PROGRAMMA ROMA EUROPA FESTIVAL 2024

PROGRAMMA ROMA EUROPA FESTIVAL 2024

È stato presentato, lo scorso 16 aprile all’Academia Belgica di Roma, il programma della trentanovesima edizione del Romaeuropa FestivalL’ideazione dell’intero programma prodotto dalla Fondazione Romaeuropa, presieduta da Guido Fabiani e diretta da Fabrizio Grifasi, ha come tema portante il dialogo sulla complessità del presente e sui confini del futuro, esplorando passioni e movimenti umani di oggi e di domani.

Dal 4 settembre al 17 novembre il festival presenterà 100 progetti tra musica, danza, teatro, arti digitali e creazioni per l’infanzia con 300 repliche in 20 spazi della Capitale, ospitando circa 700 artiste e artisti provenienti da tutte le parti del mondo.

In co-realizzazione con il Teatro dell’Opera di Roma, per la prima volta alTeatro Costanzi, il 4 settembre, il REF2024 inaugurerà la sua trentanovesima edizione nel segno della danza internazionale. Il prestigioso Ballet de l’Opéra de Lyon abbina nella stessa serata Mycelium coreografia commissionata al greco Christos Papadopoulos e ispirata al mondo della natura e Biped del padre della modern dance Merce Cunningham.

La settimana inaugurale del REF2024 procederà omaggiando Ryuichi Sakamoto, tra le figure più significative del panorama musicale contemporaneo e tra le più prestigiose presenze nella storia del REF. Nella Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, la Brussels Philharmonic diretta da Dirk Brossé esegue in Music for Film le sue più celebri composizioni per il cinema.

Gli appuntamenti nella Cavea dell’Auditorium proseguirann con il ritorno al festival dello scrittore Alessandro Baricco che, insieme a Giovanni SollimaEnrico Melozzi e i 100 Cellos e con Stefania Rocca e Valeria Solarino, porta in scena Tucidide. Lo spettacolo Atene contro Melo con il coreografo Rachid Ouramdane sarà di scena all’Auditorium Conciliazione dove la coreografa tedesca Sasha Waltz rinnova la sua ricerca intorno alla relazione tra danza e musica, dialogando, questa volta, con la Sinfonia n.7 di Ludwig van Beethoven.

Torneranno sul palco del Teatro Argentina, i franco-catalani Baro d’evel, Jan Martens ed il francese Noé Soulier ed a seguire la nuova produzione della compagnia messicana Lagartijas Tiradas al SolCentroàmerica, ed il regista Amos Gitai con il suo House. Provengono dal Marocco il coreografo e danzatore Taoufiq Izeddiou che in Hors du monde si confronteranno con il rituale Sufi e il Groupe Acrobatique de Tanger che, in FIQ! (Svegliati!) costruisce un ritratto del Paese visto dalle nuove generazioni tra acrobazie, break-dance, taekwondo e freestyle.

La vita amorosa di coppie di anziani tra i 74 e i 102 anni è, invece, al centro de La vie secrète des vieux del regista Mohamed El Khatib così come la vita di una coppia di anziani nella città contaminata dopo un test nucleare fallito è protagonista di Zvizdal – Chernobil So Far So Close, spettacolo della compagnia fiamminga Berlin.

Nella sezione danza e teatro italiano troviamo Notte Morricone, omaggio al grande compositore taliano firmato dal coreografo Marcos Morau e la compagnia Aterballeto, la compagnia Frosini/Timpano in Tanti Sordi – Polvere di Alberto, e prime nazionali al Teatro Vascello con Licia Lanera, Martina Badiluzzi, Giorgina Pi e la sua compagnia Bluemotion,  Daria Deflorian, che adatta La Vegetariana della coreana Han Kang; ancora Massimiliano Civica che si cimenta in Capitolo II di Neil Simon mentre la regista Lisa Ferlazzo Natoli, con la sua compagnia Lacasadiargilla, fa proprio il testo della giovane drammaturga Rosalida ContiUccellini.

