”… Poco più di 40 anni fa, di questi giorni, il 29 Aprile 1980, moriva uno dei massimi autori della storia del Cinema, Alfred Hitchcock colui che ha saputo coniugare quello che usualmente si chiama Cinema d’Autore con il successo commerciale, la ricerca e la sperimentazione stilistica con la riconoscibilità rassicurante del cinema di genere, l’angoscia con l’umorismo …”.

L’uomo è morto, ma non certo l’Autore perché i suoi film non hanno mai smesso di circolare e di appassionare nuove generazioni di spettatori, sfidando l’usura del tempo ed il cambiamento dei gusti. Hitchcock era e resta tutt’ora il cineasta più accessibile a tutti i tipi di pubblico per la chiarezza, la cura, la semplicità del suo lavoro, ma, al tempo stesso, era e resta l’Autore tra i migliori capace di entrare nella psicologia dei suoi personaggi e, soprattutto, capace di creare un nuovo tipo di protagoniste femminili dalla personalità affascinante e complessa. Donne giovani, eleganti e belle: di una bellezza algida e senza tempo. Tutte bionde! (“bionde dentro” diceva lo stesso Hitchcock), esteriormente fredde e tutte soggetto di identificazione dello spettatore piuttosto che oggetto di desiderio! Un ideale femminile di gran fascino e carisma in cui però l’enigmaticità prevale sempre sul sex appeal.

Eppure è solo dopo la sua morte e dopo l’uscita nel 1985 (nella versione definitiva) della splendida intervista che Truffaut gli aveva fatto nel 1962, è solo allora, sull’onda del punto di vista degli autori della Nouvelle Vague, che il giudizio e lo sguardo della Critica e degli studiosi di cinema cambia definitivamente e si scopre ovunque il grande Genio ed il grande Maestro. “… un artista del brivido che ci ha fatto condividere le proprie ossessioni, aiutandoci così a meglio conoscerci, cosa che costituisce il fine fondamentale di qualsiasi opera d’arte …” scriveva Truffaut.

Solo che … mentre Truffaut amava le donne, Hitchcock forse non ha mai cessato di averne paura !!

Dalla tanto imitata e mai eguagliata intervista di Truffaut è passato tempo ed infiniti sono stati i saggi sul nostro regista, eppure il libro di Tronnolone è un piccolo gioiello tanto per i cinefili quanto per i semplici curiosi. E’ evidente la fascinazione e l’ammirazione dell’autore verso il regista ed anche la profonda conoscenza della sua vita e dei suoi lavori. Un libro scritto con prosa chiara e coinvolgente e con un tocco di humour in cui ci si diverte a leggere i retroscena della nascita di alcuni capolavori, le vicende del casting, i rapporti di Hitchcock con gli attori e soprattutto con le “sue” attrici: le “sue” muse ispiratrici che amava come solo un Pigmalione può amare ciò che ha faticato a plasmare. Seguiamo così in 24 capitoli dedicati ad altrettanti film ed alle figure prevalentemente femminili che compongono l’universo del regista, l’evoluzione del lavoro di Hitchcock e l’evoluzione del rapporto dell’uomo e dell’autore con le “sue” donne, le bionde glaciali, le loro scoperte e perdite, ed in parallelo anche l’evoluzione del Cinema, i progressi tecnici, le innovazione nelle riprese, il suo “metodo” di dirigere gli attori, la capacità di creare la suspense, l’elaborazione delle splendide sceneggiature, i trucchi. Il tutto in modo divertente, con dovizia di aneddoti saporosi, riflessioni e notizie una più gustosa dell’altra, ed in modo appassionante grazie proprio alla passione ed alla competenza che irradia tutta l’opera fino alla fine.

Al termine non ci resta che un solo desiderio: tornare a rivedere alcuni film avendo in testa i nuovi fatti che li riguardano. Un piacere nuovo ed ancora più sottile, una consapevolezza che ci consente di leggere, notare e godere in modo diverso i film e, più in particolare, il senso della scelta del cast femminile, la ricerca della donna ideale, dell’attrice ideale, e di comprendere il trauma della perdita di questa donna/attrice … Ingrid Bergman … Un sogno trovato e perduto !!…

Un libro originale ed accattivante, godibilissimo e da gustare.

data di pubblicazione:26/04/2021

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