Madeleine St. John nata in Australia ma vissuta a Londra è stata una scrittrice che ha scritto solo 4 romanzi, ha esordito tardi: a 52 anni, ed è scomparsa nel 2006 all’età di 64 anni. E’ stata riscoperta dopo la sua morte ed è oggetto ancor oggi di un vero e proprio culto nel mondo letterario anglosassone. In Italia era sconosciuta, Garzanti, con un’operazione editoriale meritoria ha però provveduto a curarne la traduzione e, dopo la positiva accoglienza (l’anno scorso) del suo lontano romanzo d’esordio Le Signore in Nero (1993), pubblica ora questa sua “opera seconda” scritta ed uscita nel 1996, sperando di bissare il successo.

La scrittura della St. John è scorrevole e semplice, molto semplice fatta di dialoghi serrati, battute ironiche e periodi brevi ma piacevoli, così come scorrevoli, piacevoli ed, in fondo, molto semplici sono anche le sue storie. Lineari, tranquille quali che siano i fatti narrati, e, proprio per questa loro normalità arricchita da un grazioso humour britannico, sono storie che si fanno apprezzare e ci regalano dei sorrisi e dei bei momenti di lettura.

Siamo a Londra, a Notting Hill: anni ’90, i protagonisti sono una coppia sposata con figli ed i loro amici, tutti della “middle-class”, tutti vagamente snob, ben inseriti professionalmente e senza problemi economici. Le loro vite confortevoli scorrono normalmente fra il lavoro, le vacanze, i figli, le amicizie, le relazioni amorose anche quelle extraconiugali. Perché questa è la Vita. La Vita di tutti i giorni con le varianti dei compromessi, dei sotterfugi, della pazienza, delle relazioni e degli adultèri. Il Quotidiano ci allontana infatti dalla “Vita Perfetta” che desideriamo e che invece non esiste, non può esistere, perché la Vita Reale è fatta di sogni, illusioni, trasgressioni, occasioni, infatuazioni, disagio esistenziale ed anche egoismi e meschinità. Da una parte l’egocentrismo e la dipendenza degli uomini, dall’altra la solidarietà, l’autonomia e la forza delle donne; la confusione fra l’idea di Amore e l’attrazione fisica ed i compromessi della vita di coppia ed il bisogno di stabilità.

Assolutamente mai degli stereotipi come potrebbe sembrare, ma piuttosto una rappresentazione garbata e delicata della vita reale con il gradevole tocco tutto british: dell’understatement e del paradosso dello humour che addolciscono la realtà che, l’abbiam detto, non potrà mai essere perfetta, ragionevole o coerente, né tantomeno delicata. Una Donna Quasi Perfetta è dunque una storia leggera, quasi paradossale, una “commedia familiare” sottilmente ironica, apparentemente banale e superficiale ma in cui invece i tratti psicologici dei fatti e dei personaggi sono ben definiti nel profondo sia pure con pochi e lievi tocchi, uniti ad un velo sottile, sottile di femminismo e di malinconia introspettiva, quasi come un leggero e gradevole retrogusto che dà un tono alla vicenda. Non è un libro al femminile, tutt’altro! Ma, di sicuro è come una garbata parentesi di una tazza di tè in un servizio di porcellana con pasticcini alle 5 del pomeriggio fra simpatiche confidenze e chiacchiere apparentemente banali: very british, very stylish! Potrà piacere! Potrà però anche dispiacere a coloro che amano invece un bel boccale di birra al pub e le emozioni ed i sapori definiti!

Il conforto si può comunque trovare sia in una tazza di tè sia in un boccale di birra, occorre solo saperlo cogliere, pur nella transitorietà della vita, degli amori e dei piaceri.

data di pubblicazione:10/03/2021

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