Torna al Festival, nell’ambito di una nuova partnership siglata con il Teatro Ateneo dell’Università La Sapienza anche Claudia Castellucci che in Sahara, insieme alla sua compagnia di movimento Mòra, interroga la condizione creativa dell’artista affiancandola all’immagine del deserto. Alla vita di un altro artista, Josef Albers, tra i principali interpreti del Bauhaus, è ispirato Squares do (not) normally appears del regista Filippo Andreatta, spettacolo senza attori sospeso tra scrittura scenica, performance e installazione visiva.

Proprio il teatro musicale continua a essere frontiera di ricerca, spazio aperto all’incrocio tra i linguaggi, alle più audaci sperimentazioni e ai processi di riappropriazione e rilettura della tradizione. Ne è un perfetto esempio l’energico The Golden Stool del regista fiammingo di origini ghanesi Gorges Ocloo  in cui il repertorio operistico occidentale diventa strumento per dare vita a una personale “AfrOpera” basata sulle lotte di resistenza di Nana Yaa Asentewaa.

L’eterogenea proposta musicale del REF si estende anche ai grandi concerti, alla ricerca tecnologica e a formati sperimentali di creazione e fruizione. Così, all’Auditorium Parco della Musica, la band culto tedesca Einstürzende Neubauten inaugurerà la tournée italiana del suo ultimo album Alien Pop MusicTrentemøller presenta dal vivo i suoi più recenti progetti musicali (entrambi i concerti sono presentati in corealizzazione con Fondazione Musica per Roma); con Inner Spaces il trombettista, suonatore di santur e vocalista Amir ElSaffar incontra l’elettronica di Lorenzo Bianchi Hoesh, mentre il compositore giapponese Keiichiro Shibuya si cimenta in Mutual Control (spettacolo presentato in collaborazione con Maker Faire) nella costruzione di un live audio-video lasciando partecipare un’intelligenza artificiale a tutti i momenti del processo creativo.

È ancora la Pelanda del Mattatoio a essere cuore delle attività del Romaeuropa Festival 2024 e spazio dedicato al sostegno della creatività emergente. Qui il festival ospita la sua proposta più innovativa e le sezioni che attraversano il suo intero programma.

Curata da Giulia Di Giovanni Matteo AntonaciLineUp! continua a indagare le tendenze della canzone italiana tra cantautorato, pop e avant-pop e presenta, tra gli altri, la cantautrice e polistrumentista Any Other, i ventenni palermitani Santamarea, la romana Coca Puma, il cantautore, musicista e produttore napoletano Tripolare e ancora AKA5HA e il duo So Beast nell’ambito del “case history” Musica, troppa musica. Vent’anni di Trovarobato.

Un’immersione nelle culture digitali è quella proposta dalla sezione Digitalive, curata da Federica Patti, che incrocia percorsi musicali, coreografici e virtuali con protagoniste la producer post-club nativa di Shanghai 33EMYBW, la DJ italo cinese Luwei. Il Romaeuropa Festival 2024 collabora inoltre con Maker Faire con un’ulteriore proposta dedicata alle nuove tecnologie.

Ancora una volta ad Anni Luce, a cura di Maura Teofili, il compito di scommettere sulla generazione under 30 del teatro italiano con il progetto Powered By REF e gli spettacoli di Pietro Giannini, Giulia Scotti Claudio Larena.

Nell’ambito della ricerca intorno alle nuove scritture sceniche si rinnova il dialogo con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico che propone per il secondo anno il suo premio dedicato agli allievi registi selezionando un progetto che debutterà al Mattatoio nel programma del festival.

Si rivolge ai coreografi emergenti la call DNAppunti Coreografici, la cui finale è parte del programma della sezione Dancing Days a cura di Francesca Manica che continua a esplorare le nuove generazioni della danza.

