LA DISCIPLINA DI PENELOPE di Gianrico Carofiglio – ed. MONDADORI 2021

LA DISCIPLINA DI PENELOPE di Gianrico Carofiglio – ed. MONDADORI 2021

I Greci dicevano che gli Dei dell’Olimpo distribuivano agli esseri umani virtù, talenti e fortuna in misura ineguale ed a caso, per cui Molti avevano “poco” e Pochi avevano “molto”, Alcuni poi avevano “tutto”.  Carofiglio, nato molto bene e sposato molto bene, in soli 59 anni è stato integerrimo Pubblico Ministero, è stato Senatore della Repubblica, è attento analista politico, è acuto maitre à penser in trasmissioni televisive molto trendy, è stato fortunato e premiato autore dei 6 gialli incentrati sulle vicende umane ed i casi giudiziari dell’avvocato Guerrieri nella sua Bari (quelli che lo hanno reso famoso), oltre ad altri polizieschi, romanzi, racconti, saggi e sceneggiature, con anche un disinvolto passaggio nel fumetto. Poliedrico, disinvolto ed impegnato quale è, non ancora pago, l’autore rivolge oggi il suo sguardo letterario sull’altra metà del cielo, cogliendo la direzione dei “nuovi venti” con un agile libretto ambientato a Milano con un protagonista femminile. Un pubblico ministero: Penelope che viene allontanata dal suo ruolo per un misterioso incidente. Una donna in fuga dal suo passato ed un delitto irrisolto. La vita di Penelope si consuma ormai nell’arco della giornata fra alcool e notti sprecate. Un omicidio archiviato con la ragione del dubbio, le offrirà però l’occasione di recuperare la fiducia in se stessa.

Come al solito Carofiglio scrive con scrittura sottile e ricercata e ritmo veloce un breve giallo che descrive la storia di un padre accusato dell’omicidio della moglie ed assolto solo con il “ragionevole dubbio”, che però vuole, per amore della figlia e per il rapporto che ha con lei, dimostrare la sua totale innocenza. Un giornalista che a sua volta crede in Penelope come donna e come inquirente le chiede di indagare con le sue competenze e sensibilità umane e professionali per risolvere le ambiguità del caso. Penelope fragile ma determinata, intransigente con se stessa ed amareggiata nei confronti dell’umanità, risolve, ovviamente, brillantemente il mistero con la sua “disciplina giudiziaria”. La lettura scorrevole del romanzo si svolge però solo su due dimensioni: la storia e la descrizione introspettiva dei protagonisti. Si avverte subito l’assenza della terza dimensione che faccia da “cassa di risonanza” dando contestualmente la necessaria profondità alla storia stessa ed ampliando l’osservazione diretta dei fatti alla coscienza dei personaggi. L’assenza di questa dimensione rende di fatto la lettura del breve romanzo priva di effettivo coinvolgimento ed attrazione. Una piccola delusione, lontani, molto lontani i tempi dell’avvocato Guerrieri!

Proseguirà allora l’esperienza il nostro poliedrico Autore? Dipenderà dalle politiche delle case editrici, e … dalla risposta dei lettori. Per conoscere la realtà, passate in libreria e meditate sulle pile invendute dei “gialli” dei tanti, troppi … ex politici, ex magistrati, ex artisti.

