(Teatro Belli in streaming – Roma, 19/22 novembre 2020)

Roger è un maschio bianco americano di 54 anni. Ha tanti fallimenti alle spalle come lavoratore, marito, padre e come uomo in generale. Abbagliato da un sedicente leader del Movimento per la Difesa dei Diritti degli Uomini, sembra trovare la soluzione alle sue frustrazioni, ma la vita continua a sorprenderlo.

 

 

Sale anche quest’anno sul palco di Trend Marco M. Casazza con un monologo – Angry Alan della scrittrice Penelope Skinner – di cui oltre all’interpretazione cura anche la traduzione e la regia. Il tono è quello di una lunga confessione/testimonianza: Roger è un uomo di mezza età che fa i conti con molti fallimenti. La moglie lo ha lasciato portando con sé i figli, mentre il lavoro che svolge è un rimpiazzo alla vecchia occupazione dalla quale è stato licenziato. Inadeguato e oppresso da un senso di fallimento, si imbatte in un momento di noia nel sito di “Angry Alan” grazie a cui comprende che gli uomini sono intrinsecamente buoni, tutti dalla A alla Z, e che sono vittime di una sapiente e articolata cospirazione gino-centrica di matrice femminista. Scegliere di prendere la pillola blu vuol dire dare retta a questa propaganda macchinatrice, mentre la rossa ti apre gli occhi e ti fa vedere le cose come sono: le donne comandano il mondo. È in questo assurdo ma divertente ribaltamento di prospettiva maschista che Roger trova conforto e giustificazione alla sua insicurezza. Poco importa allora che sopra la camicia da uomo d’affari indossi una trasandata felpa da ragazzo. L’uomo non deve per forza essere eroe, capo indiscusso della famiglia che deve mantenere economicamente, ma è libero di poter esprimere i propri sentimenti e fare guerra all’ipocrisia della donna moderna, che mentre diffonde false statistiche sugli stupri e chiede parità, al cinema va a vedere 50 sfumature di grigio. Provocatorio e a tratti orticante, questo testo riporta alla mente molte questioni attuali – viene da pensare al tramonto del maschio bianco trumpista o alla battaglia per l’approvazione anche al Senato della legge Zan – e Casazza lo porta in scena con coinvolgente entusiasmo e bravura. Non è facile per un attore immaginare una platea che non c’è, eppure nei suoi occhi si legge la concentrazione di parlare al pubblico che si nasconde dietro lo schermo. Il finale – tutto da vedere – riscatta Roger e ce lo restituisce come un personaggio in fondo positivo e piacevole: non importa vincere come uomini o donne, l’importante è essere capaci di porsi in ascolto di ciò che la vita ci propone, soprattutto quando non la si può rinchiudere in formule e slogan di effetto.

data di pubblicazione:21/11/2020


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