È ancora a Ryuichi Sakamoto che si rivolge il 17 novembre(nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica) la chiusura della trentanovesima edizione del Romaeuropa Festival: ad Alva Noto e Christian Fennesz il compito di spostare l’attenzione sul suo repertorio elettronico attraverso la presentazione di nuovi brani ispirati alla collaborazione che le due icone della musica internazionale hanno avuto con il compositore.

data di pubblicazione:19/04/2024

LA BUONA NOVELLA di Fabrizio De André

LA BUONA NOVELLA di Fabrizio De André

drammaturgia e regia di Giorgio Gallione, con Neri Marcorè, Rosanna Naddeo, Giua, Barbara Casini, Anais Drago, Francesco Negri, Alessandra Abbondanza

(Teatro Quirino – Roma, 19/28 aprile 2024)

Neri Marcorè torna a lavorare con il teatro canzone nell’adattamento dello storico concept album La Buona Novella di Fabrizio De André, a più di cinquant’anni dalla sua uscita. Uno spettacolo che guarda al modello con attenzione e cura, ma che manca di coraggio.

C’è un po’ l’aria dei vecchi sceneggiati Rai degli anni ’70, ne La Buona Novella interpretato da Neri Marcorè, al Teatro Quirino fino al 28 aprile. Qui, come nel Leonardo di Renato Castellani, andato in onda circa un anno dopo l’uscita del concept album di De André che funge da perno dello spettacolo, il narratore si prende la libertà di interrompere il flusso degli avvenimenti, guidando il pubblico in un puntuale commento dei Vangeli apocrifi, usati da De André come fonte primaria per la scrittura dei dieci brani che compongono La Buona Novella (1970).

Il magnetismo dei racconti degli apocrifi è il punto di forza tanto dell’album quanto dello spettacolo teatrale. L’irresistibile umanità capricciosa dell’infanzia di Gesù e i pungenti commenti sul destino di Maria, data in sposa a un uomo molto più vecchio di lei in seguito a una “lotteria” cui partecipano tutti gli scapoli di Galilea, è già nei testi originali. Neri Marcorè canta i brani di De André con un calore baritonale molto vicino al modello, accompagnato da un ensemble polistrumentale in cui spicca per bravura ed estro il violino di Anais Drago. Il risultato è uno spettacolo piacevole e talvolta coinvolgente, la cui debolezza è però proprio nella teatralizzazione: il commento è a tratti ridondante ed è incorniciato da una scenografia che vorrebbe essere simbolica ed evocativa ma che appare perlopiù casuale. L’impressione è che la semplice sedia di Marcorè – ora appoggio, ora capovolta per fingere un tetto – sia un oggetto di scena molto più efficace, ad esempio, dell’enorme mezzaluna di carta trascinata sul palco durante la prima parte dello spettacolo, che sembra introdotta solo per essere fatta occasionalmente dondolare da uno degli attori, o della scala di legno con in cima una grande rosa vagamente kitsch calata di tanto in tanto a punteggiare i momenti più emotivi del racconto.

Quello che ne risulta è uno spettacolo che avrebbe potuto essere più incisivo, ma che riesce comunque a lasciare una buona impressione grazie alla cura degli arrangiamenti musicali, molto rispettosi dell’originale, e alla bravura di Marcorè. A spese, forse, degli aspetti più rivoluzionari dell’album di De André, di cui presenta una versione addomesticata e rassicurante.

data di pubblicazione:19/04/2024


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LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse

LA RAGAZZA SUL DIVANO di Jon Fosse

traduzione di Graziella Perin, regia di Valerio Binasco, con Pamela Villoresi, Valerio Binasco, Michele Di Mauro, Giordana Faggiano, Giulia Chiaromonte, Fabrizio Contri e con Isabella Ferrari. Scene e costumi di Nicolas Bovey, video di Simone Rosset. Produzione: Teatro Stabile di Torino- Teatro Nazionale- Teatro Biondo di Palermo

(Teatro Vascello – Roma, 16/21 aprile 2024)

Una delle più importanti produzioni della stagione in corso (basti leggere i nomi dei componenti del cast). Binasco si ritaglia una parte modesta privilegiando il ruolo del regista. Le atmosfere plumbee e raggelanti del Premio Nobel sulla scena del più innovativo teatro romano. Con fatica e coraggio.

