da Daniele Poto | Feb 3, 2024
scritto da Paolo Hendel e Marco Vicari, con Paolo Hendel, regia di Gioele Dix
(Teatro Vittoria – Roma, 30 gennaio/4 febbraio 2024)
One man show con l’indefettibile inflessione toscana di un comico di provata resistenza che ha aggiornato il repertorio liberandosi del complesso berlusconiano (materia fervida per il genere). Così ora ironico-drammaticamente è il tema della morte a prendere il sopravvento. Ma senza pietismi e indulgenze per 70 minuti di tirate che somigliano a una chiacchierata tra amici con efficacissimo ed empatico bis.
Da over 70 Hendel si preoccupa del fine vita e, sfruttando lo stratagemma della visita in ospedale all’amico Filippo, si produce in una rivisitazione metafisica, che non è tristanzuola ma realistica. Fa ridere quando parla dell’homo erecuts e della temperatura percepita. Mancano le vampate passionali di un tempo ma l’affabulazione è diesel, conquista alla distanza. Con omaggi agli amici che ci sono (Gioele Dix, accomunato al protagonista dalle perlustrazioni prostatiche) a quelli che non ci sono più (Staino) ma che rimangono nel cuore. Platea dai capelli brizzolati ma estremamente partecipata. In fondo il tema che risuona è quello della nostra attuale fragilità, sballottati tra l’incerta temperie politica e il cambiamento climatico, sull’orlo della terza guerra mondiale, paventata per prima da quell’impossibile terrorista che Papa Francesco. En passant divagazioni su Salvini, Vannacci e il partito democratico, logiche strizzatine d’occhio all’attualità. E dunque alla fine il messaggio è incoraggiante: non facciamoci prendere dal panico e teniamo la barra dritta di fronte a qualunque possibile accidente. La risata è l’antidoto migliore e un gioviale sorriso è la fotografia di una possibile ritrovata serenità. Hendel è di casa nel Teatro di Testaccio: il parlare dell’ansia scaccia la paura in un rito atropopaico, come suggerisce il buon teatro. Che Dio ci mantenga in vita questa felice generazione di comici a cui appartengono i Paolo Rossi e i Claudio Bisio. Fuori dagli schemi e dal mainstream dello stand up comico.
data di pubblicazione:03/02/2024
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da Rossano Giuppa | Feb 1, 2024
Tre adolescenti britanniche vanno in vacanza a Creta per abbandonarsi a un divertimento senza limiti, tra alcool, locali notturni e nuove amicizie, alle prese con le prime esperienze sessuali. In quella che avrebbe dovuto essere la più bella vacanza della loro vita, scopriranno che sesso, valori e consapevolezza seguono percorsi più complessi di quanto immaginato.
Esce nelle sale distribuito da Teodora How To Have Sex, dopo aver vinto Un Certain Regard a Cannes 2023 ed essere stato presentato come evento d’apertura a Roma del festival Alice nella Città. Incredibilmente curato a livello visivo e con una colonna sonora veramente doc, l’esordio di Molly Manning Walker esplicita senza filtri e giudizi di merito l’universo dei giovanissimi raccontando come le prime esperienze sessuali vengono affrontate. La pellicola ha per protagonisti i giovani attori Mia McKenna-Bruce, Samuel Bottomley, Lara Peake, Shaun Thomas e le esordienti Enva Lewis e Laura Ambler diretti straordinariamente dalla regista ventinovenne londinese, diplomata alla National Film and Television School.
Ambientato in un villaggio vacanze a Malia, nell’isola di Creta, in un’estate segnata dall’attesa dei risultati degli esami, il film segue le vicende delle giovani Tara, Em e Skye. Bevono e ballano fino all’alba e di giorno bivaccano in piscina. Fanno presto amicizia con i vicini di stanza, l’inconcludente Badger, il furbo e ambiguo Paddy e la volubile lesbica Paige, ma intanto iniziano ad arrivare i risultati degli esami, che portano le ragazze a capire che presto le loro strade si divideranno.
