TATAMI – Una donna in lotta per la libertà, di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi, 2024

TATAMI – Una donna in lotta per la libertà, di Guy Nattiv e Zar Amir Ebrahimi, 2024

Leila Husseini, accompagnata dalla sua coach Maryam Ghanbari, si trova a Tbilisi in Georgia per disputare i campionati mondiali di Judo femminile. Sin dai primi incontri riesce a vincere le avversarie senza manifestare alcuna difficoltà. Inaspettatamente arriva l’ordine, da parte delle autorità iraniane, di simulare un infortunio e abbandonare così la competizione. Questo allo scopo di evitare che una donna iraniana possa battersi con una judoka israeliana…

 

Stiamo tutti vivendo un momento molto delicato dove Israele sta innescando le premesse di una escalation del conflitto mediorientale, coinvolgendo anche la dura reazione della Repubblica Islamica dell’Iran. Sembra quanto mai opportuno che entrami i Paesi in questione si presentino uniti almeno nello sport, al di fuori delle mere dispute politiche. Per la prima volta un regista e produttore cinematografico israeliano (Guy Nattiv) e un’attrice iraniana (Zar Amir Ebrahimi) si trovano insieme a dirigere un film per denunciare lo stato di fatto di un Paese in cui sono calpestati i diritti civili più elementari. Al centro del plot una campionessa di Judo che aspira a conquistare la medaglia d’oro ai campionati mondiali di categoria. In Iran è sostenuta da un marito e da un figlio affettuosi, oltre che da un gruppo di amici, riuniti per seguire insieme le sue vicende agonistiche. Per incomprensibili motivi, la massima autorità religiosa ordina all’atleta di non andare avanti nelle competizioni, sovvertendo i principi basilari che regolano le discipline sportive. Con delle superbe riprese in bianco e nero, la regia ha voluto ancora meglio evidenziare la lotta interiore a cui si sottopone la protagonista. Un ricatto morale che le impone di rinunciare a tutto quello in cui la giovane judoka aveva creduto e per cui si era allenata. Una sceneggiatura asciutta e dialoghi ridotti all’essenziale fanno da sfondo ai ripetuti incontri scontri. Ecco che ancora una volta il cinema diventa un valido strumento per denunciare il clima oppressivo presente in un Paese, particolarmente verso le donne. Cast eccezionale composto per la maggior parte di attori iraniani in esilio, con una fotografia curatissima che mette in risalto il pathos dei personaggi. Il film è stato presentato all’ultima edizione della Mostra d’arte cinematografica di Venezia dove ha vinto il premio Brian. Motivazione: “la pellicola ha esaltato i valori del laicismo e del rispetto umano, la libertà di coscienza e di espressione su ogni principio filosofico o di religione”.

data di pubblicazione:09/04/2024


Scopri con un click il nostro voto:

SCOOP di Philip Martin, 2024 – NETFLIX

SCOOP di Philip Martin, 2024 – NETFLIX

Il racconto “dietro le quinte” di come un trio di giornaliste della rubrica di punta della BBC, NewsNight, riuscì nel 2019 ad ottenere la celebre intervista bomba con il Principe Andrea. “Il figlio prediletto della Regina Elisabetta” tenterà di spiegare, fra contraddizioni, omissioni e menzogne i suoi troppo stretti rapporti con Jeffrey Epstein ed il suo giro di minorenni …

Tratto dal libro della giornalista che rese possibile l’intervista, il film di Martin è uscito il 5 Aprile scorso su Netflix in contemporanea in tutto il mondo. Il regista pone al centro della sua ricostruzione i retroscena, le ambiguità e gli sforzi per riuscire ad ottenere l’incontro con il Duca di York. Tre donne determinate e coraggiose, tre giornaliste di diversa classe sociale, ognuna con proprie storie personali e motivazioni, che riescono con tenacia a superare le barriere e le perplessità del Palazzo Reale.

Siamo ampiamente all’interno della grande tradizione dei film dedicati al giornalismo. Di solito al centro è la parte investigativa, di certo la più cinematografica del Mestiere. Con molto più realismo SCOOP affronta invece un aspetto un po’ più nell’ombra ma non per questo meno essenziale per tutti i Media. Il film rende così omaggio a tutti quei giornalisti che con le loro grandi interviste hanno spesso fatto la Storia. Un tema che potrebbe sembrare un po’ tenue per tener desta l’attenzione degli spettatori per più di un’ora e mezza. Eppure il risultato è un film accattivante che descrive con ritmo e mordente i tanti e variegati rapporti di forza e seduzione fra Media e Palazzo, senza nascondimenti o cliché.

