THE CAGE NELLA GABBIA di Massimiliano Zanin, 2024

THE CAGE NELLA GABBIA di Massimiliano Zanin, 2024

Nelle sale The Cage – Nella Gabbia il nuovo film di Massimiliano Zanin presentato ad Alice nella città, nella sezione Panorama Italia, ambientato nel mondo de l’MMA, ovvero le arti marziali miste. La protagonista è Giulia (Aurora Giovinazzo), che dopo aver vissuto un evento traumatico, la perdita di un figlio ancora in grembo sul ring ed aver abbandonato i sogni di gloria, decide di uscire dal circolo vizioso in cui è bloccata e di tornare nella gabbia di MMA. Rischia di mettere a repentaglio la sua relazione e la sua stessa vita, ma la passione verso quel mondo e quella disciplina è più grande di qualsiasi altra cosa.

 

Giulia, un tempo promessa dell’MMA femminile lavora insieme al fidanzato Alessandro (Brando Pacitto) in uno zoo, con un desiderio recondito di tornare sul ring e prendersi la rivincita contro Beauty Killer (Desirèe Popper), l’atleta che l’aveva portata ad abbandonare il mondo degli incontri delle Mixed Martial Arts.

La sua nuova allenatrice, Serena (Valeria Solarino), la sostiene e la incoraggia e grazie a lei Giulia riuscirà ad affrontare i suoi timori e a uscire da quella gabbia, dentro la quale rischia di restar chiusa per sempre. Ma c’è sempre la classica goccia che fa traboccare il vaso, facendo trovare a Giulia trova il coraggio di ribellarsi.

La gabbia è la nostra società contemporanea, popolata da individui appaiono sempre più condizionati e limitati, inconsapevoli del valore della libertà del pensiero e dell’agire. La protagonista combatte contro principi e pregiudizi della comunità religiosa nella quale è stata accolta, combatte contro l’idea insistita ed opprimente del fidanzato di trasformare il piccolo zoo a conduzione familiare in un grande business; contro quella convivenza che la imprigiona in una storia che non sente più sua. Realizzare se stessa combattendo a mani nude in una gabbia vera e propria è la strada che Giulia troverà per affermare con grande determinazione la propria identità.

Straordinaria l’interpretazione di Aurora Giovinazzo. Nonostante la giovane età e la corporatura minuta, l’attrice ha lavorato fisicamente e mentalmente su fisico e postura, trasformandosi in un’autentica lottatrice. A cadenzare il ritmo racconto filmico ci sono poi le bellissime musiche originali del cantautore Motta.

data di pubblicazione:25/02/2024


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LA ZONA D’INTERESSE di Jonathan Glazer, 2024

LA ZONA D’INTERESSE di Jonathan Glazer, 2024

Rudolf Hoess, comandante supremo di Auschwitz, vive insieme alla moglie Hedwig e ai suoi cinque figli in una bella villa, adiacente al muro che delimita il campo di concentramento. Mentre lui affronta con consapevolezza e grande senso di responsabilità l’incarico affidatogli, gli altri sembrano invece ignorare la tragedia che si sta perpetuando a pochi metri dalla loro casa, conducendo una vita sociale normale, spensierata e oltremodo agiata…

 

