BABYLON di Damien Chazelle, 2023

BABYLON di Damien Chazelle, 2023

Hollywood alla fine degli anni ’20 è già la capitale mondiale dell’industria cinematografica. L’età d’oro del cinema, la settima arte come viene definito, sta per iniziare con la nascita del sonoro. I divi del muto spesso sono costretti a capitolare perché ora inadatti a recitare. Coloro che erano ritenuti delle vere e proprie star non sono altro che fugaci comete che brillano nel cielo per poco tempo per spegnersi poi rapidamente nel buio totale e nell’oblio.

 

 

Damien Chazelle, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, ha raggiunto la notorietà mondiale per aver diretto nel 2016 La La Land, pellicola musicale che si è aggiudicata due Golden Globe, un British Academy Film Awards e l’Oscar al miglior regista, il più giovane nella storia a vincere la statuetta. Babylon è supportato da un budget colossale non solo per far fronte al cast, ma soprattutto per l’impiego di centinaia di mezzi e comparse con una sequenza di scene che si susseguono senza soluzione di continuità per le tre ore di proiezione. La trama è ridondante per la presenza di diversi intrecci in cui i vari protagonisti saltano da un set all’altro, una ammucchiata di situazioni incredibilmente sensazionali non esenti da scene al limite del pornografico e dell’horror. Il film seppur così lungo non annoia ma ci coinvolge emotivamente, e ci fa avvicinare al mondo della Hollywood di quegli anni quando, tra gli addetti ai lavori, tutto era concesso pur di fare emergere un divo piuttosto che un altro, in una sorta di lotta senza esclusione di colpi pur di ottenere una parte in un film e raggiungere così celebrità e ricchezza. Il quadro che ne emerge è molto significativo: vite e relative carriere bruciate sul nascere proprio in quella fase rivoluzionaria del cinema quando dal muto si passò quasi per caso al sonoro. Tra i principali personaggi abbiamo l’immigrato messicano Manuel (Diego Calva) disposto a tutto pur di entrare nel perverso meccanismo come produttore esecutivo; Nellie LaRoy (Margot Robbie) sfacciata e ambiziosa, divenuta subito una star per poi sparire nel nulla, tra droga e gangster; Jack Conrad (Brad Pitt) divo indiscusso del muto, celebre per poi essere stato completamente dimenticato; Sidney Palmer (Jovan Adepo) trombettista jazz negro al centro di una inaspettata popolarità. Attorno a loro, decine di altri personaggi che si alternano con un ritmo incalzante che non lascia tregua. Una babilonia che può interessare in maniera strepitosa o che può infastidire. Premiato Justin Hurwitz al Golden Globe per la miglior colonna sonora originale, il film ha ottenuto tre nomination agli Oscar oltre che per la miglior colonna sonora, anche per la miglior scenografia e migliori costumi. Una regia molto impegnativa quella di Chazelle che tuttavia ha lasciato perplessi molti critici che hanno ritenuto il film troppo confusionario e discontinuo, ma che non negano la grandiosità delle scene e la bravura degli attori.

data di pubblicazione:03/02/2023


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CALL MY AGENT ITALIA – SERIE TV SKY

CALL MY AGENT ITALIA – SERIE TV SKY

Call My Agent – Italia, ovvero la versione italiana della serie francese Dix pour cent, racconta di un’agenzia di attori e registi (ma rappresentano anche musicisti, personaggi televisivi e così via), in cui i protagonisti sono le persone che lavorano lì dentro, principalmente 4 agenti e una nuova arrivata, in una sorta di dietro le quinte del mondo del cinema e della televisione.

 

La prima stagione, composta da 6 episodi di 50 minuti circa, è caratterizzata dal fatto di ospitare in ogni puntata un famoso attore nei panni di sé stesso; in essa si mischiano una serie di momenti di “vita d’ufficio” tra l’ironico e il comico, ad altri momenti con un clima di terrore da Diavolo veste Prada, richiamando spesso le atmosfere paradossali di Boris, che è il suo più diretto punto di riferimento.

