FIREBRAND di Karim Aïnouz, 2025

FIREBRAND di Karim Aïnouz, 2025

Inghilterra dei Tudor. Katherine (A. Vikander) sesta ed ultima moglie di Enrico VIII (J. Law) ha tenuto la reggenza durante l’assenza del Re. Al rientro il Sovrano malato e ancor più paranoico dà ascolto agli intrighi di corte e sospetta la moglie di tradimento per le sue idee politiche e religiose. La Regina dovrà lottare per sopravvivere …

Presentato a Cannes ed alla Festa di Roma 2023, Firebrand esce solo oggi sui nostri schermi. Il talentuoso cineasta brasiliano Aïnouz qui alla prima direzione in un film in lingua inglese, si avventura in un Genere cui siamo ormai quasi disabituati: il Racconto Storico. Un film in costume ma al contempo un film estremamente moderno che l’Autore avrebbe potuto facilmente ambientare ai giorni nostri.

Un’opera molto personale in cui Aïnouz, forzando la Verità, filma la Storia attraverso uno scontro di coppia con l’inedito punto di vista di una donna autonoma e determinata. Il regista abituato ad esplorare l’animo femminile, pone infatti al centro della vicenda, fra intrighi e sospetti, la lotta della Regina per la propria sopravvivenza e dignità. Una rilettura singolare e, per così dire, femminista della relazione fra la Coppia Reale e per traslato della lotta di tante altre donne contro le sopraffazioni e le umiliazioni psicofisiche in nome della propria emancipazione e libertà. Un lavoro interessante sostenuto da una buona sceneggiatura. Una struttura di film molto classica. Una ricostruzione storica compassata che gioca però con la modernità dell’approccio.

Lo scontro prima velato, poi dichiarato fra Re e Regina si inoltra in situazioni tipiche del Thriller Politico per poi in un crescendo di tensione progressivamente trasformarsi in un vero Thriller Psicologico. Firebrand è un dramma storico elegante e dalla narrazione lineare. La messa in scena è sobria ma ben sostenuta da uno script e da una fotografia di buona qualità. Ogni ripresa è pensata come un quadro con tonalità e costumi molto curati. I dialoghi giusti ed efficaci mostrano un attento lavoro di scrittura. Il ritmo è però altalenante, è evidente che il regista ha privilegiato su ogni cosa le interpretazioni attoriali. In effetti i due protagonisti riescono con talento a dare spessore e vita a personaggi non facili. J. Law, quasi irriconoscibile, ci regala una intensa performance istrionica ed inquietante. La Vikander non demerita affatto nel confronto restituendoci tutta la fragilità e la forza interiore della Regina.

Pur senza avere un grande soffio epico e soffrendo di qualche accademismo Firebrand coinvolge lo spettatore in uno spettacolo stimolante e originale che ha anche le qualità del buon cinema commerciale che sa intrattenere.

data di pubblicazione:29/05/2025


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PER AMORE DI UNA DONNA di Guido Chiesa, 2025

PER AMORE DI UNA DONNA di Guido Chiesa, 2025

Guido Chiesa chiude la lunga parentesi dedicata alla commedia con un film suggestivo e ispirato che non ci saremmo aspettati. Una storia dal respiro internazionale, tratta in parte dal romanzo The love of Judith di Meir Shalev, articolata su due piani e due epoche diverse, destinate a ricongiungersi nella risoluzione finale del mistero che si prospetta all’inizio.

Da una parte l’americana Esther Horowitz (Mili Avital), che, negli anni 70, riceve una lettera della madre appena deceduta, con una missione da compiere in Israele, sua terra d’origine, che la porterà a vestire i panni di detective in un lungo viaggio verso le proprie radici dimenticate. Dall’altra Yehudit (Ana Ularu), che nella Palestina degli anni 30 sfida le convenzioni patriarcali e culturali dell’epoca, imponendo il suo carisma e le sue scelte di libertà, mettendo al mondo un figlio con tre padri (di cui Alban Ukaj e Mare Rissmann particolarmente convincenti), perché tanto alla domanda di chi sia figlio è pronta a rispondere con risolutezza, semplicemente: “Mio”.

