da Giovanni M. Ripoli | Feb 12, 2021
Petra Delicato, ispettore/trice della polizia di Barcellona, decide di prendersi una vacanza dal crimine e si rifugia in un convento di suore in Galizia sentendo l’esigenza di raccontare il suo vissuto: famiglia, studi, scelte di vita, amori, conflitti.
Chi già conosce Petra Delicado, abile e brusca poliziotta catalana, creata dalla fantasia di Alicia Gimenez-Bartlett, potrà, forse, trovare inutile la biografia in questione, priva com’è di quelle indagini poliziesche e di quello humor che ne avevano caratterizzato i primi undici episodi, decretandone un meritato successo su scala europea. Si tratta infatti, papale- papale, del racconto autobiografico, narrato in prima persona, che la stessa Petra ci fa della sua vita, senza omissioni di: contesto familiare, studi, matrimoni, divorzi, insomma, una sorta di tutto- quello- che- avreste- voluto- sapere di e su Petra! Anche perché, già, nei precedenti undici racconti molte delle notizie ci erano state fornite e, inserite come flash back o vissute in presa diretta, avevano, probabilmente, un ben altro sapore, rispetto a una semplice ricostruzione temporale. Però, per chi non conosce il personaggio, questa “autobiografia” può costituire un buon viatico verso la comprensione di una donna-poliziotto (la prima moderna dopo Miss Marple) da leggere e amare nella serie poliziesca originale di ben altro impatto. Oggi, scrittori sceneggiatori, persino ex politici, tutti si cimentano nel genere poliziesco, giallo, thriller, noir o come vi aggrada chiamarlo; gli esiti, ovviamente, non sempre sono felici. Dopo, tenenti, detective, commissari, vice-questori, quasi tutti uomini, di recente si è assistito alla proliferazione di donne investigatrici, carabiniere, PM, e quant’altro, ma, tocca dirlo, l’antesignana di tutte è stata proprio lei, la nostra Petra, cazzuta, onesta, proto femminista, nell’occasione, descritta come donna che ha sempre rivendicato la propria indipendenza da figlia, da moglie, da avvocato prima e poliziotta poi. La finta biografia permette naturalmente alla Gimenez-Bartlett di parlare di tante cose (la Spagna franchista, la religione, la Barcellona dei tempi andati, il concorso di polizia, il cibo, l’amore ,il sesso…) e questo lo fa da par sua.
Non si può negare, infatti, che al di là di un senso di già noto e la carenza di autentici colpi di scena, il libro è ben scritto, e specie nelle pagine dedicate alla costruzione e distruzione degli amori della volubile Petra si fa leggere con interesse e partecipazione ( certo maggiore da parte di un pubblico femminile). Dulcis in fundo, le domanda che sorgono spontanee , possono essere: si sentiva il bisogno di un episodio del genere nella già felice saga della investigatrice catalana? Si tratta di una astuta scelta imposta dalla casa editrice? Nasce dettata dalla mancanza di una vera spinta creativa? ( è certamente più facile una biografia che inventarsi una intrigante trama “gialla”) Ai “ poster”, come direbbe il grande Frassica l’ardua risposta, intanto sappiate che – critiche a parte-
Il libro viaggia comunque da settimane nella lista dei più venduti del nostro paese.