Call My Agent – Italia sfrutta la fama delle sue star esagerandone i contorni in modo parodico. Si prestano a questo gioco interpreti e registi notoriamente autoironici come Paolo Sorrentino, che gioca sul suo essere sornione e autoriale (ormai postate e ripostate nei social frasi cult del suo monologo sugli ‘incontri a scuola genitori-figli, la cosa più prossima alla morte’), Paola Cortellesi, che intepreta l’attrice secchiona, Pierfrancesco Favino, a cui viene data la possibilità di misurarsi con due imitazioni, Stefano Accorsi concentrato e ironico sulla sua iperatttività, Matilda De Angelis auto avvoltasi nel mondo dei social e, ‘dulcis in fundo’, Corrado Guzzanti, semplicemente unico nella sua ironia e comicità, accompagnato da Emanuela Fanelli, unica a non interpretare sé stessa, ma spassosa in egual misura.

Al di là della trama del singolo episodio, a funzionare è l’approccio di queste guest star, che stanno al gioco e palesemente si divertono. Esemplare, come accennato, l’episodio con Accorsi; la quantità, poi, di film finti, serie inventate, progetti ipotizzati e trame create ad arte dalla serie sono esilaranti e fanno la parodia perfetta di molte produzioni italiane.

La scrittura, quindi, risulta veloce, con battute fulminanti e con un cast perfetto. Un piccolo post scriptum, con gli occhi umidi: negli uffici della CMA sono appese decine di locandine di capolavori del cinema italiano, tra cui viene inserito anche il poster di Figli…Mattia Torre si sarebbe fatto tante risate. E avrebbe avuto voglia di farsi prendere in giro pure lui.

data di pubblicazione:03/02/2023

IL COMPLEANNO di Harold Pinter, regia di Peter Stein

IL COMPLEANNO di Harold Pinter, regia di Peter Stein

Teatro Sala Umberto – Roma, 31 gennaio/12 febbraio 2023)

In scena il dramma psicologico di Stanley: un pianista senza pianoforte con un passato ambiguo e un presente quanto mai problematico. In questa pièce Pintor riesce a concentrare la sua visione della vita e, sia pur giovanissimo, mostra di aver già capito appieno il senso scomposto dell’esistenza umana.

 

 

Peter Stein, con la sua impeccabile e collaudata regia, riesce a centrare interamente la drammaturgia di Pinter tutta rivolta a porre l’uomo nudo davanti alla propria essenza. Il suo teatro, sicuramente influenzato da Beckett, si presenta così, senza fronzoli o costruiti orpelli, e non necessita di essere capito, ma basta percepirlo per intuire quello che c’è di falso e ambiguo nella vita di ognuno di noi. Ecco che al protagonista poco importa di ricordare del suo passato: ciò che conta adesso è vivacchiare all’interno della casa/pensione di Meg e Petey, isolato e poco incline a incontrare gli altri che lo possano forzare a condurlo alla normalità. La sua oppressione interiore è abilmente camuffata dall’illusione di una apparente tranquillità fino a quando due ospiti non metteranno in crisi la sua stessa esistenza, proprio nel giorno del suo compleanno, vero o presunto che sia. I personaggi, ciascuno per la propria parte, si muovono sulla scena con atteggiamenti quanto mai innaturali, eccessivi in ogni tratto, proprio a confermare quanto di recitato e di represso ci sia in noi. Certamente al protagonista farà male ogni interferenza, percepita come negativa perché lo obbliga suo malgrado a fare i conti con qualcosa che si era voluto seppellire, un fantasma quanto mai inopportuno che sarebbe meglio allontanare per ritornare nel soffice nucleo protettivo che lui stesso si era faticosamente costruito. Per tutto questo Stein non ha bisogno di costruire una scena pesante, bastano pochi semplici arredamenti per rappresentare situazioni assurde con un cast da lui già sperimentato. Maddalena Crippa e Alessandro Averone, entrambi attori di grande talento, rappresentano egregiamente i due personaggi principali: la maliziosa Meg, dall’atteggiamento quasi materno e protettivo, e il trasandato Stanley, dagli scatti nervosi e incontrollati, quasi a dimostrare quanto di insensato domini l’umanità.