Echi di Ibsen (Norvegia), sfumature di Beckett. Una famiglia lacerata, specchio di una società chiusa, europea. Non è un autore facile Fosse ma l’attribuzione inaspettata e insperata che gli è stata tributata con il Nobel per la letteratura merita una popolarizzazione nostrana. Con uno spettacolo ispido, a tratti sgradevole. Perché i personaggi mai collimano, si danno sulla voce, rifiutano un’identificazione collettiva preferendo ciascuno una propria strada che appare incerta, contorta, contraddittoria. I protagonisti portano il segno di una ferita profonda che potrebbe anche essere il fallimento delle proprie ambizioni e il mancato riconoscimento in una passione. Che nel caso del personaggio principale è l’irrisolta in una pittura che sfugge e delude. Binasco sembra fedele traduttore della tensione di Fosse, rispettando il suo dettato minimalista. Il testo è pieno di metafore. Come quelle di un marinaio che a parole è atteso ma quando torna deflagra nel tradimento della moglie che mai più vorrà rivedere. Incontri e scontri a più piani con una Villoresi strepitosa e con un Di Mauro, che una volta di più, interpretando un ruolo diverso dai precedenti dimostra la propria ecletticità. Il ritmo di Fosse è sincopato. Non deve preludere a un finale, al racconto di una storia. Difatti non c’è evoluzione ma uno sguardo freddo su un’umanità scostante e disturbata.

data di pubblicazione:17/04/2024


Il nostro voto:

 

CIVIL WAR di Alex Garland, 2024

CIVIL WAR di Alex Garland, 2024

Lee Miller, fotografa di guerra, insieme al collega giornalista della Reuters Joel intraprendono un viaggio in auto da New York a Washington con l’obiettivo di intervistare il Presidente. Negli Stati Uniti incalza una spietata guerra civile e l’esercito secessionista si prepara per un assedio armato alla Casa Bianca. In questa tragica avventura si uniranno la giovane aspirante reporter Jessie e l’anziano del New York Times Sammy. Durante il tragitto saranno testimoni di massacri di massa e loro stessi metteranno più volte a repentaglio la vita…

Non sarà certo facile per lo spettatore rimanere indifferenti di fronte ad alcune scene di quest’ultimo film del registra britannico Garland. Lo scenario raccontato potrebbe sembrare a molti esageratamente irreale e troppo apocalittico. A pensarci bene, non sembra poi si scosti molto da ciò che sta succedendo in diversi posti nevralgici di questo mondo. Se l’America si presenta da sempre come esempio di democrazia e di unione tra gli stati membri, non è detto che in futuro tutto ciò non sia messo in discussione da spinte secessioniste. Oramai siamo preparati a tutto e gli scenari bellici sono quanto mai possibili in un presente precario e in un futuro ancora più instabile. I protagonisti, giornalisti e fotoreporter, fanno si che lo spettatore stesso sia partecipe, insieme a loro, delle atrocità vissute. Affronteranno un viaggio infernale per arrivare a Washington e intervistare per l’ultima volta un Presidente, oramai di fatto destituito dalla sua carica. Il film vuole inoltre dimostrare i rischi di quel giornalismo di guerra che non conosce o riconosce ciò che è al limite dell’umana comprensione. Siamo forse proiettati in una atmosfera che ricorda la persecuzione nazista in cui la vita umana valeva meno di zero, almeno per i perseguitati. Film quindi d’azione, di denuncia in cui lo spettatore si trova sopraffatto dalla visione di inenarrabili efferatezze, senza chiedersi il come e il perché, incapace di prendere posizione. Ci si domanda cosa sia il giornalismo, in una realtà quella di oggi, in cui ciascuno è chiamato a documentarsi visibilmente sulle barbarie presenti. Questo attesissimo lavoro di Garland ha già conquistato il pubblico americano, registrando un incasso di 25 milioni di dollari nei primi tre giorni di programmazione. Il film, in cui ha collaborato Rai Cinema, ha un cast eccezionale: Kirsten Dunst, Cailee Spaeny, Wagner Moura, Stephen Mc.Kinley Henderson e Nick Offerman. Se ne consiglia la visione.