E fra le protagoniste anche quella madre silenziosa che non si vede mai ma che, dopo la morte, fa alla figlia il più grande dono d’amore, restituendole una verità che la porterà, per la prima volta, ad abbracciare la vita con empatia e speranza.

Una fotografia fredda e quasi asettica nel presente contrasta con quella più calda e vivida del passato, mentre la forza e l’indipendenza di entrambe le donne accomunano le due epoche.

Non si tratta di un film politico, come l’ambientazione in Israele potrebbe fare pensare, bensì una pellicola che ha per protagoniste esclusivamente le donne e l’amore, unica vera matrice che genera gli avvenimenti drammatici e non che tengono viva la storia fino all’ultimo.

Già vincitore al Bif&st Guido Chiesa, con l’aiuto della co-sceneggiatrice Nicoletta Micheli, ci regala un ritorno al drammatico godibile e coraggioso, con una regia asciutta ma con un paio di scene visivamente molto potenti, che non vuole fare rigare le guance ma che nella rivelazione finale non riesce a non emozionare.

data di pubblicazione:28/05/2025


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SCOMODE VERITÁ di Mike Leigh, 2025

SCOMODE VERITÁ di Mike Leigh, 2025

Pansy è una donna sconvolta dal dolore causato dalla morte della madre e da una vita fatta solamente di privazioni, piena di rabbia verso il prossimo, compresi il marito e il figlio, ma anche verso totali sconosciuti che incontra per strada. La sorella minore Chantelle fa del suo meglio per arginare la sua collera, non molla, cercando di aprire un varco nella corazza che Pansy si è costruita per poter continuare a sopravvivere.

Il sedicesimo film del regista inglese mette in primissimo piano i sentimenti più nascosti dei suoi protagonisti, creando un tourbillon emotivo senza fine. Ognuno dei suoi personaggi ha i suoi tratti distintivi che porta con sé, chi con armonia, chi con apparente freddezza, chi (come la protagonista) buttandosi contro il mondo a testa bassa.

Al centro di tutto c’è l’intensa interpretazione di Marianne Jean-Baptiste, già presente in Segreti e bugie di Leigh nel ruolo di Hortense, affiancata da un marito idraulico arrendevole (David Webber) che sopporta in silenzio il suo stato d’animo e da un figlio 22enne (Tuwaine Barrett) sovrappeso che sfoga la sua situazione familiare sul cibo. Si passa da un registro odioso ad un altro pieno di umanità e se per certi versi l’opera potrebbe sembrare triste, sostanzialmente c’è un bruciante sarcasmo che bilancia il tutto, con dramma e humour che si fondono in un’armonia collettiva che illumina le contraddizioni odierne.

Il regista torna quindi su argomenti a lui cari, sull’umanità in generale e sulla complessità dell’essere umano, dei rapporti familiari che lo considerano, delle angosce che lo pressano, dei sogni che lo spronano. Da Scomode verità filtra dolore e realismo, insieme ad una grande forza sentimentale, che però la maggior parte delle volte implode in sentimenti impossibili da esprimere.

data di pubblicazione:28/05/2025


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IL SALE DELLA TERRA di Wim Wenders e Juliano Ricardo Salgado, 2014

IL SALE DELLA TERRA di Wim Wenders e Juliano Ricardo Salgado, 2014

(Nuovamente nelle sale per celebrare la memoria del grande fotografo Sebastião Salgado recentemente scomparso)

Fotografare dal greco significa “disegnare con la luce”, dunque il fotografo è colui che con la luce, che si riflette su di una scena, crea un’immagine. Unico maschio di otto figli, Sebastião Salgado viene avviato agli studi di economia dal padre, proprietario di una fazenda in Brasile ed allevatore di bestiame, e negli anni settanta per lavoro si trasferisce in Francia e poi a Londra; sarà sua moglie, architetto, a regalargli una macchina fotografica che segnerà l’inizio di una vita avventurosa ed unica attraverso il mondo, la natura, le civiltà, i popoli e le loro sofferenze.