The Zone of Interest diretto dal regista britannico Jonathan Glazer, che ne ha curato anche la sceneggiatura, è tratto dall’omonimo romanzo di Martin Amis ed è stato presentato per la prima volta in concorso al Festival di Cannes 2023 dove ha ottenuto il Grand Prix Speciale della Giuria. Riconoscimento questo più che meritato per la singolare modalità delle riprese attraverso le quali il regista affronta un tema, quello appunto dell’olocausto, in maniera del tutto originale senza rendere direttamente visiva la tragedia in atto. La telecamera non entra mai nel campo di concentramento ma rimane al di qua del muro, in una zona che circonda il lager definita “di interesse”, e ci fa vivere gli orrori dello sterminio solo da lontano. Il fumo dell’arrivo costante dei treni, che trasportano masse di ebrei destinati a un programmato e sistematico sterminio, si intravede in lontananza e dal sottofondo si percepiscono rumori indistinti di armi da fuoco e le urla di disperazione di chi viene avviato a morte certa. I colori dei fiori ben curati in giardino, le tavole ben imbandite con ogni prelibatezza sono funzionali a evidenziare quanto di più cupo viene vissuto al di là di quel muro, in un sottile ma invalicabile confine tra paradiso ed inferno. Solo le ceneri provenienti dai forni crematori, in funzione giorno e notte, sembrano non rispettare questi divieti di contaminazione imposti dalla logica perversa del nazismo: invadono come possono l’aria, l’acqua dei fiumi e persino il giardino degli Hoess. Glazer presenta allo spettatore un film ridotto all’essenziale, ma lo fa nella maniera corretta e più incisiva perché non porta dentro il campo ma rende partecipi di tutto attraverso i suoni angoscianti che scuotono lo spettatore sin dai primi momenti di proiezione. I fatti più o meno sono noti a tutti, anche le giovani generazioni sono oramai sensibilizzate sull’argomento, ma questo film aggiunge qualcosa di nuovo, di radicalmente diverso all’immaginazione, va diretto a colpire la sensibilità per ricordare quelle atrocità rimaste indelebili nella storia. Ottima l’interpretazione del cast tra cui spicca quella di Christian Friedel, nel ruolo del comandante. Sorprendente la fotografia di Lukasz Zal, a volte velata e dai toni grigi, a volte piena di colori dirompenti. Tutto è poi illuminato da una luce fredda ed accecante.

data di pubblicazione:24/02/2024


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ERODIADE di Giovanni Testori

ERODIADE di Giovanni Testori

con Francesca Benedetti, regia di Marco Carniti, assistente alla regia Francesco Lonano, musiche di David Barittoni

(Teatro Basilica – Roma, 21 febbraio 2024)

Serata unica al teatro Basilica per Erodiade di Giovanni Testori. Nella lunga scia degli eventi di celebrazione per i cento anni dalla nascita dell’autore milanese, Francesca Benedetti porta in scena uno dei personaggi più potenti del teatro testoriano. La regina divorata da un amore impossibile per il profeta Giovanni Battista, di cui arriva a chiedere la testa.

 

Avanza lentamente dal fondo del teatro Francesca Benedetti. Prima ancora di vedere la sua figura di regina si ode la sua voce, vera protagonista di questa nuova messa in scena dell’ Erodiade di Giovanni Testori. È una voce del passato, profonda e scura, piena di graffi e cicatrici, resa ancora più suggestiva dalla straordinaria architettura di mattoni romani del teatro Basilica. Un’antologia di suoni che il tempo non ha dissipato, bensì amplificato. Parla una lingua sconosciuta, inventata, appartenuta a una delle tante Erodiadi venute fuori dalla mente creativa dello scrittore di Novate. È la lingua di quella Erodiàs apparsa nell’ultima trilogia teatrale scritta poco prima della morte del drammaturgo.

Per uno strano errore, che aggiunge particolare significato all’evento, sul biglietto di ingresso è scritto Erodiadi, al plurale. E di molti Erodiadi si deve parlare ascoltando il testo riadattato da Marco Carniti per una delle attrici che sono la storia del teatro italiano. E di quello testoriano in particolare. Memorabile è l’interpretazione della Benedetti nel ruolo de la Ledi nella primissima edizione del Macbetto al Salone Pier Lombardo di Milano – oggi teatro Franco Parenti – nel 1974. L’attrice e lo scrittore erano legati da una profonda amicizia, testimoniata anche negli scatti (rintracciabili nel web) di Carla Cerati.

Il dramma di Erodiade è destinato quindi a essere rimaneggiato nel tempo e nelle epoche che si susseguono. Questa versione non è esente dalla riscrittura. Il testo è un compendio delle edizioni precedenti, riprese e frantumate, arricchite di nuove immagini. Spetasciate, per usare un termine testoriano. Scucito e ricucito con il filo della voce di Francesca Benedetti, che poi un filo non è.

Ritorna il trono della prima versione del 1969, scomparso nella storica messa in scena del 1983, per la regia dello stesso Testori con protagonista Adriana Innocenti. Un trono ammantato di rosso, chiaro richiamo al sangue versato per l’atto della decollazione del Battista. Rosso è anche l’abito dell’eroina tragica, che rivendica con forza il suo potere di donna e di regina, seduta in atteggiamento imperante, ancora vagamente sensuale. Osserva con gli occhi sbarrati, testimoni di un incubo interiore, il bacile che raccoglie i brandelli filamentosi della testa del profeta. Proprio questa è l’altra protagonista del racconto. Alle spalle dell’attrice appaiono proiettati i disegni delle teste del Battista che l’autore, anche pittore, realizzò nel 1969 durante la prima stesura del dramma. Diventano materiale drammaturgico, la cui sequenza scandisce i tempi della narrazione, fungendo da deuteragonista all’eroina sola sulla scena.