Una serie di istantanee cariche di declinazioni e sfumature su come i ragazzi vivono l’essere adolescenti oggi: la modalità di stare al mondo, la libertà sessuale, la sovrapposizione del virtuale al reale, la fuga nell’alcool. E il sesso, quello tanto desiderato all’inizio, alla fine è banale, ridotto a uno dei tanti fattori della vacanza, senza turbamento né divertimento. Tutto è veloce e scontato ma resta quello che c’era prima e che si dovrà affrontare dopo: c’è da scalare il sentiero tortuoso e ripido che li dovrà portare nel mondo degli adulti.
data di pubblicazione:1/02/2024
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da Salvatore Cusimano | Gen 31, 2024
È un fine settimana di gennaio a Roma, quando un’anomala ondata di caldo si impossessa della città. Nell’arco di due giorni i nostri protagonisti vengono messi con le spalle al muro, costretti ad affrontare tutto quello che hanno abilmente evitato nelle loro vite.
Durante una calda estate romana, dove tutto si scioglie, si pone il seguente interrogativo: e se il mondo fosse così per sempre, caldo, giallo e secco? È questa la premessa fondamentale del film, dalla quale non si può certamente prescindere. In mezzo alla catastrofe per così dire ‘biblica’, una serie di peccatori intrecciano le loro storie ognuno con le proprie disfunzionalità e con la complicità di famiglie sgangherate. La pericolosa Gianna (Valeria Bruni Tedeschi) che persegue la pornostar Pupa (Valeria Golino) che le ha rubato il marito. Il sacerdote Bill (Danny Huston) e sua sorella giunta dall’America (Greta Scacchi) che hanno il compito di spargere le ceneri della madre al cimitero acattolico. L’alcolizzata Caterina (Alba Rohrwacher) che cerca di recuperare il rapporto col marito Riccardo (Riccardo Scamarcio) e il figlio Max. Ed infine Mila (Sofia Panizzi), figlia di Gianna, che alterna bulimia e assistenza all’anziana signora Maria Antonietta (Marisa Borini).
Te l’avevo detto parla di questo. I personaggi del film si confrontano con le proprie debolezze di una vita intera, che si tratti di cibo, sesso, droghe, religione o chirurgia plastica. Ma è arrivato il momento in cui non si può più scappare. Il cast del film è ben assortito, ma una menzione particolare va fatta per le due “Valerie” amiche nella vita e nemiche in quest’opera: i loro splendidi duetti sono pieni di comicità surreale, ma anche malinconica e cruda.
La scelta di ambientare il film a Roma possiede una sorta di solennità e universalità che è in sintonia con i temi del film. Scritto durante la pandemia, è un’opera che sicuramente dividerà. Il tutto accompagnato da una fotografia che rende perfettamente questo senso di oppressione, fino a far perdere i contorni e i riferimenti.
data di pubblicazione:31/01/2024
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da Antonio Iraci | Gen 31, 2024
Elly Conway è una giovane scrittrice di successo. I suoi romanzi di spionaggio hanno come protagonista l’agente segreto Argylle. Un giorno, insieme al suo inseparabile gatto Alfie, decide di andare a visitare la madre. Devono trovare insieme una soluzione più coinvolgente per il finale del suo ultimo libro. Sul treno farà conoscenza con Aiden, una spia vera che la salverà da criminali senza scrupoli pronti ad ucciderla…
Matthew Vaughn è un regista e sceneggiatore britannico che ama molto il genere spy-thriller. Questo film costituisce il primo capitolo di una nuova saga, da realizzare con Jason Fuchs che in Argylle ha curato il soggetto e la sceneggiatura. Il film è molto adrenalinico, con colpi di scena imprevedibili che lasciano lo spettatore un poco confuso da una trama coinvolgente, ma difficile da seguire. La protagonista Elly, con il suo gatto Alfie, entrano ed escono da un mondo reale che di fatto è speculare a quello descritto nei romanzi. Lei stessa, da scrittrice di best-seller, molto schiva e riservata nel privato, diventerà una spia a tutti gli effetti. Viene inoltre coinvolta in azioni spericolate dove l’agente Argylle è in missione per fronteggiare un manipolo di criminali. Al suo fianco Aidan, una spia anche lui, purtroppo allergico al pelo del gatto. Realtà e finzione si intrecciano e non è sempre facile farne una distinzione. La stessa protagonista è confusa perché ciò che scrive nei suoi romanzi si verifica regolarmente, diventando lei stessa il personaggio chiave della storia. Il film vanta un cast eccezionale, tra questi Bryce Dallas Howard nella parte della scrittrice, Sam Rockwell nella parte di Aidan. Rilevante è la presenza di Henry Cavill (Argylle) che potrebbe diventare il successore di Daniel Craig nel prossimo James Bond. Un plot spassoso anche per la presenza di scene volutamente eccessive che riescono a combinare azioni spietate con tratti di ironia pura. Da non dimenticare Alfie, interpretato da Chip, il gatto di proprietà della figlia del regista e della top model Claudia Schiffer, sua moglie. Si rimane in attesa del secondo capitolo di questa nuova trilogia a firma Vaughn, sempre con il gatto al seguito, ovviamente come protagonista.