data di pubblicazione:17/04/2024


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NON VOLERE VOLARE di Hafsteinn Gunnar Sigurosson, 2024

NON VOLERE VOLARE di Hafsteinn Gunnar Sigurosson, 2024

Un gruppo di quattro disperati aerofobici, dopo aver frequentato un corso propedeutico presso l’agenzia Viaggiatori Impavidi, devono ora affrontare il loro primo volo. Insieme al goffo accompagnatore, salgono sull’aereo con destinazione Islanda. Una serie di contrattempi trasformerà questi novelli passeggeri in soggetti ansiosi in preda a una incontrollabile angoscia. Bloccati in aeroporto, escogiteranno ogni possibile soluzione pur di tornare sani e salvi a casa…

Chi meglio di un islandese doc può descrivere i paesaggi innevati del suo paese e ambientarci una commedia a dir poco spassosa? Con questa suggestiva cornice il regista viene a costruire una storia al limite del grottesco, però di grande impatto. Le disavventure che dovranno fronteggiare i quattro aspiranti viaggiatori non sono certo da sottovalutare. Saranno impossibilitati a far ritorno a Londra, da dove erano partiti, per una avaria al motore dell’aereo a loro destinato. Gli stessi poi si ritroveranno ad affrontare lunghe ore di attesa presso l’aeroporto di Reykjavik dopo il turbolento, è proprio il caso di dire, volo di andata. Dal momento che non sarà loro possibile rincasare nei tempi previsti, verranno ospitati presso un hotel benessere in una landa desolata e coperta di neve. Come ogni commedia che si rispetti, le storie di ognuno dovranno intrecciarsi con quelle degli altri per sfidare insieme questa situazione estrema nella quale si trovano coinvolti. Merito del regista è quello di saper dosare il tragico con il comico per rendere questa commedia leggera e divertente nello stesso tempo. Non sarà facile mettere d’accordo una donna in carriera, in procinto di partire con il suo compagno, una fashion influencer, con il suo imbranato fidanzato, e un celebre scrittore in cerca di avventure. Un mix certo non perfetto ma che saprà trovare al momento giusto la soluzione giusta. Le riprese si sono svolte in piena pandemia di Covid e il regista ha confessato di essersi ispirato a fatti personali per la realizzazione della sceneggiatura. Sigurosson mostra un particolare talento nell’imbastire una tragedia divertente, descrive molto bene le fobie dei singoli protagonisti e i loro sforzi per rimuoverle. Nel cast Lydia Leonard, famosa attrice teatrale, e l’attore britannico Timothy Spall, già premiato a Cannes nel 2014 per Turner di Mike Leigh.

data di pubblicazione:17/04/2024


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CATTIVERIE A DOMICILIO di Thea Sharrock, 2024

CATTIVERIE A DOMICILIO di Thea Sharrock, 2024

1922. Una cittadina meridionale dell’Inghilterra è teatro di uno scandalo. Basato su una bizzarra storia vera, Cattiverie a domicilio segue le vicende di due vicine di casa: Edith Swan (Olivia Colman), originaria del posto e profondamente conservatrice, e Rose Gooding (Jessie Buckley) turbolenta immigrata irlandese. Quando Edith e altri suoi concittadini iniziano a ricevere lettere oscene piene di scabrosità, i sospetti ricadono immediatamente su Rose.

Si tratta di una divertente commedia inglese che parte da una surreale storia vera ma alla fine parla anche di gender gap, pregiudizi razziali e tanto altro presente negli anni 20.

La prontezza umoristica del cast è davvero straordinaria, tipica dell’umorismo in salsa britannica. Olivia Colman, in particolare, offre una interpretazione che ruba la scena, il suo spirito e l’uso abile di un linguaggio pittoresco si rivelano un punto decisivo sulla buona riuscita della commedia e assolutamente necessario per l’esito della storia. Ci si prende gioco in modo sfacciato delle buone maniere, della moralità, del razzismo, della giustizia, della politica e del giornalismo scandalistico.

Ne viene comunque fuori il quadro etico della società inglese all’inizio del XX secolo, con il suo bigottismo e il suo desiderio di libertà, qui rappresentati in modo molto appropriato. Qualcuno potrebbe anche obiettare sulla presenza di poliziotte donne e non inglesi o anche di giudici di colore non rappresentativi per quell’epoca, ma è chiaro che si tratti di una libera e voluta reinterpretazione di un fatto storico.

Il tono è quella di una farsa, un’assurda farsa che potrà non piacere a tutti, ma alla fine abbastanza divertente visto che si crea uno strano mix di comico e tragico, non comunque come eccessivamente sbandierato dalla locandina e dai vari trailer.

data di pubblicazione:17/04/2024


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CABARET STORY di e con Pierfrancesco Poggi, collaborazione sonora di Lamberto Macchi

CABARET STORY di e con Pierfrancesco Poggi, collaborazione sonora di Lamberto Macchi

(Teatro Off/Off – Roma, 12/14 aprile)

Una micro storia della canzone italiana in cento minuti. Poggi è stordente perché efficace e completo e veloce come un juke box. Nei più mondano dei teatri romani si affaccia puntualmente ogni anno in virtù del collaudato rapporto con il patron Silvano Spada. Il cabaret è il cuore dell’esibizione ma prima e dopo c’è molto altro.

L’avvio è perentorio. Una dozzina di canzoni in altrettanti minuti. Con la sua chitarra Poggi sembra in grado di riprodurre ogni suono: dalla canzone popolare a quella d’’autore, rivelando all’interno del repertorio le canzone censurate e quelle censurabili (tra cui una sua composizione, un peccato di gioventù). Da De Gregori agli Squallor scovando un insospettato capostipite del genere in un napoletano di fine ottocento a quasi tutti sconosciuto. Ma c’è molta Napoli in E.A. Mario, nome d’arte, autore di alcuni struggenti e indimenticati pezzi. Attore, imitatore, comico, regista l’underdog dello spettacolo italiano offre il meglio nei dialoghi multi voce. Ma il pezzo più spassoso è la fedele riproduzione di un clima che non esiste più, quello delle Feste dell’Unità che lo vedevano protagonista, un po’ per caso, subìto più che ricercato secondo un catalogo frusto di partito. Poggi ha memoria dell’ultimo cinquantennio della canzone italiana, di Gaber, dei francesi e stabilisce una perfetta sinergia con il pubblico, chiamato con lui suggerire, temi e note, a cantare persino. Viene un po’ di malinconia a pensare quanti dei protagonisti tirati in ballo non ci siano più, tra i primi il caustico Enrico Vaime con cui faceva “triello” in radio (il terzo angolo era impersonato da Simona Marchini). Ma i tempi sono cambiati e oggi Francesco De Gregori canta in coppia con Checco Zalone. Mah…

data di pubblicazione:15/04/2024


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I MASNADIERI da Friedrich Schiller, regia di Michele Sinisi

I MASNADIERI da Friedrich Schiller, regia di Michele Sinisi

con Matteo Baronchelli, Stefano Braschi, Vittorio Bruschi, Jacopo Cinque, Gianni D’Addario, Lucio De Francesco, Alessio Esposito, Lorenzo Garufo, Amedeo Monda, Laura Pannia, Donato Paternoster

(TeatroBasilica – Roma, 11/28 aprile 2024)

