I RUSSI SONO MATTI di Paolo Nori – Utet, 2020

Non inganni il titolo di un libro che può avere difetti di ripetitività ma certo non annoia. Paolo Nori è illustre e spiritoso traduttore dal russo e il riferimento ai matti sottintende ammirazione per un popolo e una letteratura fuori dalle consuete rotte continentali e che in Italia si sofferma sui classici ma trascura quanto di vitale è stato trasmesso dalle generazioni del dopo Solgenitsin. Il testo si presenta con un sottotitolo da antologia (Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991) ma in realtà è un bizzarro susseguirsi di liberi interventi su autori celeberrimi con Gogol, Tolstoi, Goncarov. Dunque quasi un’opera didattica ma condita dal marchio dell’eccentricità oltre che della competenza. Nori è consapevole di svolgere opera provocatoria ma al fianco dei famosi introduce figure decisamente meno note come Erofeev, la cui psichedelica romanzesca si sviluppava sotto gli effetti della vodka, la droga dei poveri o Slovskyij, uno dei padri dello strutturalismo con la rappresentazione della sua interessante teoria per cui la letteratura è un misto di straniamento della realtà e di complicazione della forma, considerati in combinazione binaria la ricetta perfetta del romanzo. Si può fare divulgazione intelligente e stimolante e questo libro né è un preclaro esempio. Due arricchimenti aggiungono fascino alla proposta. Nella parte centrale con la suggestione del bianco e nero campeggiano fotografie storiche dei grandi della letteratura storica: ampie barbe, maestosità, amicizie intrecciate. E il volume si conclude con una sorta di ricognizione sugli accenti giusti con cui declinare i cognome dei componenti del Gotha, suggerimento a uso e costume dei meno provveduti in fatto di lingue dell’est. Le riflessioni sull’arte e sulla professione di scrittore evadono pretestuosa mente dal confine russo anche se il timbro di personaggi come Oblomov o Raskolnikov strega un lettore disposti a farsi rapire dal mood russo/sovietico. Qui scopriremo cosa sia il samizdat e anche perché molti dei grandi hanno trovato fortuna e riconoscimento all’estero.

data di pubblicazione:03/05/2021

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