Pur se poco creativo nella forma, il regista, buon mestierante televisivo, riesce a costruire un discreto thriller giornalistico. È bravo infatti a generare e mantenere la suspense sull’intervista. Dà la giusta tensione, densità tematica e drammatica alla vicenda principale, alle sotto storie personali ed ai vari retroscena. L’intervista è vista come una sfida, un duello cui le parti si preparano cercando di prevedere le mosse dell’avversario, pararne i colpi bassi e controbattere. Un momento iconico che cattura per la sua surrealità è quando, al termine, entrambi i contendenti si scrutano convinti di aver conseguito ciascuno i propri obiettivi. Sorreggono il film l’eccellenza degli interpreti: Gillian Anderson incarna con classe e brio l’intervistatrice della BBC, Billie Piper è la locomotiva che tutto muove e dà profondità ed umanità al suo personaggio. Con loro ovviamente Rufus Sewell irriconoscibile per il trucco, nel ruolo del Principe Andrea di cui rende tutta l’arrogante personalità.

SCOOP, pur potendo sembrare quasi una postilla aggiuntiva della serie The Crown, è invece una gradevole piccola sorpresa fra i film Netflix. Merita di essere visto.

data di pubblicazione:09/04/2024


Scopri con un click il nostro voto:

BRIGANTI ELEGANTI, L’ARTE DELLA MODA AL MASCHILE

BRIGANTI ELEGANTI, L’ARTE DELLA MODA AL MASCHILE

MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo

(Sala Extra Maxxi – Roma, 27 marzo 2024/26 maggio 2024)

La mostra-performance Briganti Eleganti, sotto l’egida del Ministero della Cultura, esposta nelle sale Extra Maxxi di Roma, ha, tra i suoi obiettivi quello di avviare una conversazione sul tema della sostenibilità e dell’upcycling. Particolarmente attivi nell’Italia Meridionale della Post-Unità, i briganti sono stati relegati in una dimensione esclusivamente socio-politica. La figura del brigante ha agito in realtà anche a livello vestimentario creando dei veri e propri look tra stupefacenti cappelli a cono, giacche utility di velluto, che sembrano rubate al guardaroba di un dandy del XXI secolo e mantelli salvavita.

Dopo un’accurata ricerca avvenuta in importanti archivi storici, come Modateca Deanna e Annamode Costumes, Stefano Dominella ed i co-curatori Guillermo Mariotto e Bonizza Giordani Aragno hanno anche attinto alle contemporanee collezioni per allestire l’imponente mostra “Briganti Eleganti, l’arte della moda maschile”.

Il percorso espositivo, che si avvale di una scenografia disegnata ad hoc dall’architetto Virginia Vianello e realizzata dall’artista-scenografo Alessandro Catarinelli contempla quarantacinque creazioni, due filoni narrativi, un percorso dove la storia incontra la moda e viceversa, quasi un esperimento che, facendo suo il linguaggio della contaminazione visiva e dell’upcycling, guarda la moda come ad un archivio da consultare e valorizzare, attualizzando l’identità culturale di un secolo lontano. Presenti alcuni costumi storici regionali, provenienti dal prezioso archivio del Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari accanto a manichini vestiti con abiti rubati alla moda maschile contemporanea, come ad esempio l’anarchia narrativa di Michele Gaudiomonte, la compostezza ribelle di Francesca Liberatore, la sperimentazione rivoluzionaria mai scontata di Guillermo Mariotto, l’Alta sartoria di Caraceni, la sperimentazione sui volumi e materiali di Giovanni Cavagna, l’irriverenza contemporanea di Dieselassociati fino ai metabijoux della collezione Santi&briganti creati appositamente da Gianni de Benedittis. Sul corridoio di destra dello spazio espositivo, un’area munita di teche, in cui sono esposti atti, foto, processi e reperti d’epoca, provenienti dall’Archivio centrale dello Stato, dagli archivi della Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea, dal Museo del Risorgimento Nazionale Italiano di Torino e dal Museo Centrale del Risorgimento di Roma. In mostra anche San Leonardo di Noblac, protettore dei briganti, ospitato in un’edicola votiva realizzata dall’artista Federico Paris. La mostra, realizzata in collaborazione con Netflix, ospita anche immagini e materiali tratti dalla sua serie italiana Briganti, prodotta da Fabula Pictures e disponibile su Netflix dal 23 aprile.