Il grande regista Wim Wenders, assieme a Juliano Ricardo Salgado, figlio di Sebastião, ispirati dalla potenza delle sue immagini rigorosamente in bianco e nero, alternando fotografie, storia personale e riflessioni dell’artista, ci regalano Il sale della terra, film imperdibile perché necessario ad ogni essere umano come esperienza per sentirsi più forti, più vivi, in quanto spettatori di un documento toccato da una grazia edificante per l’anima ed illuminante per lo spirito, oltre che pervaso da una straziante bellezza. Fotografo di persone più che di paesaggi, l’uomo è sempre al centro di ogni suo scatto proprio perché “gli esseri umani sono il sale della terra”, in tutte le loro manifestazioni, anche le più terribili. I suoi progetti fotografici lo hanno portato dall’Indonesia all’Africa, dai paesi dell’America latina quali Bolivia, Ecuador, alla catena montuosa delle Ande, e poi in Messico del nord dove i suoi scatti riescono a raccogliere suoni attraverso gli occhi, per poi tornare dopo dieci anni di “esilio volontario e necessario” in Brasile. Ed è dal nord del Brasile, dove non era mai stato, che riparte il suo occhio sul mondo, su quella parte di terra in cui la morte e la vita sono molto vicine, animato da gente di grande forza morale oltre che fisica. Poi, nel 1998, accanto a Medici Senza Frontiere è in Etiopia per testimoniare l’enorme indigenza dei rifugiati, dove la gente, che ha la pelle arsa dal vento come la corteccia degli alberi, si abitua a morire… In quei posti Salgado tornerà molte volte, spinto dall’empatia per la condizione umana, dopo una sola digressione nel 1991 per testimoniare l’archeologia dell’era industriale in Kuwait, in occasione dell’esplosione dei pozzi di petrolio, ma dal 1993 al 1999 saranno sempre l’uomo e le sue sofferenze al centro della sua opera, attraverso foto sulla migrazione dei popoli in Tanzania e Rwanda, sui reietti delle guerre e sul genocidio nella ex Jugoslavia: “le tende dei rifugiati…il mondo intero ne sembrava ricoperto. Siamo animali molto feroci, noi umani; tutti dovevano vedere quelle immagini, l’orrore della nostra specie”.

Infine, dopo essere sceso per decenni nel cuore delle tenebre per testimoniare al mondo intero la dimensione della catastrofe dei nostri tempi, Salgado assieme alla moglie, che gli è sempre stata accanto in questo grande e appassionato viaggio che è stata la loro vita, decidono di fermarsi e di dedicarsi alla ricostruzione delle condizioni climatiche della Mata Atlantica in Brasile, con il progetto Istituto terra in favore dell’ecosistema, piantando due milioni di alberi nella zona in cui era cresciuto da bambino, ricreando parte di una foresta che oramai non c’era più, “perché gli alberi sono cosa di tutti e ci danno il concetto di eternità”. E se gli uomini sono il sale della terra, è la terra che è riuscita a guarire le ferite interiori di Sebastião Salgado accumulate negli anni:” io sono parte della natura, come un albero, una tartaruga, un sassolino…”.

data di pubblicazione:28/05/2025


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CANNES 78 – Vincitori e Vinti, 2025

CANNES 78 – Vincitori e Vinti, 2025

Ancora una volta, come sempre e più di sempre, dopo due settimane di gioiosa isterica follia che ha portato il Cinema al centro di sé stesso e del Mondo, la grande Kermesse e tutto ciò che le ruota attorno chiude ed il circo smonta le tende. La sua portata internazionale e la sua longevità fanno di Cannes, insieme con Venezia, uno dei Festival maggiori e più ambiti della Settima Arte a livello mondiale.