Nello svolgersi della tragedia, Erodiade arriva nell’aldilà, carica del peso del suo dramma umano. Il dolore che vive è cosa vera, non recitata. Non ci sono cieli o dèi ad accogliere la sua ombra, ma solo il niente e la bestemmia dell’indifferenza umana. La prigione vuota – come disse Carlo Bo – della nostra orrenda insensibilità.

data di pubblicazione:24/02/2024


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IL CAPPELLO DI CARTA di Gianni Clementi, regia di Michele La Ginestra

IL CAPPELLO DI CARTA di Gianni Clementi, regia di Michele La Ginestra

con Sergio Zecca, Francesca Baragli, Alessio Chiodini, Michele Enrico Montesano, Ilaria Nestovito, Maria Teresa Psscale, Tiko Rossi Vairo

(Teatro Sette – Roma, 30 gennaio/25 febbraio)

Riproposizione di un evergreen di Gianni Clementi con il focus su un episodio ancora ben vivo nella memoria collettiva. Il bombardamento su San Lorenzo è il flash sulla Roma che sta per uscire dalla guerra ma che vive, di stenti, di promiscuità, di una solidarietà che forse non sarà mai più ritrovata.

Un piccolo miracolo in un epicentro di Roma che compendia tre teatri. 25 giorni di tutto esaurito per il perfetto commovente ensemble di sette attori che documentano i nefasti della guerra, un tragico ammonimento sempre valido. Combatte la fame e la miseria la famiglia di un muratore che si trova ad accollarsi un nonno anziano, una zia zitella, un figlio sfaticato e l’aggregato supplementare di un fidanzato che ripete come un ossessione il refrain “e compagni cantando” Dinamiche familiari problematiche, acuite dall’improvvisa fuga del nonno che al cimitero del Verano va a cercare un dialogo impossibile con la consorte defunta. E si perde, vaga nella città per 40 ore. Quando si ripresenta sembra la liberazione da tutti i crucci. Ma in realtà è il prologo a un altro ritrovamento. Di un bambino ebreo in fasce consegnato quasi al volo da una famiglia deportata dai tedeschi al Portico d’Ottavia. Il grande cuore di Roma accoglie la new entry a cui si sforza di dare un nome. E quando l’ha trovato, come omaggio al nonno, l’anziano familiare si spegne. Dunque un messaggio simbolico di trasmissione generazionale e di accoglienza inclusiva. Ma in mezzo le battute comiche funzionano perché il dialetto romanesco è funzionale alla trama e anche il turpiloquio, come dire, è usato efficacemente a fin di bene senza intenti di facile presa. Testo che non tramonta di un autore prolifico che non ha smesso di stupirci e che è contemporaneamente presente su altre piazze teatrali.

data di pubblicazione:23/02/2024


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STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE di Antonella Ottai e Bruno Maccallini

STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE di Antonella Ottai e Bruno Maccallini

liberamente tratto dalle opere di Fritz Grunbaum, voce, corno e chitarra di Livia Cangialosi, musiche originali del maestro Pino Cangialosi, elementi di scena di Damiano Quaranta, luci di Giacomo Corsi, organizzazione Enrico Porcaro

(Auditorium Goethe Institut – Roma, serata unica e speciale 22 febbraio 2024, poi in tournèe)

Interessante recupero di un repertorio poco noto da parte di cultori della materia giusta e nella sede più azzeccata, in casa dell’Istituto di cultura tedesca intitolato a Goethe.