ANNA FOGLIETTA e IL PICCOLO PRINCIPE all’Antico Caffè Greco

ANNA FOGLIETTA e IL PICCOLO PRINCIPE all’Antico Caffè Greco

All’Antico Caffè Greco, Anna Foglietta e i suoi amici attori hanno festeggiato la onlus “Every Child Is My Child” l’associazione no-profit nata grazie alla collaborazione spontanea di artisti, i quali, su iniziativa di Anna Foglietta e animati dall’indignazione per le terribili tragedie che coinvolgono i bambini in Siria, hanno scelto un impegno diretto per un futuro senza sofferenza perchè Ogni Bambino è il Nostro Bambino.

 

Anna Foglietta è stata protagonista il 6 aprile presso lo storico locale di via Condotti “Antico Caffè Greco” di una lettura da Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, per festeggiare i 7 anni della onlus “Every Child Is My Child” fondata dall’attrice nel 2017 con tanti artisti ed amici, alcuni dei quali presenti all’evento Andrea Bosca, Paola Minaccioni e Camilla Filippi. Per il Caffè Greco era presente il Presidente del CDA ing. Carlo Pellegrini.

Il Caffè Greco figura tra i locali storici di Roma più famosi nel mondo e secondo più antico caffè d’Italia. Fondato nel 1760 da Nicola della Maddalena, custodisce un patrimonio artistico di oltre trecento tra cimeli e opere d’arte – dipinti, disegni e sculture – alcuni donati e altri commissionati agli artisti che nel tempo frequentarono e furono legati a questo luogo. Le opere si trovano sistemate all’interno delle nove sale del caffè e mantengono nella maggior parte dei casi la loro collocazione originaria.

data di pubblicazione:06/04/2024

RENDEZ-VOUS – XIV Festival del Nuovo Cinema Francese  2024

RENDEZ-VOUS – XIV Festival del Nuovo Cinema Francese 2024

Puntuale come sempre con l’arrivo della primavera, dal 3 al 7 Aprile presso il cinema Nuovo Sacher di Roma, l’Ambasciata di Francia ha riproposto l’Evento dedicato al Cinema Francese. L’obiettivo ormai consolidato è stato quello di presentare una breve e significativa Rassegna di vari Autori. Un’opportunità per scoprire alcuni film di successo, per cogliere le nuove tendenze ed anche per incontrare i protagonisti della cinematografia d’Oltralpe. Una cinematografia particolarmente vivace, ricca, produttiva e variegata. Anche l’anno passato, infatti, gli indici hanno ribadito l’ormai stabile ripresa degli spettatori ai livelli ante pandemia. Uno stato di salute ottimo cui contribuisce non poco la validità delle politiche governative di sostegno alla produzione ed alla distribuzione. Ne sono una conferma i tanti film francesi di qualità programmati sui nostri schermi e sulle varie piattaforme. A tale proposito gli Stati Generali del Cinema Italiano appena tenutisi a Roma hanno auspicato anche da noi l’attivazione di un modello vincente, il Modello Francese.

Fil rouge di questa edizione è stato il Femminile, le storie di donne, con le donne e per le donne. La consolidata rilevanza dei ruoli femminili nel cinema francese è collegata con la capacità autoriale ed interpretativa di cineaste ed attrici di saper conciliare le esigenze del Vero con il Racconto nei vari generi. Ricca quindi la presenza delle autrici e delle interpreti, molte ben conosciute anche in Italia. Ospite d’onore finale Catherine Deneuve. Tra i film presentati vi segnaliamo quelli di cui è già prevista l’uscita sui nostri schermi. Bonnard, Pierre et Marthe, ritratto della relazione tre il celebre pittore e la sua Musa; L’etoile filante, una stravagante inchiesta poliziesca; Le ravissement, film intimo sul senso di colpa; Rien à perdre, dramma giudiziario e sociale; Le consentement, storia di un rapporto basato su seduzione e manipolazione; Le procès Goldman, complesso ritratto di un processo; Bernadette, con protagonista Catherine Deneuve nei panni della moglie del presidente Chirac. Dopo Roma il Festival si sposterà a Bologna, Firenze, Milano, Napoli e Torino.

data di pubblicazione:06/04/2024

CHI L’HA VISTA testo e regia di Paola Tiziana Cruciani

CHI L’HA VISTA testo e regia di Paola Tiziana Cruciani

con Paola Tiziana Cruciani, Enzo Casertano, Manuela Bisanti, Alessandro Cecchini

(Teatro Manzoni – Roma, 4/21 aprile)

Novanta minuti di one woman show al secolo Paolo Tiziana Cruciani, assistita da quel adattissimo caratterista che è Enzo Casertano, con il condimento di giovani interpreti/ figli fuori dalle righe ma perfettamente in parte.