data di pubblicazione:12/02/2021
da Daniele Poto | Feb 10, 2021
Un giallo nero costruito attorno ad una dark lady dell’est. Conturbante e strega uomini ancorché prostituta. Si può essere gelosi di una prostituta? Si se l’assassino la ama e diventa geloso delle recensioni minuziose e anche volgari che altri frequentatori della ragazza lasciano sul suo sito di escort, una sorta di tripadvisor degli amori clandestini. Ha molti ingredienti il libro dell’esordiente Gatti, professionista d’azienda la cui scrittura più che un hobby è diventata una passione, coltivata nei ritagli di tempo, magari scrivendo il romanzo su un Iphone. C’è il mondo equivoco che ruota attorno alle professionista a pagamento, c’è l’aura del classico romanzo incentrato su un serial killer, c’è tanta amata Puglia oltre a uno spaccato delle gerarchie nelle forze di polizia con la tipizzazione di alcuni personaggi che non necessariamente sono comparse nel plot. Uno sviluppo pieno di contraddizioni, di erotismo, di atmosfere vivide raccontate con la freschezza di chi fa l’esordio con entusiasmo nel mondo della letteratura. Il libro trasuda tensione ma anche divertimento nell’inevitabile corsa verso il finale. Senza correre il rischio dello spoiler ma comunque una conclusione che non è per forza del tutto in linea con le aspettative. Chi sopravvive forte e fiera è la ragazza ungherese, protagonista, al centro dei suoi contendenti, che torna in patria apparentemente risolta dopo il dramma, con il sogno di intraprendere un’altra vita, non necessariamente traumatizzata dall’esperienza italiana ma sicuramente sorpresa da tutto quello che è ruotato attorno a lei. Gatti descrive un mondo moderno fatto di valori deperibili e fatiscenti. Dove basta un niente per scatenare la violenza feroce e morbosa. Il personaggio della psicanalista serve da sorta di specchio rivelatore delle pulsioni violente del killer, una sorta di viaggio nella sua complessa identità, dall’infanzia alla maturità. Un viaggio piuttosto doloroso e, come si leggerà, non privo di conseguenze. Un libro sviluppato per flash quasi cinematografici con il funzionale sincronismo di capitoli brevi, un valore aggiunto alla tensione.
data di pubblicazione:10/02/2021
da Antonio Jacolina | Feb 7, 2021
1939, Contea di Suffolk, Inghilterra Orientale, una ricca vedova cardiopatica (Carey Mulligan) intende fare degli scavi sotto dei piccoli rilievi nelle sue proprietà ed ingaggia un archeologo dilettante (Ralph Fiennes) che opera lontano dall’establishment ufficiale. Emergerà un tesoro archeologico del VII sec. che cambierà la Storia come allora conosciuta e sarà anche occasione per riflettere su …
In attesa che con la diffusione dei vaccini antiCovid si possa tornare nuovamente nelle sale cinematografiche, ecco, grazie a Netflix, una buona occasione per restare in contatto con il Cinema Vero. Un buon film di genere, un “film di una volta”, semplice, semplice ma che cattura, per profondità ed intensità, gli spettatori. Ovviamente non quelli che cercano solo azione, adrenalina e ritmi veloci. Se siete fra questi ultimi evitatelo, vi annoierete!
Il lavoro del giovane e talentuoso regista australiano Simon Stone (ispirato da un avvenimento reale ed adattato da un romanzo di successo del 2007) è, in effetti, un lavoro perfettamente British fatto di atmosfere e di ambientazioni, assolutamente classico per forma, contenuti e ritmi narrativi e recitativi. Il ritmo è anzi scientemente pacato e lento, voluto e ricercato quasi fosse un sottotesto rispetto agli avvenimenti narrati, perché è come una riflessione sul senso della vita dei protagonisti davanti al senso della scoperta archeologica: la fragilità della Storia davanti alla fragilità effimera dei Sentimenti che non si ha la forza di confessare ed accettare. Una metafora filosofica sul potere del Tempo su ciò che scompare e su ciò che resta. Il Tempo e la Storia quali testimoni del vivere umano.
Di che film stiamo parlando? Di un noioso mélo inglese? o, di una commovente allegoria sulla morte e la vita? Pur se diametralmente opposti fra loro stiamo parlando di entrambi. Infatti la prima parte (forse fin troppo ridondante) è tutta centrata sulle ricerche archeologiche, sulle figure dei due protagonisti e sul possibile idillio fra i due cuori solitari; la seconda parte, al contrario, evita il vicolo cieco verso cui sembrava incamminarsi e si anima di vivacità grazie a personaggi collaterali che fanno emergere il vero tema metafisico del film, per l’appunto: il Tempo che passa e ciò che sopravvive al Tempo. Il tutto è ben raccontato con poesia, delicatezza e gentilezza in un contesto quasi fuori del reale, quasi onirico, con lo spettro della II Guerra Mondiale sullo sfondo. Una bellezza visuale (certe riprese ricordano Terrence Malik) ed una messa in scena efficace in un insieme leggermente romantico che però non scivola mai nello sdolcinato.