Grunbaum, attraverso lo strumento del doppio, sdogana l’umorismo ebraico in uno spettacolo di recupero non residuale, davvero raro per la scena italiana per una proposta che non può prescindere dalla musica. Una satira caustica nello stile di Karl Kraus per enunciare dettati di eminenti pensatori come Sigmund Freud o Albert Einstein, tra i più celebri dottrinari del Novecento. La scena restituisce un’aura di un universo che comprende il teatro della Repubblica di Weimar, il Bertolt Brecht che verrà, la fascinazione di Kurt Weill e del cabaret tedesco, esportato dalla voce di Ute Lemper. Risate liberatorie e quasi profetiche rispetto al mondo crudele che si sta per manifestare. Il titolo allude esplicitamente all’alter ego. La barbarie è in agguato ma non ancora pienamente manifestata. Eppure la vivacità artistica di questo milieu è indubitabile e ci fa rivisitare un secolo e un mood che più non ci appartiene, resuscitato dalla memoria e con stile non museale. Il distacco e la presa di distanza dall’io consente un’analisi feroce e spassionata sui mali del mondo. La Società per Attori produttrice completerà con un ulteriore spettacolo la panoramica sul periodo. Questo tipo di scena ci fa capire anche l’evoluzione del genere del cabaret, oggi in Italia superato dalla Stand Up Comedy. La visione non è nostalgia non è solo didattica ma esercizio di storia e di perfetto abbinamento con l’accompagnamento musicale che a volte prende il sopravvento.

data di pubblicazione:23/02/2024


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TRUE DETECTIVE 4 – Night Country su Sky Atlantic

TRUE DETECTIVE 4 – Night Country su Sky Atlantic

La serie, ambientata durante le interminabili notti invernali dell’Alaska, è incentrata su due poliziotte, Liz Danvers e Evangeline Navarro interpretate da Jodie Foster e dalla ex pugile Kali Reis, che indagano su un caso irrisolto: il ritrovamento di un’equipe di scienziati, congelati nel ghiaccio. La storia si svolge in una stazione di ricerca artica dove ci sono corpi contorti e si percepiscono grida e presenze oscure.

A guardar bene, c’è un filo logico con le serie precedenti, con vari tragedie multifamiliari, così come l’elemento mistico mai davvero approfondito; per non parlare della cultura del popolo indigeno, con le sue tradizioni e storie. A ciò si aggiunge il tema della generazione ribelle ambientalista, rappresentato da Leah, figliastra di Liz Danvers. Anche il forte senso di identità del popolo locale, l’imperialismo, la causa femminista, la corruzione, i grandi centri di ricerca farmaceutica e le loro allarmanti trame fanno parte di questa sceneggiatura, in cui la produttrice/autrice López ha voluto unire i tratti di un’intera epoca – quella contemporanea – una sorta di ‘pot pourri’ che per alcuni potrebbe rilevarsi stancante.

La cosa più importante di True Detective è il luogo in cui è ambientato, che trasmette brividi in ogni scena; a seguire sicuramente c’è la chimica che si crea tra i due detective principali e il modo in cui si confrontano l’uno con l’altra. In effetti si percepisce un ritorno agli sviluppi della prima serie, in cui i due detective erano totalmente complementari e l’alchimia fra loro si respirava in ogni episodio. Ma restiamo comunque lontani dal senso di stupore avuto dopo la visione della prima serie di ormai 10 anni fa, dove l’originalità e la bravura di Matthew McConaughey e Woody Harrelson lasciarono il pubblico senza fiato.

Il pregio resta comunque, anche in questa quarta serie, nel tenere attaccato lo spettatore sino all’ultimo episodio, dove tutti i nodi verranno al pettine.

data di pubblicazione:21/02/2024

L’ALBERGO DEI POVERI regia di Massimo Popolizio

L’ALBERGO DEI POVERI regia di Massimo Popolizio

(Teatro Argentina – Roma, 9 febbraio/3 marzo, 2024)

Massimo Popolizio porta in scena al Teatro Argentina di Roma, dal 9 febbraio al 3 marzo, L’Albergo dei poveri, dramma corale con sedici attori sul palco, tratto da un testo di Maksim Gor’kij del 1902 con riduzione teatrale a cura di Emanuele Trevi, già presentato da Strehler al Piccolo di Milano nel 1947. Un dormitorio che è un girone dantesco in cui convivono tra disperazione e povertà un nobile decaduto, un ladro, un attore, un principe, una giovane in fin di vita, una ragazza incantata dall’unico libro che possiede, una prostituta e l’avida moglie del padrone (foto di Claudia Pajewski).