Gradevole commedia primaverile a cui bisogna concedere la tara dell’invenzione che è l’innesco del grottesco. L’assunzione di un bicchierino di centerbe nel ricordo della nonna fa improvvisamente diventare invisibile una madre di famiglia agé su cui ricadono tutte le pene di una famiglia consumata dalla routine. A tavolo non c’è dialogo, ognuno si assesta con il proprio smartphone ignorando gli altri. Però quando il perno dell’aggregato si volatilizza vengono fuori le magagne. I tradimenti del marito, i traffici illeciti del figlio maschio, il progetto di separazione di una figlia che è pure incinta. Tutto il non detto e il nascosto diventa palese e così la ricomparsa in scena prelude a un regolamento dei conti che pure viene assolto in modo bonario. Potrà tornare tutto come prima? Traccia di finale aperto. Si ride a tratti amaramente perché il riconoscimento di situazioni in essere è ovvio e naturale. Gli interpreto sguazzano in un liquido amniotico estremamente familiare. Non a caso il teatro di Prati propone lo spettacolo fino al giorno del Natale di Roma contando di ripetere stabilmente il tutto esaurito della prima. Nella famiglia patriarcale all’italiana la donna è ancora al centro di ogni responsabilità e, in fondo, di ogni pena. Chissà che il colpo di scena agnitivo tra i coniugi non riscatti la molla dell’interesse e dell’attrazione perduta. Si ride di cuore, con gusto e di pancia anche a volta senza volgarità. Dignitoso teatro d’intrattenimento senza sottotesti particolari.

data di pubblicazione:06/04/2024


Il nostro voto:

FAIR PLAY di Chloe Dumont, 2024 – Netflix

FAIR PLAY di Chloe Dumont, 2024 – Netflix

New York. Emily (Phoebe Dynevor) e Luke (Alden Ehrenreich) sono una coppia equilibrata, sono felici, giovani, belli ed in carriera nella stessa Società di Investimenti. Hanno quasi tutto per essere felici e sposarsi. Ecco però l’imprevisto: ad avere la promozione al posto ambito è lei, invece di lui! I rapporti e le dinamiche di coppia cambiano al modificarsi dei loro rapporti di forza e di potere economico. I due scopriranno amaramente il prezzo del successo ed i limiti dell’ambizione …

Sull’onda dei più che positivi apprezzamenti ricevuti al Sundance Festival, Fair Play è stato subito acquistato a fior di milioni di dollari da Netflix per un suo utilizzo esclusivo. Il film dell’esordiente Chloe Dumont che ne è anche sceneggiatrice, è preceduto dalla definizione di Thriller erotico di qualità. E’ del tutto improprio. Al di là di alcune scene, si tratta in realtà di un thriller psicologico in cui l’autrice più che all’erotismo pruriginoso pone attenzione alle dinamiche di potere fra uomo e donna, nel lavoro e nell’interno della coppia stessa. L’ottica è però quella femminile. Una giovane donna che si afferma in un microcosmo machista e volgare in cui deve mostrare di essere anche spietata oltre che brava. Il tutto dipinto però in modo sottile senza inutili manicheismi di parte. Non ci sono né eroi né eroine, né sul lavoro né tantomeno nella coppia che progressivamente si disfa divenendo sempre più tossica. Una fredda dissezione ed una riflessione necessaria sull’evoluzione delle relazioni fra uomo e donna.

La regista sa ben controllare e gestire la narrazione e la direzione degli attori. Buona la messa in scena supportata da una valida sceneggiatura con azioni e ritmi ben definiti. Il variare progressivo dei rapporti è dipinto con tocchi plausibili. La cineasta è brava ad utilizzare ogni evoluzione per alimentare una tensione via via sempre più ansiosa e malsana.

Palese l’ottima alchimia fra i due protagonisti. Da segnalare nel ruolo del Capo società il sempre formidabile e misurato Eddie Marsan.