data di pubblicazione:1/02/2023


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NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE di Edward Berger – Netflix, 2023

NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE di Edward Berger – Netflix, 2023

Tre anni dopo l’inizio della prima guerra mondiale il diciassettenne Paul Bäumer, dopo aver ascoltato un discorso patriottico, si convince insieme a alcuni suoi compagni di scuola ad arruolarsi per difendere sul campo di battaglia l’onore della Germania. Mandati in trincea sul fronte occidentale, al nord della Francia, i giovani ben presto si accorgeranno che gli ideali che si erano immaginati saranno sconvolti dalla realtà: un corpo a corpo con il nemico che non lascia spazio al rimorso e neanche al rimpianto di aver sacrificato tutto per la difesa della patria, oramai pronta a firmare l’armistizio…

 

Il film, diretto dal regista e sceneggiatore tedesco Edward Berger, rappresenta il terzo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Erich Maria Remarque, considerato uno dei più importanti scrittori della letteratura europea contemporanea, dove senza reticenze si racconta come la gioventù di quel tempo fu sacrificata nella morsa della Grande Guerra. La regia di Berger non si risparmia nel presentare scene che costituiscono veri pugni sullo stomaco, soprattutto per gli spettatori non avvezzi a situazioni cruenti e intrise di crudeltà. Ma come si sa la guerra è guerra e certamente non c’è spazio, neanche in questo bellissimo film, per fare retorica a basso prezzo. Una realtà che riscontriamo ancora oggi in pieno conflitto tra Russia e Ucraina, dove mentre si accavallano i bei discorsi sul pacifismo e sulla necessità di fermare il conflitto, nel frattempo migliaia di giovani vengono mandati a morte sicura. Il giovane Paul, egregiamente interpretato dall’attore austriaco Felix Kammerer, qui al suo debutto, riesce senza alcun cedimento nella recitazione, a incarnare su di sé la figura centrale dell’intera storia. Pur vedendo sacrificare a uno a uno i suoi compagni, non esita mai a marciare verso il suo destino, agendo di conseguenza per salvare sé e la memoria di chi gli è caduto accanto, anche quando è costretto ad uccidere cinicamente un soldato nemico, giovanissimo e smarrito che si spegne tra le sue braccia in un gesto di enorme tenerezza. Quanto mai di attualità, il film mira a dimostrare quanto veleno ci sia nella propaganda di guerra e il disprezzo da parte dell’apparato militare per la vita dei suoi soldati, disprezzo che è solo frutto di una irrefrenabile follia per il potere. Ottimo il montaggio di Sven Budelmann che riesce bene a contrapporre le scene dei corpi dilaniati e sepolti nel fango della campagna francese, con quelle dei salotti vellutati dove i generali e i burocrati mettono in mostra la loro stupida sconsideratezza. Un film sicuramente che va visto, soprattutto dai giovani, per imparare a capire gli orrori della guerra e da considerare come una spinta a rivedere più obiettivamente la storia di questi giorni. Niente di nuovo sul fronte occidentale rappresenterà la Germania agli Oscar di quest’anno e per tale competizione ha già ricevuto 9 nomination, tra queste come miglior film, oltre a 14 candidature a BAFTA e una al Golden Globe.

data di pubblicazione:30/01/2023


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L’AMICO RITROVATO da Fred Uhlman, regia di Alessandro Sena

L’AMICO RITROVATO da Fred Uhlman, regia di Alessandro Sena

(Teatro Cometa Off – Roma, 24/29 gennaio 2023)

Torna al Cometa Off di Testaccio L’amico ritrovato, adattamento teatrale del romanzo breve di Fred Uhlman, per la regia di Alessandro Sena. Il racconto dell’amicizia tra Hans e Konradin per non dimenticare gli orrori dell’Olocausto, nei giorni dedicati alla Memoria.