data di pubblicazione:17/03/2021

DONNE di Patricia Highsmith – La Nave di Teseo, 2021

DONNE di Patricia Highsmith – La Nave di Teseo, 2021

Quando sembrava che della regina classica del noir fosse stata pubblicato tutto il pubblicabile ecco spuntare fuori 16 racconti che sono prodromici di una lunga e fortuna carriera. Scritti ben prima del libro d’avvio Sconosciuti in treno (1950). Dunque gioiellini da studiare con cura, con la donna al centro di storie di crudeltà spesso minimale, di accensione di pulsioni maligne dietro il mascheramento di atti consueti di vita quotidiana. Il classico aplomb informale non necessariamente diretto verso un delitto ma comunque teso a fotografare un’anomalia rispetto agli schemi di normale comportamento sociale. Forse la parola “devianza” riassume al meglio le trame semplici e intricate di questi racconti. La crudeltà s’insinua subdolamente tra le pagine e proprio quando meno te l’aspetti, quando immagini che la prosaicità di una situazione non possa evolvere verso niente di illegale se non addirittura criminale. L’effetto sorpresa è una caratteristica dell’autrice. Un senso beffardo sulla casualità della vita, sulla piega imprevista che può prendere un plot fanno parte del mondo di una scrittrice che non a caso amava più gli animali degli uomini e delle donne. Qui si trovano germi che saranno sviluppati in ben più memorabili libri. Il contesto è nettamente americano, diremo texano. Si avverte il profumo della frontiera, il senso inquieto di una nazione in cambiamento, decisamente lontana dalle sofferenze diretta della seconda guerra mondiale. I racconti sono diseguali per tenuta, lunghezza e resa stilistica ma rappresentano un’interessante testimonianza sui passi iniziali ma non incerti di un’autrice già fortemente caratterizzata per tematiche. Noir donne e atmosfere magmatiche per direzioni di racconto impreviste. L’editore che ha curato questa silloge ha annunciato la ripubblicazione integrale di tutta la sua opera. E dunque attendiamo con vivo interesse quello che seguirà. Non una riscoperta ma una ulteriore valorizzazione.

data di pubblicazione:16/03/2021

MANK di David Fincher, 2021 – Netflix

MANK di David Fincher, 2021 – Netflix

Il ritratto di un talentuoso sceneggiatore Herman J. MANKiewicz (Gary Oldman), la genesi di un capolavoro: Citizen Kane di un genio come Orson Welles, il mondo di Hollywood negli anni ’30 e ’40 ove si intrecciano arte, potere, denaro, ambizioni e frustrazioni…

 

Alla fine ha vinto Netflix? Ebbene… stante la realtà attuale, la risposta sembra essere: probabilmente sì! Come rifiutarsi di doverlo accettare quando la Piattaforma si presenta con ben 35 candidature fra i vari possibili prossimi Premi Oscar di quest’anno di “disgrazia” 2020/21 ?!? Un quadro reale, esaltante ed anche “sconfortante”, del potere di Netflix, e, contemporaneamente, anche dello stato di crisi in cui la pandemia ha fatto precipitare il Cinema e le grandi Produzioni e Distribuzioni. Al tempo stesso MANK è anche Cinema! Grande Cinema, splendido puro Cinema! un film che è una lettera d’amore affascinante e melanconica, creativa ed ammaliante di un cinefilo e di un grande Regista capace di evocare tutta la magia propria del Cinema: la tecnica, la fotografia, il montaggio, i dialoghi, la recitazione, la sceneggiatura.

Orson Welles non avrebbe dovuto vincere come cosceneggiatore l’Oscar per Citizen Kane nel 1942 perché, in realtà, lo script sarebbe da attribuire in toto ad Herman J. MANKiewicz (fratello del ben più famoso regista Joseph J. Mankiewicz). Vero? Falso? Leggenda? Difficile dirlo perché, si sa, un film è sempre frutto di molteplici collaborazioni. Figuriamoci poi quella con il vulcanico, egocentrico e creativo Orson!! Lo spunto dell’indagine ha offerto l’opportunità ad un regista di successo come David Fincher di focalizzare l’attenzione sulle atmosfere e le dinamiche di quegli anni fecondi del cinema americano: gli anni ‘30 e ‘40, e sulle grandi personalità che lo hanno plasmato e rappresentato, e … più in particolare, proprio sulla figura di un uomo non facile, preso fra polarità contrapposte: MANK, un uomo di cuore e di talento ma anche un frustrato, un alcolizzato, uno scommettitore cronico, un brillante sceneggiatore con ambizioni letterarie e le sue battaglie nell’establishment dei grandi Boss delle Majors, dei magnati della stampa come William R. Hearst che tutto e tutti manipolano e, non ultimo, anche un omaggio al genio di Orson Welles.