Come anticipato in sede di presentazione, quest’anno al posto dei soliti grandi nomi del Cinema è stato dato spazio ad autori in ascesa, a nomi meno noti ed a giovani emergenti. La vera significativa sfida è stata però porre al centro del Festival il tema del ruolo e del peso professionale delle donne e la necessità di una loro migliore rappresentanza e rappresentazione nel mondo del Cinema. Una giuria a maggioranza femminile e sei registe su diciannove film in concorso confermano concretamente l’attenzione della Direzione del Festival al tema e la volontà di cogliere il cambiamento, di favorirlo ed esserne cassa di risonanza.

Puntualmente si è anche ripetuta la solita storia di tutti i grandi Festival. La Critica Internazionale, alla ricerca della scoperta del capolavoro sconosciuto ha individuato candidati al Palmarès ogni volta diversi. Come sempre si sono quindi succedute ed accavallate false voci, illusioni, delusioni, film inutili, belle sorprese e contestazioni. I pronostici sono sempre scritti sull’acqua. Ma contrariamente al solito questa volta alla fine c’è stata una quasi totale sintonia fra Critica, Giuria e Pubblico. Resterà certo da vedere poi quale sarà il vero giudizio finale, quello degli spettatori al botteghino. Tutto era comunque già nell’aria. Si diceva infatti che la Giuria presieduta dalla Binoche sarebbe stata sensibile a valori e temi politico-sociali. E lo è stata! Una scelta finale da condividere e che non lascia dietro polemiche.

La Palma d’Oro è quindi andata all’iraniano Un Simple Accident del regista dissidente ed esule Jafar Panahi, già pluripremiato nel passato. Un film di grande forza espressiva ed intensità su un ex perseguitato del regime iraniano che crede di riconoscere il suo torturatore, lo rapisce e con altri ex detenuti cerca di identificarlo.

Il resto del Palmares è:

Grand Prix a: Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. Il racconto delle dinamiche familiari problematiche di un padre regista con le due figlie con cui ha un difficile rapporto;

Premio della Giuria assegnato ex aequo a: Siràt di Oliver Lake e a Sound of Falling di Mascha Schilinski. Il primo è un film on the road su un rave party nel deserto marocchino e su un padre alla ricerca della figlia scomparsa, il secondo è un affresco storico di più generazioni attraverso le vicende di una casa e di quattro ragazze che l’hanno vissuta in epoche diverse;

Premio Speciale della Giuria a: Résurrection del cinese Bi Gan. Un’opera fantascientifica ambientata in un futuro post apocalittico;

Premio Migliore Regia al brasiliano Kleber Mendonça Filho per L’Agente Segreto un thriller politico ambientato nel Brasile sotto la dittatura militare degli anni 70;

Premio Migliore Attrice a: Nadia Melliti per La Petite Dernière. Storia della maturazione sentimentale e sessuale di una giovane ragazza di origini franco-algerine;

Premio Migliore Attore a: Wagner Moura per la sua interpretazione in L’Agente Segreto;

Premio Migliore Sceneggiatura a: Jeunes Mères dei soliti bravi fratelli Dardenne. Un delicato affresco sui sogni, speranze, progetti di alcune giovanissime madri ospiti di una struttura pubblica.

Palme d’oro alla Carriera a due mostri sacri: Robert de Niro e Denzel Washington.

Fra i non premiati, ma degni di attenzione, segnaliamo:

Nouvelle Vague di Linklater; Due Procuratori di Sergei Loznitsa; Dossier 137 di Dominik Moll; The Mastermind di Kelly Reuchardt; La vie privée di Rebecca Zlotowski; il buon debutto della Johansson con Eleanor the Great ed infine e soprattutto per chi lo ama ed adora The Phoenician Scheme di Wes Anderson.