Debutta in prima nazionale il classico schilleriano nella lettura irriverente di Michele Sinisi. Una esplosiva miscela di talenti che fa letteralmente ribaltare il TeatroBasilica di Roma. La bellezza del saper fare teatro attraverso un testo dal profondo valore poetico (foto di Simone Galli)

I Masnadieri secondo la rielaborazione testuale e la regia di Michele Sinisi e Tommaso Emiliani è tutto tranne che una tragedia. O meglio, ne conserva i tratti. Ma non è la rappresentazione del dramma così come appare sulla pagina che interessa questa stravagante rilettura. Protagonista indiscusso è il teatro nei suoi molteplici significati e funzioni. Come luogo fisico e spazio di aggregazione. Come strumento di lettura e interpretazione della complessa commedia umana. Come arte che si realizza unicamente mettendo insieme una pluralità di talenti e mestieri. Ed è dalla fusione di più realtà impegnate nella produzione teatrale a livello nazionale che prende forma questo imperdibile spettacolo. Intanto il Gruppo della Creta, che ha sede proprio al TeatroBasilica di cui ne cura la gestione. Poi la compagnia di innovazione Fattore K e il Centro di produzione teatrale milanese Elsinor, legato al teatro Fontana.

Le chiavi di lettura sono l’ironia e il gioco. Il testo conserva la sua potenza poetica, ma non è sorretto da nessuna impalcatura di finzione. Semmai è commentato in maniera irriverente dalle continue intromissioni che ne smontano il dato distruttivo e tragico. Tra gli espedienti usati la ripetizione e soprattutto una sottolineatura grottesca della provenienza regionale nell’inflessione dialettale di alcuni degli attori. Parricidi, fratricidi, assassinii e violenze vengono smorzati da una risata dissacrante. E per contrasto mostrano che i sogni, le ambizioni, le gelosie, le battaglie che animavano l’uomo della fine del Settecento sono validi ancora oggi. La storia non è ferma in nessun punto.

Michele Sinisi svela fin da subito il meccanismo magico della scena, cancellando ogni possibile illusione e mostrando la verità del fare teatro. L’originale struttura drammaturgica viene smantellata e ricomposta seguendo uno schema originale, geniale, creativo. Il capolavoro giovanile dell’autore tedesco perde il suo riferimento storico e comunica direttamente con la nostra epoca. Rimane una debole traccia del passato nei costumi di Giulia Barcaroli. Pezzi di abbigliamento cinquecentesco o ottocentesco tirati fuori dal baule di chissà quale spettacolo sono pallidi indizi su abiti moderni, gli stessi che indossiamo noi spettatori.

Entrando in sala la prima cosa che si nota è la luce diffusa che dal palco arriva alla platea. Gli attori sono già in scena, seduti ai bordi, in attesa di entrare. Si ha la sensazione lo spettacolo non sia ancora pronto, che l’atto fondativo della prima scintilla creativa debba ancora brillare. E infatti, attraverso un espediente epico, gli attori si presentano al pubblico con il loro nome, cognome e età. Sono artisti prima ancora di trasformarsi nel personaggio e di percorrere le infinite possibilità dell’interpretazione. Sono amici pronti a condividere un sorso di birra (di lattine vuote è cosparsa la scena di Federico Biancalani). In amicizia, sulla scena, nessuno pesta i piedi dell’altro, nessuno è il migliore perché è la squadra che vince. Lasciate dunque il palco a questa irriverente masnada di pazzi e godetevi lo spettacolo.

data di pubblicazione:15/04/2024


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LE FORMICHE  DI EL POCHO – Appunti di viaggio di M. Vittoria Sbordoni

