“Mia madre dice che lei è una senza tetto, è vero? No, non sono una senza tetto, sono senza casa. Non è la stessa cosa…”. Fern, dopo la morte del marito minatore e lo svuotamento di Empire, la piccola cittadina mineraria dove vivevano, decide di vendere tutto e di condurre una vita da nomade attraverso l’America, a bordo del suo van che ha personalizzato come fosse una casa. Il viaggio le servirà per capire che i ricordi non si coltivano solo restando nei posti dove si è stati felici, o circondandosi degli oggetti di una vita ai quali sovente siamo morbosamente attaccati, ma si possono “ritrovare” altrove, soprattutto nelle persone che si incontrano lungo il proprio cammino.

Complice la riapertura delle sale cinematografiche, Nomadland rappresenta a tutto tondo il film per “ricominciare a vivere”, un’esortazione a farlo in modo non convenzionale, a contatto con la natura, in maniera semplice, senza necessariamente ricorrere ai dettami della società tradizionale. La pellicola è un vero e proprio inno alla vita, seppur intrisa di momenti di profonda drammaticità: mai come oggi il suo messaggio è roboante, dopo che un virus è bastato a far crollare i sistemi del mondo intero.

Chloé Zhao, Oscar 2021 per la miglior regia e per il miglior film, già Leone d’oro 2020, sceneggiatrice, montatrice e coproduttrice del film assieme a Frances McDormand, ha soli 39 anni ed è una donna, cinese, che ha saputo dirigere una storia molto “americana”, ma universalmente comprensibile, che parla della ricerca della propria indipendenza. Fern, ruolo che è valso l’Oscar come miglior attrice a Frances McDormand, ri-trova il senso della vita abbandonando la casa, dove aveva vissuto una vita felice con il marito, e spostandosi da un posto ad un altro senza paura della solitudine, facendo lavori spesso stagionali e partecipando, inizialmente con diffidenza, ai raduni tra nomadi, persone che hanno perso tutto e che non sempre hanno scelto di vivere così. Nelle loro storie Fern scopre tanta umanità, tanta sofferenza e tanta voglia di ricominciare, ma anche tanto coraggio nel non farsi sopraffare dal dolore e dalla paura. Lei ha scelto di avere al posto di una casa il tetto del suo furgone sulla testa e sente che la sua vita può continuare anche da lì.

Nomadland non è la solita storia di rinascita attraverso un viaggio on the road, è molto di più, perché si sforza di dare il giusto peso ad ogni cosa, ad ogni gesto, con uno stile asciutto senza retorica e senza lacrime, ma con realismo, con un profondo, sano, realismo. “Una delle cose che amo di più di questa vita è che non c’è un addio definitivo. Ho conosciuto centinaia di persone qui, ed io non dico mai addio per sempre, dico solo: ci vediamo lungo la strada…”. Dobbiamo dunque continuare a viaggiare, perché la vita è movimento, in un mix perfetto di socialità e solitudine.

data di pubblicazione:29/04/2021


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