DIRITTO PENALE AL CINEMA – Università “Roma Tre”

L’attività formativa “Diritto penale al cinema” propone agli studenti di giurisprudenza dell’Università “Roma Tre” una riflessione che, muovendo dal cinema, si confronta con alcune delle più complesse sfide del diritto penale contemporaneo.

Presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Roma Tre”, ormai da dieci anni, si svolge l’attività formativa “Diritti penale al cinema”, di cui è titolare la Prof.ssa Massaro.

Il 19 marzo si è tenuta la prima lezione dell’anno accademico 2023-2024, che, muovendo dal film Miele di Valeria Golino, ha affrontato il tema “Fine vita e diritto penale”.

“Miele”, che segna il fortunato esordio alla regia di Valeria Golino, è liberamente ispirato al romanzo Vi perdono di Angela Del Fabbro-Mauro Covacich, poi ripubblicato con il titolo A nome tuo. Il film, nel 2013, è stato presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes.

La storia è quella di Irene (Jasmine Trinca, Nastro d’argento e Globo d’oro come migliore attrice per questa interpretazione), che, attraverso periodici viaggi in Messico, si procura un barbiturico per cani che, opportunamente somministrato, pone fine pressoché instantemente alle sofferenze di chi ne faccia richiesta. La sicurezza (apparente) di Irene-Miele è però destinata a infrangersi a seguito dell’incontro con l’ingegner Carlo Grimaldi (un impeccabile Carlo Cecchi).

Sembra un malato come tutti gli altri, mail suo corpo non reca ferite di alcun tipo: è la sua anima che è stanca di vivere e che preferisce uscire di scena senza plateali e scomposti voli dalla finestra, ma in maniera silenziosa, discreta e dignitosa. Miele è spiazzata: mentre urla che il suo compito non è quello di uccidere i depressi, ma di aiutare chi è “realmente” malato, si rende conto di quanto labile ed evanescente possa rivelarsi il confine tra la vita del corpo e quella dell’anima, tra la malattia e la cura, tra la scelta e la disperazione. 

L’incontro svoltosi nelle aule dell’Università “Roma Tre”  ha preso le mosse da un’analisi dei reati previsti dagli articoli 579 (omicidio del consenziente) e 580 (istigazione o aiuto al suicidio) del codice penale, per poi lasciare spazio agli interventi di Mina Welby (copresidente dell’Associazione Luca Coscioni) e Chiara Lalli (scrittrice, giornalista, filosofa).

Mina Welby ha ripercorso le tappe fondamentali della vicenda (prima) umana e (poi) giudiziaria di suo marito Piergiorgio, che, nel 2006, ha scosso il torpore del dibattito pubblico italiano in materia di eutanasia.

Chiara Lalli è attualmente coinvolta in un procedimento penale per aver accompagnato presso una clinica Svizzera Massimiliano, malato di sclerosi multipla cui in Italia si sarebbe negato l’accesso a una pratica di suicidio assistito. Il suo intervento ha precisato quali sono stati i passi avanti segnati dalla sentenza n. 242 del 2019, con cui la Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittimo l’art. 580 c.p., ma anche le ragioni della nuova questione di legittimità costituzionale sulla fattispecie di aiuto al suicidio, sulla quale la Corte dovrà pronunciarsi a breve.

Per approfondimenti:

A. Massaro, L’eutanasia al cinema: l’amara dolcezza di Miele

A. Massaro, L. Grossi, La progressiva “destrutturazione giurisprudenziale” del suicidio medicalmente assistito: una nuova questione di legittimità costituzionale sull’art. 580 c.p.

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