LE CINQUE ROSE DI JENNIFER di Annibale Ruccello, regia di Geppy Gleijeses

LE CINQUE ROSE DI JENNIFER di Annibale Ruccello, regia di Geppy Gleijeses

con Geppy Gleijeses e Lorenzo Gleijeses

(Teatro India – Roma, 5/9 marzo 2025)

Tra i lavori più rappresentati di Annibale Ruccello – prematuramente scomparso a soli trent’anni nel 1986 – Le cinque rose di Jennifer è ora al teatro India per la divertente e insieme commovente interpretazione di Geppy Gleijeses (Produzione Dear Friends). Del drammaturgo napoletano il Teatro di Roma ha proposto a gennaio Anna Cappelli (con la regia di Claudio Tolcachir e l’interpretazione di Valentina Picello) e ad aprile è in programma il suo capolavoro, Ferdinando, per la regia di Arturo Cirillo.

Jennifer abita in un monolocale nel quartiere dove per una non specificata ragione sono stati confinati a margine tutti i travestiti. Più una condizione sociale che un luogo fisico situato chissà dove alla periferia di Napoli. Lo stile di vita a cui si ispira il suo comportamento è copiato dai giornali e dalla radio, che trasmette di continuo canzoni di Mina, Patty Pravo e Romina Power. Ma anche cattive notizie. Un serial killer si aggira infatti nella zona e miete vittime tra gli omosessuali. L’atmosfera noir della trama cela però una verità ben più profonda e teatrale. Jennifer vive una situazione di emarginazione e solitudine, aggravata dal cattivo funzionamento del telefono che intercetta telefonate di appartamenti vicini, ma non suona mai per lei. È infatti in attesa della chiamata di Franco, l’avventura di una sera, che le ha promesso l’impossibile: un amore esclusivo che promette di strapparla dal disagio.

La Jennifer di Gleijeses prende il carattere dal popolo, dai bassi napoletani, dove il dialetto è brusco, crudo e la vita si affronta con apparente strafottenza. Al suo fianco recita il figlio Lorenzo, nei panni di Anna, il travestito che piomba in casa sua con una scusa che per compensare l’isolamento – ulteriore ritratto di disperazione – si è trovato a rivolgere tutto l’affetto a una gatta, Rusinella.

Entrambi i personaggi vestono una solida armatura fatta di orpelli e distrazioni, feticci e falsi miti, per coprire la miseria e il degrado della loro condizione. E su questo forte contrasto si basa anche la scena di Paolo Calafiore. Allo spettatore infatti è concesso di vedere l’impalcatura che sorregge la scenografia iperrealista. Nella cucina dell’appartamento Jennifer prepara davvero il caffè e un sugo al pomodoro. Le pareti hanno uno squarcio e la claustrofobica stanza si vede contestualizzata nel luogo per eccellenza dell’illusione: il palcoscenico. Quando la realtà prende il sopravvento sulla finzione e questa viene mostrata nella sua effimera consistenza (la radio si azzittisce perché viene a mancare la corrente e il telefono rimane isolato per un guasto), allora tutto il mondo intorno a Jennifer si frantuma, risucchiandola nel vuoto. A causarne la morte è la disperazione che arriva quando crolla ogni fronzolo al quale si appoggiava la sua sicurezza.

La regia di Geppy Gleijeses coglie quindi le intenzioni del testo in questa versione apparsa la prima volta al Festival di Spoleto nel 2017. Come maestro indiscusso della scena, propone un lavoro nel pieno rispetto e valorizzazione di una tradizione partenopea e nazionale che, anche dopo e oltre Eduardo (forse evocato nella scenografia dalla presenza della ringhiera di un finto balcone), continua a stupire e a commuovere il pubblico attraverso un’analisi veritiera e sconcertante della società in cui siamo immersi.

data di pubblicazione:08/03/2025


Il nostro voto:

GREEDY PEOPLE di Potsy Ponciroli, 2025 – Prime Video

GREEDY PEOPLE di Potsy Ponciroli, 2025 – Prime Video

Nella piccola comunità di Providence, due poliziotti inetti (J. Gordon Levitt e H. Patel) provocano accidentalmente la morte di una concittadina. Trovano nel suo salotto un milione di dollari. Si accordano per inscenare una rapina finita male e poi spartirsi il malloppo. L’avidità però genererà una serie di eventi tragicomici…

