(Teatro Belli in streaming – Roma, 4/5 dicembre 2020)

Un “piccolo ulteriore passo” nella ricerca su Tiresia. Il lavoro sul cieco indovino del Citerone continua con un capitolo che interpreta la seconda parte del volume di poesie della rapper, cantante e spoken word performer britannica Kate Tempest: Hold your own, resta te stessa.

  

Il cammino di Tiresia è lungo e percorre i secoli, passando per molteplici forme e specchiandosi in molteplici volti. Voci di donne e voci di uomini raccontano storie. Il passato è un ricordo, è una foto appesa al muro appena sbiadita. L’immagine è lì, supera il tempo e, come certe cose, dura molto a lungo. Un fiume ininterrotto di visioni poetiche, sgorgate dall’inarrestabile fantasia della giovane Kate Tempest, si somma a quelle della pellicola in super 8 che scorre in parte bruciata alle spalle degli attori. Visioni di strade polverose, spiagge solitarie, giochi di bambini. Tiresia si sdoppia in voce e corpo con Gabriele Portoghese e Giulia Weber. Ci sono sempre, anche quando a turno spariscono nel controluce: Tiresia vive in alternanza la sua vita di donna e di uomo. Talvolta è una fusione indistinta di personalità e di storie. Tiresia è un giovane adolescente, una ragazza alle prime scoperte e alle prime battaglie. L’ambiente sonoro del Collettivo Angelo Mai – canti in stile rebetico presi dalla tradizione greca di inizio ‘900 – testimonia la fatica della crescita. Tiresia è invecchiato e porta sulle spalle il peso della memoria. Da profeta vede ciò che gli altri non riescono a vedere: il mondo intorno così com’è e non come gli altri vorrebbero che fosse. La coerenza di rimanere sé stessi nonostante tutto e continuare a camminare. Restare fedeli a sé stessi e non lasciarsi confondere dalla vergogna perché, in fondo, tutti ci assomigliamo per come amiamo, per il nostro bisogno di amicizia, perché semplicemente abbiamo un’anima.

data di pubblicazione:08/12/2020


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