Fair Play è senza dubbio un film da apprezzare, originale senza false note o cadute di ritmo. Come opera prima non mancano di certo anche alcune note discordanti, qualche cliché e qualche dialogo non ben costruito. Sono però sfumature, piccoli difetti che rendono ancor più apprezzabile il buon esordio.

data di pubblicazione:05/04/2024


Scopri con un click il nostro voto:

ENTANGLED, ogni cosa è collegata di e con Gabriella Greison

ENTANGLED, ogni cosa è collegata di e con Gabriella Greison

regia di Emilio Russo, una produzione Teatro Menotti di Milano

(Teatro India – Roma, 4/7 Aprile 2024)

Wolfgang Pauli, vincitore nel 1945 del premio Nobel per aver teorizzato il principio di esclusione, era famoso tra i fisici di quel tempo anche per un altro motivo. Molti ritenevano che, grazie alle sue manifestazioni psichiche, riuscisse a bloccare la strumentazione ogni volta che entrava in un laboratorio. L’effetto Pauli impressionò il mondo scientifico e molti credettero realmente a queste sue capacità tanto che venne soprannominato “flagello di Dio”.

 

Gabriella Greison, che nella vita reale è una fisica, ama raccontare di grandi figure che a loro modo segnarono la storia della meccanica quantistica. Nello spiegare le teorie più astruse che accompagnarono il lavoro di Pauli e di altri grandi fisici, la Greison utilizza un linguaggio semplice e accessibile a tutti. Ecco che con il suo monologo riesce a spiegare e a dialogare, rendendo comprensibile l’incomprensibile. Ci accompagna nell’intimo di un grande studioso, evidenziando i suoi punti di forza e nello stesso tempo i suoi punti di debolezza. Tutto ciò scaturisce dal suo rapporto analitico con Jung e dall’influenza che ebbe su di lui il concetto di sincronicità. Questa astrazione, alla base degli studi junghiani, dimostrava che due eventi non sono mai legati tra di loro per pura casualità. Gli stessi infatti si influenzano a vicenda dando vita a delle vere e proprie coincidenze significative. Concetti questi di non facile intuizione, ma che ci vengono proposti con una lettura particolare. Si riesce a coinvolgere l’interesse del pubblico per un tempo sufficiente a dire tutto quello che è necessario dire. Sulla scena un microfono, una scrivania, un lettino di quelli in uso presso gli psicoanalisti. Dei video, curati da Martin Romeo, accompagnano lo spettatore stesso verso un viaggio onirico dove possa ritrovare se stesso e il senso della propria vita. E proprio in questo contrappunto tra il conscio e l’inconscio, che Pauli trova ispirazione per le sue ricerche sulla fisica quantistica e non solo. Nasce così in lui l’esigenza di una riscoperta interiore, alla ricerca di un amore che possa essere la base di partenza di ogni realtà. Vi è così la certezza che ogni cosa e collegata ad un’altra, in un divenire infinito e senza tempo. Il titolo di questo spettacolo potrà lasciare perplessi, ma Gabriella Greison ancora una volta ci aiuta a comprendere, con la sua abilità divulgativa e la sua simpatia.

data di pubblicazione:05/04/2024


Il nostro voto:

AMERICAN FICTION di Cord Jefferson, 2024 – PRIME VIDEO

AMERICAN FICTION di Cord Jefferson, 2024 – PRIME VIDEO

Uno scrittore afroamericano (Jeffrey Wright) è in crisi, nonostante il suo talento, sia come docente sia come autore. Per pura provocazione, fingendosi un gangster in fuga, scrive un romanzo che rappresenta la realtà dei neri d’America sotto i tratti più ovvii, banali e caricaturali. Il libro avrà però un inaspettato enorme successo … ed allora l’autore …

 

Con ben cinque nomination significative fra cui Miglior Film e Miglior Attore Protagonista, l’opera prima dell’affermato sceneggiatore Cord Jefferson è stata l’outsider nella corsa per i recenti premi Oscar. È così emersa dall’assoluto anonimato. Si tratta di un film che, credete, vale veramente la pena di essere ricercato, scoperto e visto su Prime Video.

Una satira impegnata, buffa ed amara che vira talora quasi al grottesco e che sa giocare allegramente con i cliché sui neri e soprattutto sugli stereotipi delle élite culturali liberali bianche, sulle loro ossessioni per il politically correct ed infine anche sulla banalità del successo.