Con questa sua 11° opera Fincher ha conseguito in pieno il suo obiettivo riconoscere i meriti di colui che ha permesso di realizzare Citizen Kane, un film ancor oggi considerato come uno dei più perfetti ed innovativi di tutti i tempi. L’autore con brio e con emozione ci racconta infatti come fra sentimenti autodistruttivi, immobilizzato da un incidente, pressato da problemi economici ed alcolismo Mankiewicz, in poco tempo ed in quasi isolamento forzato, riesca a scrivere il suo capolavoro ed a consegnarlo ad un folle visionario come Welles che, a sua volta, lo fa suo con pari genialità. Ristabilendo la sua verità Fincher realizza in realtà uno dei più bei film di quel tipico genere hollywoodiano in cui Hollywood si mette sotto i riflettori rappresentando se stessa ed il mondo del cinema negli anni del Mito ( si vedano, per citarne alcuni: È nata una stella 1937/ Viale del tramonto 1950/ Il bruto e la bella 1952/ I protagonisti 1992). Una ricostruzione iperrealista degli anni d’oro. Perfetta la scenografia, gli ambienti, gli arredi, i decori e la restituzione dei personaggi stessi. Una ricostruzione che rievoca non solo i rapporti spesso conflittuali del talentuoso MANK ma anche i falsi valori diffusi dalla “Fabbrica dei Sogni”, le atmosfere politiche, il Potere, la Stampa, la Politica, tutte intrecciate e colluse con il business del cinema. Impegno di ricerca e capacità di riproposizione fedele di un mondo ed impegno cinefilo che porta Fincher a realizzare un film con le stesse tecniche usate da Orson Welles e dai suoi direttori per la fotografia: uno stupendo bianco e nero, le stesse atmosfere espressioniste per alcune sequenze, giochi d’ombra, un ritmo a spirale fra passato e presente con uso sapiente dei flashback , campi e controcampi, alcuni giochi focali deformanti le immagini che ripropongono, per chi lo sa, quelli che fecero scalpore quando usati allora per la prima volta. Dialoghi pungenti e cesellati, tempi e montaggio serrati, rapidi ed incisivi. Il tutto gradevolmente molto “Wellesiano”. Fincher governa il film con forza, amore e maestria all’interno di uno spartito perfetto. Veramente un grande cineasta che rende omaggio ad un Genio, alla sua epoca ed alla Settima Arte, senza mai eccedere. Uno splendido film che rende omaggio ad un capolavoro. Punto di forza, fra gli altri, è poi anche la recitazione degli attori tutti, in primis del sempre più bravo Gary Oldman, ingrassato oltre misura ed impressionante nell’identificazione dei dolorosi tratti umani dello sceneggiatore. Tutti recitano, va sottolineato, come recitavano le star degli anni trenta, vale a dire massima centratura sulla dizione più che sulla evidenziazione emozionale interiore … Marlon Brando ed il metodo erano ancora lontani da venire!

Un bel film che aumenta come mai la nostalgia per la sale cinematografiche ed il piacere del grande schermo!

data di pubblicazione:16/03/2021


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UNA DONNA QUASI PERFETTA di Madeleine St. John – ed. GARZANTI 2021

UNA DONNA QUASI PERFETTA di Madeleine St. John – ed. GARZANTI 2021

Madeleine St. John nata in Australia ma vissuta a Londra è stata una scrittrice che ha scritto solo 4 romanzi, ha esordito tardi: a 52 anni, ed è scomparsa nel 2006 all’età di 64 anni. E’ stata riscoperta dopo la sua morte ed è oggetto ancor oggi di un vero e proprio culto nel mondo letterario anglosassone. In Italia era sconosciuta, Garzanti, con un’operazione editoriale meritoria ha però provveduto a curarne la traduzione e, dopo la positiva accoglienza (l’anno scorso) del suo lontano romanzo d’esordio Le Signore in Nero (1993), pubblica ora questa sua “opera seconda” scritta ed uscita nel 1996, sperando di bissare il successo.