E il Cinema Italiano? Purtroppo per Mario Martone, le chances sono state ben poche fin dall’inizio. Non c’è stato ancora una volta nulla da fare! Non sono stati premiati nemmeno i due film in concorso nella sezione Un Certain Regard. Forse le nostre storie non riescono ad avere quel valore universale che può colpire. I nostri film però non potranno non essere visti quando usciranno sui nostri schermi e forse potranno essere meglio apprezzati dal nostro pubblico.

Insomma, ancora una volta una grande abbuffata di film, forse troppi. Al di là dei casi individuali, la presenza di tanti prodotti di buona qualità, le prove positive di alcuni autori già conosciuti e i buoni esordi di giovani talenti emergenti confermano ancor più che il Cinema è vitale… Vive le Cinéma!

data di pubblicazione:25/05/2025

 

COME NEI GIORNI MIGLIORI di Diego Pleuteri regia di Leonardo Lidi

COME NEI GIORNI MIGLIORI di Diego Pleuteri regia di Leonardo Lidi

(Teatro India – Roma, 14/25 maggio 2025)

In scena al Teatro India di Roma fino al 25 maggio Come nei giorni migliori, un racconto intimo delle fasi di una storia d’amore, che porta la firma di Diego Pleuteri. Diretti da Leonardo Lidi, Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese portano in scena le problematiche di essere una coppia di due ragazzi di trent’anni in un contesto complesso come quello in cui oggi viviamo.

Provare a percepirsi all’unisono, senza smettere di essere se’ stessi. È la storia di due ragazzi che, nel 2023, credono nell’idea di amore e di famiglia. Non hanno un nome ma una propria identità e ripercorrono la costruzione di un rapporto nato da casualità e volontà e fatto di amore, sesso, tradimento, convivenza e separazione, senza scendere a compromessi.

Frammenti frenetici e delicati di un quotidiano basato su piccole cose, gesti e momenti, rappresentativi di tutto quello che assembla la vita di una coppia, dall’inizio alla fine. Gli scontri, gli allontanamenti ed i riavvicinamenti, tutto alla soglia dei 30 anni, quando si iniziano a fare i primi bilanci di un tempo già trascorso, che annovera illusioni e rimpianti ma che può ancora guardare a promesse future.

Diretti da Leonardo Lidi, Alessandro Bandini e Alfonso De Vreese portano magnificamente in scena le difficoltà di essere una coppia qualsiasi.

La scrittura di Diego Pleuteri che passa da Billy Elliot a paternità impossibili, da lavori precari al sogno di Parigi, è efficacissima grazie ai ritmi serrati, alla componente ironica, ai dialoghi incalzanti ed ai profondi silenzi.

Uno spazio scenico vuoto pieno di gesti, respiri, voce. Al suo interno, solo due corpi in moto perpetuo e vero alle prese con la comprensione del concetto di unione in una società cinica, nella quale è necessario trovare il proprio ruolo.

Sul palco pochi oggetti, stracci e maglioni rossi natalizi, un secchio, pantaloncini sportivi da padel, scarpe condivise e una panchina. Ed il pubblico che entra progressivamente nella loro vita che scorre, scandita da cambi d’abito, con la sensazione di ritrovare nella loro storia un pezzo della propria storia, tra camere da letto, corsie di un supermercato, liti in macchina prima di una partenza.

Un testo profondo, una regia essenziale e visionaria e due grandissimi e giovanissimi attori per uno spettacolo che mostra le ferite di una generazione che ha rinunciato a ogni forma di sicurezza, ma che apre alla speranza.

data di pubblicazione:22/05/2025


Il nostro voto:

FUORI di Mario Martone, 2025

FUORI di Mario Martone, 2025

Fuori di Mario Martone, unico film italiano in concorso al 78º Festival di Cannes, esplora il complesso e tormentato universo della libertà attraverso lo sguardo imprevedibile e anticonvenzionale della scrittrice Goliarda Sapienza.