data di pubblicazione:31/01/2024
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da Daniele Poto | Gen 29, 2024
scritto e diretto da Lucia Calamaro per e con Lucia Mascino, scene e luci di Lucio Diana, costumi Stefano Campini, produzione Marche Teatro
(Teatro Prati – Basilica – Roma, 25 gennaio/4 febbraio 2024)
Anche una scena ristretta a un solo interprete può irradiare uno spettacolo collettivo. Non un reading, non un’invettiva, non un monologo ma un fitto conversare tra sé e con il pubblico, attraverso l’essenziale scenografia e gli umori circostanti. Con la perfetta empatia delle due Lucie, Calamaro e Mascino.
La nuda riflessione di una scrittrice in crisi d‘identità alle prese con il complesso del foglio bianco si trasforma in una parabola esistenziale e in un’esercitazione sui temi della vita in una perfetta interazione con il pubblico chiamato a risposte retoriche e stregato a forza di pretenziose citazioni (Badiou, Deleuze). Smarrimento e impasse nel buco nero dell’astinenza creativa. Da cui è difficile uscire. Intellettualismo cerebrale e nevrotico della protagonista che si arrovella in cerca di ispirazione. I cinquanta minuti sono anche una critica ai circoletti letterari, al vuoto di un oggetto che era iconico e che ormai ruota su se stesso, il vituperato libro, l’irraggiungibile capolavoro. La recitazione della Mascino è ricca di sfumature, sottintesi, ammiccamenti, prese veloci e frenate tattiche. Meno efficace risulta la trasformazione vocale nel maschio, in quel caso la tensione si attenua Paolo ma è indubbio che il tener vita tanti personaggi sia esercizio di maestria. Le riflessioni spaziano anche sul luogo particolare del teatro, appunto una ex Basilica. Pubblico da tutto esaurito come fosse una prima, con Calamaro in ultima fila e Valerio Aprea in prima. La voce si sparge e sarà sempre sold out dopo la prima apparizione rodaggio al Teatro India di qualche stagione fa. La drammaturgia della Calamaro è una delle manifestazioni più interessanti dell’attuale vivacità del teatro italiano. Prova bisognosa di piccoli spazi e piccole platea per un possibile grande meritato successo.
data di pubblicazione:29/01/2024
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da Maria Letizia Panerai | Gen 29, 2024
“Lo sa cos’è la forza più grande dell’essere umano? La debolezza”. Maria Sole Tognazzi si cimenta nuovamente, dopo Viaggio sola e Io e lei, in un film tutto al femminile attingendo questa volta dal romanzo Per dieci minuti di Chiara Gamberale.
Bianca (Barbara Ronchi) viene lasciata dal marito dopo 18 anni di matrimonio. L’elemento sorpresa fa precipitare la donna in un profondo stato depressivo. Com’è potuto succedere che non si sia mai accorta dell’infelicità di Niccolò e del suo progressivo allontanamento? L’abbandono sembra essere la causa del suo stato e del suo tentato suicidio, ma le sedute con una psicologa comportamentale (Margherita Buy) fanno emergere un vuoto, una rottura interiore di tutt’altra natura. L’esercizio che la Dottoressa Braibanti propone a Bianca consiste nell’addentrarsi ogni giorno per 10 minuti in un territorio a lei sconosciuto, provando a cimentarsi in cose mai tentate prima abbandonando per quel tempo limitato la prudenza con cui ha da sempre maneggiato la sua vita. Da quel percorso terapeutico emergerà l’origine di quella crisi esistenziale che l’ha portata alla ricerca costante di protezione, anteponendo su tutto le proprie debolezze ed insicurezze.
Dieci minuti è una pellicola interessante e, rispetto al romanzo da cui è liberamente tratta, aggiunge alla ricerca della leggerezza elementi nuovi atti ad alleviare il dolore esistenziale della protagonista. Uno di questi è sicuramente Jasmine (Fotinì Peluso, bravissima), sorellastra di Bianca, coraggiosa e libera, l’emblema di ciò che ogni donna vorrebbe essere. Si potrebbe pensare ad un passaggio autobiografico inserito dalla regista, sicuramente vincente ai fini della narrazione. La sceneggiatura scritta a quattro mani con Francesca Archibugi tratta l’intera vicenda di Bianca in maniera apparentemente non consequenziale, conferendo all’intera pellicola un valore in più.