La scrittura della St. John è scorrevole e semplice, molto semplice fatta di dialoghi serrati, battute ironiche e periodi brevi ma piacevoli, così come scorrevoli, piacevoli ed, in fondo, molto semplici sono anche le sue storie. Lineari, tranquille quali che siano i fatti narrati, e, proprio per questa loro normalità arricchita da un grazioso humour britannico, sono storie che si fanno apprezzare e ci regalano dei sorrisi e dei bei momenti di lettura.

Siamo a Londra, a Notting Hill: anni ’90, i protagonisti sono una coppia sposata con figli ed i loro amici, tutti della “middle-class”, tutti vagamente snob, ben inseriti professionalmente e senza problemi economici. Le loro vite confortevoli scorrono normalmente fra il lavoro, le vacanze, i figli, le amicizie, le relazioni amorose anche quelle extraconiugali. Perché questa è la Vita. La Vita di tutti i giorni con le varianti dei compromessi, dei sotterfugi, della pazienza, delle relazioni e degli adultèri. Il Quotidiano ci allontana infatti dalla “Vita Perfetta” che desideriamo e che invece non esiste, non può esistere, perché la Vita Reale è fatta di sogni, illusioni, trasgressioni, occasioni, infatuazioni, disagio esistenziale ed anche egoismi e meschinità. Da una parte l’egocentrismo e la dipendenza degli uomini, dall’altra la solidarietà, l’autonomia e la forza delle donne; la confusione fra l’idea di Amore e l’attrazione fisica ed i compromessi della vita di coppia ed il bisogno di stabilità.

Assolutamente mai degli stereotipi come potrebbe sembrare, ma piuttosto una rappresentazione garbata e delicata della vita reale con il gradevole tocco tutto british: dell’understatement e del paradosso dello humour che addolciscono la realtà che, l’abbiam detto, non potrà mai essere perfetta, ragionevole o coerente, né tantomeno delicata. Una Donna Quasi Perfetta è dunque una storia leggera, quasi paradossale, una “commedia familiare” sottilmente ironica, apparentemente banale e superficiale ma in cui invece i tratti psicologici dei fatti e dei personaggi sono ben definiti nel profondo sia pure con pochi e lievi tocchi, uniti ad un velo sottile, sottile di femminismo e di malinconia introspettiva, quasi come un leggero e gradevole retrogusto che dà un tono alla vicenda. Non è un libro al femminile, tutt’altro! Ma, di sicuro è come una garbata parentesi di una tazza di tè in un servizio di porcellana con pasticcini alle 5 del pomeriggio fra simpatiche confidenze e chiacchiere apparentemente banali: very british, very stylish! Potrà piacere! Potrà però anche dispiacere a coloro che amano invece un bel boccale di birra al pub e le emozioni ed i sapori definiti!

Il conforto si può comunque trovare sia in una tazza di tè sia in un boccale di birra, occorre solo saperlo cogliere, pur nella transitorietà della vita, degli amori e dei piaceri.

data di pubblicazione:10/03/2021

UNA CONVERSAZIONE NOTTURNA di Thomas Bernhard e Peter Hamm – Portatori d’acqua, 2020

UNA CONVERSAZIONE NOTTURNA di Thomas Bernhard e Peter Hamm – Portatori d’acqua, 2020

Una chicca letteraria di difficile reperimento ma di assoluta soddisfazione nel minimalismo di una chiacchierata (che non è un’intervista) maturata dopo una serata piuttosto alcolica. La ritrosia di Bernhard viene meno di fronte alla reiterata insistenza di un giovane giornalista in ascesa, in odore di amicizia. Tanta è la caducità del momento che successivamente lo scrittore austriaco negherà il diritto alla pubblicazione che sarà acquisito solo molti anni dopo la sua morte portandoci dentro il privato e l’intimo di uno scrittore contro, perennemente contestativo nei confronti della società in cui vive anche grazie a esperienza polimorfe di nascita e di crescita culturale. Bernhard non è stato mai così vero e psicologicamente nudo come in questa occasione, con il vino ingerito, a provocare un’apertura di credito inusitata all’interlocutore, vista anche la sua cronica diffidenza verso i media e i mezzi di comunicazione. Quindi si rende un grande servizio all’esegeta con la possibilità di addentrarsi in questo scrigno di rivelazioni e di confidenze. Peraltro non c’è ombra di gossip perché gli interrogativi di Hamm fioccano numerosi e naturali senza un copione preciso, così sull’onda di una confidenza sempre più spinta. Non dobbiamo apprendere segreti ma possiamo addentrarci all’interno del magma introspettivo di un autore che ha bisogno di essere stimolato, un introverso che nell’occasione propizia si svela con generosità. E parlando all’amico, senza la sensazione di essere stimolato per una pubblicazione rivolta al grande pubblico. Così parlando della vita di tutti i giorni si finisce con l’approfondire il carsico problema della morte e della legittimità latente del suicidio. Si discetta di Pascal, di filosofia, dell’adolescenza, del mancato riconoscimento nella società contemporanea. La trascrizione segue di quasi quaranta anni il dialogo dal vivo, ripreso da un registratore. I giudizi di Bernhard nel bene e nel male sono taglienti. Come la predilezione per Artaud e lo scetticismo su Brecht. Ed è oltremodo divertente la storia della sua gavetta come cronista giudiziario, con margini d’invenzione rispetto alle reali vicende penali.

data di pubblicazione:09/03/2021

VOCI DAL QUIRINO

VOCI DAL QUIRINO

(Teatro Quirino – Roma, 5 marzo 2021)

Si alza un coro di voci a dire che il teatro Quirino vive! A un anno esatto dalla chiusura dei teatri per la pandemia, si celebrano i 150 anni dalla fondazione del teatro diretto dall’attore e regista napoletano Geppy Gleijeses.

 

Richiama un numeroso pubblico l’iniziativa Le voci di dentro promossa dalla direzione del Teatro Quirino Vittorio Gassman per ricordare i 150 anni dalla fondazione della sala teatrale romana. A sera il marciapiede di via delle Vergini, dove ha sede il teatro, si riempie del vociare di amici e affezionati, ma anche di passanti incuriositi e soprattutto degli addetti ai lavori, attori e tecnici, da un anno fermi con il loro lavoro causa pandemia. I protagonisti per un evento dal vivo ci sono tutti, ma la possibilità di poter assistere a un’azione teatrale è negata ancora dalla velocità con la quale il numero dei contagi accelera proprio in questi giorni. Sfuma la possibilità di una riapertura il 27 marzo prossimo, data fissata in accordo con il CTS del Ministero della salute per le strutture che si trovano in zona gialla. La sala, che ha una capienza massima di 850 posti, può ospitare fino a 200 spettatori: troppo pochi per assicurare tutte le spese che un evento dal vivo richiede, afferma l’amministratore delegato Rosario Coppolino. Per ora nella grande sinfonia della scena culturale si osservano battute di silenzio. Ma è un silenzio tutt’altro che inoperoso. Il teatro Quirino è tra i principali animatori dell’Atip, l’associazione che raccoglie le istanze delle realtà teatrali private presenti sul territorio italiano. Sorta a maggio dello scorso anno – ricorda Coppolino – raccoglie oggi in un’unica voce circa quaranta membri tra produzioni e teatri privati. In continuo dialogo con le istituzioni e proiettata a svolgere la sua attività anche dopo la fine della pandemia, l’associazione è un riferimento importante per chi non gode di sovvenzioni pubbliche ed è costretto a fare leva esclusivamente sulle proprie forze.

Potenti sono invece le voci che nel frattempo riempiono lo spazio urbano intorno al teatro. Un’antologia sonora di brani recitati e cantati da indimenticabili interpreti che hanno solcato le tavole del palcoscenico del Quirino. Si attinge al passato, ai testi della grande letteratura teatrale e poetica, da Pirandello a Shakespeare, passando per Euripide e Leopardi. Si distinguono la voce di Vittorio Gassman che recita A Silvia e quella di Carmelo Bene nel monologo Ecco, si spegne il lume di Donato Renzetti; Mariangela Melato viene ricordata nella Medea e Franca Valeri con L’attrice famosa; Dario Fo recita la celebre scena di papa Bonifacio VIII contenuta nel suo Mistero Buffo e i pirandelliani Berretto a sonagli e Pensaci Giacomino vengono evocati rispettivamente da Turi Ferro e Salvo Randone. Un’aria di festa si crea quando vanno in diffusione le celebri note di musiche come Tanto pe’ cantà nell’interpretazione di Ettore Petrolini, che proprio al Quirino tenne il suo ultimo spettacolo, Quanto sei bella Roma cantata da Anna Magnani e E va’ e va’ di Alberto Sordi. Si torna indietro per ricordare e caricare quella molla che è pronta a scattare nel presente, con brani registrati dagli attori che sono in attesa di ritornare sul palcoscenico: Michele Placido recita il Canto dantesco di Paolo e Francesca; Alessandro Haber recita Bukowski. Geppy Gleijeses legge la poesia Lassammo fa’ a Dio, Enrico Solfrizzi il prologo dell’Enrico V e Mariangela D’Abbraccio, in un montaggio che la mette vicino al grande Eduardo De Filippo, è Filumena Marturano.

Certi che la creatività e la passione non si spengono nei momenti di crisi, attendiamo che la bellezza di queste voci si ricomponga con il suo legittimo corpo. Il corpo teatrale.

data di pubblicazione:07/03/2021

COLLECTIVE di Alexander Nanau, 2021 – My Movies, piattaforma Iwonderfull

COLLECTIVE di Alexander Nanau, 2021 – My Movies, piattaforma Iwonderfull

Documentario di vibrante impegno civile che centra il focus sullo scandalo dei disinfettanti negli ospedali rumeni. Scandalo di Stato in parte impunito, reso quasi in presa diretta. Un martellante pamphlet che ha tutte le carte in regola per concorrere agli Oscar nella sezioni “documentari”

Una tragedia nazionale che comincia con una strage in discoteca. Suona un complesso punk, scoppia un incendio e la uscite di sicurezza non sono a norma. Decine di morti ma soprattutto decine di ricoverati negli ospedali rumeni e principalmente in quello specializzato nella cura dei “grandi ustionati”. Il vero dramma parte da lì perché il prodotto disinfettante viene diluito e quindi partono infezioni batteriche irrisolvibili anche di fronte a ustioni di non eccezionali gravità. Si può scrivere che faccia più vittima il sistema ospedaliero di quante non ne abbia fatte l’incendio in discoteca. Il documentario segue in presa diretta, con la viva partecipazione dello spettatore, uno scandalo che pervade la nazione. Nella prima parte attraverso gli occhi e l’azione del principale denunciante, il giornalista Tortoltan, ben assistito dallo staff della propria testata, la Gazeta Sporturilor (traduzione La Gazzetta dello Sport, ma ben diversa dal foglio rosa nostrano). Le proteste di piazza portano al siluramento del Ministro della Sanità in carica, travolto dalla quantità inverosimile di bugie dispensate in conferenza stampa. Nella seconda parte invece il protagonista diventa il suo successore che nei generosi quanto indispensabili tentativi di cambiamento si imbatte in una magmatica corruzione, scoprendo che tutti i dirigenti ospedalieri sono manovrati dalla politica. Evidentemente l’auspicata palingenesi è un’utopia impossibile anche perché il partito che più rappresenta questo quadro illegale di lì a qualche settimana trionfa alle elezioni con una percentuale schiacciante e quasi maggioritaria. Il docu-film ha momenti di forte e drammatico impatto mostrando i corpi infetti degli ustionati e le conseguenze di una cattiva gestione di un forte momento di crisi. Opera corale che ovviamente documenta un sistema della sanità marcio le cui lacune non potranno che essere ribadite dalla pandemia attuale.

data di pubblicazione:02/03/2021


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LA TOUR EIFFEL di Roland Barthes – ed. ABSCONDITA – Miniature   2021

LA TOUR EIFFEL di Roland Barthes – ed. ABSCONDITA – Miniature 2021

Proseguendo, sempre per mera emulazione, nella ricerca (lontano dal mondo “banale” dei Best-Seller), dei libri di nicchia, abbiamo incontrato un gioiellino edito circa dieci anni fa. Un libricino che unisce l’appassionante testo di Roland Barthes e le belle foto d’epoca raccolte da André Martin.

Come sappiamo Barthes è stato un semiologo, saggista e critico letterario e sociale che ha studiato in particolare il valore dei simboli ed è stato fra i fondatori della semiologia del linguaggio letterario quale approccio critico alla “mitologia”, cioè alla ricerca del “mito” e dei significati reconditi, vale a dire di quanto è nascosto dietro i fenomeni culturali popolari: dalla pubblicità agli sport, dalla moda ai monumenti … e… per l’appunto alla Torre Eiffel. Il monumento a Parigi per eccellenza, nulla apparentemente di più banale e di più trito e ritrito. Ma proprio qui è tutto il senso centrale del “mito”. Da qui lo spunto per uno studio snello, piacevole, interessante ed analitico dei “piaceri” offerti dalla Torre e delle “funzioni” da lei esplicitate.

“La Torre è un oggetto che vede e, nel contempo, uno sguardo che è visto. In quanto sguardo e oggetto è anche un simbolo, tale è l’infinito circuito di funzioni che le permette di essere ben altro e ben più della Tour Eiffel. Per soddisfare questa grande funzione onirica che ne fa una sorta di monumento totale, è necessario che la Torre si sottragga alla ragione.”   Simbolo di Parigi per il Mondo intero, questo monumento che si vede da ogni angolo della Ville lumiére ci propone lui stesso, a noi lettori, uno sguardo panoramico per osservare la città e farla così nostra. Edificio a lungo vituperato, pienamente ed apertamente inutile, è, innanzitutto, un oggetto di una gran capacità tecnica, un segno di audacia e modernità che, con il passare del tempo, è divenuto un’opera d’arte. Un merletto di ferro, segno di leggerezza e, per la sua verticalità, espressione anche del sogno irrealizzabile degli uomini di scalare e raggiungere il cielo. Barthes, con fare quasi distaccato, invita il lettore ad esaminare la Tour Eiffel nei suoi vari aspetti come se stessimo esaminando ed osservando con lui una sua riproduzione in miniatura venduta in ogni angolo turistico di Parigi. La esamina dall’esterno come oggetto in sé e per sé, e dall’interno come luogo privilegiato di osservazione, un osservatorio sulla città. L’autore costruisce proprio a partire dalla assoluta “inutilità” della Torre, un quadro magistrale di Parigi, della sua modernità, dei suoi luoghi simbolici, e dei luoghi dell’immaginario collettivo, e, nello stesso tempo rende omaggio agli uomini che hanno concepito, ideato, progettato e realizzato quest’opera tanto controversamente accolta all’epoca della sua costruzione, quanto oggi universalmente accettata.

“Sguardo, oggetto, simbolo, la Tour Eiffel è tutto ciò che l’uomo pone in essere in essa, e questo tutto è infinito. Spettacolo guardato e guardante, edificio inutile ed insostituibile, mondo familiare e simbolo eroico, testimone di un secolo e monumento sempre nuovo …”

Una scrittura scorrevole per una chiave di lettura originale, illuminante e geniale. Un piccolo libro che ci fa vedere con sguardo tenero il variegato paesaggio parigino ed è amabile come una lieta conversazione mentre si è seduti piacevolmente all’aperto in un bistrò da cui si spera di non dover andar via.

data di pubblicazione:01/03/2021

ROMA CELEBRA UN OMAGGIO A SORDI (Dal 10 al 12 marzo quattro pellicole del grande attore)

ROMA CELEBRA UN OMAGGIO A SORDI (Dal 10 al 12 marzo quattro pellicole del grande attore)

Un omaggio ad Alberto Sordi, non il primo né l’ultimo in un momento di estrema incertezza per l’industria cinematografica. Dal 10 al 12 marzo nelle aule dell’IISS Cine- Tv Roberto Rossellini si svolgerà la prima edizione della rassegna Fabbrica del Cinema con un omaggio al grande attore romano. Si tratta di un’iniziativa dell’Associazione Nove Produzioni con il contributo e il patrocinio della Direzione Cine e Audiovisivo, costola del Ministero per i Beni e le attività culturali. I primi destinatari della proposta sono gli adolescenti, trampolino ideale per un pubblico ancora più maturo e vasto. Scriveva del resto Sordi: “I vostri ricordi con me, raccontateli quando sarò in orizzontale. Allora mi farete felice perché sarà anche un modo per non farmi dimenticare dal mio pubblico che ho amato come se fosse la mia famiglia”. Sono previste quattro proiezioni altamente significative per la sua filmografia: Un borghese piccolo piccolo, La grande guerra, Il Marchese del Grillo e Il Romanzo del giovane povero. Saranno co-protagonisti degli incontri gli attori/registi Giorgio Gobbi e Rolando Ravello che rilasceranno testimonianza dal vivo sul loro impatto con il grande attore comico. Nell’occasione sarà intitolato a Sordi una sala dell’IISS in una cerimonia a cui prenderà parte l’avvocato Ciro Intino, direttore della Fondazione Alberto Sordi. Il ricordo dell’attore peraltro è perpetuato dalla grande mostra che migliaia di romani hanno avuto modo di conoscere in una struttura allestita contiguamente alla sua indimenticabile abitazione romana. Lì ospitati tutti i suoi cimeli e i ricordi una vita intensa, ricca e gratificante, oltre che dedita a una beneficenza tenuta sempre discretamente nascosta. E siamo anche a pochi metri dagli studi cinematografici della Ponti-De Laurentiis dove Sordi ha girato tante della sue fortunata pellicole.

data di pubblicazione:28/02/2021

L’UOMO NERO E LE STRAGI di Giovanni Vignali – Paper First, 2021

L’UOMO NERO E LE STRAGI di Giovanni Vignali – Paper First, 2021

Ha 67 anni, gode di ottima salute ed è il più incredibile criminale-terrorista ancora in circolazione, vivente espressione di un periodo che si può circoscrivere dal 1975 ai giorni nostri. Quasi mezzo secolo di oscuri misteri italiani vissuti dall’ormai sessantasettenne Paolo Bellini, reggiano, un curriculum malavitoso da far paura, una lista di omicidi alle spalle che giustificherebbero la sua definitiva messa al bando dalla società. Invece protetto dai servizi, assistito da adeguati programmi di copertura, a volte salvato dalla prescrizione, Bellini continua a discettare misteri di Stato a piccole dosi. A esempio ha rivelato, 34 anni dopo, di aver aperto la lunga scia di omicidi agendo da killer nei confronti dello studente di lotta Continua Alceste Campanile. Un omicidio che non ha avuto colpevoli per decenni e di cui Bellini si è accusato solo quando ha avuto la certezza di non pagare dazio, a reato, ormai prescritto. Bellini è l’ultimo indagato per la strage alla stazione di Bologna, riconosciuto casualmente dalla moglie in un fermo immagine d’epoca. Il suo curriculum fa decisamente paura. Pilota d’aerei sotto il nome falso di Da Silva (identità brasiliana) è uno dei pochi criminali che sia riuscito a intessere con pari disinvoltura rapporti sia con la ‘ndrangheta che con Cosa Nostra. Con trame talmente pericolose che persino Riina in una dichiarazione spontanea rilasciata in Tribunale ha ritenuto opportuno sconfessarlo. Trafficante d’arte, ideologicamente legato all’estrema destra, Bellini è una meteora impazzita il cui problematico e quasi irriconoscibile, percorso viene ricostruito con dovizia di particolari da Giovanni Vignali in quello che è insieme un pamphlet ed un dossier e di estrema attualità. Il criminale giusto al posto giusto secondo la logica dell’illegalità. Una primula nera che appare e scompare dai capitoli più ambigui e ancora misteriosi della storia italiana, non ultimo la famosa e mai chiarita trattativa tra Stato e Mafia.

data di pubblicazione:28/02/2021