Goliarda Sapienza (Valeria Golino) ha ancora nel cassetto il manoscritto del romanzo L’arte della gioia, che, solo dopo la sua morte, diventerà un successo letterario capace di andare ben oltre i confini nazionali. Nel 1980, dopo un furto di gioielli, si trova detenuta presso il carcere di Rebibbia. Fuori dalle mura dell’istituto trova ad attenderla una Roma annoiata e distratta, dove la passione politica si avvia al declino e le tensioni sociali si preparano ad esplodere. L’Università di Rebibbia (titolo di uno dei suoi romanzi), però, regala a Goliarda una lezione preziosa. Le donne detenute offrono a lei e alla sua penna l’occasione di cambiare prospettiva, iniettando linfa vitale nelle vene di chi della prospettiva tradizionale proprio non riesce ad accontentarsi. Il rapporto con Roberta (Matilda De Angelis) e Barbara (Elodie) continua anche fuori dal carcere: a Goliarda piace stare insieme a loro, perché “quelle donne stanno dentro anche quando stanno fuori” e proprio in quel “dentro” Goliarda assapora il senso della libertà.

Fuori di Mario Martone, presentato in concorso, il 20 maggio 2025, durante il 78º Festival di Cannes, è un racconto che dichiaratamente (forse a tratti un po’ troppo didascalicamente) segue la tensione dialettica tra dentro e fuori, scandita dalla simbologia visiva delle sbarre, spesso ricorrente nelle immagini del film. È una tensione tra la restrizione della libertà imposta “per legge” e quella, ancora più insidiosa, veicolata dalle convenzioni sociali, dagli stereotipi affettivi e familiari, dall’ipocrisia dei salotti borghesi, dalle regole che non tollerano le eccezioni.

Valeria Golino, Matilda De Angelis ed Elodie sono convincenti e a tratti sorprendenti, componendo un armonico equilibrio tra la pacata irrequietezza di Goliarda e l’esplosiva rassegnazione di Roberta e Barbara. Tre anime che si mettono a nudo, che si scontrano e si accarezzano, che urlano e sussurrano, rendendo Goliarda protagonista proprio quando sembra defilarsi dal racconto. Valeria Golino, dopo aver diretto L’arte della gioia, si concede generosamente al personaggio di Goliarda Sapienza, restituendo un senso di “compiuto cinematografico” raro e appagante.

Le scene girate nel carcere di Rebibbia, insieme alle detenute e alle ex detenute del progetto Le donne del Muro Alto e alla regista Francesca Tricarico, regalano al cinema italiano una riflessione non scontata sulla detenzione femminile. Martone, forse, indulge troppo alla rassicurante poetica della sorellanza (anche) in carcere, ma il valore aggiunto decisivo sta tutto nello sguardo anticonvenzionale di Goliarda, capace di sovvertire il rapporto tra bene e male, tra libertà e necessità, tra fuori e dentro, tra chi si accontenta della regola e chi ambisce a diventare l’eccezione.

data di pubblicazione:22/05/2025


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PROIETTILE VAGANTE 3 di Guillaume Pierret, 2025 – NETFLIX

PROIETTILE VAGANTE 3 di Guillaume Pierret, 2025 – NETFLIX

Lino (A. Lenoir) intende regolare i conti con l’ex poliziotto Areski (N. Duvauchelle) responsabile della morte del suo mentore. Areski a sua volta è tornato in Francia per vendicarsi del poliziotto corrotto che lo ha tradito. Una lotta in cui ognuno gioca la propria partita …