L’albergo dei poveri è una chiara denuncia sociale sul triste destino di una fetta dell’umanità, emarginati ed alcolizzati che condividono uno spazio rifugio tentando di non soccombere alla disperazione e all’indolenza. Alcuni tentano disperatamente di uscirne, altri si arrendono; le relazioni fra di loro sono difficili, scoppiano costantemente dispute e litigi. Una coralità amara fatta anche di comicità e riflessioni. Ogni personaggio ha una storia intensa e drammatica sulle spalle e la vodka, vero filo conduttore del dramma, permette a tutti di uscire dagli schemi, in chiave certamente più esasperata ma anche più vera.

Un testo di grande impatto visionario che analizza in profondità l’animo umano, offrendo al contempo una riflessione attuale su difficoltà ed ingiustizie decisamente presenti nella nostra società.

Straordinari e intensi sono tutti gli attori grazie al complesso lavoro del regista Massimo Popolizio (presente in scena anche i panni di un pellegrino) che permette di seguire le evoluzioni delle situazioni e la narrazione dai diversi punti di vista dei personaggi. Un palcoscenico vivo e pulsante grazie anche all’imponente scenografia di Marco Rossi ed ai costumi di Gianluca Sbicca che raccontano lo spettro di esperienze umane, dagli homeless, agli abiti di preghiera musulmani, alle divise di chi comanda. Uno spettacolo complesso e completo accolto con entusiasmo e partecipazione.

data di pubblicazione:19/02/2024


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QUASI AMICI, adattamento e regia di Aberto Ferrari

QUASI AMICI, adattamento e regia di Aberto Ferrari

tratto dal film Intouchables di Eric Toledano e Olivier Nakache, con Massimo Ghini, Paolo Ruffini, Claudia Campolongo, Leonardo Ghini, Gianmarco Trulli, Giulia Sessich, Diego Sebastiani, Sebastian Misasi, scene di Roberto Crea, costumi di Stefano Giovani, disegno e luci di Pietro Sperduti, musiche di Roberto Binetti. Produzione Enti Teatro

(Teatro Il Parioli -Roma, 15/18 febbraio 2024)

In arte nulla si crea e nulla si distrugge. Così da una storia vera portata al cinema in Francia rielaborata in Italia nasce un terzo filone, questa volta teatrale. Nonostante il difetto d’inventiva il risultato è scoppiettante lungo due ore e trenta ricche di sorprese.

Si potrebbe pensare a uno spettacolo inverato sulle risorse della strana coppia Ghini-Ruffini ma se il secondo è un’autentica rivelazione fuori dai panni abituali è l’investimento di scena che stupisce, quasi strabilia. Perché la piece esce dai limiti del duetto e si affida a una storia corale dove entrano disabilità, emarginazione, amore, sesso, divagazioni esistenziali tanto che a un certo punto quasi ci si perde in una parentesi aperta e allungata indefinitamente prima di essere chiusa. Operazione riuscita nel viraggio all’italiana, anzi al 50% in Toscana, terra di umorismo fecondo (Benigni, Hendel, Monni), vista l’inflessione marcata di Ruffini Alla fine il riassunto di tutti questi variegati incroci è una summa sull’amicizia. Un’attrazione che supera classi sociali e cultura diverse, milieu all’opposto ma che si incontrano sul piano delle emozioni e delle necessità. Una ventata di ottimismo in tempi difficili. Prima di chiamarsi Teatro Costanzo il Parioli aggiunge un’altra piccola gemma al proprio curriculum per una proposta che meriterebbe indubbiamente più giorni di programmazione sulla piazza di Roma. Bravi anche i comprimari e in particolari i personaggi femminili che aggiungono calore e colore. Anche bambini in platea, difatti è un gradevole spettacolo per tutti. Difficile il confronto cinema/teatro ma questo adattamento all’italiana si confronta senza complessi con l’originale transalpino.

data di pubblicazione:16/02/2024


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FRATELLINA di Spiro Scimone e regia Francesco Sframeli

FRATELLINA di Spiro Scimone e regia Francesco Sframeli

(Teatro India – Roma,13/18 febbraio 2024)

Con lo spettacolo Fratellina torna al Teatro India di Roma, dal 13 al 18 febbraio, la compagnia RF, nata dall’incontro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli e dalla passione di entrambi per il teatro del surreale. Fratellina racconta un presente distopico in cui i valori si stanno progressivamente dissolvendo, una realtà dove regnano il senso di abbandono e la sofferenza celati da un’apparente atmosfera di gentilezza e leggerezza (foto di Gianni Fiorito).