LE FORMICHE DI EL POCHO – Appunti di viaggio di M. Vittoria Sbordoni

Ed. Altromondo 2024

Nei giorni scorsi sotto l’egida del Comune di Roma si è tenuto negli splendidi saloni di Palazzo Merulana e nella Biblioteca Enzo Tortora un doppio appuntamento per la presentazione del libro di vivissima attualità di Maria Vittoria Sbordoni. L’Autrice, docente universitaria in Master Internazionali sulla Cooperazione, ha anche collaborato attivamente per anni come project manager con ONG italiane ed internazionali. Ha quindi accumulato esperienze culturali e concrete operando direttamente sul campo nei Paesi ove si stavano realizzando progetti di cooperazione allo sviluppo. La stasi creata dalla pandemia e la pausa di riflessione forzata hanno dato alla Sbordoni l’opportunità di rivedere e condividere le proprie esperienze, valutazioni ed analisi critiche accumulate. Eccoci allora restituiti vivacemente i luoghi, le persone, i conflitti, le emergenze e soprattutto le relazioni umane instauratesi fra le difficoltà.

Un testo che ci porta in 21 Paesi, in Sudamerica, in Africa Orientale, nel martoriato Medio Oriente, in Cina e in Cambogia. Appunti di viaggio il cui titolo si ispira ai murales con grandi formiche nere apparsi a Rosario (Argentina) in ricordo di un volontario ucciso dalla repressione poliziesca durante le proteste per il carovita. Il suo motto era “Lavorando insieme come le formiche possiamo cambiare il mondo!”.

Un quadro aggiornato con ricche testimonianze ed informazioni sulla realtà di ogni Paese, sui problemi insoluti e sulle loro conseguenze sui flussi migratori. Un’opportunità per conoscerne le cause strutturali e congiunturali. Una proposta per una più efficace cooperazione allo sviluppo.

Lo studio della Sbordoni è utile per comprendere e prepararci ad una realtà ineludibile che sarà al centro delle politiche economiche, sociali e culturali della nostra Europa.

Il libro è scorrevole e coinvolgente e certamente potrà interessare anche ai non addetti ai lavori.

data di pubblicazione:15/04/2024

LA STELLA DI SAN LORENZO di Gianni Clementi

LA STELLA DI SAN LORENZO di Gianni Clementi

regia di Carlo Emilio Lerici, con Rodolfo Laganà e Sandra Collodel

(Teatro Ciak – Roma, 12/21 aprile 2024)

Il tragico bombardamento di San Lorenzo risuona ancora nelle menti e nella drammaturgia innescata dal ben noto prolifico e fecondo Gianni Clementi. Ma un sorriso gioviale accompagna l’atto di guerra attraverso il dialogo intimo, quasi una confessione, tra un sacerdote e una sua parrocchiana fin troppo fedele.

A sipario chiuso intermezzi di un atto sessuale. Ma la sorpresa è quando l’azione  rivela che uno dei due protagonisti è un prete. Che quando cadono le bombe cade in preda a un’amnesia vera o finta che sia e si ritrova in mutande bloccato da una pesante trave.  Il fermo immagine della scena è funzionale all’attuale condizione di immobilità di Laganà, alle prese con una feroce sclerosi multipla che non gli ha tolto la gioia di vivere e di recitare. Così il peso dei movimenti e della vivacizzazione della scena è tutta affidata all’indubbia bravura della Collodel. I testi sono all’altezza della situazione drammaturgica tra la paura di essere scoperti e la malizia dovuta all’insolito incontro ravvicinato. Puro succo di teatro fecondo con finale imprevedibile. C’è di mezzo anche la voce del Papa e l’indubbia eco che suscitò in Roma l’accaduto. Clementi è tradizionalmente vicino a questi tempi e ha pescato gli interpreti giusti per restituire un’emozione profonda che si rianima in vicinanza dell’iconico 25 aprile. La scena è quanto di più veritiero si possa immaginare in un catafascio di rovine e di confusione. Si ondeggia tra il sacro e profano. Con ostie che servono a sfamare i due protagonisti, se non consacrate, ma che diventano cibo religioso con la comunione. E il prete non può dimenticare fino in fondo di essere anche un uomo. Religione e carnalità fanno ping pong agitando quella contraddizione che è perfetta sintesi teatrale.

data di pubblicazione:14/04/2024


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