Pierret non ha perso tempo per portare a termine la sua Trilogia. Tre film in meno di cinque anni! Dopo il successo del primo film era ovvio che Netflix avrebbe cercato di capitalizzarne i risultati nel più breve tempo possibile. Proiettile Vagante (2020) era un onesto e sorprendente polar d’azione con buone idee e personaggi ben caratterizzati, il secondo (2022) più che alla trama già puntava tutto sulla spettacolarità degli inseguimenti in auto e dei combattimenti. Proiettile Vagante 3 prova a riprendere il filo narrativo del plot iniziale. Intenzione lodevole ma il risultato sorprende, da una parte per la scelta narrativa priva di ogni finezza e coerenza logica, dall’altra per la sua dimensione del tutto iper spettacolare e muscolare. Anche questa saga francese sembra infatti prendere il cammino di tutte le saghe d’azione. Si ripetono, si ripropongono sempre più movimentate senza però far mai evolvere la trama. Le carenze della sceneggiatura fanno però emergere l’abilità del regista. Pierret riesce infatti ad ottenere il massimo possibile da un minimo di storia. Usa la solita ricetta base: l’eroe, un nemico, un tradimento da vendicare, una messa in scena essenziale e tanta azione. Riconnette gli elementi e li fonde. Anche se l’intrigo e la suspense non decollano, gli basta far rombare i motori, scatenare le moto, le auto e gli elicotteri in inseguimenti folli per far dimenticare tutte le numerose incoerenze. Gli appassionati poco esigenti dei Thriller muscolari avranno il divertimento desiderato ritrovandosi fra gli elementi tipici del Genere. Uno spettacolo adrenalinico che non ha altra ambizione che essere un crescendo di inseguimenti e di combattimenti corpo a corpo ben diretti. Tanta azione ed inventività, tanto gran rumore per poca sostanza. Tutto si basa infatti su scene sorprendenti ben calate nella realtà di Montpellier. Risse, combattimenti e inseguimenti visualmente impressionanti a livello di ricchezza di immagini. Uno spettacolo di gran virtuosismo tecnico.

Proiettile Vagante 3   è quindi un Fast & Furious à la française il cui obiettivo è l’azione per l’azione o il semplice divertimento adrenalinico. Un divertimento surreale in cui tutte le auto si distruggono, tutti si picchiano, restano coinvolti in sparatorie ed incidenti spettacolari ma ne escono solo con dei graffi. Un genere che ha legittimamente i suoi non pochi fan.

data di pubblicazione:22/05/2025


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DAL CUORE ALLE MANI: DOLCE & GABBANA

DAL CUORE ALLE MANI: DOLCE & GABBANA

Dopo aver incantato il pubblico a Milano e a Parigi, la mostra Dal Cuore alle Mani – Dolce & Gabbana è finalmente arrivata a Roma.

Non aspettatevi però la convenzionale vetrina di preziosi ed eleganti abiti di una Casa di Moda che celebra i suoi 40 anni di attività e di successi in tutto il mondo. Come suggerisce il titolo, infatti, ciò che veramente è messo in mostra e sottolineato è lo straordinario e unico processo creativo e realizzativo che caratterizza l’arte e la maestria della produzione dei due celebri stilisti.

Dal Cuore da cui scaturiscono le idee, alle Mani che sono lo strumento attraverso cui le idee prendono forma, l’esposizione celebra infatti l’incontro fra genialità e talento, tra l’emozione dell’ispirazione artistica e l’eccellenza della sartorialità italiana.

Gli abiti sono presentati in uno spazio espositivo di ca. 1500 metri quadri. Un percorso immersivo che si snoda attraverso quattordici sale, ognuna caratterizzata da uno straordinario allestimento a tema accompagnato dal variare del sottofondo musicale. Si passa così senza soluzione di continuità dalla sala dedicata al vetro veneziano a quella che celebra “Il Gattopardo” di Visconti. Dal rigore fiammeggiante dei mosaici delle basiliche bizantine all’opulenza del barocco siciliano e ai colori del folklore isolano. Dal tributo allo sfarzo dell’Opera Lirica alle atmosfere del Cinema neorealista e così via… Un’immersione nell’universo di Domenico Dolce e Stefano Gabbana e nello stesso tempo la loro appassionata dichiarazione d’amore alla Cultura italiana nelle sue infinite forme e sfaccettature.