 

Nella scena composta da due grandi letti a castello, Nic e Nac, una mattina al risveglio, sperano di vivere una nuova realtà diversa, dove tutte le cose dimenticate si possono nuovamente ritrovare. Il desiderio di Nic e Nac di scoprire un’altra realtà si concretizza con l’apparizione di Fratellino e Sorellina, due personaggi che, con i loro dialoghi, mescolano allegria e contraddizione, denuncia e immobilità. La sofferenza, lo stato d’ansia e il sentimento di delusione dei quattro protagonisti sono celati da apparenti sorrisi benevoli e composte riflessioni. Centro dei loro pensieri diviene la figura immaginaria del cognato di Fratellino, nonchè marito della di lui Sorellina: un personaggio troppo generoso, ora imprigionato dentro a un armadio, che deve essere salvato, previo recupero dell’armadio stesso. Nel momento in cui però questo armadio viene ritrovato, nessuno ha il coraggio di aprilo e fare il primo passo per liberare l’uomo.

Lo spettacolo è un’istantanea del presente scattata con i filtri, a tratti estrema e a tratti nauseante, dalla quale i due protagonisti cercano di fuggire, alla ricerca di una nuova dimensione dove semplicemente poter essere sé stessi o anche migliori. La denuncia risulta ancora più efficace grazie all’atmosfera lieve e briosa che si respira, dovuta alla musicalità dei dialoghi, al ritmo ed alla melodia delle parole, alle pause. In questo loro mondo irreale, un Truman Show capovolto, il dolore e l’orrore sono sostituiti dalla pacatezza e dalla speranza, nel tentativo di superare la solitudine e scacciare le illusioni.

data di pubblicazione:15/02/2024


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SOUVENIR DE KIKI drammaturgia, immagini e regia di Consuelo Barilari

SOUVENIR DE KIKI drammaturgia, immagini e regia di Consuelo Barilari

con Manuela Kustermann, le voci di Hemingway, Soutine, Man Ray, Fujita sono rispettivamente di Roberto Alinghieri, Fabrizio Matteini, Nourredine, Davide Gallerello, luci di Liliana Ladeluca, suono e editing di Claudio Maccagno, proiezioni video di Gianluca De Pasquale, elementi scenici a cura di Cri Eco, costumi di Francesca Parodi, installazione “Libellus” di Marzia Migliora e Ilenia Corti. Produzione Schegge di Mediterraneo, Featival dell’Eccellenza al femminile

(Teatro Vascello – Roma, 13/18 febbraio 2024)

Si fa presto a dire reading. No, leggete la complessa macchina scenica allestita tra video, fotografie e raffinatissima musica d’epoca per restituire il puzzle-mosaico del mood di Kiki di Montparnasse, regina della Parigi di notte. Animatrice, scrittrice, modella, campionessa mondiale di cuori infranti.

Una donna che riassume un mondo. Tra libertinismo, dadaismo e futurismo. Attraversando la storia del tempo con gli incontri: Soutine, Fujita, Man Ray (un fidanzamento durato sei anni), Kisling, Calder, Cocteau. Kiki, all’anagrafe Alice Prin, nulla si negava. Scandalizzando i genitori che fanno irruzione nello studio di un pittore e la colgono nuda già a 14 anni. Stupendo i borghesi, vestendo senza mutande, in un tourbillon di amori folli, di droga (cocaina) prima del rapido invecchiamento e della triste fine. Manuela Kustermann ripercorre cronologicamente in cento minuti questa parabola arrestandosi nel punto più glorioso, evitando di documentare il declino. Fascinosa e charmante la tycoon del Vascello, si districa con agilità nel racconto assistito da un puntualissimo corredo iconico. Lo sforzo produttivo è imponente e all’altezza della sua recitazione che con abilità bypassa il gap anagrafico rispetto all’età raccontata del personaggio. L’atmosfera del tempo è restituita senza imbarazzi in un crescendo di libertà ma insieme di dissipazione. Questa volta nella prima s’innalza anche l’età media degli spettatori. E il teatro evita che la storia inghiotta chi ha firmato lo spirito del tempo in una capitale europea che nella prima parte del passato secolo era il cuore pulsante della cultura e dell’arte.

data di pubblicazione:14/02/2024


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