Per coloro che apprezzano i fratelli Coen, Greedy People potrebbe sembrare molto familiare: un film alla Coen. Un intrigo convenzionale che si muove con lo sguardo ai suoi modelli e ambisce essere una Crime Comedy. La storia ne avrebbe la potenzialità ed è comprensibile che quello sia l’obiettivo. Ma il modello Coen è troppo alto. Mancano le necessarie caratteristiche vincenti e il regista non raggiunge i livelli di eccellenza richiesti. Eppure il film inizia in modo vivace, cattura e promette bene con una coppia di poliziotti simpatici, una piccola città con personaggi eccentrici, situazioni grottesche e ricche di humour nero. Si mantiene in equilibrio fra commedia e thriller. Ad un certo punto però Ponciroli sembra voler sorprendere gli spettatori saltando di registro per farli riflettere sull’illusione della tranquillità, sui segreti nascosti dietro l’apparente serenità e sugli effetti della generale cupidigia. La vicenda si trasforma allora in un thriller serio e amaro senza più traccia dell’iniziale leggerezza. L’improvvisa variazione di tono, priva della necessaria coerenza narrativa, lascia sconcertati, con un senso di incompiutezza. Una più accurata sceneggiatura avrebbe consentito di amalgamare meglio i due momenti, rendendo più fluido lo sviluppo dell’idea iniziale.

Peccato, perché la messa in scena è gradevole, la realizzazione curata, il ritmo e il montaggio buoni, le location perfette e l’intrigo classico ma efficace. I due protagonisti poi caratterizzano con talento i loro personaggi circondati da un coro di buoni secondi ruoli. Le varie componenti del film in sé e per sé non sono quindi sbagliate. La loro giusta combinazione potrebbe rendere la loro dinamica interessante ed è proprio qui che si fa sentire la carenza dello script. Quella che poteva essere un’intrigante commedia noir sembra invece procedere per automatismi. Ponciroli non è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra le sue differenti ambizioni. In sintesi, pur con questi difetti, Greedy People è un film paradossale e abbastanza piacevole che tiene viva l’attenzione del pubblico fino alla fine, una discreta commedia degli equivoci con tratti di originalità di cui però ci si dimentica poco dopo averla vista.

data di pubblicazione:07/03/2025


Scopri con un click il nostro voto:

MICKEY 17 di Bong Joon Ho, 2025

MICKEY 17 di Bong Joon Ho, 2025

Dallo sceneggiatore/regista, premio Oscar® per Parasite, Bong Joon Ho, arriva la sua nuova esperienza cinematografica, dove l’improbabile eroe Mickey Barnes (Robert Pattinson) si ritrova nella straordinaria circostanza di lavorare per un datore di lavoro, che richiede il massimo impegno per il lavoro: morire, per vivere.

Mickey è una persona piuttosto nella media, ancora più di classe inferiore, potremmo definirlo un classico loser delle più svariate esperienze cinematografiche passate, un uomo qualunque che, inguaiato nella vita terrestre e inseguito da folli strozzini, decide di intraprendere un folle viaggio, in astronave, destinato in un immaginifico pianeta chiamato Niflheim.

Sono questi i presupposti della nuova opera di Bong Joon Ho, tratto dal romanzo fantascientifico di Edward Ashton dal titolo Mickey7, che dopo Parasite si cimenta in un’altra sceneggiatura, legata alla classe sociale e al modo in cui le persone si trattano a vicenda, sicuramente accentuando la malvagità degli esseri umani gli uni verso gli altri, inserendo anche un concetto così unico: la stampa umana, una cosa molto diversa dalla clonazione umana. Oltre a Pattinson, c’è anche Mark Ruffalo che interpreta un personaggio chiave, il cattivo e il dittatore, si potrebbe dire, personaggio legato alla satira politica e agli aspetti comici di questo film, un megalomane perso nella sua folle visione di conquistare un altro pianeta per creare una nuova civiltà umana migliore e più “pura” della precedente. Ogni riferimento a Elon Musk non è assolutamente casuale. Toni Collette interpreta sua moglie, Ylfa, altro piccolo propulsore che guida la storia. Nasha (Naomi Ackie) è in realtà il personaggio più potente, più carismatico e valoroso, una vera e propria guida per Mickey.