L’esordiente regista è abile nella direzione e nella messa in scena anche con alcune trovate originali. Soprattutto, è bravo nella costruzione di una trama narrativa in un giusto equilibrio di toni e credibilità fra la vicenda principale in cui privilegia uno humour graffiante e quella parallela e familiare invece più intima e seria. L’alternanza dei ritmi è giusta. Vero punto forte è la sceneggiatura brillante e precisa, sempre assistita da dialoghi reali e cesellati con precisione. Il film è poi sostenuto da un gruppo di attori tutti in pienissima forma, dall’ottimo protagonista e coprotagonisti fino ai perfetti ruoli di supporto.

Un piccolo bel film d’esordio che ha qualche inevitabile difetto ma che convince, diverte e fa anche riflettere in modo intelligente sul tema dell’identità dei neri d’America. In altre “annate Oscar” con concorrenti di minor calibro di quelli di quest’anno, American Fiction avrebbe potuto anche meritare di essere la “sorpresa vincente” e, in ogni caso, di uscire sui grandi schermi.

data di pubblicazione:05/04/2024


Scopri con un click il nostro voto:

CHILOMETRO_42 di Giovanni Bonacci

CHILOMETRO_42 di Giovanni Bonacci

diretto e interpretato da Angela Ciaburri, musiche dal vivo di Munendo

(Teatro Cometa OFF – Roma, 27/29 marzo 2024)

Angela Ciaburri duetta sul palco con il musicista romano Munendo. Insieme disegnano le tappe del percorso di preparazione che ha portato Kathrine Switzer a diventare la prima atleta donna al mondo a correre una maratona. Una storia che ha per protagonista la sfida (vinta) a sé stessi e al pregiudizio del senso comune.

 

Un barattolo di zuppa al pomodoro Campbell è così facile da aprire che anche una donna riuscirebbe a farlo. Su questa incontrovertibile provocazione si intreccia il racconto biografico di Kathrine Switzer, la prima donna a correre una maratona quando la disciplina era riservata ai soli uomini (il corpo delle donne era considerato troppo fragile per affrontare la sfida). È il 1967, la maratona è quella di Boston e nella società i ruoli di donna e uomo sono ancora pregiudizialmente definiti. Kathrine, classe 1947, elude i controlli degli organizzatori e si iscrive alla corsa guadagnando il numero di pettorale 261. Un giudice di gara la strattona, ma lei rimane al suo posto riuscendo comunque a raggiungere il traguardo. Quella corsa è una guerra che deve assolutamente vincere. Per sé e per tutte le donne che verranno dopo di lei.

Tuttavia questo è solo il felice epilogo di Chilometro_42. Tutto il resto della scrittura drammaturgica, complesso e ritmato lavoro di Giovanni Bonacci nato in collaborazione con progetto SUPERFICIE di Matteo Santilli e sviluppato in sinergia con l’interprete Angela Ciaburri e il cantautore Armando Valletta in arte Munendo, ripercorre le tappe della vita della maratoneta statunitense. Kathrine è una ragazzina che vive la fatica della crescita, del cambiamento. Sente di essere diversa dalle altre ragazze. Non si accontenta di far parte delle cheerleader. Vuole qualcosa di più, ma per ottenerlo deve anche soffrire, accettare la sconfitta e le cadute. Sopportare la violenza di un paese che ti vuole vincitrice ma che poi ti lascia sola nei momenti di fragilità. Indovinata la digressione su Simone Biles, la grande ginnasta più volte campionessa mondiale, rimasta vittima degli abusi sessuali del medico della nazionale. Kathrine non è la sola a combattere per la propria affermazione.

La performance di Angela Ciaburri è coinvolgente, viene voglia di tifare per lei come dagli spalti di un campo di allenamento. La fatica che fa sul palco sembra estenuante, eppure arriva vincitrice al traguardo dell’applauso. La ricca impalcatura sonora di Munendo enfatizza e contestualizza la sua prova. Si fonde con il monologo, tanto da diventare un’estensione dei pensieri della ragazza. Stimola la fantasia dello spettatore creando nella sua mente immagini che sopperiscono alla mancanza di scenografia. Appaiono i muri di persone attorno al tracciato della maratona. Appare la cameretta dove Kathrine prova le coreografie da cheerleader. Appaiono i campi degli allenamenti, con i prati erbosi e le tribune.

Per paradosso lo scopo non è il podio. Il successo non si misura in tempi record e chilometri percorsi. Si vince ascoltando sé stessi, nella scoperta e nel superamento dei propri limiti. Nella sfida alle proprie paure e alle gabbie imposte dalla società. Perché la vera vittoria coincide con il raggiungimento della libertà.

data di pubblicazione:05/04/2024


Il nostro voto: