Elisabetta II deve affrontare la fine dell’esperienza del governo laburista di Wilson, la successiva ascesa della Tatcher, Primo Ministro dal 1979 al 1990. Due forti personalità femminili che si contrappongono, la rivoluzione liberista che scuote la Gran Bretagna, le Falkland. Le difficoltà dell’erede Carlo con la principessa Diana e nello sfondo l’altra donna: Camilla Parker …

Dopo due Stagioni stupefacenti, coinvolgenti e di elevata qualità, la terza e la quarta cambiano “traumaticamente” tono e ritmo oltre che volti, lasciando spazio a nuovi attori più avanti con gli anni per dare seguito visivo al prosieguo del regno di Elisabetta II. Ci vuole un po’ per lo spettatore per adattarsi sia alla variazione dei personaggi cui ci si era affezionati, sia, soprattutto, al ben più sostanziale cambio di approccio narrativo. Il taglio che era squisitamente molto cinematografico, frutto di un continuo lavoro di cesello sulla messa in scena e di un ritmo narrativo costante, varia ora in modo radicale: il ritmo è infatti totalmente diverso, più lento ed incostante, perde la linearità narrativa, aumentano le elipsi ed i salti temporali per dover seguire il lungo arco di tempo che si è voluto concentrare in solo due Stagioni. Il ruolo poi dei fatti storici che erano la forza della serie è ora molto meno rilevante e molto meno caratterizzante, anzi, spesso gli avvenimenti appaiono solo in sottofondo o sono solo appena velocemente accennati e risolti. La narrazione è, di contro, troppo centrata sulla realtà intima dei protagonisti Reali. Ne consegue un cambio di passo che fa progressivamente perdere molto dello charme che caratterizzava la Serie che, di colpo, appare essere divenuta se non banale, di sicuro priva di fascino e di grandi emozioni, riducendosi a dare troppo spazio alle storie d’amore e di tradimenti. Una rappresentazione un po’ troppo di maniera che finisce, come dicevamo, per concentrarsi troppo sugli aspetti personali della Famiglia reale, trasformando inevitabilmente la rappresentazione storica in una normalissima “quasi fiction”. Situazioni, vicende e personaggi come la Tatcher avrebbero dovuto fare più da contraltare narrativo ed avrebbero meritato una centralità maggiore.

Era, per certi versi, prevedibile un certo calo di tono generale perché è inevitabile che, dopo due Stagioni al Top, una parte dell’emozione e dell’interesse iniziale possa diminuire e perché alla lunga ci si abitua a tutto, anche alla qualità, ma questa volta la discontinuità è rilevante. Resta bene inteso che Peter Morgan e la sua squadra continuano ad essere documentati come mai, si sente veramente tutta la sua passione per il soggetto e la qualità della scrittura e della realizzazione. Proprio grazie a questo l’autore, pur nella discontinuità di qualità generale e di taluni episodi in particolare, riesce ad evitare di scivolare nella banale “soap-opera” e riesce a restare sempre convincente e con standard di qualità pur sempre buoni. Probabilmente ci sono state modifiche del progetto produttivo generale e ci sarebbero voluti più episodi per recuperare quel respiro narrativo che aveva determinato il successo delle prime due stagioni.

I nuovi attori e coprotagonisti tutti, sono bravi nei loro ruoli, talora ingrati e, dopo un po’, ci si abitua anche ai loro volti: Olivia Colmans veste i panni della Regina più matura, Tobias Mendez è il Principe Filippo ed Helena Bonham Carter è Margaret.

Pur con queste incoerenze di messa in scena ed eccessi di melodrammaticità anche queste due ultime stagioni di The Crown continuano tuttavia ad essere godibili e si confermano al di sopra della massa delle altre serie. Aspettiamo di vedere le preannunciate prossime Stagioni.

data di pubblicazione:05/02/2021

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