Questo è un film che potrebbe sembrare di fantascienza, in cui le persone vanno su pianeti alieni, dove c’è un’astronave e tutto il resto, ma parla anche di un sacco di persone sciocche, che lo rendono molto divertente in alcuni tratti, facendone anche una commedia e una storia molto umana, con un senso dell’umorismo selvaggio.

Sebbene appaia meno geniale rispetto al suo precedente capolavoro, riesce comunque a stupire, intrecciando comicità grottesca e critica sociale attraverso un paladino imperfetto che cerca di fare del suo meglio in modo inadeguato.

data di pubblicazione:05/03/2025


Scopri con un click il nostro voto:

NELLA TANA DEI LUPI 2 – PANTERA di C. Gudegast, 2025

NELLA TANA DEI LUPI 2 – PANTERA di C. Gudegast, 2025

Big Nick (G. Butler) vola a Nizza per cercare Donnie (Jackson Jr) volatilizzato con il bottino della precedente rapina. Lo ritrova coinvolto in un furto di diamanti e …

Con questo sequel Gudegast sembra voler creare un nuovo filone di Heist movie. Nella Tana dei Lupi (2018) era un film testosteronico ed efficace, ispirato a grandi polizieschi come Heat e I soliti sospetti. Questa volta da Los Angeles l’azione si sposta in Costa Azzurra, fra Nizza e Marsiglia (ricostruite a St. Cruz di Tenerife). La struttura narrativa si ripropone seguendo gli schemi del Genere: prologo con furto, presentazione dei personaggi, pianificazione della rapina, la rapina vera e propria, fuga e sorpresa finale. Se il primo film aveva un gradevole aroma alla M. Mann, questo seguito vorrebbe invece avvicinarsi ai film di rapina eleganti, ricordare la saga di Ocean’s Eleven con una strizzatina d’occhio a Fast & Furious. E, suspense nella suspense, giocare con il dubbio dell’effettivo ruolo di Butler nel gruppo dei malviventi. Tanto il primo si calava immediatamente nell’azione, tanto questo si prende i suoi tempi optando per un lento crescendo, a conferma della volontà di realizzare un prodotto più sofisticato. Gudegast ha sicuramente affinato la sua regia. Il miglioramento della tecnica non ha trovato però il supporto dell’affinamento dello Script. La narrazione si rivela infatti un po’ superficiale, poco elaborata e dinamica e si disperde in inutili ridondanze. L’intrigo stesso appare meno padroneggiato e la direzione artistica inciampa a volte su scelte interpretative discutibili. Si resta quindi un po’ perplessi davanti alla scarsa tensione drammatica degli eventi ed alla poca coerenza della sceneggiatura. Sono proprio queste debolezze a frenare nei fatti la realizzazione delle ambizioni del regista che mette sul fuoco troppi elementi irrisolti. Il gioco di coppia dei due protagonisti non è poi così interessante come si sperava perché non si crea mai la giusta alchimia fra loro. Butler, più massiccio e volgare che mai è carismatico al massimo, fa infatti scomparire la prestazione di Jackson Jr che appare non possedere lo spessore per il suo ruolo ed essere spesso fuori ritmo. Nella tana dei lupi 2 risulta quindi un film un po’ discontinuo, con intrigo e personaggi talora poco credibili, appesantito dalle sue stesse eccessive ambizioni. Un lavoro dalle alte potenzialità che non riesce a raggiungere i livelli cui ambiva. Peccato! Piacerà comunque a chi ama il Genere o cerca un facile svago o apprezza inseguimenti di auto con sparatorie.

data di pubblicazione:05/03/2025


Scopri con un click il nostro voto:

FRANCOFILM FESTIVAL XV edizione

FRANCOFILM FESTIVAL XV edizione

(Roma,7/14 marzo 2025)

Come tutti gli anni in occasione degli eventi connessi con la Giornata Internazionale della Francofonia, si svolgerà a Roma presso la sala cinematografica dell’Institut Français Centre Saint- Louis, il FRANCOFILM FESTIVAL 2025.

Finalità dell’iniziativa è promuovere e diffondere oltre alla Cinematografia di Francia e Belgio – che abbiamo già modo di conoscere e apprezzare – anche le produzioni di quei Paesi “più marginali” che utilizzano come lingua veicolare il Francese ma hanno meno opportunità di distribuzione.

D’altronde, lo stesso claim dell’iniziativa è “Il Cinema cresce quando viaggia!”

Questa quindicesima edizione avrà luogo dal 7 al 14 marzo e prevede la presentazione di 14 film e documentari provenienti dai Paesi membri della Francofonia: Armenia, Belgio, Bulgaria, Canada Québec, Costa d’Avorio, Francia, Lussemburgo, Marocco, Romania, Ruanda, Svizzera e Tunisia.

I film in concorso sono 12 e al termine dell’Evento verranno conferiti tre Premi: il Premio della Giuria da personalità dell’industria cinematografica; il Premio del Pubblico che voterà dopo ogni proiezione; il Premio Sapienza da parte di sei studenti dell’Università Romana.

Tra questi film segnaliamo i due già recensiti da Accreditati: La sindrome degli amori passati e Amerikatsi.

Il programma dei film e delle altre attività è disponibile sul sito.

L’accesso alle proiezioni (in versione originale con sottotitoli in italiano) è gratuito e senza prenotazione.

Il film di apertura il 7 marzo, fuori concorso, sarà Le Panache, alla presenza degli Autori e degli Interpreti.

data di pubblicazione:05/03/2025

LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE di Joseph Roth

LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE di Joseph Roth

adattamento e regia di Andrée Ruth Shammah, con Carlo Cecchi, Claudia Grassi e Giovanni Lucini

(Teatro India – Roma, 25 febbraio/2 marzo)

Carlo Cecchi veste i panni del santo bevitore nel racconto di Joseph Roth adattato per lui dalla regista e direttrice artistica del Franco Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah. La miracolosa ed enigmatica vicenda del clochard Andreas Kartak, migrato a Parigi dall’Europa dell’Est negli anni ’30, rivive in un racconto narrato in terza persona.

La grande tela su cui è proiettata una vecchia foto in bianco e nero di una strada alberata si apre come un sipario sulla scena disegnata da Gianmaurizio Fercioni, amico e collaboratore di tanti spettacoli della Shammah. Appare la sala di un bar abitata da solitudini al cui bancone è seduto un anziano bevitore. Attraverso la porta di ingresso al caffè e l’unica finestra si vedono proiettate all’esterno immagini della città di Parigi a contestualizzare un ambiente dall’atmosfera piovosa e retrò (le suggestioni visive sono di Luca Scarzella e Vinicio Bordin). All’interno, come in un quadro di Hopper dalle geometrie chiuse dello spazio, è incastonata la parabola effimera di un uomo.

Effimera, perché tutto in questo spettacolo sembra dire che il viaggio dell’umano verte verso il nulla. Si avverte come l’eco di un vecchio racconto chassidico che narra di un povero, vestito di stracci, il quale compare davanti a un re: ha forse bisogno di chiedere cosa desidera o la sua stessa presenza non parla già da sé? Ed è così che Carlo Cecchi ci presenta il personaggio di Andreas Kartak. Come un uomo bisognoso, che vive la sua misera vita sotto i ponti di Parigi. Un giorno incontra la fortuna per poi perderla e ritrovarla in altri incontri. Negli amori, nelle amicizie del passato in un gioco continuo di meschino e miracoloso.

Con la sua caratterizzante voce roca e con un certo ironico distacco dalla vicenda – che non è cinismo, ma consapevolezza del fatto che si può guardare la vita senza precipitare nella malinconia – Carlo Cecchi conduce lo spettatore all’interno di una storia comune eppure straordinaria. Illumina di volta in volta passi dello scritto con la sua perfezione di abile narratore. È un po’ Andreas e un po’ sé stesso. Ma è anche in parte la voce di Joseph Roth, l’autore di questa novella autobiografica, giornalista e romanziere, costretto dalle leggi raziali a fuggire dalla Germania nella capitale francese dove morirà per complicazioni dovute al troppo bere.

Completa la messa in scena una colonna sonora che cita canti yiddish, vecchie canzoni popolari francesi e soprattutto omaggia, usando gli stessi brani di Stravinskij, il film di Ermanno Olmi tratto dal racconto, che valse al regista il Leone d’Oro a Venezia nel 1988.

data di pubblicazione:04/03/2025


Il nostro voto:

OSCAR 2025: una prevedibile sorpresa

OSCAR 2025: una prevedibile sorpresa

Anche il 2024 è stata Un’Ottima Annata per il Cinema, ormai definitivamente risorto dopo il trauma della pandemia e degli scioperi. Una stagione cinematografica ricca di prodotti di alto livello e quindi una lotta per gli Oscar tra le più combattute ed avvincenti degli ultimi anni. Ancora una volta si conferma che Hollywood e gli Oscar sono prevedibilmente imprevedibili. Gli Americani ragionano quasi sempre in modo diverso dagli Europei e sembrano continuare a preferire i film “meno impegnativi”, che fanno sognare e non urtano le varie sensibilità, rispetto ad altri più belli e impegnati. I voti dei 10mila membri dell’Academy non tengono conto né delle opinioni della Critica internazionale né degli apprezzamenti dei cinefili o del pubblico. Ancora una volta tutte le valutazioni tecniche, razionali o emotive, le illusioni o le aspettative del cuore sono state disattese. Quel che sembrava dovesse essere solo la consacrazione ufficiale con la più che attesa vittoria nelle categorie più importanti dei pluricandidati Emilia Pérez, The Brutalist e Wicked si è risolta invece nella prevedibile Sorpresa con il trionfo di Anora. Ben cinque premi significativi: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Montaggio e Miglior Attrice Protagonista a Mikey Madison. Quindi su tutti ha prevalso il giovane Cinema Indipendente di Sean Baker e l’estrosa e surreale favola americana della giovane sex-worker. Tutte le certezze raccolte nei mesi precedenti, quando sembrava che i giochi fossero fatti, sono svanite nelle ultime settimane allorché la corsa si è fatta più serrata. Uniche conferme, gli Oscar a Zoe Saldana, Kieran Culkin e Flow.

I front runner sono stati sottoposti ad un fuoco di fila di critiche e di sgambetti più o meno legittimi. Gli outsider si sono così fatti sempre più avanti, pronti al sorpasso. Emilia Pérez (13 nomination) è stato azzoppato con lo scandalo dei vecchi tweet razzisti di Karla Sofìa Gascòn. The Brutalist e Wicked (10 nomination ciascuno) non sono riusciti a mantenere il consenso che avrebbero meritato.

Intendiamoci, Anora è un film gradevole, fresco, giovanile e indubbiamente meritevole ma non certo paragonabile agli altri competitor. Cosa ci volete fare? Questa è l’America. Il cosiddetto “sogno americano” – quale che sia – per gli americani vince sempre. D’altronde, volenti o nolenti, viviamo nel momento di America first!

La 97° edizione degli Oscar ha così premiato nelle categorie principali:

Miglior Film: Anora                                                                         

Miglior Regia: Sean Baker – Anora         

Miglior Film Internazionale: I’m Still Here (Brasile)

Miglior Film d’Animazione: Flow

Miglior Attore Protagonista: Adrien Brody (The Brutalist)                                                               

Miglior Attrice Protagonista: Mikey Madison (Anora)

Miglior Attrice Non protagonista: Zoe Saldana (Emilia Pérez)

Miglior Attore Non protagonista: Kieran Culkin (A Real Pain)

data di pubblicazione:03/03/2025

FOLLEMENTE di Paolo Genovese, 2025

FOLLEMENTE di Paolo Genovese, 2025

Indovina chi viene a cena, stasera? FolleMente è il racconto di un primo appuntamento. Uno come tanti, forse. Con lui che si presenta alla porta tenendo in mano un mazzolin di fiori mentre lei prova l’outfit fino all’ultimo secondo utile. Sarà soltanto un’avventura? Ma soprattutto, si tratta davvero di un tȇte-à-tȇte?