 

Un muro di filo spinato – un’inutile barriera che il tempo, le scelte e la speranza possono abbattere – separa la scena dividendola in due esatte metà. Da un lato una poltrona rossa, sulla quale scende a illuminarla un lampadario a gocce. Dall’altro un interno borghese, con sedie imbottite e tavolinetti da caffè. Siamo in due epoche diverse, lontane nel tempo e nello spazio. Il realismo della scena è amplificato nella ricercatezza dei costumi di scena. L’interno con la poltrona rossa ci riporta alla Germania degli anni Trenta, nella lussuosa casa dell’aristocratica famiglia filonazista dei genitori di Konradin von Hohenfels; mentre l’altro è il salotto anni Settanta nell’appartamento di Hans Schwarz, costretto a emigrare in America anni prima perché ebreo. Erano studenti nello stesso liceo di Stoccarda quando i due ragazzi si incontrarono la prima volta nel 1932, diventando subito amici. Allora la città sveva era lontana dai fenomeni di intolleranza religiosa e razziale che interessavano Berlino. Ma presto il vento della guerra, con tutto il carico di odio nei confronti degli ebrei, li avrebbe presto investiti distruggendo la loro amicizia. L’azione si svolge in contemporanea davanti ai nostri occhi, come a ricordarci che ovunque nel tempo un fatto si sia svolto è il presente che ha il dovere di ricordarlo.

In occasione della celebrazione del Giorno della Memoria, il teatro Cometa Off ripropone, dopo il successo ottenuto lo scorso anno, L’amico ritrovato diretto da Alessandro Sena. Lo spettacolo, a cura dell’Associazione culturale I giardini di Antares, è stato tradotto e adattato in maniera efficace e originale dal regista in collaborazione con Marco Tassotti. La drammaturgia è solida e sa entrare in dialogo coerente con altre storie, come quella commovente di Dora Gerson, attrice e cantante tedesca assassinata ad Auschwitz con tutta la famiglia. Ma anche storie che mutuano dalla tradizione operistica il loro esempio: come infatti Tosca venne tradita sul finale da Puccini, così Hans viene tradito nell’amicizia da Konradin.

Il cast, in parte cambiato rispetto alla scorsa edizione, vede in scena un gruppo di attori impegnato a trasmettere con seria professionalità il concetto di memoria alla base del dramma. Hans e Konradin sono interpretati rispettivamente da Marco Fiorini e Alessio Chiodini. Accanto a loro due attrici di incontestabile bravura e preparazione, nonostante la debolezza – rispetto ai protagonisti maschili – dei loro personaggi. Alessandra Cosimato è Page, nome simbolico perché interessata a pubblicare la testimonianza di Hans per la sua casa editrice, il quale mostra inizialmente reticenza più per il dolore a ricordare che per il fastidio dell’intervista. L’altra figura femminile è la madre di Konradin, interpretata da Vittoria Rossi, la voce che incarna tutto l’odio e il pregiudizio razziale nei confronti degli ebrei. Le sue parole possono apparire scontate e banali visto il modo con cui esprime il suo odio, ma è anche questo il lavoro che spetta alla memoria. Ripetere quello che diamo per scontato, perché questo tratto di storia non venga dimenticato. Ricordare per non dimenticare, per dirla con le parole che Alessandro Sena affida a Hans.