Al centro ed a sostegno del film sono le eccellenti interpretazioni attoriali di Ralph Fiennes e della smagliante e sempre più brava ed incisiva Carey Mulligan che danno profondità ed umanità ai personaggi da loro incarnati giocando tutto su intensità ed interiorità della recitazione. Alla coppia di protagonisti si aggiunge poi l’affascinante Lily James con tutto il suo slancio vitale ed il suo talento.
La Nave Sepolta potrà forse apparire semplice e convenzionale agli spettatori più sofisticati, ma, in questi tempi assai grami per il cinema, è un film che si fa apprezzare proprio perché semplice, bello, ben fatto e teneramente melanconico come ormai non se ne vedono quasi più!
data di pubblicazione:07/02/2021
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da Antonio Jacolina | Feb 5, 2021
Elisabetta II deve affrontare la fine dell’esperienza del governo laburista di Wilson, la successiva ascesa della Tatcher, Primo Ministro dal 1979 al 1990. Due forti personalità femminili che si contrappongono, la rivoluzione liberista che scuote la Gran Bretagna, le Falkland. Le difficoltà dell’erede Carlo con la principessa Diana e nello sfondo l’altra donna: Camilla Parker …
Dopo due Stagioni stupefacenti, coinvolgenti e di elevata qualità, la terza e la quarta cambiano “traumaticamente” tono e ritmo oltre che volti, lasciando spazio a nuovi attori più avanti con gli anni per dare seguito visivo al prosieguo del regno di Elisabetta II. Ci vuole un po’ per lo spettatore per adattarsi sia alla variazione dei personaggi cui ci si era affezionati, sia, soprattutto, al ben più sostanziale cambio di approccio narrativo. Il taglio che era squisitamente molto cinematografico, frutto di un continuo lavoro di cesello sulla messa in scena e di un ritmo narrativo costante, varia ora in modo radicale: il ritmo è infatti totalmente diverso, più lento ed incostante, perde la linearità narrativa, aumentano le elipsi ed i salti temporali per dover seguire il lungo arco di tempo che si è voluto concentrare in solo due Stagioni. Il ruolo poi dei fatti storici che erano la forza della serie è ora molto meno rilevante e molto meno caratterizzante, anzi, spesso gli avvenimenti appaiono solo in sottofondo o sono solo appena velocemente accennati e risolti. La narrazione è, di contro, troppo centrata sulla realtà intima dei protagonisti Reali. Ne consegue un cambio di passo che fa progressivamente perdere molto dello charme che caratterizzava la Serie che, di colpo, appare essere divenuta se non banale, di sicuro priva di fascino e di grandi emozioni, riducendosi a dare troppo spazio alle storie d’amore e di tradimenti. Una rappresentazione un po’ troppo di maniera che finisce, come dicevamo, per concentrarsi troppo sugli aspetti personali della Famiglia reale, trasformando inevitabilmente la rappresentazione storica in una normalissima “quasi fiction”. Situazioni, vicende e personaggi come la Tatcher avrebbero dovuto fare più da contraltare narrativo ed avrebbero meritato una centralità maggiore.
Era, per certi versi, prevedibile un certo calo di tono generale perché è inevitabile che, dopo due Stagioni al Top, una parte dell’emozione e dell’interesse iniziale possa diminuire e perché alla lunga ci si abitua a tutto, anche alla qualità, ma questa volta la discontinuità è rilevante. Resta bene inteso che Peter Morgan e la sua squadra continuano ad essere documentati come mai, si sente veramente tutta la sua passione per il soggetto e la qualità della scrittura e della realizzazione. Proprio grazie a questo l’autore, pur nella discontinuità di qualità generale e di taluni episodi in particolare, riesce ad evitare di scivolare nella banale “soap-opera” e riesce a restare sempre convincente e con standard di qualità pur sempre buoni. Probabilmente ci sono state modifiche del progetto produttivo generale e ci sarebbero voluti più episodi per recuperare quel respiro narrativo che aveva determinato il successo delle prime due stagioni.
I nuovi attori e coprotagonisti tutti, sono bravi nei loro ruoli, talora ingrati e, dopo un po’, ci si abitua anche ai loro volti: Olivia Colmans veste i panni della Regina più matura, Tobias Mendez è il Principe Filippo ed Helena Bonham Carter è Margaret.
Pur con queste incoerenze di messa in scena ed eccessi di melodrammaticità anche queste due ultime stagioni di The Crown continuano tuttavia ad essere godibili e si confermano al di sopra della massa delle altre serie. Aspettiamo di vedere le preannunciate prossime Stagioni.
data di pubblicazione:05/02/2021
da Daniele Poto | Feb 3, 2021
Il più grande studioso del fascismo dell’era contemporanea questa volta si dedica a una ricerca ad ampio raggio che parte dall’antichità. Un lungo travaso storiografico dai tempi dei greci e dei romani per arrivare fino ai giorni nostri e all’era del sovranismo e del populismo internazionale. Al centro il dibattito sulla democrazia, il distacco tra il capo e le folla, tra monarchia e repubblica, tra una dittatura ritenuta illuminata e il possibile consenso. L’autore fa parlare i testi e non si abbandona praticamente mai a libere interpretazioni configurando un’ipoteca distaccata e didattica all’excursus, lasciando che il lettore si formi da solo un’idea nel merito. Ma gli permette di correggere un pregiudizio di partenza sulla democrazia, mal vista anche da liberi pensatori come Voltaire e Robespierre oggi tirati per la giacchetta rispettivamente sul fronte del liberalismo e del giustizialismo. Bisogna pur ricordarsi di vivere in un Paese che fino al 1946 non riconosceva ai soggetti femminili possibilità di votazione e che ha riabilitato solo da alcune generazioni il concetto di suffragio universale. Oggi votano tutti, non solo chi paga le tasse ed è una rivoluzione profonda di cui forse non ci si rende conto fino in fondo. La demagogia e la mitologia del capo passata al vaglio dell’analisi storica permettono di rivedere giudizi politici non ancora definitivamente passati in archivio. L’apostolato presidenziale di John Fitgerald Kennedy, tanto per fare un esempio, fu condito da roboanti affermazioni di principio non seguite dall’applicazione pratica. E in questo senso, rispetto alla premesse, anche il mandato di Obama ha rischiato di rivelarsi monco e incompleto. L’arte del governo nel corso dei secoli ha subito continue sterzate senza ha la storia sia mai stata definitivamente “magistra”. Il senso del limite e del relativo domina il testo. A volta lasciando con un senso di sgomento profondo, pensando all’attualità, soprattutto sul versante italiano dove, in base a una legge elettorale carente, le minoranze dominano le maggioranze.
data di pubblicazione:03/02/2021
da Daniele Poto | Feb 1, 2021
Dieci casi insoluti, altrettanti grattacapi per le forze dell’ordine e della magistratura. Cronaca nera iconica raccontata dai cronisti che hanno vissuto quei casi, più spesso negli anni in cui non c’erano cellulari e Internet a favorire la conoscenza ma solo il fiuto del cronista che si appostava e creava un reticolo di confidenza preziose. Tra i misteri d’Italia rientrano questi casi che da romani sono diventati nazionali: l’affare Vaticano di Emanuela Orlandi, il misterioso omicidio di Simonetta Cesaroni, l’insensata morte di Marta Russo, il raccapricciante ritrovamento del cadavere di Ida Pischedda, il suicidio di Stato di Sergio Castellari. Allora le scene del crimine non venivano congelate con un fermo immagine decisivo per le indagini. I questurini sanno che se un caso non si risolve nell’immediato rischia di lasciare una scia eterna di recriminazioni. Queste sono storie anche di processi e di colpi di scena, di indagati colpevoli che poi vengono scagionati, di possibili testimoni che diventano accusati, di omertosi silenzi. Come non pensare a esempio che Pietrino Vanacore con il proprio suicidio si sia portato nella tomba anche il nome del colpevole dell’omicidio della Cesaroni? Mini-gialli su storie criminali che sono anche rivelatrici di un epoca, di disagi di classe (la contessa Alberica Filo della Torre e il suo killer, il filippino licenziato). I giornalisti sono testimoni. Cronisti che hanno percorso la gavetta prima di una carriera gloriosa. Nomi come quelli di Daniele Mastrogiacomo, Emilio Radice, Massimo Lugli o della stessa Federica Angeli, oggi attaché di Virginia Raggi. Sono storie nazionali-popolari che intrigano, dei potenziali interminabili romanzi d’appendice, in qualche caso dossier ancora aperti visto che di Emanuela Orlandi si continua a parlare anche si sono completamente perse la speranza non solo di ritrovarla in vita ma anche di poter seppellire il corpo che incarna un mistero senza fine.
data di pubblicazione:01/02/2021
da Daniele Poto | Gen 31, 2021
Commedia familiare con un plot piccolo piccolo. La conquista di una camera da letto contesa tra nonno e nipote innesca una sorta di guerra dei mondi. Un pretesto per un film catastrofico che ammicca a tanto cinema italiano, sia pure con un budget molto più considerevole.
Intristisce constatare come un attore come Roberto De Niro sciupi il proprio curriculum, vicino agli 80 anni, accettando parti il cui solo scopo è l’incasso di un ragionevole contratto. Non c’è neanche il pretesto di una grande prova d’attore per il divo magnificamente sfruttato da Scorsese, assecondato nella cattiva impresa da colleghi di rango come Walken e Thurman. De Niro non esita persino a offrirsi quasi completamente nudo e in ben due occasioni in una pellicola che in ottanta minuti riassume gag e situazioni improbabili, ammirevoli solo per il virtuosismo tecnico come ad esempio il fermo immagine su un topo che erode i fili della corrente elettrica provocando l’ennesimo disastro nella famiglia sotto pressione. Unica sorpresa, una variazione sul tema dell’happy end. La perfetta riappacificazione tra nonno e nipote, impegnati in consuetudinarie battute di pesca, è destabilizzata dall’irruzione del personaggio femminile con cui De Niro abbandonerà il triste ricordo della moglie morta. La dimensione televisiva, sia pure a pagamento, è quella ideale per una pellicola minore del genere. Ma De Niro si era già cimentato nelle parti del nonno e proverà a rilanciarsi con una prova di maggiore impegno che lo vedrà al fianco di Leonardo Di Caprio. Confidiamo che riuscirà a prendersi una rivincita e a smentirci sull’ipotesi di scelte sbagliate in una carriera in declino, affidata alla maniera. In questo ultimo ingaggio ci si può consolare con la validità della fotografia, non certo per la brillantezza dei dialoghi o per l’originalità delle situazioni, tutte puntualmente portate al limite.
data di pubblicazione:31/01/2021
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da Daniele Poto | Gen 28, 2021
La logistica è il barbiere, epicentro di chiacchiere e di situazioni, un’occasione, un deterrente, una possibilità. Eppure tutto parte da un malaugurato incidente che costipa un cane di razza, calembour di uno scoppio di situazioni incontrollate a catena. Floridia avvia un crescendo chapliniano più che rossiniano divertendosi ad evocare personaggi improbabili, frutto di un’accentuata fantasia, con la libertà di un palazzeschiano “lasciatemi divertire”. Dunque c’è un’aspirante dark lady che suscita invidie e desideri, una lavanderia che ricicla materiali sospetti (non vi diremo quali), un direttore sanitario à la page e molto lampadato, una guardia giurata che si dibatte in piena crisi esistenziale. Personaggi che s’incontrano e che divergono in un profluvio di storie intrecciate che sono tanti piccoli racconti miscelati in un romanzo a cui non si chiede per definizione il rispetto della fedeltà compositiva e di coerente omogeneità. Insomma, il piano di lavoro è l’assoluta libertà autoriale nell’iniziare beffardi affreschi di un’umanità a volte ridicola, a volte vanagloriosa, a volte patetica. Una metafora che indulge a ingredienti che fanno una mayonese non impazzita. In fondo, se ci pensate, lo specchio di una variopinta umanità di un Paese inconfondibilmente chiamato Italia. La minuziosità descrittiva gode di un peso ironico non trascurabile. Battute che arrivano con la lettura silenziosa e con un bel livello di profondità. Il senso del grottesco e del surreale pervade la narrazione e il titolo di un’opera prima. E, tornando a bomba, galeotto fu il cane e la sua padrona. Quest’ultima il personaggio che desidereremo più approfondito e scavato. La vita in definitiva è una serie di slinding doors casuali e non vale la pena di rintracciare un senso “perché un senso non ce n’è (copyright Vasco Rossi)”. Il tutto, rigorosamente nei limiti della norma, strizzando l’occhio al suo brillante autore.
data di pubblicazione:28/01/2021
da Antonio Jacolina | Gen 26, 2021
Sandy Kominsky (Michael Douglas) mancato grande attore hollywoodiano riconvertitosi da tempo in insegnante di recitazione per giovani aspiranti attori, si barcamena, con notevole dose di autoironia, fra disillusioni ed ansie legate all’età. Insieme al suo affermato agente e migliore amico da sempre Norman Newlander (Alan Arkin), affronta la vita che corre via veloce, l’amicizia e qualche nuova opportunità …
Non è vero che le piattaforme di streaming si rivolgono solo ai giovani millennials!
La “Silver Economy” cioè tutto il settore che si sviluppa attorno alle opportunità offerte dalla Terza Età, è ormai uno degli assi portanti delle scelte economiche del prossimo futuro. Non è quindi un caso che anche un gigante come Netflix, che conosce perfettamente quanto sia cresciuta l’età media dei propri abbonati, abbia deciso di investire in quantità e qualità su una strategia di conquista e fidelizzazione di un mercato ricco come quello multi generazionale.
In tale ottica si muove quindi la recente Miniserie (2 Stagioni: 2018 e 2019 di 16 puntate di soli 25 minuti ciascuna) Il metodo Kominsky premiata con 2 Golden Globe per la migliore commedia TV e per il migliore attore protagonista. Una storia di amicizia fra due “giovani e vivaci” ultra settantenni hollywoodiani. Una commedia molto intelligente, brillante, dolce-amara, accattivante e provocante. Autore e regista è il talentuoso Chuck Lorre che con abilità, mano sicura e delicata riesce ad unire temi leggeri e temi seri seguendo con ironia e talora allegria, le vicende di questi due “giovani anziani”, ridendo di loro e con loro stessi, senza mai ledere la dignità ed il buon gusto anche quando tocca temi triviali, parlando di solitudine, di vecchiaia che avanza, di nuovi affetti e di figli sempre in modo garbato ed elegante come raramente capita di vedere in TV. Una SitCom estremamente ben diretta, ben sceneggiata, intrigante, ottimamente interpretata con dialoghi pungenti cesellati in modo sopraffino, ben ritmata con un montaggio incalzante senza tempi morti, mai noiosa.
Al centro due grandi attori: Michael Douglas ed Alan Arkin, l’alchimia e la complicità fra loro è evidente e bucano lo schermo entrambi, fanno scintille, sono esilaranti e si rubano la scena l’un l’altro giocando autoironicamente sui propri passati. Attorno a loro una serie di comprimari e caratteristi tutti perfetti in ogni ruolo, e poi, per la gioia dei cinefili, una serie di guest stars ultralusso: Elliot Gould, Danny de Vito, Kathleen Turner, Ann-Margret ed altri che sarà un piacere scoprire, che si prestano con autoironia ed autocitazioni sul Tempo che passa.
Una Serie veramente divertente, geniale, fresca e vivace malgrado l’età dei protagonisti e gli argomenti affrontati sempre con gusto e leggerezza senza mai scivolare nella parodia, nelle gags o nei cliché. Una Serie ricca di intelligenza, di humour e briosa, soprattutto mai pesante, lacrimosa o, men che meno, volgare. Uno sguardo diverso e leggero sulla Vita che vola via veloce, una bella storia di amicizia e complicità che può essere vista ed apprezzata da qualsiasi pubblico ed a qualsiasi età e di cui è già stata annunciata la Terza Stagione.
Il Metodo Kominsky funziona! Caspita se funziona!
data di pubblicazione:26/01/2021
da Antonio Jacolina | Gen 25, 2021
Se Tu sei il Male (recensito nei giorni scorsi) è stato il fulminante romanzo di esordio di Roberto Costantini nel 2011, gli altri due romanzi che lo hanno seguito nel 2012 e 2014, a completamento della Trilogia del Male, sono stati entrambi un vero caso editoriale. Se il primo lavoro era, senza ombra di dubbio, un intrigante Noir, gli altri due permettono essenzialmente di approfondire la tormentata figura del protagonista: il commissario Balistreri, e, nel contempo, passo dopo passo, di svelare anche le trame occulte che hanno accompagnato ed ancora accompagnano tanto la storia personale di un uomo, quanto anche quella di un Paese: l’Italia, che con il protagonista e come lui si è trasformata, non certo in meglio e sopravvive rassegnata sotto il peso dei rimpianti, delle recriminazioni e dell’ipocrisia, all’ombra cupa delle trame della Politica, dell’Imprenditoria, e della Chiesa.
Si tratta, sia pure con un salto temporale rispetto al primo volume, di due sequel ed al tempo stesso di due prequel, in cui Costantini, con il suo solito stile semplice, la sua scrittura fluida e coinvolgente ed il consueto meccanismo narrativo articolato su più piani temporali, intreccia, con buona capacità ambientativa, una fitta trama di eventi e risvolti politici italiani e libici con quelli del protagonista in Italia ed in Libia negli anni ’70 /’80 e nel primo decennio del 2000. Il Passato ed il Presente di Balistreri … : ieri … un giovane irrequieto, violento ed idealista, figlio di italiani ancora residenti nella nostra ex colonia, in una Libia ove gli Italiani possiedono ancora molte leve di controllo e di interessi economici e politici; oggi… un uomo maturo, divenuto Commissario Capo della Omicidi, un uomo che è invecchiato male, che da strafottente e superficiale quale lo abbiamo visto agli inizi della carriera è ormai solo, amareggiato e fuori forma per il peso degli anni vissuti male. Un uomo che “è morto prima ancora di morire” per i troppi sensi di colpa, le bugie, le malefatte e gli errori. Un eroe pieno di macchie e che ciò non di meno non riesce ad essere antipatico e che deve arrivare fino a scontrarsi con se stesso e toccare i propri fantasmi nella Tripoli del 2011. Toccare così i confini fra il Bene ed il Male e scoprire che tutto è confuso e che la Verità ha quasi sempre due facce. Questo è il fil rouge di tutta la Trilogia, la difficoltà di distinguere quale sia la Verità e poi la Ricerca, la ricerca di se stesso, l’accettazione del proprio vissuto. Un percorso esistenziale tormentato in cui, fra finzioni e realtà, accanto alle vicende di Balistreri ci sono anche le vicende storiche e la cronaca nera e nello sfondo il degrado del tessuto sociale italiano. Vizi: tanti, Virtù: poche.
Nei fatti, dietro allo spunto di nuove indagini del Commissario, in questi due romanzi finzione e realtà si incrociano ed i due libri assumono una complessità ben diversa da quella del semplice romanzo di intrattenimento sia esso un noir od un thriller. Il Giallo, la parte investigativa passano così in secondo piano rispetto alle vicende storico-biografiche ed il plot noir pur restando interessante appare a tratti più debole e meno convincente. Sia ben chiaro, la lettura nel suo complesso resta piacevole, la storia resta originale, i ritmi e la suspense restano di buon livello ma talora sembra però vacillare la logica e parte della trama stessa cui nuocciono di sicuro l’eccesso di dettagli, la lunghezza, la ridondanza e l’uso di colpi di scena poco coerenti con la serietà del racconto e paradossalmente troppo banali e non all’altezza del progetto dell’Autore.
data di pubblicazione:25/01/2021
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