Tutto accade in una sera. Sono un uomo e una donna (Edoardo Leo, Pilar Fogliati) in un interno. Fatto di mobili, divani, pareti. Con una piccola veranda “fantasmagorica”, che dà sulla strada. E che si cambia, all’occorrenza, in una sorta di lanterna magica. Quinte e palcoscenico raccolti in un unico luogo, qui prendono forma le emozioni che ciascuno di noi conosce bene o ricorda. Imbarazzo e ritrosia da “prima volta”, desiderio di aprirsi e paura di sbagliare (un solo pensiero può rovinare tutto!), pause di silenzio e rossori improvvisi. Una captatio benevolentiae in piena regola mira a conquistare la simpatia dello spettatore, ad estorcere tenerezza, persino. Sin dalle prime scene. Lui che inciampa ogni tre passi sulle tante suppellettili, nell’appartamento in penombra che “fa atmosfera”. Lei che “scivola” su quel lapsus impudico (ci sdraiamo a tavola? …l’ho detto veramente?!), per poi incepparsi in un singhiozzo molesto e pressoché infantile. Tutto ciò non può che far sorridere. Ma il sale – ed anche il pepe, direi – della storia è dato dalla presenza di altri otto personaggi, quattro per parte, icone delle identità maschili e femminili, con caratterizzazioni da manuale e qualche guizzo insolito. Impersonati da attori reali – brillanti negli interventi, credibili nella mimica e nelle battute – questi personaggi “altri” altro non sono che parti della mente, di lui e di lei. Tratti diversi, spesso contrastanti, di una stessa personalità. Impeccabile Rocco Papaleo nel ruolo del disilluso, sorprendente Maurizio Lastrico che quanto a soavità batte sul campo la “sognatrice” Vittoria Puccini. Semplicemente straordinaria Emanuela Fanelli, la simpatica seduttrice. E comunque bravi tutti.

In questo allegro carosello si avvicendano erotismo e romanticismo, voglia d’indipendenza e bisogno d’amore. Ma anche razionalità, prudenza e un pizzico di disincanto. Presenti sulla scena dall’inizio alla fine, questi “prodotti della fantasia” sono in realtà più veri di quanto non si possa credere. Fanno sorridere ma tengono viva l’attenzione, discutono e si scontrano tra loro ma rimangono lì, spostandosi di un pouf appena. Sono la famiglia – talora ingombrante – che avvolge e che scalda, sono gli amici che non ti abbandonano. Che stanno lì a smussare, sostenere, lavorare di dialettica, dare una mano.  E che risolvono alla fine ciò che da soli, in una coppia, forse non si potrebbe. Perché in due è bello, ma in tanti – tutti insieme appassionatamente – è meglio. Lo abbiamo detto davvero?!

data di pubblicazione:28/02/2025


Scopri con un click il nostro voto:

REACHER – serie tv Prime Video

REACHER – serie tv Prime Video

Terza stagione della serie tratta dai fortunati romanzi di Lee Child.  L’ex maggiore, Jack Reacher, solo Reacher per amici e nemici, è un ex militare dei servizi speciali, addestrato a pensare ed agire con assoluta determinazione. In questa occasione si trova coinvolto in un’operazione sotto copertura per scoprire chi c’è dietro un trafficante già di per sé pericoloso. Un ‘avventura che lo riporterà a rivivere i fantasmi di un passato inquieto.

Torna, dopo il successo dei primi due capitoli, il formidabile Reacher, campione di stazza e di ironia, in una nuova stagione all’insegna della forza dei suoi principi e dei suoi bicipiti.Nella prima stagione lo abbiamo visto muoversi in solitudine per tutti gli Stati Uniti, nella seconda era affiancato dalla sua vecchia squadra, ora viene riproposto nuovamente nella versione da eroe solitario, con tanto di T shirt e spazzolino , come sue uniche proprietà. Ovviamente, incontrerà nella sua peregrinazione nuovi personaggi, difenderà ragazzotti inermi e sposerà le cause più nobili, trovandosi sistematicamente nel posto sbagliato al momento sbagliato, forse ritrovando un antico nemico. A metà strada tra Schwarzenegger e Rambo, Alan Ritchson interpreta Reacher dall’alto del suo metro e novantotto, con occhi di ghiaccio, ma anche sufficiente ironia e carisma. Il personaggio si rivela dotato nei calcoli, nell’immediatezza delle situazioni, ma anche in materie umanistiche oltre che nelle arti marziali e belliche. La serie, decisamente Action, si compone di otto episodi, è basata sul romanzo di Lee Child La Vittima Designata e vede l’ex maggiore nell’impresa di salvare un informatore dell’Antidroga sotto copertura. Rispetto al romanzo da cui è tratto, l’adattamento è abbastanza fedele tranne per il particolare dell’eliminazione della madre del giovane salvato da Reacher, artificio che permette di enfatizzare maggiormente il rapporto e il conflitto generazionale fra il padre Zachary (apparente venditore di tappeti) e il ragazzo, cui il nostro eroe si affeziona dopo averlo salvato da un rapimento. Come sempre le location sono suggestive e realistiche, le avventure intense e coinvolgenti, i comprimari idonei nei rispettivi ruoli e la colonna sonora, ora country ora rock perfettamente calzante. Non guasta una certa attenzione ai risvolti psicologici di Reacher e compagni e compagne seppure è l’azione a farla da padrona, con effetti speciali che non fanno rimpiangere il primo adattamento cinematografico con Tom Cruise nel ruolo oggi di Ritchson. Al momento, non conosciamo né il finale né gli ulteriori sviluppi della vicenda, che comunque non riveleremmo, ma su Reacher III abbiamo la certezza di essere difronte ad un’ennesima ottima serie tv, ben fatta e ben diretta. I meriti vanno divisi fra Nick Santora, il creatore della serie, il vigoroso Alan Ritchson e naturalmente il romanziere Lee Child autore di ben 28 romanzi con Reacher protagonista.