Lo spettacolo è stato apprezzato e applaudito la sera della prima anche dalla Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello. “È facile rompere un’amicizia se non si ha la capacità di scegliere da che parte stare”, afferma la Presidente, grata per questa occasione offerta dal teatro per fare memoria e per riflettere su emozioni e sentimenti che non sono affatto semplici.

data di pubblicazione:29/01/2023


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IL PRIMO GIORNO DELLA MIA VITA di Paolo Genovese, 2023

IL PRIMO GIORNO DELLA MIA VITA di Paolo Genovese, 2023

Un uomo fondamentalmente scettico, una giovane atleta sulla sedia a rotelle per una fatale caduta, una agente di polizia fortemente afflitta per la perdita della giovane figlia e un ragazzino obeso con difficoltà alimentari: ognuno di loro, afflitto dai propri problemi esistenziali, decide di togliersi la vita. Ad accoglierli in una sorta di limbo c’è un uomo misterioso, che li terrà in ostaggio per una settimana dando ad ognuno la possibilità di ritornare sui propri passi…

Tratto dall’omonimo romanzo dello stesso regista Paolo Genovese, edito nel 2019 poco prima dello scoppio della pandemia, il film ha avuto una lunga gestazione e solo da poco si è arrivati alla versione compiuta, riveduta e corretta più volte, proprio per dare al pubblico un messaggio chiaro e univoco. Genovese qui mette sul grande schermo una storia che subito appare surreale: quattro individui, con caratteristiche esistenziali diverse, che dopo essersi suicidati si ritrovano insieme ad affrontare il post mortem insieme ad un uomo (forse un angelo o forse lo stesso Dio in persona?) che li terrà a soggiornare in un albergo fatiscente al centro di Roma. Per una sorta di alchimia sono resi invisibili e quindi possono aggirarsi tranquillamente anche tra i propri congiunti per osservare, senza essere visti, come abbiano reagito alla loro morte improvvisa. Nella storia della cinematografia vari cineasti hanno affrontato simili tematiche, basti pensare, per dare un esempio calzante, a Il Viaggio di G. Mastorna, titolo di un film ideato da Federico Fellini, avviato ma mai completamente realizzato. Il regista de Il primo giorno della mia vita, ha in mente però qualcos’altro: riesce ad intrecciare quattro storie diverse tra di loro ma che hanno in comune la ferma decisione di porre termine alla propria esistenza, di annullarsi nel dolore che si portano dietro e che non viene inteso da coloro che li circondano nella vita di tutti i giorni. C’è quindi da un lato lo sconforto di chi non vede soluzione al proprio dramma interiore, ma di contro c’è anche una larvata speranza di ricominciare, perché è proprio vero che la speranza è l’ultima a morire. Genovese con questo film post pandemico ci suggerisce quindi di non disperare perché questo mondo, con tutte le sue distorsioni e le sue bruttezze, vale comunque la pena di essere attraversato. Molto convincente la recitazione di Toni Servillo nel ruolo dell’uomo misterioso, che riesce a essere umano e reale in un contesto surreale. Anche la performance degli altri protagonisti, che lo affiancano in questa maratona per le strade, a volte affollate a volte completamente deserte di Roma, è molto credibile. Valerio Mastandrea è Napoleone, un uomo cinico che non crede più nella moglie e nel lavoro sociale che svolge, Margherita Buy è Arianna, afflitta dalla paura che il tempo possa cancellare il dolore per la figlia morta, Gabriele Cristini è invece Daniele, deriso persino dai suoi genitori per la sua obesità e infine Sara Serraiocco, nella parte di Emilia, è la giovane atleta di successo con la sindrome di arrivare sempre seconda nelle varie competizioni. Un inno alla vita quindi per farci comprendere come sia comunque importante viverla nel migliore dei modi, con la forza e l’ottimismo di andare avanti o prendere il coraggio per ricominciare tutto daccapo.

data di pubblicazione:28/01/2023


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73 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE

73 INTERNATIONALE FILMFESTSPIELE – BERLINALE

(Berlino, 16/26 Febbraio 2023)

Presentata in conferenza stampa la lista completa dei film in selezione ufficiale. Il direttore artistico della Berlinale Carlo Chatrian ha voluto sottolineare come l’edizione di quest’anno avrà un taglio particolare perché molti film selezionati avranno uno sguardo rivolto alla guerra in Ucraina e alle proteste contro il regime in Iran. Temi di attualità che mettono seriamente in crisi, a livello mondiale, il principio stesso di democrazia e di libertà d’espressione. Ecco che il cinema, ancora una volta, assume quella funzione catalizzatrice, se non addirittura rivoluzionaria, di indurre al confronto proprio dove le opinioni sono in contrasto tra di loro. Ben 183 i film che verranno mostrati nelle varie sezioni, la maggior parte in prima mondiale, tra cui quelli in concorso per aggiudicarsi il prestigioso Orso d’Oro. Ecco si seguito la lista completa.