Le interpreti sono tutte molto brave e la Ronchi, dopo Fai bei sogni, torna a vestire un ruolo femminile estremamente drammatico, inserendo tuttavia in Bianca qua e là guizzi di goffa comicità.
data di pubblicazione:29/01/2024
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da Rossano Giuppa | Gen 27, 2024
È in arrivo nelle sale italiane il 29, 30 e 31 gennaio, il docu – film COVER STORY – 20 anni di Vanity Fair, diretto da Cosimo Alemà e scritto insieme a Matteo Menduni. Prodotto da Condé Nast ed Emma Film è il ritratto di 20 anni di giornalismo, di costume, di spettacolo e di cultura attraverso le copertine del settimanale Vanity Fair lanciato in Italia nel 2003.
“…le copertine sono chiavi che aprono il mondo” dice il direttore editoriale Simone Marchetti che così sintetizza anche il senso di un titolo di un film che narra i primi vent’anni di Vanity Fair, una delle testate giornalistiche più note al mondo. Ex direttori, collaboratori, opinionisti e giornalisti intervengono per raccontare i cambiamenti, le evoluzioni, gli errori, le battaglie perse e quelle vinte di un giornale che ha cambiato molte regole del mondo dell’informazione.
Accompagnano il racconto numerosi interventi dello staff editoriale e le immagini di backstage e di eventi organizzati dalla testata, mentre Marchetti incontra i personaggi che hanno associato il loro volto alla testata del mondo del cinema, della musica, della televisione e dell’intrattenimento insieme ai nuovi protagonisti del mondo digitale che appaiono nel film in interviste, contributi speciali e ricordi. Testimonianze importanti e toccanti quali quelle di Michela Murgia, Kasia Smutniak, Madonna, Pierpaolo Piccioli.
La struttura del documentario si sviluppa intorno ai valori che hanno caratterizzato la linea editoriale di Vanity Fair: l’emancipazione delle donne, la sostenibilità, l’impegno politico, le lotte progressiste, la passione per il cinema e il mondo dello spettacolo, l’inclusione. La colonna sonora originale porta la firma del compositore e produttore Dardust.
data di pubblicazione:27/01/2024
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da Rossano Giuppa | Gen 25, 2024
(Festival Equilibrio -Teatro Argentina – Roma,23/25 gennaio 2024)
Torna Equilibrio, il festival di danza contemporanea di Roma che presenta il meglio della coreografia internazionale e italiana con un primo appuntamento al Teatro Argentina, dal 23 al 25 gennaio, per l’ultima creazione della compagnia teatrale belga Peeping Tom. Una barca incagliata nel ghiaccio con un gruppo di naufraghi intrappolato in un paesaggio ostile e pericoloso. Sopravvivono solo guidati dalla natura, aspettando che il ghiaccio si sciolga per continuare il loro viaggio (foto di Olympe Tits)
Un titolo criptico, che identifica le coordinate geografiche di un’isola remota dell’Antartide, per l’ultimo lavoro di una tra le più visionarie e acclamate compagnie della scena internazionale. In un paesaggio artico, una barca a vela è prigioniera dei ghiacci e i membri dell’equipaggio cercano una via di sopravvivenza. All’improvviso, la performance diventa uno spettacolo nello spettacolo, perché emerge il confronto conflittuale tra artisti e regista, tra ruolo e realtà. Gli interpreti sono manipolati dal regista o sono loro a manipolare lui? E per quanto riguarda il pubblico? Alla fine, chi manipola chi?
In quest’opera c’è certamente l’attualissimo tema dei cambiamenti climatici ma anche lo smarrimento dell’artista, in cerca di una via d’uscita per ritrovare se stesso; c’è la metafora dell’uomo in crisi di valori, costretto a fare i conti col vissuto della propria vita, con insoddisfazioni e colpe. Il regista Franck Chartier, insieme a sei interpreti, crea un contesto complesso in cui movimento e teatro si fondono. La ricerca della verità e delle emozioni autentiche porta tutti a superare i propri limiti. Gli interpreti mettono a nudo le loro emozioni e le loro vite, ma lottano anche contro le sollecitazioni del regista ad andare ancora più in profondità.
