mortara, Bologna si trova sotto la giurisdizione del Papa Re Pio IX. Un bambino di appena sette anni viene tolto alla famiglia, di religione ebrea, per essere cresciuto e educato come cattolico a Roma. Nonostante i vari appelli, anche a livello internazionale, affinché il piccolo venga restituito ai genitori, la Santa Sede attraverso i suoi insigni rappresentanti si trincera dietro l’espressione “non possumus”, locuzione che esprime l’opposizione granitica ad ogni tentativo di risolvere la questione con il semplice buonsenso…

 

Siamo ben lontani, anche in termini temporali, dal film d’esordio I pugni in tasca con il quale l’allora giovanissimo regista piacentino intendeva manifestare un ben definito malessere sociale, precursore di ciò che sfocerà a breve nella rivoluzionaria contestazione sessantottina. Anche nei film successivi, Bellocchio ha manifestato la volontà di entrare, quasi con circospezione, nell’intimo dell’anima dei suoi personaggi, per esaminarne i lati più oscuri e le sue deformazioni. In questi suoi ultimi lavori sembra tralasciare quelle tematiche un tempo a lui care, quelle situazioni claustrofobiche che volente o nolente portavano i suoi personaggi a rasentare la follia pura. Dopo Buongiorno, notte, in Esterno notte il regista torna all’impegno politico con una minuziosa cronaca dei giorni del sequestro Moro che tanto impegnarono, senza successo, i politici di quel tempo. In questa fase evolutiva, o involutiva per i critici più spietati, il regista ha presentato in concorso a Cannes il suo ultimo lavoro Rapito, un film a dir poco colossale non solo per la complessa tematica affrontata, quanto per l’impegno a realizzare un’ambientazione storica, quanto più aderente possibile a quegli anni in cui crollò il potere temporale della Chiesa. In questo contesto si inseriscono le vicende del giovane Edgardo Mortara, di famiglia ebrea, che ancora bambino viene sottratto alla famiglia e, con un pretesto poco credibile, viene trascinato con la forza per essere educato ad abbracciare la religione cattolica, in palese contrasto con le abitudini e le convinzioni delle sue origini. Una sceneggiatura, ben curata dallo stesso regista insieme a Susanna Nicchiarelli, che riesce a catturare lo spettatore, imprigionandolo in una bolla emotiva, carica di tensione e angoscia. Ci si chiede cosa possa oggi rappresentare la religione, di qualunque credo si tratti, e di come possa anche ferire in nome di una fede ottusa, da accettare come dogma inconfutabile. La fotografia, curata da Francesco Di Giacomo, utilizza quel gioco di luci e ombre radenti, quasi caravaggesche, per meglio rappresentare quell’anima che non sa prendere una netta posizione tra l’obbedienza incondizionata all’autorità ecclesiastica e la semplice logica del buonsenso. Cast ben curato dove emerge la figura di Edgardo, interpretato alla perfezione dal piccolo Enea Sala, mentre la madre è interpretata da Barbara Ronchi, molto credibile nel ruolo di una donna disperata che non si rassegna alla perdita del figlio. Bellocchio non vuole manifestare solo palese irriverenza verso quel tipo di chiesa che imperversava al tempo di Pio IX, ma ancora una volta si impegna in un atto di ribellione verso ogni autorità che, mai come in questo caso, dovrebbe occuparsi dell’ultraterreno e se lo fa, decisamente lo fa male.

data di pubblicazione:01/06/2023


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DARWIN INCONSOLABILE (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro. Coproduzione Sardegna Teatro, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

DARWIN INCONSOLABILE (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro. Coproduzione Sardegna Teatro, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

(Teatro India – Roma, 23/28 Maggio 2023)

Una madre oramai anziana e i suoi tre figli, Simona, Riccardo e Gioia, sono al supermercato con i carrelli della spesa. Proprio lì avverrà l’incontro/scontro da cui nascerà una seria e approfondita riflessione sul loro rapporto interpersonale. Il pianeta terra è alla sbando, oramai prossimo a morire, e ci si interroga su una prevedibile apocalisse. Ma è proprio vero che gli elefanti, dotati di un cervello tre volte superiore a quello dell’uomo, sono destinati a prevaricare su tutti noi sovvertendo cosi i principi darwiniani dell’antropogenesi?

 

 

Lucia Calamaro è una regista e drammaturga romana alla quale non manca certo una consolidata esperienza comunicativa per utilizzare il teatro, per definizione luogo di gioco interattivo, come trampolino di lancio per un messaggio sociale e ambientalista. Nello spazio ben delineato della scena è possibile allora naufragare su alcune riflessioni profonde quali l’origine del mondo e l’autodistruzione causata dall’incuranza da parte del genere umano. Forse Darwin stesso non avrebbe mai immaginato che le sue teorie evoluzionistiche avrebbero invece generato un processo involutivo irreversibile e l’uomo avrebbe un giorno lasciato il posto a specie animali più capaci di imporsi. Maria Grazia è un’artista prima di essere una madre, sa studiare bene le sue performances e sa come attirare su di sé l’attenzione dei propri figli, distratti dalle loro fatiche quotidiane, ma poco inclini a lasciarsi abbindolare da una sua presunta imminente morte. Anche i tre fratelli sembrano avere difficoltà a trovare punti di incontro, ognuno ha le proprie teorie su ciò che è giusto o ingiusto, su come interagire nei confronti di una madre performativa, brava certo in tutto ma incapace di manifestare un affetto genuino nei loro confronti. Se Riccardo, maestro elementare, è ossessionato dalla sua invadente fisicità, Simona, ostetrica di professione, difende senza vera convinzione le proprie idee ambientaliste e si scontra con la sorella Gioia, artista anche lei come la madre, paladina del principio di supremazia del mondo vegetale su quello animale. Dialoghi e elucubrazioni filosofiche sulla vita e sulla morte, due facce della stessa medaglia che ci portano a riflettere sul senso delle cose e sulla deriva verso la quale siamo consapevolmente diretti. Una regia, quella della Calamaro, attenta al peso delle parole più che alle azioni, un ambiente luminoso dove far muovere gli attori, semplici burattini lasciati a rincorrersi alla ricerca affannosa di un briciolo di umanità. Sulla scena Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi con una recitazione perfetta, spontanea e divertente che ha conquistato sin dalle prime battute il pubblico in sala.

data di pubblicazione:24/05/2023


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