Gli abiti e gli oggetti esposti vanno al di là della semplice definizione di “bello” o di “indossabile”. Superando lo stupore che trasmettono, vanno guardati con occhi diversi perché ognuno rappresenta un unicum, un viaggio estetico, vissuto con un approccio originale ed insolito, a volte irriverente, certamente rivoluzionario.

Come ha scritto Giuseppe Tornatore che ha seguito i due stilisti nel lavoro quotidiano per realizzare il documentario proiettato “Sembra di essere nel mondo delle favole ma siamo solo nel santuario di due artisti visionari e geniali che riescono nella non facile opera di dedicare ogni vigore al loro compito, in un sentimento di assoluta e incondizionata dedizione”.

In sintesi: una Mostra tutta da ammirare, godere e non perdere!

Dal Cuore alle Mani: Dolce & Gabbana – Roma, Palazzo delle Esposizioni – Via Nazionale dal 14 Maggio al 13 Agosto 2025.

data di pubblicazione:22/05/2025

MISSION: IMPOSSIBLE – FINAL RECKONIN di Christopher McQuarrie, 2025

MISSION: IMPOSSIBLE – FINAL RECKONIN di Christopher McQuarrie, 2025

Ethan Hunt, insieme al suo team di spericolati agenti, deve bloccare un potente sistema di intelligenza artificiale che minaccia di far implodere il mondo intero. Una combinazione di marchingegni per disattivare una catastrofe che distruggerà l’umanità. In questa corsa a ostacoli lotterà contro Gabriel, un misterioso personaggio anche lui alla ricerca delle chiavi del potere nelle mani di questa fantomatica Entità…

Un altro glorioso capitolo della saga che vede come protagonista ancora una volta Tom Cruise nei panni di Hunt, l’inafferrabile agente segreto dell’IMF. Per la soddisfazione dei suoi innumerevoli fan, si ripetono i soliti schemi già utilizzati, con sbalorditivo successo, nelle puntate precedenti. C’è il mondo da salvare da un pericoloso soggetto e non vi è alcuna apparente soluzione che possa essere adottata. Solo Ethan Hunt potrà affrontare questa ennesima sfida, a lui la leggenda ha affidato poteri da supereroe. A lui la missione di lottare contro il tempo e contro un’intelligenza artificiale che sta iniziando a preoccupare un po’ tutti. Una resa dei conti visto che Tom Cruise, pur in ottima forma fisica, è oramai sessantenne e di avventure impossibili risulta difficile immaginarne altre. Il regista fa una carrellata dei film precedenti, includendo anche scene del capitolo a firma De Palma, proprio per ricordare quanto bravo sia il protagonista. Cruise si autoproduce per metà con un investimento complessivo di svariati milioni che sicuramente ritorneranno nelle casse raddoppiati, visto l’esito delle edizioni passate. Al di là di ogni considerazione, bisogna certamente ammettere che l’attore si cimenta in diversi stunt impossibili, quasi mortali, che lasciano lo spettatore basito. Bisogna tener conto che lo stesso agisce sempre di persona senza fare ricorso a controfigure in tutte le scene di acrobazie al limite di ogni capacità. Il film riesce quindi a piacere e a entusiasmare. Nonostante la durata, si rimane colpiti da una regia molto curata e da una interpretazione dell’intero cast di ottimo livello, oltre alle location mozza fiato. Mission: Impossible – Final Reckoning è stato presentato al Festival di Cannes 2025, fuori concorso, ed è ora pronto per affrontare la sfida delle sale cinematografiche. Grande è l’attesa! Ma sarà veramente l’ultimo episodio come già ufficialmente annunciato? Comunque grazie a Tom Cruise e alle sue pericolose azioni i capitoli di questa saga rimarranno nella storia del cinema insieme al suo scattante protagonista.

data di pubblicazione:21/05/2025


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