Una performance visivamente impressionante che esplora le relazioni umane, le scelte del presente ed i fantasmi del passato, ma che celebra anche l’arte, ovvero il donarsi alla scena in qualità di performer e l’esaltazione del falso che viene rappresentato come reale.
Lavoro crudo, esilarante e commovente allo stesso tempo, apprezzatissimo.
data di pubblicazione:25/01/2024
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da Salvatore Cusimano | Gen 24, 2024
Fargo è quel tipo (unico) di serie in cui dopo le prime due stagioni c’è un salto di due anni, poi tre, e infine altri tre per arrivare alla quinta e per ora ultima stagione. Si ripropone anche in questa la stessa atmosfera fredda e piena di neve delle precedenti, ma non è mai la stessa storia e non ci sono mai gli stessi personaggi, cosicché ogni volta si può ripartire da zero senza necessariamente ricordare cosa è accaduto nella precedente.
Il regista, produttore e sceneggiatore Noah Hawley riporta il pubblico nell’America di Trump. Siamo in Minnesota e North Dakota ed è la volta di Roy, sceriffo patriarcale, abusatore e fondamentalista religioso interpretato da Jon Hamm, e la sua ex moglie Nadine (Juno Temple), nel frattempo diventata Dorothy, che era riuscita a sfuggirgli per un decennio, salvo poi essere ritrovata e ribraccata. L’argomento trattato, quello della violenza sulle donne calato sulla società americana provinciale, è costruito su di un personaggio femminile di grande furbizia, una “tigre”, come spesso definita dal misterioso sicario Ole Munch, altro personaggio degno di nota, enigmatico e disturbante, così come tutti i personaggi, alcuni attraenti e altri terrificanti.
I continui allontanamenti e avvicinamenti fra Roy e Nadine/Dorothy (con continui sfasamenti temporali) hanno modificato nel corso degli episodi la visione di alcuni personaggi. Si mantiene comunque sempre l’anima grottesca, con punte di umorismo nero, dell’originario e mitico film Fargo dei fratelli Coen, ma aumentando sempre di più il registro drammatico a volte splatter in particolare verso il finale della serie. Un po’ si viene riportati alle origini del lungometraggio originario, ma al tempo stesso viene compiuto un balzo in avanti, con l’inserimento di elementi nuovi, alcuni spirituali e mistici che, viste le circostanze e i protagonisti, non alterano il contesto. Se avete amato le passate stagioni, questa proprio non potete lasciarvela sfuggire.
data di pubblicazione:24/01/2024
da Daniele Poto | Gen 24, 2024
L’accoppiata Payne-Giamatti è garanzia di qualità. Se non rinverdirà i successi al botteghino di Sideways è comunque capace di licenziare un film non banale dai propositi dichiaratamente didattici rivelati dalla trasparenza del titolo in italiano. Nel ruolo di un insegnante sociopatico Giamatti è perfetto anche se a tratti esagera nelle compiaciute smorfie.
Storia di un’incomprensione generazionale che attraverso l’universo concentrazionario di un college digrada in una solida amicizia. Con la rinuncia sacrificale al posto di lavoro pur di salvare il ragazzo (bravissimo attore) di vivida intelligenza proiettato verso un ottimo futuro. Si respira aria di provincia americana, a tratti mefitica, irrorata dalla spontaneità giovanile di tanti ragazzi in sboccio ormonale. La pellicola è ambientata nel 1970 e si percepisce aria di Vietnam per il precipuo influsso del figlio perduto in guerra dalla cuoca factotum, segnalata per la parte come possibile migliore attrice non protagonista per gli Oscar 204. La retrodatazione cinquantennale regala un profumo di Old fashioned con il delizioso ritratto di una società puritana e un po’ bigotta dove l’arcigno professore potrebbe anche prendere spunto dal professore storico interpretato da Robin Williams o, in letteratura dallo Stoner di John Williams. In definitiva un insegnante a cui non riesce nulla nella vita di tutti i giorni, sul versante amoroso come su quello delle relazioni ma che alla fine si pone e si sintonizza con la realtà con un gesto quasi eroico che lo porterà a una nuova visione del proprio futuro. Piccolo film di charme dai contenuti non roboanti ma dal solito intreccio, legato da una salda sceneggiatura. Film on the road nella lunga parentesi a Boston dove finalmente le tensioni si sciolgono e si stabilisce una rinnovata e fresca intesa tra professore e discepolo.
data di pubblicazione:24/01/2024
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