data di pubblicazione:27/02/2025

NOI E LORO di Muriel e Delphine Coulin, 2025

NOI E LORO di Muriel e Delphine Coulin, 2025

Pierre (V. Lindon) è un ferroviere vedovo che cresce con affetto i suoi due figli. Il minore è studioso e responsabile, ammesso alla Sorbona sta per lasciare la provincia per Parigi. Il maggiore a 22 anni ancora non si è diplomato. Tra rassegnazione e rabbia è ancorato alle realtà locali. Appassionato di sport si avvicina a gruppi estremisti, ne assorbe le ideologie e…

Presentato a Venezia ‘24 il film delle sorelle Coulin ha visto giustamente premiato Lindon con la Coppa Volpi per l’Interpretazione Maschile. La sua sola presenza è già una garanzia di un cinema di alta qualità ed impegno. Noi e Loro affronta un soggetto delicato e di terribile attualità. Tramite il prisma di una famiglia ci racconta infatti di una crisi sociale e politica che attraversa tutta l’Europa e non solo. Gli effetti devastanti delle ideologie estremiste e razziste all’interno degli equilibri familiari e della Società in senso lato. Un’opera forte ed intelligente che fa proprio un argomento abrasivo trattandolo con efficacia e sobrietà. Un film essenziale che rappresenta con rigore i danni delle teorie che si insinuano nelle menti dei giovani. Con gli occhi di un padre accorato ma impotente assisteremo alla inarrestabile deriva di un figlio. Con lui vivremo la delusione per il tradimento dei valori familiari ancor più rilevante perché operato in un contesto sereno e di aperte vedute. Al centro di tutto è Lindon. Riempie le scene con la sua personalità, con il suo volto segnato e l’intensità con cui incarna questo genitore partecipe e protettivo.

Noi e Loro è un film di alta recitazione, sguardi, gesti, silenzi, parole. La cinepresa registra in primo piano i volti dei protagonisti per sondare le loro emozioni ed i moti del cuore. Un lavoro supportato da un’ottima e solida sceneggiatura e da dialoghi ben cesellati ed autentici. La messa in scena, le inquadrature e la fotografia contribuiscono a caratterizzare gli ambienti e le diverse situazioni con un delicato gioco di chiaroscuri e luci. Il ritmo è dinamico e la narrazione procede per ampie cesure temporali. Ogni sequenza di questo scontro padre/figlio come in una tragedia classica avvicina all’inevitabile. L’ingranaggio è palpabile e si resta incollati alla poltrona coinvolti emotivamente. Il film non esprime nessuna condanna, si limita ad esporre i personaggi nella loro umana fragilità e il succedersi dei fatti. Sarà lo spettatore a valutare in coscienza il messaggio ed il dramma di un quotidiano che potrebbe divenire di tutti. Al termine si resta in uno stato di inquietudine che fa riflettere e pensare all’amore indissolubile di questo padre.

data di pubblicazione:27/02/2025


Scopri con un click il nostro voto: