TORI E LOKITA di Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2022

Tori e Lokita vivono in un centro di accoglienza per migranti in Belgio. Si sono conosciuti su un barcone che dall’Africa li ha catapultati direttamente in Europa dove stanno cercando di crearsi un futuro lontano dagli orrori dei propri paesi d’origine. Pur non essendo parenti, dichiarano alle autorità di essere fratelli in modo tale che anche l’adolescente Lokita possa dimostrare di avere i requisiti necessari per ottenere un riconoscimento legale. Con questo obiettivo preciso saranno disposti a tutto, anche a collaborare con la malavita locale…

 

Con questo ultimo lavoro, recentemente premiato a Cannes, i fratelli Dardenne ancora una volta rivolgono il loro sensibile sguardo al sociale ed ancora una volta utilizzano l’innocenza dei giovani, costretti per necessità a confrontarsi con il mondo, sovente spietato, degli adulti. In questo film i due giovanissimi protagonisti, fuggiti dall’Africa, dovranno ricorrere a tutte le proprie risorse per cercare di convincere le autorità del Belgio a riconoscere il proprio stato sociale e permettere così di integrarsi legalmente nella vita del paese che li ospita. Tema tristemente di attualità, che riscontriamo ogni giorno sui notiziari e sui social, che ci riporta a quelle problematiche con cui ognuno di noi si trova a confrontarsi, anche se preferirebbe volgere a volte altrove la propria attenzione. Tori anagraficamente è un bambino ma ha già il carattere di un uomo fatto, che sa bene ciò che è necessario fare affinché anche Lokita possa ottenere lo status di rifugiata che le permetterà di trovare un lavoro dignitoso e vivere soprattutto nella legalità. I Dardenne mirano al cuore dello spettatore non per parlare di finzione, ma per darci uno spaccato di vita vera osservata dal punto di vista dei due giovani protagonisti, vittime di una società burocrata e ottusa, che mira alla forma e poco alla sostanza. Il loro cinema è fatto di persone vere e delle loro storie: non solo intrattenimento ma riflessione su ciò che è giusto per arrivare a costruire tutti insieme, migranti e non, un futuro migliore, senza pregiudizi e inutili conformismi. Ottima la scelta dei due attori non professionisti Pablo Schils che interpreta Tori e Joely Mbundu nella parte di Lokita, entrambi perfetti nei loro ruoli di vittime di un sistema corrotto che sfrutta la loro semplicità per il proprio tornaconto e per portare avanti affari disonesti. La loro “fratellanza” è reale anche se non di sangue: entrambi, dopo aver attraversato l’inferno, sono alla ricerca di una vita migliore che solo la spensieratezza della loro età acerba può ancora dare loro. Non casuale la scelta di quella canzone- filastrocca che tanti anni fa portò Angelo Branduardi a diventare famoso: alla fiera dell’est diventa il simbolo di ribellione alla schiavitù, il desiderio di liberarsi da ogni fanatismo, il grido disperato di chi vuole solo vivere e lavorare in pace. Ecco quindi che il messaggio dei Dardenne si traduce in una denuncia all’attuale sistema di immigrazione attuato attraverso gli occhi di chi desidera ancora illudersi di trovare in questo mondo la piena libertà e un’adeguata dignità.

data di pubblicazione:11/12/2022


Scopri con un click il nostro voto:

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ricerca per Autore:



Share This