I 18 film della selezione ufficiale, di cui 16 in prima mondiale:

20.000 especies de abejas di Estibaliz Urresola Solaguren (Spagna)

Bai Ta Zhi Guang di Zhang Lu (Cina)

Bis ans Ende der Nacht di Christoph Hochhäusler (Germania)

BlackBerry di Matt Johnson (Canada)

Disco Boy di Giacomo Abbruzzese (Francia-Italia-Belgio-Polonia)

Le grand chariot di Philippe Garrel (Francia-Svizzera)

Ingeborg Bachmann – Reise in die Wüste di Margarethe von Trotta (Svizzera-Austria-Germania)

Irgendwann werden wir uns alles erzählen di Emily Atef (Germania)

Limbo di Ivan Sen(Australia)

Mal Viver di João Canijo (Portogallo-Francia)

Manodrome di John Trengove (Regno Unito-USA)

Music di Angela Schanelec (Germania-Francia-Serbia)

Past Lives di Celine Song (USA)

Roter Himmel di Christian Petzold (Germania)

Sur l’Adamant di Nicolas Philibert (Francia-Giappone)

The Survival of Kindness di Rolf de Heer (Australia)

Suzume di Makoto Shinkai (Giappone)

Tòtem di Lila Avilés (Messico-Danimarca-Francia)

Molti i film italiani distribuiti tra le varie Sezioni, ma l’unico in gara per l’Orso d’Oro è Disco Boy che segna il debutto cinematografico di Giacomo Abbruzzese, protagonista Franz Rogowski nei panni di un legionario francese che lotta nel Niger accanto ad un gruppo armato locale contro le multinazionali petrolifere che minacciano la sopravvivenza di un villaggio. Abbruzzese, è un regista, sceneggiatore e fotografo di Taranto, conosciuto e più volte premiato per i suoi documentari e cortometraggi. Mario Martone presenta nella Sezione Berlinale Special Laggiù qualcuno mi ama, viaggio personale del regista nel cinema di Massimo Troisi per rendere omaggio al grande attore scomparso. Sempre nella stessa Sezione Andrea di Stefano presenta L’ultima notte di Amore, protagonista Pierfrancesco Favino nei panni di un tenente di polizia che indaga su una rapina di diamanti in cui è stato ucciso il suo miglior amico e collega. Le mura di Bergamo, documentario di Stefano Savona per la Sezione Encounters, che ci riporta al marzo 2020 quando la città fu colpita in maniera devastante dalla pandemia, prima di espandersi in tutto il mondo. La proprietà dei metalli, diretto da Antonio Bigini per la Sezione Generations, è la storia di Piero, un bambino che vive in un piccolo paese di montagna del centro Italia. The good mothers, di Elisa Amoruso insieme a Julian Jarrold per la Sezione dedicata alle serie tv, che descrive il mondo della ‘Ndrangheta dal punto di vista di tre donne che l’hanno coraggiosamente combattuta.

 

La giuria internazionale quest’anno sarà presieduta dall’attrice e regista americana Kristen Stewart, oramai di fama internazionale per aver interpretato il ruolo di Bella Swan come protagonista della saga di Twilight, adattamento cinematografico dei romanzi della scrittrice statunitense Stephenie Meyer. Nel 2015 ha ottenuto il Premio César come migliore attrice non protagonista per il film drammatico Sils Maria. Recentemente ha ottenuto il plauso della critica per l’interpretazione di Diana Spencer nel film biografico Spencer. Gli altri componenti della giuria saranno resi noti il prossimo 1 febbraio.

La Berlinale renderà omaggio al regista Steven Spielberg con l’Orso d’Oro alla carriera e durante la kermesse cinematografica verranno riproposti ben 8 suoi lungometraggi, incluso il suo ultimo film The Fabelmans, ancora in distribuzione nelle sale italiane.

Dopo due anni di assenza, causa pandemia, quest’anno Accreditati ritorna alla Berlinale e vi terrà puntualmente aggiornati su tutti gli aventi con il consueto entusiasmo di voler condividere con voi i momenti più importanti del Festival.

data di pubblicazione:26/01/2023

IL FIGLIO di Florian Zeller, con Cesare Bocci, Galatea Ranzi, Marta Gastini, Giulio Pranno, Riccardo Floris, Manuel De Martino, traduzione e regia di Piero Maccarinelli

IL FIGLIO di Florian Zeller, con Cesare Bocci, Galatea Ranzi, Marta Gastini, Giulio Pranno, Riccardo Floris, Manuel De Martino, traduzione e regia di Piero Maccarinelli

(Teatro Il Parioli – Roma, 25 gennaio/5 febbraio 2023)

Teatro di sentimenti, di parole e di drammi. Zeller è specializzato sui temi della famiglia e si è felicemente trapiantato al cinema, germogliando una trilogia di successo. In scena si piange molto (troppo?) e si spara anche.

Incomprensioni universali che non hanno nazioni né continenti. Un figlio al centro del problema. E se il teatro è conflitto e contraddizioni qui le divaricazioni sono stringenti. La vita di un ragazzo liceale sembra interrotta da una brusca sutura: non va più a scuola, è apatico, si aggira tra il letto e qualche passeggiata, disdegnando l’aiuto dei genitori ed eventuali compagnie femminili. Né serve il trapianto dalla casa della madre separata al nido paterno ricco di nuova compagna e di un secondo figlio, fratellastro dell’adolescente. La situazione infatti non migliora fino a un tentativo di suicidio che lo conduce, dopo il salvataggio, a un tentativo di recupero psichiatrico. E nel racconto ci fermiamo qui per non spoilerare un finale piuttosto inatteso ma sempre su registri altamente drammatici. Lo spettacolo già sembra rodato con il buon affiatamento tra gli attori e una scena che divide in due gli ambienti familiari fino a configurarli nel ricovero ospedaliero. Efficace la divisione iniziale in quadri separati per ognuno dei quali inizialmente il pubblico spende un generoso applauso per Bocci e Ranzi interpreti ideali, ma la curiosità maggiore era rivolta a Giulio Pranno che, alla prese con una parte difficile, se la cava magnificamente, figurando come un soggetto di almeno sette anni più giovane. E chissà quante famiglie si riconosceranno nei quadretti familiari assemblati da Maccarinelli per l’ovvio tutto esaurito della prima con un parterre de roi in cui spiccava la presenza dell’ex Ministro dei Beni Culturali Franceschini.

data di pubblicazione:26/01/2023


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SONO LILLO – SERIE TV PRIME VIDEO, 2023

SONO LILLO – SERIE TV PRIME VIDEO, 2023

La serie con protagonista Lillo Petrolo porta alla scoperta dell’uomo dietro la maschera del super eroe Posaman, dopo lo straordinario successo avuto in LOL, disponibile sempre su Prime Video nella prima stagione, e di qui a poco anche nella seconda; 8 episodi (disponibili dal 5 gennaio), in una sorta di spin off inaspettato.

La serie offre uno sguardo da vicino sulla vita di Lillo, che vive un infinito conflitto interiore col suo alter ego Posaman, un supereroe il cui potere consiste nel mettere in scena solo sei pose più o meno elastiche. Attorno a questo gioco sul doppio, si muove tutto quel mondo della comicità, tra l’altro cambiata nel corso degli ultimi anni, grazie all’avvento di nuova linfa. In una miscela di realtà e di finzione, si mette in scena l’immortale dicotomia tra persona e personaggio; questo aspetto è molto interessante perché il pubblico si trova davanti a una serie ben diversa da quella aspettata, basata magari su una serie di tormentoni che lasciano il tempo che trovano.

Accanto a sé chiama poi alcuni altri grandi nomi della comicità italiana, da Pietro Sermonti a Paolo Calabresi, da Marco Marzocca a Valerio Lundini, Emanuela Fanelli, Maccio Capatonda, Corrado e Caterina Guzzanti, una squadra a dir poco straordinaria.

Se in LOL faceva ridere (e tanto), qui Posaman trascende: un’intera serie su di lui, intitolata autoironicamente e autoreferenzialmente Sono Lillo, ricca e originale, scritta bene e con un’enorme attenzione nella definizione degli sviluppi tra personaggi. Il richiamo a Boris e alla sua critica neanche troppo velata al mondo delle soap in TV è palese, e tra citazioni alte e basse (si va dalla suoneria del telefono che richiama l’eliminazione in LOL al pluripremiato Birdman) risulta quasi un capolavoro, con dentro un’infinita voglia di giocare, che traspare anche nei ‘bloopers’ finali.

Sono Lillo funziona perché fa ridere della vita stessa, delle stramberie a cui andiamo incontro nella quotidianità, di quelle piccole e grandi contraddizioni che colpiscono l’essere umano; è in grado di intrattenere in parecchi momenti, e anche se qualche momento risulta prevedibile, alla fine il lato comico e a tratti caciarone della serie finisce per prevalere.

data di pubblicazione:25/01/2023

LO SPETTACOLO DELLE _, scritto e diretto da Marica Roberto, con Rosario D’Aniello e Alessandro Mannini, assistente alla regia Sabrina Marchetti

LO SPETTACOLO DELLE _, scritto e diretto da Marica Roberto, con Rosario D’Aniello e Alessandro Mannini, assistente alla regia Sabrina Marchetti

(Teatro in Trastevere – Roma, 24/29 febbraio 2023)

Un titolo aperto per uno spettacolo breve che ha molti labirinti, possibilità di equivoci, trabocchetti ma si apre a una lettura polifonica. Scena stimolante con classico schema duale. Rovesciamento e gioco delle parti invertito in corsa d’opera.

La Roberto ha ideato una grande multiforme metafora dell’esistenza attraverso il rapporto dialettico tra due attori che performano con convinzione ed aggressività. Il più remissivo prende l’iniziativa nella seconda parte e rovescia la dipendenza e il senso d’inferiorità. E sono virtuali anche gli spari che simulano il peso della condizione umana e del carico del mondo. C’è un mondo reale dietro la metafora, forse la crisi dell’occidente, un universo di migranti che si rovesciano sulle spiagge. E in cornice l’individualismo, la voglia di imporsi, di farsi ubbidire, di non deflettere. Un esperimento coraggioso in una sorta di apologo molto dialettico e contraddittorio, come è il teatro nella sua vera essenza. Un’efficace supporto video alimenta fascino alla messinscena. Un rutilante mondo in cambiamento alimenta il tempo sospeso e irreale di un’atmosfera metafisica. Anche il titolo rimanda allo standby, alla messa tra parentesi, all’anelito a una condizione umana diversa, necessariamente migliore. Gli attori generosamente non si risparmiano. Le voci assecondano i corpi e omogeneamente i movimenti scenici, essenziali ma anche abbondanti. Esprimono visioni, cecità, spirito di negazione. Le loro parole spesso cadono nel vuoto o nel contrasto con il partner e, come osserva l’autrice, sono immerse “in un loop drammatico, dalle tinte estreme, dove le voci irridono o violentano”. La tensione verso il meglio indica una speranza e una possibilità che la realtà, fuori dalle quinte teatrali dovrebbe assecondare. Con un grande condizionale conclusivo. Il “forse” della Roberto.

data di pubblicazione:25/01/2023


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